Recensione Ghostwire: Tokyo: un Action RPG intrigante ed originale

Recensione Ghostwire: Tokyo: un Action RPG intrigante ed originale
Lorenzo Delli
Lorenzo Delli

Il 25 marzo arriva su PC e PS5 il nuovo gioco di Bethesda e Tango Gameworks intitolato Ghostwire: Tokyo. Si tratta di una IP nuova di zecca che ha buone probabilità di fare breccia nel cuore di un discreto numero di giocatori. Scopriamolo insieme!

PRO

  • Estremamente evocativo
  • Un mix sufficientemente convincente di generi
  • Combattimenti spettacolari
  • Ottimo supporto al DualSense

CONTRO

  • C'è chi lo troverà corto
  • Alcuni personaggi meritavano maggior approfondimento
  • Qualche calo di performance

Scheda videogioco

  • Publisher Bethesda Softworks
  • Sviluppatore Tango Gameworks
  • Genere Action RPG
  • Numero giocatori 1
  • Lingua Testi in italiano
  • Disponibile su

Premessa

Ghostwire: Tokyo è una produzione ben diversa dai due capitoli della serie The Evil Within di Tango Gameworks. Si passa dalla terza alla prima persona, proiettando il giocatore in una cornica più realistica, una Tokyo odierna, in cui non regna tanto lo spavento o l'orrore classico, quanto più l'ansia e l'inquietudine. Anzi, non si può nemmeno dire che questi due fattori sono sempre presenti. In certi frangenti Ghostwire: Tokyo utilizza degli espedienti narrativi che hanno permesso agli sviluppatori di ricreare quei "viaggi nell'assurdo" che vedevamo proprio in The Evil Within, dei frangenti di gioco che sfruttano al meglio proprio la telecamera in prima persona. Per la maggior parte del tempo però vaghiamo tra le strade di Tokyo, respirando una certa sensazione di libertà anche grazie a quello che potremmo definire un open world progressivo.

Un po' come i predecessori però, Ghostwire: Tokyo può fregiarsi di diversi aggettivi quando si parla del suo gameplay.

Alla base di tutto ci sono meccaniche Action RPG condite con fasi Stealth più o meno marcate. Tutto, ma non sparatutto in soggettiva, come rimarchiamo successivamente. Potremmo anche definirlo Open World, anche se fino alle fasi finali della trama non potremo esplorare liberamente tutta Tokyo. E infine anche un pizzico di Avventura, considerato che nei panni del protagonista si vivrà una storia caratterizzata anche da momenti di non combattimento, forse priva di particolari guizzi o colpi di scena (tranne un paio), ma comunque in grado di farci calare con successo in questo particolare contesto di gioco.

Storia

Akito si risveglia dopo un terribile incidente nel celebre incrocio di Shibuya. In condizioni normali sarebbe morto, ma qualcosa di strano (e sovrannaturale) sta accadendo nella capitale giapponese. Il protagonista si rialza pervaso (o invaso) dallo spirito di un'altra persona, un personaggio inizialmente avvolto nel mistero. In concomitanza con questo evento, la nebbia inizia a inghiottire i vivi, lasciando Tokyo completamente svuotata dai suoi abitanti.

Akito sopravvive, si fa per dire, solo grazie all'intervento dello spirito che ha preso in parte possesso del suo corpo.

Responsabile della "devastazione" di Tokyo sembrerebbe essere "Hannya", un uomo che nasconde il proprio volto dietro una maschera hannya del folklore giapponese. Un elemento, quello del folklore, che fa da base di ispirazione per i pericoli che ci troveremo ad affrontare. Anche buona parte delle tante missioni secondarie sparse per Tokyo prendono ispirazioni da storie popolari giapponesi, permettendoci anche in parte di farci una cultura a riguardo.

Il nostro eroe si dovrà imbarcare suo malgrado in un'avventura che lo porterà a cercare di liberare Tokyo e le anime dei suoi cittadini dal giogo di Hannya e dei suoi gregari, spinto inizialmente da un solo obiettivo: cercare di salvare la sorella ricoverata in un ospedale della capitale. Con il tempo farà la conoscenza dello spirito che lo ha pervaso, il misterioso indagatore KK sul quale potete imparare qualcosa dal prequel gratuito.

Anzi, è proprio il prequel che spiega in modo un po' più approfondito chi sono i membri del cast e perché hanno una conoscenza così vasta sul mondo spiritico. Peccato, perché il gioco avrebbe giovato di un maggior approfondimento del cast. Buona parte dei personaggi, o meglio, del loro passato, rimane un po' avvolto nel mistero. Sia grazie a Ghostwire: Tokyo che al suo piccolo prequel si viene a creare quello che potrebbe essere un universo narrativo ancora più vasto, atto ad accogliere prequel e sequel, ed è forse anche con questo in mente che il team non ha voluto sviscerare troppo alcuni elementi chiave della trama e del funzionamento del mondo spiritico in cui troviamo proiettati.

Giocabilità

Il sistema di combattimento è molto particolare. Non è assimilabile a quello di un vero e proprio sparatutto in prima persona, quanto più a quello di un action RPG in soggettiva.

Tokyo è invasa da spiriti maligni, i Visitatori, che Akito combatterà con poteri spirituali o con armi infuse di energia mistica. Il protagonista però non è così veloce da sfrecciare in stile DOOM Guy per le strade della cittadina, ma deve comunque mantenersi in movimento per evitare i colpi dalla distanza o quelli in corpo a corpo dei Visitatori. Non c'è un sistema per rotolare via o per scansare in modo "elegante" i colpi: si può invece usare una barriera magica per bloccare l'attacco, innescando dei blocchi perfetti. Alcuni attacchi a distanza invece sono contrastabili colpendoli con un attacco a distanza. Alternativamente, sotto consiglio del nostro "spirito guida", si può saltare per cercare di non farsi colpire da attacchi bassi. Se all'inizio tutto il sistema sembra molto statico, con il complicarsi della situazione aumenta anche la pletora di nemici (e le varianti di quelli già conosciuti) e la varietà dei loro attacchi.

Già il primo boss fight ci fa capire come sfruttare al meglio la mobilità offerta e quanto sia importante anche saper sfruttare tutti i poteri a disposizione, e non solo quelli più facili da utilizzare.

Quando parliamo di poteri intendiamo i Kuji Kiri, sequenze di posture delle mani a cui di solito vengono attribuiti significati mistico/esoterici. Nel caso di Ghostwire: Tokyo, queste posture e movimenti delle mani ci permettono di usare l'energia spirituale, convogliandola in attacchi elementali associati al vento, al fuoco e all'acqua. Questo genere di attacchi non necessita di una mira mostruosa per l'utilizzo da parte del giocatore. Su PS5 il tasto L2 è adibito proprio ad agganciare i bersagli, anche se alla lunga il sistema di agganciamento tende a perdere il centro richiedendo un nuovo focus. In ogni caso l'espediente in questione permette una più che discreta gestione della telecamera di gioco.

Gli unici momenti di panico saranno quando gli spiriti si avvicineranno troppo ad Akito. Differente invece l'uso dell'arco, uno dei gadget a disposizione di Akito da utilizzare in frangenti particolari (che non staremo a spoilerarvi) o da potenziare con il tempo per diventare dei veri e propri cecchini. Qui un po' di mira non guasta, ma non ci siamo mai trovati particolarmente alle strette. A completare la dotazione del protagonista ci sono i talismani, strisce di carta in grado di evocare gabbie spirituali, cespugli spettrali dove nascondersi o altro.

Il livello di difficoltà è scalabile, e va ovviamente ad influenzare anche la longevità del gioco (su cui ci torneremo nel prossimo paragrafo). In ogni caso, la difficoltà stessa progredisce con il progredire della trama. Le tipologie di Visitatori che infestano le strade (e alcuni edifici) di Tokyo aumentano con i progressi di Akito, e persino quelli più aggressivi e potenti hanno varianti ancora più complicate da gestire.

Non vi aspettate comunque un bestiario così vasto: Tango Gameworks deve aver preferito concentrarsi su un numero più ristretto in modo da caratterizzare ognuno di essi al meglio. I boss fight che affronteremo cercheranno di variare l'esperienza di combattimento, non limitandosi quindi ad ostacolarci sempre con bestie enormi e potentissime (che sono comunque presenti).

L'esplorazione è parte integrante dell'esperienza di gioco, e non si limita a svilupparsi in orizzontale. Non sono tantissimi gli interni degli edifici di Tokyo che potremo esplorare, ma l'assenza di tanti ambienti al chiuso è compensata dalla presenza di miriadi di strade e vicoli da esplorare e, soprattutto, dalle altezze. Tokyo, da brava capitale del Giappone, è densa di palazzi più o meno alti, e non sarà insolito (anzi, il contrario) usare proprio i tetti e le alture per spostarsi velocemente. Akito può usare una sorta di rampino per agganciarsi ai Tengu, spiriti ultraterreni volanti che emettono un antipatico (ma identificativo) verso in stile cornacchia e che, per fortuna, sono innocui nei nostri confronti.

Questi ci permetteranno di proiettarci verso i tetti degli edifici. Da qui Akito potrà planare in giro per Tokyo grazie ad uno dei tanti poteri che padroneggia grazie all'aiuto di KK. Non saranno solo la storia e le eventuali missioni secondarie a spingerci all'esplorazione della cittadina. Anche il sistema di crescita del personaggio in qualche modo lo esige, portando di fatto a incrementare la longevità per non farsi sopraffare da combattimenti che possono dimostrarsi piuttosto ostici.

Contenuti

La storia principale di Ghostwire: Tokyo è pensata per essere completata, a livelli di difficoltà bassi, nell'arco di circa 12/15 ore. Poco? A nostro avviso no, nel senso che la trama è raccontata in modo da non perdersi troppo in fronzoli o in espedienti per "allungare il brodo". Ciò non significa che Ghostwire: Tokyo finisca così. Come accennato, l'open world si apre piano piano, ed è fortemente influenzato dalla trama. Ciò significa che per esplorare liberamente la cittadina dovrete avvicinarvi al termine della stessa, sbloccando così tutti i contenuti aggiuntivi.

Per esplorare tutta Tokyo e giocare la maggior parte delle missioni secondarie presenti il numero di ore richiesto potrebbe raddoppiare se non triplicare. Per non parlare di tutti i collezionabili, affatto banali da scovare vista l'ampiezza dell'open world.

Ci vogliamo soffermare su due particolari: le missioni secondarie e la crescita "ruolistica" del personaggio. Non sottovalutate le prime. Non tutte vantano una scrittura o compiti da svolgere della massima originalità, ma alcune sì, e vi permetteranno di approfondire la vostra conoscenza sul folklore giapponese, vivendo allo stesso tempo dei veri e propri "trip" che magari vi permetteranno di esplorare edifici altrimenti inagibili e affrontare minacce di tipo diverso. Tutte si basano sull'aiutare gli spiriti, non solo quelli scomparsi per via degli eventi scatenanti della trama, a trovare la pace. Le side quest si sbloccano insieme alle porzioni della mappa che riuscite a liberare dalla nebbia. Di conseguenza Ghostwire: Tokyo può essere giocato a settori, e anzi, consigliamo proprio questo approccio per godersi al meglio tutta l'offerta contenutistica.

A riguardo del sistema di crescita del personaggio, come accennato è fortemente influenzato dall'esplorazione del mondo di gioco. Per progredire con l'esperienza, aumentando la vita di Akito e sbloccando nuovi poteri, non ci si deve limitare ad abbattere Visitatori o compiere missioni secondarie. Grazie ad una particolare strumentazione nascosta nelle cabine telefoniche di Tokyo e ad una sorta di talismano cartaceo, il protagonista potrà raccogliere le anime dei cittadini sparse per le strade e proiettarle al di fuori dei confini cittadini, in modo da salvarle e allo stesso tempo accumulare esperienza. Di conseguenza più esplorate, più incappate in nuove anime da salvare, aumentando il premio in punti esperienza. Non solo: in giro per la città ci sono anche piccoli santuari, spesso posizionati in location inaspettate. Questi vi permettono di ampliare il numero di Kuji Kiri che potete lanciare prima di esaurire la vostra scorta di potere. Ci sono poi i Santuari, parte essenziale nello sblocco delle porzioni di mappa, che talvolta vi premiano con i Rosari da polso, in grado di potenziare i vostri poteri o altre abilità.

Ci sono anche altre piccole chicche legate alle tradizioni religiose giapponesi che nel tempo imparerete ad apprezzare.

In definitiva, Ghostwire: Tokyo, per come è concepito, è uno di quei giochi da gustare con calma, senza "rushare" verso la fine della trama. La città è così ampia e varia che regala scorci e momenti unici, che giocati in un'ottica sbrigativa non rendono al meglio delle loro potenzialità. Valutate anche di godervi il tutto in due run separate: una dedicata alla trama, l'altra ad una progressione settoriale della mappa.

Grafica e sonoro

Nel nostro caso abbiamo testato ampiamente solo la versione PS5 del gioco. Le sequenze di posture a cui abbiamo fatto più volte cenno sono rese estremamente spettacolari non solo dalle coreografie inscenate da Akito, ma anche dagli effetti di luce pirotecnici. Ghostwire: Tokyo punta moltissimo su questo aspetto, cercando di rendere sorprendenti non solo le "magie" e alcune tipologie di avversari, ma anche tutto ciò che riguarda Tokyo.

Le strade della cittadina sono estremamente evocative. Il fatto che la popolazione sia scomparsa ha sicuramente dato modo al team di sviluppo di spremere tutta la potenza di PS5 concentrandosi sulla resa delle ambientazioni. Di fatto però Tokyo sembra comunque viva ed estremamente pericolosa. La pioggia che ogni tanto inizia a cadere copiosamente può essere il preludio dell'arrivo di nemici, come quelli dotati di ombrello che avrete visto nei trailer e negli screenshot dei mesi passati.

Ogni strada, grande o piccola, nasconde qualcosa da raccogliere, qualche strada alternativa, segreti o nemici da affrontare. E c'è anche una discreta varietà: non ci sono solo strade e viuzze, ma anche parchi (che spesso accolgono temibili Visitatori bambini), templi, centri commerciali e altre location. Quelle al chiuso sono sempre estremamente convincenti, e in grado anche di aumentare la sensazione di inquietudine e, potenzialmente, di terrore. Un semplice garage sa trasformarsi in un momento di ansia anche se sapete benissimo quale genere di nemici incontrerete.

Altre occasioni mettono in scena una realtà deformata dalle perturbazioni spirituali, che non solo sa essere estremamente convincente, ma che riesce anche a far percepire maggiormente il potenziale di un gioco del genere.

In generale abbiamo apprezzato tantissimo quanto sia evocativa la versione virtuale della capitale giapponese messa in piedi da Tango Gameworks. Ci sono determinati movimenti che richiedono espressamente di muoversi con cautela, permettendo al giocatore di gustarsi tantissimi dettagli. Tra l'altro il fatto che la popolazione sia scomparsa fa sì che ogni ambiente sia devastato dal caos, con pile di vestiti, veicoli incidentati, casse, ombrelli, cibo e quant'altro posti un po' ovunque. Si intuisce anche che alcune situazioni, come anche semplicemente una cena ad un tavolo di un ristorante all'aperto, siano state drasticamente interrotte dagli eventi intercorsi, lasciando appunto Tokyo in uno stato spettrale. Il tutto è illuminato da lampioni e luci al neon, amplificato dai pavimenti bagnati della capitale visti i continui rovesci.

Il gioco di fatto è ambientato tutto in una notte, o almeno è quello che si percepisce visto l'influenza dei Visitatori e del villain sul cielo e sulla condizione meteorologica.

È anche con questa scusa che probabilmente il team di sviluppo si è permesso il lusso di spingere sul Ray Tracing. A livello tecnico ci sono ben sei modalità grafiche: una classica Qualità, con Ray Tracing attivo e cap a 30 sul frame rate, una modalità Performance, con un cap a 60 fps (e niente Ray Tracing), una che mischia Qualità (senza Ray Tracing) e Performance (fino a 50 fps), una che sblocca del tutto il frame rate portandolo anche sopra i 60 punti e altre due basate sul VSync. Ovvio che un occhio attento riesca ad apprezzare al meglio il Ray Tracing e il maggior senso di realismo trasmesso da riflessi e dalla diffusione della luce. Nel nostro caso lo abbiamo però giocato prevalentemente in modalità Performance.

60 fps è il cap in questo caso, ma ci sono frangenti in cui si hanno dei cali più o meno sensibili. Talvolta osservando Tokyo dall'alto il gioco ne risente in prestazioni, vista anche la mole di ambienti e di luci da gestire. A seguire una gallery con alcuni screenshot comparativi: in alto a destra riportano la dicitura RTX ON e RTX OFF.

Dobbiamo spezzare una lancia a favore del supporto al DualSense. Il controller vibra come non mai con i Kuji Kiri di Akito, facendoci sentire la tensione spirituale dei gesti e dei rituali eseguiti. Sono in tal senso sfruttati a dovere anche i grilletti adattivi, che reagiscono ai poteri utilizzati o alla tensione dell'arco, gli speaker, che aggiungono effetti sonori alla vibrazione, e anche il pad, utilizzato per eseguire gesti atti a liberare le anime da costrizione. In certi casi la vibrazione è utilizzata anche per farci percepire il battito cardiaco di Akito, una chicca che aumenta in qualche modo l'immersività facendoci percepire l'ansia che prova il protagonista.

L'unica cosa è che l'autonomia del controller PS5 potrebbe risentirne, visto l'uso estensivo della vibrazione.

Il gioco è doppiato in giapponese, una scelta sensatissima vista l'ambientazione e i temi trattati, doppiaggio in ogni caso di alta qualità. Tutti i testi, compresi ovviamente i sottotitoli, sono in italiano. Anche le musiche contribuiscono sensibilmente ad aumentare la sensazione di ansia e di pericolo trasmesse dalle strade di Tokyo. Alcune fanno anche uso di strumenti tipici giapponesi. Se siete curiosi, Bethesda ha pubblicato la soundtrack completa, composta da 65 tracce (per una durata complessiva di 2 ore e 40 minuti) su YouTube.

Prezzo

C'è ovviamente una discreta discrepanza tra il prezzo del gioco su PS5 (74,99€ in edizione fisica) e su PC (59,99€ su Steam). La versione PC perde ovviamente le feature legate al DualSense, ma è molto probabile che riesca a gestire meglio il comparto grafico in alcuni frangenti (più per prestazioni che per qualità complessiva).

Il prezzo ci pare sufficientemente giustificato dall'originalità e in buona parte anche dalla longevità. Non fate riferimento solo al valore relativo alla trama principale: prendete in considerazione tutto il mondo di gioco e l'offerta contenutistica in generale.

STEAM

EPIC GAMES STORE

Recensione Ghostwire: Tokyo - Screenshot

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Giudizio Finale

Ghostwire: Tokyo

Ghostwire: Tokyo cerca da subito di distinguersi dalla massa, proponendo una cornice di gioco realistica sconvolta però da misteriose forze spiritiche. Le meccaniche sanno essere convincenti, e il comparto grafico lo è ancora di più. La nuova fatica di Tango Gameworks sa proiettare su schermo degli scorci e delle scene estremamente caratteristiche e inquietanti, rese ancora più incisive dalla visuale in soggettiva. La longevità potrebbe non convincere tutti, ma non dovreste soffermarvi troppo su un dettaglio del genere quando il titolo ha da offrire qualcosa di concreto e divertente (come in questo caso). La trama pone le basi per la creazione di un'ambientazione capace di accogliere prequel e sequel. Peccato solo che, a tal proposito, non si sia fatta maggiormente la conoscenza di alcuni personaggi.

Sommario

Storia 8.5

Giocabilità 8.5

Contenuti 8.5

Grafica e sonoro 9

Voto finale

Ghostwire: Tokyo

Pro

  • Estremamente evocativo
  • Un mix sufficientemente convincente di generi
  • Combattimenti spettacolari
  • Ottimo supporto al DualSense

Contro

  • C'è chi lo troverà corto
  • Alcuni personaggi meritavano maggior approfondimento
  • Qualche calo di performance

Lorenzo Delli
Lorenzo Delli Cresciuto a "computer & biberon", si è avvicinato al mondo dell'informatica alla tenera età di 5 anni. Si occupa principalmente di news e recensioni legate al mondo del gaming (mobile e non) e dei canali Social per il network SmartWorld.
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