Recensione Deathloop: il giorno della marmotta

Arkane Studios ci insegna come uscire da un loop temporale e lo fa in un modo (in parte) molto originale.
Giorgio Palmieri
Giorgio Palmieri

Se poteste vivere sempre e solo uno stesso giorno, quale vivreste? Pensateci bene, perché la risposta non è affatto scontata. Per dire, io ci sto ancora pensando – e no, non vale dire “nessuno”. Mentre ci pensate, ecco la recensione di Deathloop su PS5, un videogioco disponibile anche su PC, realizzato da uno studio di Xbox e (per il momento) esclusiva console PlayStation. Curioso, no?

PRO

  • Struttura molto originale, unica nel suo genere
  • Ottimo disegno dei livelli, pieno zeppo di chicche
  • Difficoltà non frustrante, ben bilanciata
  • Contesto a dir poco affascinante...

CONTRO

  • ... con una storia criptica e frammentata
  • Alcune missioni hanno un svolgimento banale
  • Qualche arma in più non avrebbe guastato
  • Intelligenza artificiale scarna, con varietà dei nemici bassa

Scheda videogioco

  • Publisher Bethesda Softworks
  • Sviluppatore Arkane Studios
  • Genere Sparatutto
  • Numero giocatori Singolo Giocatore, Multigiocatore
  • Lingua Completamente in Italiano
  • Disponibile su

Cos’è Deathloop

Deathloop viene dalle mani di Arkane Studios, l’azienda francese di Lione nota soprattutto per la serie Dishonored. Si tratta di uno sparatutto in soggettiva con lievi sfumature da gioco di ruolo nelle possibilità di personalizzazione e crescita dell’eroe, caratterizzato però da una struttura originale.

La meccanica che lo distingue risiede nel loop temporale: il protagonista, Colt, vive lo stesso giorno in eterno sull’isola di Blackreef. Il solo modo per spezzare questa maledizione è eliminare otto bersagli chiave, i cosiddetti “Visionari”, in un unico giorno. La struttura quindi non segue né i canoni degli open world, né quelli di un’esperienza lineare: è un ibrido originale che, almeno in queste vesti, non abbiamo mai affrontato.

Storia

Il primo impatto con Deathloop è spiazzante: il protagonista, Colt, viene ucciso a sangue freddo da un’assassina, Julianna, per poi risvegliarsi su una spiaggia. Verrete travolti da una serie di informazioni: siete in un loop temporale, gli unici ad esserne consci sono Colt e la sua rivale Julianna, per uscirne fuori bisogna uccidere otto Visionari, e Julianna è una di loro.

Dopo qualche sequenza iniziale, la storia viene destrutturata nei tanti documenti sparsi per l’isola di Blackreef: ne viene fuori una narrazione frammentata e molto criptica, anche se ben riassunta e mai troppo prolissa nei testi da leggere o nelle audiocassette da ascoltare. Ad inizio missione, un battibecco tra Colt e Julianna cercherà di darvi maggiori informazioni sul ruolo di quest’ultima, che desidera a tutti i costi proteggere il loop.

Conoscere però le origini del programma AEON, ciò che ha dato inizio al loop temporale e alla sua protezione degli “Eternalisti” (cioè i soldati semplici), fa da traino e non solo da pretesto narrativo: si esplora la tematica della vita eterna, in un modo tuttavia molto edulcorato e soprattutto dagli occhi di “Visionari” che sono per la maggior parte dei fuori di testa.

Struttura

L’originalità di Deathloop deriva, come anticipato, dalla sua struttura. Ogni loop è diviso in quattro momenti della giornata, cioè mattina, mezzogiorno, pomeriggio e sera, e Blackreef è composta da altrettanti distretti. Prima di selezionarne uno, potete organizzare la vostra dotazione e visionare cosa accade in quel luogo, quali Visionari sono presenti e tutte le scoperte che avete fatto, le quali vengono mantenute di partita in partita.

Il giocatore può visitare un solo distretto per momento della giornata. Una volta in partita, il tempo scorrerà solo e soltanto non appena tornerete alla base, tramite l’apposita porta. Non c’è un algoritmo procedurale che modifica l’ambiente, che rimarrà sempre lo stesso ogni giorno, mentre dal quartier generale è possibile forzare lo scorrere del tempo nel caso voleste visitare un distretto in un preciso momento della giornata, senza dover attendere ulteriormente.

Lo scopo quindi è quello di uccidere tutti i Visionari in quattro turni, cercando di recuperare quante più informazioni possibili per fare in modo che questi non si trovino sparpagliati durante la giornata, ma che siano quanto più vicini possibile. Un esempio? La sera del loop, uno dei Visionari, Aleksis, darà una festa: sabotare uno dei progetti di un altro di loro durante le ore diurne lo spingerà a parteciparvi, così potrete prendere due (o magari tre!) piccioni con una fava.

Tuttavia, sebbene Deathloop vi faccia inizialmente credere di avere completa libertà sull’approccio, ben presto capirete che esiste un solo modo per mettere fine al loop, cioè seguendo le sette missioni principali che piano piano vi spiegano esattamente cosa fare, in quale luogo andare e perché andarci, per capire le debolezze di un Visionario, il codice di un deposito o di una porta, o magari delle preziose informazioni recuperate da un dialogo origliato di nascosto. La libertà vige dal fatto che le missioni possono essere affrontate in qualsiasi ordine e una parte di esse può essere completata con diversi approcci, ma, come detto, esiste solo un modo per spezzare il loop ed è quello scelto dagli sviluppatori.

Giocabilità

La giocabilità di Deathloop è quella di uno sparatutto in prima persona, al quale sono stati aggiunti i poteri. Prevede fondamentalmente due approcci, quello puramente d’azione e uno con componente stealth, che è più predominante nella parte iniziale: nelle prime battute, infatti, Colt sarà debole e potrà contare solo (o quasi) sul silenzio e, dunque, sugli attacchi alle spalle, per poi diventare un’opzione man mano che si prosegue nell’avventura. Si possono piazzare mine o violare le torrette avversarie per fare in modo che uccidano gli avversari al posto vostro.

L’intelligenza artificiale fa sorridere per quanto rincitrullita essa sia, ma i nemici compensano con una buona mira e fanno paura quando sono in molti, anche perché la quantità di colpi sopportabili da Colt prima di cadere al tappeto sono pochi, se non pochissimi. Fortunatamente dispone di due vite aggiuntive, dopo le quali il loop sarà riavviato e dovrete ricominciare dalla mattina.

Nonostante la buona balistica, alimentata anche da un discreto lavoro sui grilletti del DualSense, il gameplay sa di già visto e, se non fosse per il disegno di livelli che fa buon uso della verticalità e soprattutto degli interni ben arredati e strutturati, ci si ritrova davanti a dei nemici identici tra loro. Anche gli stessi Visionari non sono troppo diversificati e spesso non sono altro che Eternalisti più resistenti, sempre governati da un'I.A. obsoleta ed incapace di mettere su un minimo di strategia, facendo affidamento solo sulla quantità.

Inoltre, le missioni da portare a termine lasciano talvolta a desiderare. Alcune volte non si fa altro che raggiungere un punto, per poi scoprire che è necessario passare in un secondo momento per poter recuperare l’informazione desiderata. Molto spesso si spara, ma dopo la seconda metà mi sono stancato di farlo: uccidere gli Eternalisti non dà alcuna ricompensa e spesso conviene dirigersi dritti verso l’obiettivo. Ciò detto, gli enigmi ambientali risultano il più delle volte eccellenti e le mappe sono ben studiate, quindi non c’è mai molta strada da fare, ma la ripetitività delle sparatorie tende a fare la sua apparizione nelle ultime battute: probabilmente qualche arma in più avrebbe migliorato la varietà d'azione, visto che l'arsenale poteva contenere un numero maggiore di bocche da fuoco.

Progressione dell'eroe

Non sposando la struttura del roguelike, Deathloop non risulta un titolo difficile, anzi. Gode di un livello di sfida che si addolcisce progressivamente, con un protagonista che diventa sempre più potente ed inarrestabile: nel dettaglio, i Visionari sconfitti lasciano cadere la loro arma e la loro abilità, sotto forma di “Tavoletta”, che poi Colt potrà equipaggiare per acquisire capacità come l’invisibilità, la furia e lo scatto, poteri insomma che devono molto a Dishonored.

La dotazione prevede tre armi e due abilità a scelta libera, eventualmente potenziabili con l'acquisizione delle piastrine, incastonabili nelle apposite caselle, garantendo così miglioramenti o effetti aggiuntivi. L'eroe non guadagna dunque punti esperienza, ma può essere personalizzato con ulteriori piastrine-personaggio, che migliorano caratteristiche come precisione, quantità di munizioni trasportabili, mobilità e così via. Tuttavia, quando il giorno termina e il ciclo ricomincia, la dotazione sarà perduta, salvo quella "infusa": per farlo, basta raccogliere i residui sparsi per Blackreef e lasciati cadere dai Visionari sconfitti, ovvero una valuta che vi consente di conservare le armi e gli oggetti di vostro gradimento. Il sistema funziona e non è affatto ingombrante, e non sfocia nelle troppe variabili.

Contenuti

L’avventura richiede circa 15/20 ore per essere completata, una durata che può facilmente raddoppiare nel caso in cui voleste raccogliere tutte le armi e gli oggetti nascosti. La longevità è buona, ma tende a far percepire della monotonia verso le battute finali, durante le quali però la trama esplode e tiene a galla l’interesse.

Inoltre, a mettervi i bastoni tra le ruote ci sarà sempre Julianna, che apparirà di tanto in tanto durante la partita per fermare la vostra traversata: potrà essere impersonata dall’intelligenza artificiale o da un secondo utente, a vostra discrezione, che avrà la possibilità di invadere un altro giocatore per uccidere Colt. Una simpatica trovata, che ricompensa sia Colt che Julianna, visto che quest’ultima gode di una modalità a sé, con un sistema di progressione differente (e tanti outfit da sbloccare!).

Grafica

L’estetica di Deathloop riprende i canoni anni ‘60 e li combina con altri stili, dallo sci-fi alla distopia, per una soluzione non originalissima ma molto graziosa. Avremmo gradito una maggiore caratterizzazione dei Visionari, mentre i distretti godono davvero di una cura certosina sia grafica che soprattutto strutturale, che aiuta molto nella lettura dell’ambiente.

I nostri test si sono consumati su PS5, dove è possibile selezionare tre modalità grafiche:

  • Prestazioni: fino a 4K, 60 fps stabili
  • Qualità visiva: fino a 4K, 60 fps con cali, dettagli aumentati
  • Raytracing: 4K, 30 fps, dettagli al massimo, raytacing

“Prestazioni” offre il bilanciamento ideale, tanto è vero che abbiamo giocato quasi tutta l’avventura con questa modalità attivata.

Sonoro

La colonna sonora attinge a piene mani dalla musica dei film di spionaggio, svolgendo un ottimo lavoro di accompagnamento. Valido anche tutto ciò che concerne l’effettistica, in special modo il suono delle armi. Un plauso va al doppiaggio in italiano: le performance di Colt e Julianna sono davvero di alto livello. Dopo la grande prestazione nelle vesti di Deacon Lee St. John in Days Gone, Francesco Rizzi torna e si dimostra ancora una volta eccezionale.

Prezzo

Deathloop arriva sullo store digitale di PS5 al prezzo di 69,99€, mentre su PC (tramite Steam) a 59,99€. Per quanto riguarda le edizioni fisiche, è disponibile la versione limitata Amazon a 74,99€, contenente un esclusivo poster in metallo, oppure la Deluxe Edition, che include diversi bonus digitali extra al prezzo di 89,98€. Conoscendo il trascorso delle produzioni Bethesda e Arkane Studios, non tarderà a subire dei ribassi nell’immediato futuro, quindi tenete d’occhio i box di Amazon qui sotto.

Giudizio Finale

Deathloop

Malgrado abbia delle parti derivative, tra cui la sua giocabilità, di Deathloop ne esiste solo uno. È un thriller che si snocciola piano piano, dove la narrativa ambientale ha un ruolo centrale, è protagonista e mezzo di progressione, e non un mero tappabuchi. Un videogioco non per tutti, ma che prova a differenziarsi, riuscendoci. Se vi piace Arkane e gli esperimenti, vi piacerà Deathloop.

Sommario

Storia 7.5

Struttura 8

Giocabilità 7

Progressione dell'eroe 8

Contenuti 8

Grafica 7.5

Sonoro 9

Voto finale

Deathloop

Pro

  • Struttura molto originale, unica nel suo genere
  • Ottimo disegno dei livelli, pieno zeppo di chicche
  • Difficoltà non frustrante, ben bilanciata
  • Contesto a dir poco affascinante...

Contro

  • ... con una storia criptica e frammentata
  • Alcune missioni hanno un svolgimento banale
  • Qualche arma in più non avrebbe guastato
  • Intelligenza artificiale scarna, con varietà dei nemici bassa

Giorgio Palmieri
Giorgio Palmieri Ama scrivere di videogiochi ed è anche particolarmente bello. Almeno, così dice sua madre.

Commenta