Tra tutti i servizi terminati da Google nel 2023, uno è stato clamoroso (e uno è durato veramente poco)

Non solo Stadia: nel 2023 abbiamo salutato una serie di prodotti. Di alcuni non sentiremo la mancanza, di altri forse sì
Alessandro Nodari
Alessandro Nodari
Tra tutti i servizi terminati da Google nel 2023, uno è stato clamoroso (e uno è durato veramente poco)

Chi non conosce il "cimitero di Google", ovvero la lista di prodotti terminati dal gigante della ricerca? Il 2023 è stato particolarmente ricco di spunti sotto questo aspetto, con ben 13 servizi eliminati a iniziare dal famosissimo Stadia (a proposito, sapete come funziona Google Play Giochi su PC?).

Ma la lista comprende anche prodotti come l'ambizioso abbigliamento smart, le Storie di YouTube e il Pixel Pass, il servizio che doveva mettere nelle mani degli utenti un nuovo Pixel ogni due anni, e chiuso proprio prima di poterlo ricevere. Andiamo a scoprirli tutti in ordine cronologico a partire da gennaio 2023, oltre a una previsione per il 2024, che non si preannuncia più avaro da questo punto di vista (leggi anche: migliori giochi Android gratis). 

Servizi chiusi nel 2023

Google OnHub

Il 2023 parte subito "bene" per il cimitero di Google con un annuncio piuttosto controverso (almeno negli Stati Uniti). L'11 gennaio la GrandeG cancella infatti la linea di router mesh OnHub lanciata nel 2015 (in collaborazione prima con TP-Link e poi con ASUS), ma lo fa non cessando il supporto software, quanto rendendone impossibile la gestione. Cosa che ha obbligato i proprietari a doverli ripristinare alle impostazioni di fabbrica e riconfigurare la rete.

Se la mossa ha senso da parte della casa di Mountain View, ora interessata solo i suoi Nest Wifi, alcuni utenti che avevano scommesso su questi dispositivi da 200 dollari magari non molto tempo fa si sono trovati a dir poco spiazzati.

Google Stadia

Neanche il tempo di respirare e il 18 gennaio arriva la clamorosa notizia che gli esperti di settore aspettavano da qualche tempo: dopo tre anni chiude la piattaforma di cloud gaming Google Stadia

Se l'annuncio è stato un brutto momento per i fan del marchio, Google ha però gestito la cosa in modo ottimale, rimborsando tutti e cercando di accontentare, nei limiti del possibile, gli utenti delusi. 

App Google Street View

Passano un paio di mesi di tranquillità, ma il 21 marzo la GrandeG fa calare l'ascia sulla storia app Google Street View lanciata nel 2010. 

L'app non aveva più molto senso di esistere, sia perché le immagini del servizio sono da tempo integrate in Google Maps, sia perché la casa di Mountain View non si affida più ai volontari per le immagini a 360° che potevate caricare dal vostro smartphone.

Project Jacquard

Il 24 aprile finisce il sogno degli abiti smart. Google nel 2015 aveva iniziato a collaborare con alcune aziende come Samsonite e Levi's per permettere di rispondere alle chiamate o controllare la musica da giacche o zaini, ma l'idea non aveva mai preso molto piede. Risultato: chiusura dell'app per controllarli, senza rancore. 

Conversational Actions di Assistant

Introdotte nel 2016 come una delle azioni per consentire l'integrazione di app di terze parti con Assistant, sotto la spinta degli sviluppatori il 13 giugno Google stacca la spina alle Conversational Actions.

La via per le applicazioni vocali è segnata: saranno le App Actions a permetterci di ordinare del cibo, iniziare un allenamento o fare la spesa.

Il problema è che il passaggio a queste azioni non ha mai avuto il successo sperato, con molti servizi che hanno semplicemente smesso di funzionare. I motivi per cui gli sviluppatori non hanno aggiornato le loro app possono essere molteplici, su tutti forse il fatto che le App Actions funzionano solo su Android e non, ad esempio, sui dispositivi intelligenti.

E questo proprio nel momento in cui l'Assistente sta passando in secondo piano nel cuore di Google dopo l'annuncio di Bard e soprattutto Gemini. 

Grasshopper

Passano due giorni e il 15 giugno Google chiude Grasshopper, la piattaforma della GrandeG per insegnare le basi della programmazione. 

Lanciato nel 2018, il servizio forse non era molto popolare ma era sicuramente un buon modo per incentivare la comprensione di questa materia sempre più importante.

Le Storie di YouTube

Mese di fuoco, giugno. Il 26 Google chiude uno degli strumenti con cui aveva cercato di arginare arrembanti servizi come Snapchat, puntando tutto sugli Shorts. 

Le storie di YouTube, lanciate nel 2017 per copiare proprio il formato inventato da Snapchat, non hanno mai raccolto un grande successo: meglio puntare sul formato inventato da TikTok. 

Archivio album

Con la chiusura di Hangouts, anche Archivio album (lanciato nel 2016) aveva le ore contate e il 19 luglio è stato finalmente concluso.

Tutti gli utenti hanno dovuto utilizzare Google Takeout per scaricare le loro immagini e video dal contenitore di contenuti condivisi della chat. 

Google Currents

L'8 agosto Google prosegue infaticabile nella sua opera di pulizia e chiude Google Currents (anche se la chiusura ufficiale è avvenuta il 5 luglio), il servizio lanciato nel 2019 per le aziende e che avrebbe dovuto sostituire Google+ (!).

La piattaforma doveva essere utilizzato come social network per i singoli spazi di lavoro, ma non è mai decollato in quattro anni.

Ecco quindi che la GrandeG lo ha terminato il 5 luglio, consentendo agli utenti di esportare i dati fino all'8 agosto e promuovendo il passaggio a Chat Spaces, un clone di Slack di Google Workspace.

Pixel Pass

Questo ha del clamoroso: dopo neanche due anni dal lancio e praticamente senza essere mai servito a niente il 29 agosto Google chiude Pixel Pass. 

Perché mai servito a niente? Perchè Pixel Pass, lanciato nel 2021 negli Stati Uniti (da noi non è mai arrivato), avrebbe dovuto consentire agli utenti di pagare una rata mensile che permetteva di sostituire il loro telefono ogni due anni oltre ad avere alcuni abbonamenti come Google One e YouTube Premium scontati.

L'idea sembrava buona, e infatti Apple la propone negli Stati Uniti dal 2016, ma non ha mai preso piede. Così il 29 agosto è stata annunciata la chiusura del programma (proprio prima di poter passare da Pixel 6 a Pixel 8) e ai clienti sono stati dati 100 dollari di credito per acquistare un nuovo telefono sul Google Store.

Google Domains

Era uscito dalla beta nel 2022, ma evidentemente non è bastato. Così il 7 settembre Google chiude il servizio di registrazione di domini lanciato nel 2014.  

La funzione era molto comoda per le aziende, in quanto consentiva di gestire tutte le parti della loro attività da Workspace, mentre ora bisogna passare da Squarespace, che ha acquisito l'attività di dominio dalla GrandeG.

Foto sferiche

Con la chiusura dell'app Google Street View, Google aveva lanciato un segnale chiaro: le foto a 360° non servivano più. Ma la funzione era tutt'ora attiva nei Pixel con l'opzione Foto sferiche della fotocamera, presente dal 2012.

Ecco che il 22 ottobre, a pochi giorni dal lancio dei Pixel 8, e gli utenti che ancora utilizzavano lo strumento hanno avuto appena il tempo di scattare le ultime foto sferiche. Senza neanche saperlo. 

Account Google inattivi

Dalla nascita degli account Google tutti hanno sempre potuto contare sul fatto che l'account durasse "per sempre", ovvero che potesse restare attivo anche senza essere utilizzato (non come l'account di libero, per intenderci).

Da dicembre 2023 non è più così: Google ha annunciato che inizierà a rimuovere gli account che non sono mai stati utilizzati e poi si rivolgerà a quelli che vengono utilizzati per due anni.

Certo, gli utenti riceveranno numerosi avvertimenti, e ci sono molte eccezioni a questa regola come gli account aziendali e del ramo educazione, così come chi ha caricato video su YouTube, ma è una grande novità. 

Una previsione per il 2024

E per il 2024? L'anno in cui siamo appena entrati si preannuncia altrettanto ricco di novità - in negativo.

Nell'elenco dei prodotti che saluteremo ci sono molto probabilmente l'app Google Podcast, integrata in YouTube Music, oltre a DropCam, le videocamere di sicurezza acquistate da Google nel 2014, e Jamboard, la lavagna digitale della GrandeG. 

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