8.5

Recensione DJI Mini 2: il Re dei droni compatti è tornato! (foto e video)

Nicola Ligas -




Recensione DJI Mini 2

Nel corso degli ultimi anni DJI si è spesso avvicinata alla realizzazione di “un drone per tutti”, quello cioè che potevi consigliare a chiunque, senza se e senza ma. Per molti questo è stato il primo Mavic Mini, ma personalmente, per quanto ne abbia riconosciuto i meriti (soprattutto in termini di peso e dimensioni), lo giudico troppo limitato su alcuni fronti per poterlo davvero raccomandare senza alcuna remora.

Con il nuovo DJI Mini 2 se ne va il prefisso “Mavic” ma arrivano invece i video in 4K e soprattutto Ocusync 2.0. Due differenze che, unite ad altre migliorie, fanno da spartiacque tra l’attuale generazione e quella passata, e che rendono il Mini 2 davvero il drone per tutti, anche se qualche “ma” rimane lo stesso.

7.0

Confezione

Non ci sono sorprese nella confezione base del DJI Mini 2. Drone (con batteria) e radiocomando (rinnovato). Ci sono poi tre cavi per collegare qualsiasi tipo di smartphone (micro USB, USB-C e Lightning), oltre ad un cavo USB-C per la ricarica, un paio di stick di riserva per il controller ed un paio di eliche di riserva.

Più generosa, ovviamente, la fly more combo, che comprende 3 batterie (in tutto), charging-hub per caricarle tutte e tre (con caricabatterie a 18W incluso), e borsa per riporre il tutto e, per la prima volta, un proteggi eliche. Si tratta dell’accessorio che vedete illustrato qui sopra, che tiene ferme le eliche del drone quando lo riponete. Si tratta di una mancanza che avevamo fatto presente proprio nella recensione del Mavic Mini, e che DJI ha giustamente colmato. Peccato però che non ci siano i paraeliche, inclusi nella combo del vecchio modello, ed ora disponibili solo a parte al prezzo di 19€.

9.0

Costruzione

DJI Mini 2 stupisce meno del primo modello, semplicemente perché già sapevamo che DJI era in grado di realizzare un drone così piccolo. Ciò non significa che Mini 2 non abbia delle novità importanti, a dispetto delle apparenze.

Anzitutto, adesso è più performante. I motori sono infatti più potenti, e nonostante il peso sia sempre rimasto inferiore a 249 grammi (241 per la precisione, sul piatto della nostra bilancia), ora lo spingono più veloce e gli permettono di resistere meglio al vento. Siamo infatti passati dai 45 Km/h (in modalità sport) del primo Mavic Mini ai 57,6 Km/h (sempre in modalità sport) dell’attuale modello. La resistenza al vento arriva fino a raffiche di 38 Km/h, conto i 29 del precedente. La videocamera è inoltre adesso in 4K@30fps, contro i 2K della generazione passata. Videocamera che è montata come sempre su un gimbal a 3 assi, che non riserva sorprese.

Mancano i sensori anti-collisione, ed in generale gli unici che troviamo sono quelli di posizionamento in basso, già presenti sul precedente modello. In compenso migliora il posizionamento satellitare. È stato infatti aggiunto il supporto ai satelliti Galileo, rendendo la localizzazione del drone ancora più precisa ed efficace. Inoltre, come già ribadito, se n’è andato il Wi-Fi a tutto vantaggio di Ocusync, che permette non soltanto di andare più lontano (in ogni caso il drone va guidato a vista), ma soprattutto è molto meno prono alle interferenze, e vi consente di avere un buon segnale anche in presenza di qualche ostacolo. Rispetto al Wi-Fi la differenza è abissale: non basta girare attorno ad un albero per mandarlo in crisi. Nonostante questo, ci saremmo aspettati qualcosa di più, ed i 4 Km di portata che dovrebbe avere in Europa ci sembrano un bel miraggio (ribadendo che il drone va guidato a vista).

Piccolo passo in avanti anche sul fronte delle porte. Se ne va la micro USB, sostituita da una più moderna USB-C. C’è però anche un passo indietro: la batteria scende di capacità. Da 2.400 mAh siamo infatti passati a 2.250 mAh. L’autonomia complessiva comunque non ne risente, ed è in linea col precedente modello.

8.5

Controller

Il radiocomando è un’altra novità importante di DJI Mini 2. Si tratta dello stesso controller che ha debuttato su Mavic Air 2, e che quindi ormai prendiamo come standard per tutti i droni DJI a venire.

Non c’è quindi molto da aggiungere a quanto avevamo già visto. Reputiamo il nuovo radiocomando superiore al precedente sotto vari punti di vista. L’aggancio/sgancio dello smartphone è più veloce e sicuro, l’impugnatura è migliore, i controlli sono sempre precisi ed a portata di mano abbiamo tutto quello che serve e non manca nemmeno un tasto personalizzabile. E poi c’è Ocusync, sulla cui bontà è inutile spendere altre parole.

L’unica nota stonata, in un prodotto come Mini 2, sono le dimensioni. Il radiocomando è infatti più grande e pesante del drone stesso. Il suo peso è prossimo ai 400 grammi ed è più largo e lungo del Mini 2. È insomma un po’ strano aver ingrandito un elemento così importante proprio in un drone votato alla portabilità massima. Probabilmente DJI non voleva mantenere due serie di radiocomandi diverse, e d’ora in poi tutti i suoi droni consumer adotteranno questo nuovo design, fatto sta che avrete bisogno di più spazio in borsa/tasca anche solo per un breve volo. Autonomia del radiocomando di circa 5 ore, ma considerate anche che lo smartphone collegato perderà un po’ di carica (la tensione è bassissima evidentemente).

8.5

Esperienza d'uso

DJI Mavic Mini era una flycam. Lo ribadiva la stesa DJI ed eravamo d’accordo con questa definizione. Mini 2 è un drone. Cosa intendiamo con questa precisazione? Anzitutto che la qualità dei filmati è migliorata, e adatta non più a qualche scatto fugace ma anche a qualcosa di più impegnativo. DJI ha infatti portato la risoluzione dei fino in 4K ed aggiunto la possibilità di zoomare. Potete fare uno zoom 2x (lossy, ovvero digitale) quando siete in 4K ed uno zoom 4x in 1080p (2x lossy + 2x lossless sfruttando l’ampiezza del sensore). Non stiamo parlando di una cosa alla Super Res Zoom di Google: è pur sempre uno zoom digitale, ma poterlo fare in diretta mentre state registrando significa che non dovrete post-produrre nulla.

Inoltre, pur rimanendo sempre foto a 12 megapixel (in 4:3, ma potete scattare anche in 16:9 perdendo un po’ di pixel), è stato corretto il profilo colore del JPG, saturando un po’ i colori ma senza renderli artefatti; inoltre anche la temperatura non è più “fredda” come sul primo Mavic Mini. Gli scatti sono quindi perfetti per essere subito condivisi, ideali proprio per il neofita che voglia qualcosa di buono subito, senza sbattimenti. Ma il bello è che DJI ha pensato anche all’utente più smaliziato, aggiungendo gli scatti in RAW, proprio per chi voglia invece tirare fuori qualcosa di più dalle sue fotografie aeree.

In questo senso è ottima l’aggiunta della modalità AEB (auto exposure bracketing), che cattura 3 scatti a differenti valori di esposizione, e produce un’unica immagine con un migliore intervallo dinamico (disponibile solo tramite l’app DJI Fly). Il vantaggio è anche che queste 3 pose in post-produzione possono essere combinate per ottenere un’immagine HDR ottimizzata secondo il gusto del fotografo (se aveste Google Foto installato sul vostro smartphone, lo farà in automatico). Chiariamo però che sul Mini 2 non c’è alcuna forma di HDR automatico, né nelle foto né nei video. Ed ovviamente è un po’ un peccato, perché tutti conosciamo bene le potenzialità della computational photography su smartphone, ed in un sensore come quello del Mini 2, che ha un intervallo dinamico piuttosto limitato, funzioni del genere sarebbero manna dal cielo.

Ultima modalità foto disponibile, è quella temporizzata, che cattura uno scatto ogni tot secondi (dove “tot” varia da 2 a 60 secondi), finché non sarete voi a fermarlo. Queste immagini non vengono però combinate assieme, ad esempio in un timelapse; eventualmente dovrete farlo voi a mano.

Chiariamo infine che ci sono anche i controlli manuali per ISO (100-3.200) e tempi di posa (1/8.000 – 4” per le foto o 1/30 per i video), mentre in automatico potete comunque compensare l’esposizione se non foste d’accordo. L’app è davvero molto semplice in tal senso, e si presenta con un’interfaccia povera di fronzoli: è la stessa versione ridotta un po’ all’osso che già avevamo apprezzato nel primo Mavic Mini ed in parte anche in Air 2, ovvero adatta ai neofiti ma un po’ scarna per i più esperti.

A completare il panorama foto, troviamo proprio la modalità panorama, suddivisa in 180°, sfera e grandangolo, dei quali trovate ampi esempi qui sotto. La sfera però necessità dell’app DJI per essere ammirata, perché in pratica crea un little planet, che poi potrete ingrandire per spostarvi al suo interno a 360°. Ed anche le altre modalità panoramiche vengono unite solo all’interno dell’app DJI Fly, mentre nella microSD vengono salvati i singoli scatti che le compongono; in questo modo si velocizza sì la condivisione sui social, ma attenzione perché la qualità dei panorama creati da DJI Fly è inferiore a quella che avreste unendo voi a mano le varie pose.

Abbiamo poi gli ormai immancabili quick shot, che sono del resto l’unica forma di automatismo di questo Mini 2. Dronie, ascesa, cerchio, spirale e boomerang: tutti rigorosamente in full HD (non modificabile). Peccato per il fatto che i quick shot si basino proprio su una forma di tracciamento del soggetto, perché devono mantenerlo al centro della scena, ma non ci sia in generale traccia di active track. Non potete cioè farvi inseguire dal drone o fargli inseguire qualcosa, ed è un peccato perché abbiamo visto su altri droni che gli algoritmi di DJI funzionano benissimo in tal senso.

In generale abbiamo apprezzato la resa cromatica sia di foto che video, anche se un po’ di rumore è sempre presente. Nelle visuali più panoramiche non ve ne accorgerete, ma avvicinandovi un po’ di più ai soggetti l’impastatura e la perdita di dettaglio fine diventa evidente. Del resto parliamo di un drone: è normale che la prima preoccupazione sia verso i contenuti aerei. La differenza con un modello superiore, che si comporta altrettanto bene in tutte le condizioni, è anche questa. Siamo infatti di fronte all’entry-level dei droni DJI, e la sola aggiunta della risoluzione 4K da sola permette comunque di compiere un bel salto in avanti rispetto al passato. Se a questo unite AEB e RAW per le foto, riuscirete a togliervi qualche soddisfazione non scontata proprio in un drone di fascia bassa. Siamo anche riusciti a catturare qualche decente posa in notturna, sfruttando la lunga esposizione e la stabilità del drone stesso. Del resto un sensore da 12MP, rispetto ad uno a più alta risoluzione, ha anche i suoi vantaggi in tal senso.

Riguardo il volo in sé, in modalità normale Mini 2 è un po’ più scattoso di prima. Non è che non si possano eseguire manovre di precisione, ma ci vuole molta attenzione sugli stick, perché la maggiore potenza dei motori si traduce anche in una risposta più

Se insomma il primo Mavic Mini vi costringeva ad imparare a volare, data anche l’assenza di sensori anti-collisione, questo Mini 2 richiede per certi versi ancora più attenzione. È il drone per tutti perché pesa meno di 250 grammi e quindi rientra nella normativa più stringente, che consente di pilotarlo anche senza patentino, ma non è il drone DJI più semplice. Per molti versi, è più immediato pilotare un Mavic Air 2 di un Mini 2, ed anche per questo l’assenza dei para eliche (quantomeno nella Fly More Combo) è un vero peccato. Chiariamo però che il Mini 2 è anche piuttosto robusto. L’ho “testato” contro un paio di rami e non ha battuto ciglio, riuscendo anche a rimanere in quota nonostante l’urto. Il peso leggerissimo e la potenza dei motori giocano ancora una volta a suo vantaggio.

Prestate inoltre molta attenzione al punto di decollo. Dato che Mini 2 è davvero… mini, le sue eliche (soprattutto quelle posteriori) sono molto vicine al suolo, e basta un po’ di erba un po’ più robusta per non farlo decollare.

Dopo un po’ però, esattamente come sul primo Mavic Mini, potreste iniziare a sentire la mancanza di qualcosa in più. Ad esempio della possibilità di impostare una rotta, oltre che dell’active track, o di modalità di scatto più avanzate, o di gesture a mano libera. DJI è stata molto brava a diversificare la propria line-up, non solo nelle dimensioni, ma anche nelle funzionalità, ed il problema dei modelli di fascia più bassa è proprio quello che, una volta che ci avrete preso confidenza, potrebbero starvi stretti. Del resto è proprio questo che vuole l’azienda, quindi difficilmente poteva andare diversamente.

Nota finale sulla rumorosità: piuttosto contenuta, come sul primo modello; anzi, a memoria anche più contenuta, il che non è mai un male. Nota di demerito invece per l’app Android. È vero che abbiamo provato il drone con una versione non pubblica ed in via di sviluppo, ma i bug sono stati numerosi. Sfarfallii, disconnessioni frequenti, perdita del flusso video dal drone; una volta passati ad iOS, di tutti questi problemi non ce n’era traccia. DJI ha sempre sviluppato meglio per iPhone, ma speriamo che molti di questi siano solo bug di gioventù, perché possono compromettere in buona parte l’esperienza di volo.

Sample video

Sample foto

Notturna

Panorama

Diurna

8.5

Autonomia

Per un drone di questa stazza, l’autonomia di Mini 2 è molto buona, anche se DJI tira un po’ troppo su le aspettative. L’azienda cinese parla infatti di 31 minuti, che nella realtà non sono raggiungibili. La stessa DJI specifica che questo valore è stato misurato in volo a 4,7 m/s senza vento (tenete conto che anche in modalità cinematica, la più lenta, il drone va a 6 m/s). Nella pratica siamo sempre giunti intorno ai 25 minuti, forzando però il drone a restare in quota il più possibile anche quando lui faceva di tutto per atterrare.

Già dal 20% di carica residua infatti, DJI Mini 2 inizia ad avvisarvi di tornare alla base. Ed intorno al 15% l’avviso sonoro diventa continuo e fastidioso. Ciò significa che per una ventina di minuti circa volerete tranquilli, ma poi vorrete cambiare la batteria prima possibile, anche solo per far cessare l’allarme.

7.0

Prezzo

DJI Mini 2 rincara. Da una parte di potrebbe dire che ci sta, perché ci sono dei miglioramenti importanti, ma del resto è ovvio che il successore sia migliore dell’originale, ma ciò non giustifica sempre un rincaro.

Siamo infatti passati da 399 a 459 euro per la versione base, e soprattutto da 499 a 599 euro per la fly more combo. Considerando che quest’ultima è consigliata anche solo per la presenza delle batterie aggiuntive, è proprio il suo rincaro ad essere il più indesiderato, a maggior ragione perché non sono più incluse le para eliche.

Per essere insomma un drone che aspira ad essere “per tutti”, a 600 euro inizia ad esserlo un po’ meno.

Foto

Giudizio Finale

DJI Mini 2

8.5

DJI Mini 2

È facile consigliarvi di comprare DJI Mini 2, soprattutto se non aveste mai avuto un drone in vita vostra. Il fatto poi che rientri nella nuova normativa che non prevede l'uso di un patentino lo rende appetibile anche ad una fetta più ampia di pubblico. E lui la ripaga con video finalmente in 4K, con un nuovo radiocomando ora compatibile con Ocusync (che ha un segnale decisamente superiore al Wi-Fi del precedente modello) e con rinnovate modalità sia per foto che per video, che permettono anche di divertirsi un po' in post-produzione. È migliore insomma del precedente Mavic Mini sotto tutti i punti di vista, ma è anche più caro e richiede anche un pelo di attenzione in più nel pilotarlo. È per tutti, ma non è il più semplice di tutti, e non sarà mai il più completo.

di Nicola Ligas
Pro
  • Ocusync 2.0
  • Video in 4K e con zoom
  • Nuovo radiocomando
  • Buona autonomia
Contro
  • Il prezzo sale, soprattutto in fly more combo
  • Radiocomando più ingombrante
  • Mancano ancora tanti automatismi
  • Non è il più semplice da pilotare

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  • Giovanni Alfano

    Il peso non è 249, ma circa 237 grammi. La batteria 20 grammi in meno ed il telaio circa 7/8 in più. Oggetto molto molto interessante.

    • La mia bilancia dice 241, in ogni caso l’importante è che sia inferiore ai fatidici 250, non mi sono formalizzato sul grammo preciso perché non cambia nulla ai fini del regolamento. Ero però convinto di aver scritto “inferiore a 249”, magari specifico meglio, grazie

      • Giovanni Alfano

        Fantastico!