8.9

Recensione DJI Mavic Air: il drone che tutti stavate aspettando (foto e video)

Nicola Ligas -




Recensione DJI Mavic Air

Sono ormai anni che DJI si è imposta nella scena dei droni consumer e non solo. Mavic Pro è stato il primo drone ad offrire alte prestazioni e tanta tecnologia, in un corpo compatto e ripiegabile. DJI Spark, lanciato meno di un anno fa, sembrava pronto a rendere i droni ancor più alla portata di tutti, ma ha in parte fallito, in particolare in Europa, a causa della sua scarsa portata. E poi è arrivato Mavic Air, un modello che sembra aver ereditato il meglio dei suoi predecessori. Il voto di questa recensione la dice già lunga, ma ci sono comunque alcuni aspetti da esaminare che potrebbero non rendere così scontato il suo acquisto. Mettetevi comodi quindi, e gustatevi la nostra recensione di DJI Mavic Air.

8.0

Confezione

DJI Mavic Air parte bene, con una confezione completa già nella sua versione base. Oltre al drone troviamo infatti il controller, una coppia di eliche di riserva, il caricabatterie, quattro propeller guard per proteggere le eliche, tre coppie di cavi (lightning, micro USB e Type-C) per collegare lo smartphone al controller, un ulteriore cavo Type-A/Type-C, un adattatore USB-C/micro USB, due coppie di stick di riserva, ed infine, ma non meno importante, una custodia semi rigida per il drone.

C’è insomma tutto ciò che serve per volare e ci sono anche un po’ di utili ricambi per le parti che potreste perdere/danneggiare. Mavic Air viene anche venduto in versione Fly More Combo (qui per l’unboxing di questa versione), con altre due batterie aggiuntive ed un apposito hub per caricarle tutte assieme, più eliche di riserva, ed una borsa da viaggio. Potete consultare tutte le varie versioni sul sito ufficiale. La cosa importante è che, al contrario di Spark, la confezione base di Mavic Air non ha alcuna lacuna, ed anzi è piuttosto ricca.

10.0

Costruzione

DJI Mavic Air è praticamente impeccabile dal punto di vista costruttivo. Ripiegabile come Mavic Pro e più compatto anche di Spark, una volta chiusi i suoi quattro bracci. Non solo, ma la sensazione di solidità che trasmette è superiore ad entrambi i precedenti droni. Le eliche, non più ripiegabili come sugli altri due, non sono libere di muoversi lungo la scocca, come su Mavic Pro, e restano praticamente ferme ai lati di Mavic Air quando il drone è chiuso.

Il gimbal, adesso incassato dentro la scocca, è più protetto e meno esposto che su Mavic Pro. Tutto ciò senza perdere la stabilizzazione su 3 assi, contro i 2 dello Spark. Anche la batteria di estrae meglio, senza alcuna forzatura, giusto per ribadire la cura generale.

Per di più abbiamo un gran numero di sensori, superiore ai precedenti droni: davanti, sotto e sul retro. Questi servono per il sistema di obstacle avoidance, che consente al Mavic Air di aggirare potenziali ostacoli in autonomia. Sempre sul retro abbiamo lo slot per microSD e la porta USB Type-C, protetti da un apposito sportellino (giusto un pelino troppo stretto). Inoltre il drone è dotato anche di 8 GB di memoria interna, una novità per DJI, che si è rivelata molto sensata.

Segnaliamo che il pulsante di accensione è stato spostato sotto al drone, affiancato sempre dai LED di carica della batteria. Sul retro abbiamo invece un secondo pulsante che serve a commutare alcune modalità, ad esempio per i controlli a mano libera (smart capture).

Le linee di Mavic Air sono poi più curate e filanti, ed in generale il drone risulta anche elegante, in particolare nei colori rosso e nero (che purtroppo non avevamo in prova).

8.5

Controller

Il controller di Mavic Air è una versione riveduta e corretta di quello dello Spark, anche se non arriva alle vette del Mavic Pro. Abbiamo infatti la possibilità di collegare smartphone e controller tramite i cavi forniti in dotazione. Su Spark era possibile, ma più macchinoso, almeno inizialmente. La presa sul telefono è poi salda e sicura, e nel complesso il tutto risulta leggero e comodo da tenere in mano, anche a lungo. Inoltre i due stick sono removibili, e possono essere alloggiati in un vano del controller stesso. Ciò facilità il trasporto di quest’ultimo, che entra comodamente nella tasca di una giacca.

C’è però una differenza importante rispetto a Mavic Pro. La comunicazione con Mavic Air avviene tramite Wi-Fi e non via OcuSync. Quest’ultimo è un protocollo ad onde radio particolarmente efficiente, che raggiunge i 7 Km di portata e permette trasferimenti più rapidi ed un flusso video anche in full HD, fino ad una certa distanza. I limiti del Wi-Fi di Mavic Air sono invece assai inferiori, tanto che difficilmente potrete superare il chilometro di distanza.

Come già ribadito, questa è una grossa differenza, che non riguarda solo il controller ma l’esperienza di pilotaggio in generale. Se volete spingervi davvero lontano col vostro drone, Mavic Air non è un’opzione. Si tratta però di un limite generale del drone in sé, più che del solo controller. Ci torneremo comunque sopra a breve, perché ci sono altre considerazioni da fare.

Infine, sempre continuando il paragone col controller del Mavic Pro, a quello dell’Air manca il display. Può sembrare un dettaglio irrilevante, ma il colpo d’occhio offerto da quest’ultimo non è affatto male, e sempre ben visibile anche sotto la luce del sole. La visibilità del display dello smartphone è invece molto più variabile, oltre al fatto che l’app è così ricca di contenuti da non essere altrettanto immediata.

8.5

Il volo

DJI Mavic Air regala un’esperienza di volo ottima, in particolare per i principianti. Si tratta in effetti del drone DJI più semplice di sempre, non solo grazie alla sua estrema trasportabilità, ma soprattutto grazie a mille automatismi presenti. I sensori di cui è equipaggiato gli permettono infatti di avere una buona percezione di ciò che c’è davanti, sotto e dietro di lui. In questo modo sarà molto difficile che possiate inavvertitamente andare a sbattere contro qualcosa. Attenzione però alla modalità sport, nella quale i sistemi anti-collisione non funzionano.

Non solo, ma per la prima volta abbiamo anche un sistema che aggira gli ostacoli automaticamente. Sia chiaro che non parliamo di guida autonoma. Per quanto Mavic Air possa evitare davvero degli ostacoli isolati, questa funzione non vi permette di andare a manetta e lasciare che sia il drone ad occuparsi da solo delle sterzate. È utile infatti nel tap-to-fly, dove voi decidete un percorso cliccando sullo smartphone, e Mavic Air si muove evitando automaticamente eventuali ostacoli. In questo modo potrete concentrarvi sulla ripresa e non sulla guida, per ottenere quel taglio cinematografico che volevate.

Non mancano poi tutti i Quick Shot già apprezzati su Spark (dronie, circle, helix e rocket), sui quali non ritorneremo. Si tratta di modalità di ripresa automatiche, che permettono a Mavic Air di eseguire da solo dei movimenti piuttosto complessi, soprattutto per un neofita. Ci sono due novità in particolare: asteroid e boomerang. Quest’ultimo vola attorno al soggetto con un percorso ellittico, mantenendolo sempre al centro dell’inquadratura. Il risultato è molto cinematografico, soprattutto se siete in un punto panoramico, ma attenzione che non ci siano ostacoli perché il drone si sposta lateralmente, dove non ha “vista” autonoma. Asteroid si allontana invece rapidamente da voi, andando verso l’alto e catturando una foto panoramica: il tutto viene automaticamente montato in un video in full HD, che termina con un little planet di ciò che vi circonda.

Non mancano poi i controlli a mano libera, chiamati smart capture. Questi funzionano senz’altro meglio di quanto visto su Spark, e sono anche stati ampliati nel numero di comandi a disposizione. Potrete far decollare il drone dal suolo (ma non dal palmo della mano) con un solo gesto. Muoverlo e allontanarlo da voi, e catturare foto e video, è ora ancora più semplice ed efficace. C’è anche una modalità per i selfie di gruppo, che cattura 3 scatti ad altezze diverse, per farvi avere la posa ideale. La cosa più importante è eseguire le gesture nel modo corretto, perché non c’è troppa tolleranza all’errore. Per questo motivo vi lasciamo un breve video realizzato da DJI stessa, che illustra i comandi disponibili.

Nel complesso smart capture è una funzione senz’altro interessante, che non rappresenta però un vero punto di svolta. Può essere l’ideale quando quello che volete sia giusto una foto/video di gruppo. Non è niente più di questo, ma ciò non significa che sia inutile.

È inoltre possibile pilotare Mavic Air tramite smartphone, come del resto già accadeva sugli altri droni DJI. L’esperienza in questo senso non ha nulla di diverso dal passato, e si avvale dell’app DJI GO 4, che è molto migliorata nel corso del tempo. Non escludiamo però qualche incompatibilità con Android, che storicamente è sempre stato lasciato un po’ indietro rispetto ad iOS. Nelle nostre prove, con Galaxy S8+, non abbiamo comunque riscontrato criticità.

Va da sé che, come per tutti gli altri droni DJI, il vero metodo di pilotaggio non può che essere il controller. In questo modo Mavic Air regala una delle migliori esperienze che abbiamo avuto finora con i droni DJI, pur con qualche distinguo.

Il gimbal a tre assi fa un buon lavoro: senz’altro migliore di quello di DJI Spark, ma non esattamente al pari con Mavic Pro. Ciò probabilmente perché quest’ultimo è più stabile in generale. Mavic Air soffre infatti un po’ di più la presenza del vento, essendo molto leggero (appena 430 grammi). Il risultato è che le sue riprese risultano sì stabili in linea di massima, ma non avrete sempre quella sensazione come di avere un treppiedi in aria; sensazione che invece sa regalarvi Mavic Pro. Anche in presenza di un vento non troppo forte, i video non sono infatti immobili. Soprattutto con un campo non troppo ampio è facile percepirne il movimento, che comunque non è scattoso grazie al gimbal. Stiamo cercando il pelo nell’uovo, ma è una differenza che chi volesse utilizzare il drone anche per lavoro, o comunque con fini non soltanto ricreativi, deve sapere.

Per quanto riguarda invece la qualità delle riprese, siamo sostanzialmente al pari con Mavic Pro, e sopra Spark. Quest’ultimo ha la tendenza a saturare di più i video, con un risultato magari apprezzabile all’occhio, ma meno realistico. Mavic Pro è invece fin troppo fedele, il che di per sé non sarebbe un difetto. Ciò comporta però dei possibili video un po’ spenti, soprattutto nelle giornate con poco sole. Mavic Air è invece quel piacevole “qualcosa nel mezzo”, che forse accontenterà i più.

Il sensore è comunque lo stesso di Mavic Pro, e registra al massimo in 4K@30fps. Ci sono anche il 2.7K a 60 frame per secondo ed il full HD a 120 fps. Le foto si fermano invece a 12 megapixel in 4:3. Non aspettatevi in generale un intervallo dinamico troppo ampio però. Mavic Air è comunque abbastanza rapido nel variare l’esposizione in caso di cambio di luminosità, cosa che nelle riprese aeree capita molto facilmente. In generale la modalità automatica di Mavic Air fa un buon lavoro, lasciando comunque ai più esperti la possibilità di variare la volo i vari parametri di ripresa.

Il vero salto di qualità ci sarà però solo adottando sensori più grandi, come sul Phantom 4 Pro. Questo sembra che potrebbe accadere con Mavic Pro 2, forse in arrivo entro l’estate. Siamo però entrati nel campo della speculazione, quindi chiudiamo qui l’argomento, almeno per ora.

Tornando invece al discorso accennato prima, relativo alla distanza di pilotaggio, dobbiamo invece considerare delle attenuanti. Anzitutto ribadiamo che potersi spingere fino a quasi un chilometro di distanza rappresenta un limite a nostro parere più che sufficiente per il target di utenti di Mavic Air. Inoltre bisogna tenere conto anche del fattore autonomia (che approfondiremo a breve). Arrivando a simili distanze, facendo qualche ripresa, e tornando indietro, avrete già consumato quasi metà batteria. Capirete quindi che, anche potendo, andare più lontano avrebbe poco senso, altrimenti rischiereste di non poter tornare indietro in sicurezza. E sia chiaro che (giustamente) il drone è molto conservativo, e se crede di poter rischiare di non avere autonomia sufficiente al rientro, avvierà da solo il return to home.

La distanza di Mavic Air va insomma bene per il tipo di drone che è. Certo non è paragonabile a quella di Mavic Pro. Quest’ultimo non solo può spingersi molto più in là (4 Km circa), ma garantisce uno stream più affidabile in ogni circostanza e che in pratica non scatta mai, cosa che invece, con Mavic Air, non possiamo del tutto escludere.

7.5

Autonomia

L’autonomia è un dei pochi punti deboli di Mavic Air. Date le dimensioni e la tanta tecnologia a bordo era però difficile fare di meglio. DJI parla di 21 minuti di volo al massimo, ma sinceramente non siamo mai riusciti ad arrivare a tanto. Facendo un’unica sessione di volo ininterrotta, e non in modalità sport, volerete in media sui 17 minuti circa. E sia chiaro che questo è il tetto massimo, ma non è difficile stare sotto. Bastano un po’ più di vento, maggiore velocità di guida, e qualche atterraggio nel mezzo.

Una seconda batteria diventa quindi quasi d’obbligo se voleste volare a lungo o fare vari stop-and-go. Tenete infatti conto che già al 30% il drone vi avvisa della scarsa batteria, e se la carica scendesse sotto una certa soglia, non potrete più decollare.

8.0

Prezzo

DJI Mavic Air parte da 849€, con la confezione base illustrata qui sopra. È un buon prezzo, perché in pratica non avrete bisogno di altro per iniziare a volare. Magari giusto una batteria aggiuntiva non sarebbe male, come accennato qui sopra. Nel frattempo però DJI ha anche ricollocato gli altri suoi droni. Spark con telecomando costa 648€, mentre Mavic Pro è sceso a 999€.

Nella scelta tra Air e Spark, l’ago della bilancia pende nettamente verso il primo, nonostante il prezzo più alto. Scegliere tra Mavic Air e Mavic Pro è un po’ più difficile, anche alla luce del ribasso di prezzo del secondo. Se volete massima portabilità e semplicità, senz’altro Mavic Air. Se autonomia e distanze di volo chilometriche (in senso letterale) sono più importanti, e potete spendere mille euro per un drone, allora Mavic Pro.

Come già accennato, si sente però già parlare insistentemente di un probabile Mavic Pro 2. Più grande del primo modello, con maggiore autonomia ed i tanti sensori già apprezzati su Mavic Air. Ne riparleremo senz’altro nel prossimo futuro, ma forse vale la pena aspettare un minimo, se la serie Mavic Pro fosse quella che preferite.

Acquisto

Se non avete paura di aspettare un po’ di più per ricevere il vostro drone Gearbest ha delle ottime offerte. Al momento in cui scriviamo propone DJI Mavic Air a 737€ e la Fly More Combo (ovvero con tutti gli accessori) a meno di 1000€.

Foto

Giudizio Finale

DJI Mavic Air

8.9

DJI Mavic Air

DJI Mavic Air è il primo drone davvero "per tutti" di DJI. Veloce ma facile da guidare, pieno di automatismi e di modalità cinematografiche, e soprattutto divertente. Prima di sviscerare tutti i suoi mille modi di utilizzo avrete senz'altro già esaurito la batteria, più volte. L'autonomia è infatti il suo principale tallone d'Achille, ma del resto era difficile pretendere di più, con un corpo così piccolo, compatto e ripiegabile. Se cercavate un modello per avvicinarvi al mondo dei droni, o uno da portare sempre con voi, non guardate oltre: l'avete trovato!

di Nicola Ligas
Pro
  • Campione di portabilità
  • Semplicissimo e ultra versatile
  • Portata buona
  • Memoria interna da 8 GB
Contro
  • Autonomia
  • Niente OcuSync
  • Soffre un po' il vento
  • Ancora niente display nel controller