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Recensione HP Reverb G2: è davvero il migliore?

Lorenzo Delli -




Recensione HP Reverb G2

Nell’attuale panorama dei visori cablati per la realtà virtuale, HP Reverb G2 è probabilmente uno dei prodotti più interessanti. Il perché è presto detto: risoluzione altissima, alcune soluzioni ereditate da Valve Index e una qualità costruttiva particolarmente invidiabile. Scopriamolo insieme!

Confezione

L’elegante confezione di HP Reverb G2 comprende il visore, inserito all’interno di una protezione in tessuto, 2 controller di movimento, 1 adattatore da DisplayPort a mini-DisplayPort, l’alimentatore, 1 adattatore da USB-C a USB-A e i vari cavi. Non manca la manualistica del caso che, per una volta, è tornata utile. La porta sul visore dove collegare il cavo è nascosta talmente bene che l’abbiamo scovata proprio grazie al manuale!

Costruzione ed Ergonomia

Bisogna ammettere che probabilmente HP Reverb G2 è uno dei visori più comodi e immediati da indossare tra quelli che abbiamo avuto modo di provare. L’imbragatura nella sua interezza si poggia comodamente sulla testa dell’utilizzatore grazie ad una serie di cuscinetti posteriori e anteriori. Lo stretch nella parte superiore serve appunto a regolare la lunghezza del nastro che sta sopra a tutto. L’archetto posteriore è estendibile grazie ad un meccanismo a molla che rientra da solo calzando alla perfezione su qualsiasi testa. Ci sono comunque anche degli stretch laterali per regolare ulteriormente la lunghezza complessiva. Dalle staffe laterali scendono anche i due diffusori esterni ereditati da Valve Index, che possono essere ruotati di circa 90° sia per adattarli alla posizione delle orecchie che per rimuoverli, parzialmente, dalle orecchie stesse. Non è affatto male come soluzione, sia perché con una struttura così grande possono erogare audio avvolgente a volumi alti, sia perché non opprimono la testa e le orecchie dell’utilizzatore con altre superfici direttamente a contatto con la pelle.

Il volto poggia su una maschera frontale imbottita. Tutte le imbottiture sono rivestite in elegante tessuto grigio che donano quel tocco in più di cura a tutto il visore. Il naso invece finisce in un incavo formato da due membrane gommate mobili che si adattano a tutte le dimensioni. Questa soluzione, in accoppiata alla particolare forma della maschera, fornisce un’ottimo isolamento da fonti luminose presenti nella stanza. Non c’è quindi bisogno di spegnere le luci o chiudere avvolgibili e persiane, tutte cose tra l’altro che peggiorano il tracking dei controller. La maschera frontale rimane saldamente ancorata al visore grazie a 4 magneti. È sufficientemente facile da rimuovere, ma potete stare tranquilli che non verrà via da sola durante le sessioni di utilizzo. Il fatto che sia removibile rende la pulizia e la manutenzione del visore più semplice.

L’indossabilità di un visore è comunque un parametro estremamente soggettivo. Nel nostro caso non abbiamo avuto alcun genere di problema: estratto il Reverb dalla sua confezione lo abbiamo indossato senza problemi di alcun genere, notando anzi quanto risultasse comodo e ben saldo. Anche la gestualità con cui rimuoverlo, sollevando leggermente la parte frontale per poi sfilarlo tirando l’imbragatura posteriore, ci è parsa intuitiva. Ed è comodo da indossare anche se usate gli occhiali. Non ci sono soluzioni particolari incluse nella confezione: è semplicemente la maschera su cui poggia il viso ad avere sufficiente spazio per ospitare anche gli occhiali.

Passando alla parte frontale, ovvero al visore vero e proprio, si notano le due grandi lenti che nascondono i display di cui parleremo nei prossimi paragrafi. La distanza interpupillare è regolabile secondo tre parametri predefiniti. C’è una levetta nella parte inferiore che permette di spostare le lenti nelle 3 posizioni previste, esattamente come la più recente iterazione di Oculus Quest. Una soluzione che semplifica la costruzione ma che potrebbe non soddisfare tutti gli utenti. Ai lati della levetta si notano due piccoli fori che ospitano i microfoni. Poco sopra la lente sinistra c’è un incavo che nasconde (bene) la porta di ingresso per il cavo. Da notare che nell’imbragatura c’è un piccolo arco in plastica removibile che può essere usato per veicolare il cavo verso la parte posteriore del visore. Il cavo in totale è lungo 6 metri: 5 metri dal visore ad un piccolo scatolotto dove si collega l’alimentazione, e un altro metro dallo scatolotto fino al PC. Vi serviranno una porta DisplayPort e una USB Type-C libere per collegarlo. Nella confezione sono però inclusi gli adattatori per passare da Type-C a Type-A e da DisplayPort a mini DP. Il cavo in generale è bello grosso e ha il suo peso. Difficile dare un giudizio di quanto possa effettivamente essere d’intralcio, soprattutto dopo aver provato la libertà di utilizzo di un Oculus Quest. Ci si fa l’abitudine come tutte le cose, anche perché per il momento tutti i visori PC devono obbligatoriamente avere a che fare con il cablaggio. Il peso complessivo del visore ammonta a 550 grammi, non troppo, e in ogni caso poteva anche essere di più, ma in testa risulta bilanciato e quasi mai fastidioso. Anche questo ultimo però è un parametro soggettivo. Ad aumentarne il peso sono quasi sicuramente i diffusori laterali, capaci di erogare una discreta potenza sonora, e l’imbragatura sufficientemente sofisticata.

Molto elegante il logo HP rinnovato che si accende all’accensione del visore. Sullo scudo frontale si notano 2 delle 4 videocamere utili al tracking. Le ultime due sono distribuite sui lati. La presenza delle fotocamere fa sì che non ci sia bisogno di station esterne per il tracking. Insomma, a livello costruttivo ed ergonomico nulla sembra lasciato al caso. Anche perché HP Reverb G2 non nasce solo come visore per il gioco, ma anche come strumento di lavoro. Come tale deve risultare comodo in molte situazioni diverse di utilizzo.

Hardware

HP Reverb G2 è un visore che si appoggia ad un PC Windows. Di conseguenza la sua dotazione hardware è limitata a componenti quali i display, il sistema di tracking e quello di riproduzione audio. Come già accennato, i diffusori esterni di cui è dotato il visore sono ereditati da Valve Index, il visore di casa Steam. Peccato comunque per l’assenza di un jack audio. Nel caso la dotazione del Reverb non faccia al caso vostro, dovrete appoggiarvi a cuffie senza fili collegate direttamente al PC.

I diffusori audio non sono gli unici elementi in comune con il visore di Steam: anche le lenti, che Valve descrive come “lenti inclinate a due elementi” sono le stesse montate sull’Index. Si tratta di lenti che non sono parallele agli occhi dell’utilizzatore: sono inclinate di 5° gradi verso l’esterno per migliorare il campo visivo esterno e bilanciare quello interno. Per quanto riguarda l’appannamento? Altro parametro molto soggettivo, perché dipende dalla temperatura corporea, da quanto soffrite il caldo e anche dalla sensibilità alla motion sickness. Nel nostro caso di utilizzo, ovvero con gli occhiali sempre indosso, abbiamo riscontrato quasi sempre un po’ di appannamento durante i primi minuti di utilizzo.

  • Display: 2 LCD da 2,89″, risoluzione 2.160 x 2.160 pixel per occhio, 90 Hz
  • Lenti: Fresnel-Asferiche
  • Campo visivo: 114°
  • Regolazione distanza interpupillare: meccanica, 3 regolazioni (60, 64, 68 mm)
  • Tracking:
    • 4 videocamere
    • Architettura 6DoF
    • Area illimitata
    • Accelerometro
  • Audio:
    • Diffusori esterni da 37,5 mm
    • Risposta in frequenza: 40 Hz – 24 kHz
    • Impedenza: 6 Ohm
  • Cavo: 6 metri
  • Connettività: DisplayPort, Bluetooth
  • Dimensioni (visore): 18,6 x 8,4 x 7,5 cm
  • Peso: 0,55 kg (senza cavo)

A fare la voce grossa però sono senza dubbio i due display LCD da 2,89″ che si “nascondono” dietro le lenti. Si parla, nel complesso, di una risoluzione pari a 4.320 x 2.160, ovvero 2.160 x 2.160 pixel per occhio. Valve Index, a confronto, arriva “solo” a 1.440 x 1.600 pixel per occhio. Oculus Quest 2 invece 1.832 x 1.920 pixel per occhio. È probabilmente con le scritte che si nota di più l’avere a disposizione display a così alta risoluzione. L’effetto zanzariera è quasi un lontano ricordo. Lo screenshot sottostante pone a confronto la visualizzazione di una serie di lettere viste attraverso le lenti di un Oculus Rift S, di un Valve Index e dell’HP Reverb G2.

Da sinistra verso destra: come si vede attraverso le lenti di Oculus Rift S, Valve Index e HP Reverb G2. Tratto da THROUGH THE LENSES di Tyriel Wood. Cliccate per vedere l’immagine estesa.

Del livello di dettaglio “erogabile” dagli schermi ci se ne rende conto quasi subito anche solo osservando la riproduzione tridimensionale dei controller impugnati. Ci torneremo sull’argomento quando discuteremo del software e di Windows Mixed Reality. Il refresh rate dei due schermi è pari a 90 Hz. Un valore più che sufficiente per il momento, anche se Index si spinge a 144 Hz con una apposita modalità sperimentale. Il campo visivo è pari a 114°. La differenza con un Oculus Quest 2, che ha un FOV di 90°, la si nota, soprattutto dal fatto che la visuale complessiva assomiglia più a quella di una ellissi intera, che va dall’occhio sinistro a quello destro. Non si ha insomma l’impressione di guardare le cose da un “binocolo”, ma più da una finestra ellittica. Ci sono ancora margini di miglioramento, ma considerato che ci sono visori che fanno peggio non c’è assolutamente di che lamentarsi. Il fatto che siano display LCD rende forse i colori meno brillanti, ma se anche Oculus è passata dagli OLED del primo Quest agli LCD del Quest 2 forse un motivo c’è (anche solo per contenere i costi). La resa comunque dei colori è più che discreta: anche in un gioco estremamente colorato come Project Cars 3, le livree accesissime delle tante vetture su schermo rendono bene l’idea di ciò che stiamo osservando.

E per quanto riguarda il già citato Motion Sickness? Il refresh rate, la risoluzione e l’angolo di visione sicuramente aiutano, ma se in generale ne soffrite, ne soffrirete anche con indosso HP Reverb G2. E non è solo questione di “VR Legs”: anche da seduti si può provare una sensazione di “vertigine”, simile appunto al mal di macchina. Per chi poi si chiedesse come funziona l’accensione del visore, una volta collegato al PC e terminata la prima configurazione, un accelerometro rileva il sollevamento del visore facendo partire automaticamente Windows Mixed Reality. Intuitivo, anche se ciò si traduce anche in avvii non richiesti.

Controller

I controller per la realtà virtuale si stanno piano piano uniformando. Quelli di HP Reverb G2 vantano la classica corona superiore e una altrettanto classica impugnatura con laccetto, due grilletti (uno per il dito indice, l’altro per il medio), una piccola levetta analogica premibile e due pulsanti opzioni. La corona, molto più grande di quella vista ad esempio nei modelli di casa Oculus, “nasconde” una sorpresa: all’accensione del visore, tutta una serie di LED si accendono rendendola particolarmente scenografica. Non si tratta di una trovata estetica, anche perché mentre siete immersi in un contesto virtuale neanche ve ne accorgereste. La loro presenza serve a migliorare il tracking da parte delle 4 videocamere di cui è dotato il visore.

L’alimentazione è affidata a pile stilo AA. L’autonomia è difficile da giudicare: i LED sicuramente consumano qualcosa in più rispetto ad altri modelli di controller, ma durante le nostre prove non abbiamo avuto bisogno di sostituirle. Il peso di ognuno di essi ammonta a 167 grammi, più leggeri di quelli in dotazione ad esempio a Oculus Quest 2, anche se ben più ingombranti. In ogni caso né l’ingombro né il peso sembrano essere un problema: si tengono saldamente in mano, anche se forse sono leggermente sbilanciati in avanti. Il feedback dei pulsanti è più che discreto. I tasti azione A B X e Y emettono un clic riconoscibile; idem dicasi per i pulsanti dorsali e per le piccole levette analogiche. I due pulsanti di opzione presenti su ognuno dei due controller servono per richiamare le opzioni specifiche dell’app in esecuzione o il menu rapido di Windows. Si distinguono tra di loro visto che quello per le opzioni generiche è concavo.

Il vero problema dei controller non è da ricercarsi nel form factor o nel feedback dei pulsanti. È il tracking nell’ambiente virtuale ad essere peggiore di quello offerto da altri visori concorrenti. Ed è un vero peccato, vista la qualità generale del prodotto. Non sappiamo se la problematica derivi dalla posizione delle telecamere di Reverb G2, se dai sensori di movimento integrati all’interno dei controller stessi o da altri fattori. Sta di fatto che durante l’utilizzo, è possibile che li perdiate di vista, come se uscissero dalla vostra visuale diventando di conseguenza inutilizzabili per alcuni frangenti di secondo.

A seconda del contesto in cui intendete utilizzare il visore, potreste trovarvi anche ad utilizzare periferiche di controllo alternative. Nel caso di simulatori di volo o di guida, dove si preferiscono usare joystick o volanti, il problema ovviamente non sussiste. Per esperienze virtuali mirate ovviamente la difficoltà nel tracking dei controller diventerà in certi casi più o meno gravosa. C’è chi addirittura si è ingegnato per rendere compatibili i controller del Valve Index attraverso una mod software, controller che tra l’altro richiedono l’utilizzo di base station esterne. Finché rimanete all’interno del contesto di Windows Mixed Reality, usando ad esempio il visore per navigare tra contenuti interattivi, consultare documentari o persino usare il desktop del vostro PC davanti ad uno schermo gigantesco, non avrete grossi problemi. Con esperienze interattive più o meno concitate, veder sparire le mani del personaggio, l’arma o la rappresentazione dei controller è una discreta seccatura. Ci ripetiamo: è un vero peccato, sia per la qualità del visore che per quella dei controller.

Software

Durante la prima configurazione, o anche successivamente se ne avrete bisogno, HP Reverb G2 vi chiederà di decidere quelli che sono i confini sicuri di utilizzo del visore. Particolare il fatto che dovrete portare fisicamente a spasso per la stanza il visore per definire i confini virtuali. Ad ogni accensione, per calibrarsi, dovrete poi guardare in basso, a destra e a sinistra.

In ogni caso, la configurazione richiede davvero poco tempo. Alla fine il visore è progettato per integrarsi con Windows, lanciando ad ogni avvio Windows Mixed Reality. Quest’ultimo altro non è che un gigantesco hub con varie scorciatoie. Vi servirà per accedere a varie demo, utili anche a muovere i primi passi nel mondo VR, o anche a strumenti come quello per l’acquisto di contenuti multimediali 3D da godersi comodamente seduti in un cinema virtuale. Forse è un po’ dispersivo, ma sufficientemente accogliente. Per i neofiti della realtà virtuale può risultare piacevole da esplorare. Peccato che con le levette analogiche non si possa simulare la camminata: dovete essere voi a muovervi fisicamente, il che, considerato il cavo di 6 metri e gli eventuali ostacoli fisici dell’ambiente domestico, può rivelarsi un problema. Si può ovviamente usare il classico teletrasporto, uno degli espedienti più utilizzati anche nelle varie esperienze in realtà virtuale. Si mira ad un punto e ci si sposta immediatamente lì. Viene sfruttato anche un altro espediente: il restringimento momentaneo del campo visivo, utile a ridurre l’eventuale motion sickness.

Comunque sia, il tasto Windows presente su entrambi i controller vi permette di chiamare il pannello con tutta una serie di opzioni rapide, tra cui quella per l’apertura del desktop. Molto comoda la presenza di scorciatoie adibite alla realizzazione di immagini e video, oltre a quelle per la regolazione del volume, del microfono e altre. Nel caso servisse un’ulteriore dimostrazione della qualità dei display di cui è dotato HP Reverb G2, è sufficiente aprire proprio il desktop e mettersi a “lavorare” come se aveste di fronte il vostro monitor classico. È tutto perfettamente leggibile, e con un po’ di esperienza potreste persino mettervi a manovrare il tutto con mouse e tastiera comodamente seduti.

Ovviamente se avete intenzione di acquistare HP Reverb G2 per giocare la prima cosa da fare è installare Steam VR. Almeno nel nostro caso però abbiamo riscontrato diversi problemi. All’avvio, Steam VR non riesce a tenere stabile l’immagine: basta muovere la testa per vedere lo schermo flickerare violentemente, rendendo il tutto instabile e completamente inutilizzabile. Dopo svariate prove e qualche ricerca su Reddit, abbiamo scoperto che è “sufficiente” ridurre la risoluzione di Steam VR del 50% e disattivare l’opzione “Advanced Supersampling Filter”. L’altro problema è arrivarci a modificare tali impostazioni! Proprio per via dell’instabilità dell’avvio del software, arrivare anche solo alla home di Steam VR e mettere mano a quelle impostazioni è stato piuttosto complicato.

Una volta riusciti, la strada, fortunatamente, è in discesa. Si può anche optare per disattivare del tutto la simulazione dell’ambiente domestico (ridondante, visto che c’è già Windows Mixed Reality) e servirsi di un apposito pannello da cui avviare i giochi. Per quanto riguarda le performance dei vari giochi, quello dipende interamente dall’hardware che avete a disposizione. I nostri test sono stati effettuati su un ASUS GS30 dotato di scheda video NVIDIA GeForce RTX 3070, sufficientemente recente insomma da non avere difficoltà con praticamente nessuna esperienza in realtà virtuale. In ogni caso, la qualità visiva del visore già descritta precedentemente si fa sentire eccome. L’angolo di visione, la risoluzione del display e anche l’alta qualità dei diffusori audio contribuiranno a

Prezzo

Ha poco senso a questo punto parlare di prezzo di listino. Su Amazon potete attualmente recuperarlo ad una cifra che si aggira intorno ai 750€, comprensivo di controller. Quello che vi stiamo linkando qui è venduto e spedito da Amazon. C’è chi nei commenti dice di non aver ricevuto i controller, ma si tratta probabilmente delle review mescolate con la versione del visore senza controller.

In definitiva il prezzo non è così malvagio. Un Valve Index comprensivo di station esterne e controller viene a costarvi 1.079€. L’alternativa di HTC potrebbe costarvi comunque di più, e Rift S in questo momento è più difficile da trovare. L’alternativa economica è Oculus Quest 2, ma avrete comunque per le mani un prodotto ben diverso.

Foto

Giudizio Finale

HP Reverb G2

8.5

HP Reverb G2

HP Reverb G2 è davvero il migliore? Se dovessimo valutare solo il visore, probabilmente sì. È comodo da indossare, vanta dei display ad altissima risoluzione, una soluzione audio funzionale e la qualità costruttiva è davvero al top. Anche la fattura dei controller non sarebbe affatto malvagia, peccato però che il tracking degli stessi abbia qualche problema di troppo. Inoltre nel nostro caso (e anche in quello di tanti altri utilizzatori), abbiamo riscontrato dei problemi con Steam VR. In questo momento comunque, per rapporto qualità prezzo, è probabilmente una delle scelte più logiche per godersi la realtà virtuale su PC Windows.

di Lorenzo Delli
Pro
  • Qualità costruttiva al top
  • Comodità
  • Risoluzione e FOV
  • Diffusori audio
Contro
  • Tracking dei controller
  • Manca jack audio
  • Possibili problemi software

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