Un quarto dei giovani italiani fa uso di contenuti pirata

Vincenzo Ronca
Vincenzo Ronca
Un quarto dei giovani italiani fa uso di contenuti pirata

Sin dalla nascita dei contenuti multimediali e dello streaming su larga scala abbiamo visto l'ascesa e la diffusione dei contenuti pirata. Questo aspetto è direttamente collegato ad alcuni tratti della natura umana difficili, per i quali spesso vengono giustificate pratiche che a livello generale sono giudicate non corrette ma che in un certo contesto specifico diventano accettabili.

I contenuti pirata hanno visto il loro punto di massimo splendore nei primi anni 2000, quando una larga parte dei contenuti multimediali, soprattutto musica e video. E ancora oggi i contenuti pirata sono presenti in tanti settori, soprattutto in quello dello streaming.

Nelle ultime ore l'Ufficio dell'Unione Europea per la Proprietà Intellettuale (EUIPO) ha pubblicato un interessante report proprio sulla pirateria che dipinge un quadro abbastanza chiaro sullo stato dell'accesso e condivisione dei contenuti illegali nei vari paesi europei.

Iniziando dall'aspetto della percezione, sembra che la stragrande maggioranza dei cittadini europei (87%) riconosce la gravità del problema dei contenuti pirata.

Addirittura il 90% degli italiani considera l'accesso ai contenuti pirata non etico, mentre due terzi lo considerano una minaccia per la salute e la sicurezza nonché per l'ambiente.

Ma poi quando si esamina il consumo e l'accesso a tali contenuti le statistiche rimangono preoccupanti. L'11% degli italiani afferma di acquistare consapevolmente contenuti pirata, mentre la media europea si attesta al 13%. La percentuale cresce al 26% tra i giovani d'età compresa tra 15 e 24 anni.

A livello nazionale, la percentuale di consumatori che hanno acquistato intenzionalmente prodotti contraffatti varia dal 24% in Bulgaria all'8% in Finlandia. Oltre alla Bulgaria, l'acquisto intenzionale di prodotti contraffatti è superiore alla media dell'UE in Spagna (20%), Irlanda (19%), Lussemburgo (19%) e Romania (18%).

Tra i contenuti pirata più diffusi troviamo quelli sportivi. E tra le motivazioni date da chi acquista contenuti pirata troviamo la disponibilità del contenuto a un prezzo inferiore rispetto a quello legale, una motivazione abbastanza scontata.

Insomma, niente di nuovo sotto al sole.

E aggiungiamo che quanto appena descritto nell'analisi presentata dall'EUIPO le cifre potrebbero essere state condizionate al ribasso da un bias che porta a mentire chi effettivamente fruisce di contenuti pirata. In altre parole, parte di coloro che si sono pronunciati a sfavore della pirateria, condannandola, potrebbero in realtà essere tra coloro che ne fanno uso.

Una ricetta segreta per risolvere il problema non c'è. La qualità non si regala, così come il lavoro che c'è dietro un contenuto legale deve essere equamente pagato. Il fattore culturale ed educativo è molto importante, ma forse anche la percezione che danno i grandi big dello streaming e delle pay TV potrebbe giocare un ruolo sostanziale per un futuro senza pirateria. Fateci sapere voi cosa ne pensate.

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