Recensione Lost in Random: un'altra vittoria per EA Originals

Dopo il successo di It Takes Two, EA Originals propone Lost in Random. E no, il voto di questa recensione non è stato decretato casualmente con un dado.
Recensione Lost in Random: un'altra vittoria per EA Originals
Giorgio Palmieri
Giorgio Palmieri

Non sono una persona apprensiva, ma l'incertezza è una bestia comune e prima o poi va affrontata. Controllarla è impossibile, eppure ogni giorno cerchiamo di tenerla a bada con le nostre scelte. Ma se il vostro futuro fosse definito da un lancio di un dado? Ecco la recensione di Lost in Random.

PRO

  • Contesto originale e affascinante
  • Stile artistico adorabile
  • Buon sistema di combattimento…

CONTRO

  • … che si appiattisce nella seconda metà
  • Esplorazione migliorabile
  • I PNG si ripetono troppo spesso

Scheda videogioco

  • Publisher Electronic Arts (EA Originals)
  • Sviluppatore Zoink
  • Genere Avventura
  • Numero giocatori Giocatore Singolo
  • Lingua Italiano
  • Disponibile su

Storia

Quando un bambino compie dodici anni, la regina di Alea gli fa visita per concedergli il lancio di un dado, il cui numero decreterà in quale dei sei territori del regno passerà il resto dei suoi giorni. La sorte sembra aver sorriso a Odd, sorella di Even, che, con un lancio da sei, si è prenotata un viaggio di sola andata per Sest'Incanto, il distretto più ricco di Alea, direttamente al fianco della regina.

Even però non se la beve: c'era qualcosa che non andava nel dado, come se una forza esterna avesse modificato l'esito. L'idea poi che sua sorella viva in simbiosi con la regina, quella stessa, malvagia matrona che ha reso poveri e bistrattati i cinque distretti dietro Sest'incanto, non le va proprio a genio.

L'avventura ha dunque come protagonista Even, una ragazzina che partirà alla ricerca di Odd, in un viaggio che attraversa tutti e sei i distretti di Alea, da Primagora (numero uno) a Borgodoppio (numero due), fino a Sest'incanto (numero sei).

La storia si configura come una fiaba agrodolce, tetra, con un narratore onnipresente sullo sfondo e tanti, tantissimi personaggi con cui parlare e scoprire maggiori dettagli sull'universo disegnato dagli artisti di Zoink che, pur strizzando l'occhio all'estetica a là Tim Burton, riesce a raccontare un contesto originale e ben congegnato.

Ho amato la struttura del regno di Alea e come ogni cosa non sia lasciata al caso. Per dire, gli abitanti di Borgodoppio sono ossessionati dal numero due e ce ne sono alcuni che soffrono di doppia personalità, ed è uno spasso sentirli parlare. Anche un argomento apparentemente banale come le spedizioni tra distretti viene trattato con cura, a dimostrazione dell'attenzione riversata nella stesura dell'universo. Ci sono dialoghi a scelta multipla che non modificano la storia ma vi consentono di approfondirla.

Ciò detto, proprio i dialoghi soffrono un po' di verbosità, e di personalità ce ne sono anche troppe, tanto è vero che avrei preferito che l'attenzione si fosse soffermata su alcuni riuscitissimi personaggi (bellissimi il Sindaco di Borgodoppio e la sua nemesi, Ocadnis), che purtroppo hanno poco spazio. Un plauso, però, va alla localizzazione testuale in italiano, visto che ogni elemento è stato tradotto ricreando e ripensando i giochi di parole originali.

Giocabilità

Se agli inizi Even può contare solo sulla sua fionda, dopo poco tempo farà amicizia con Dicey, l'unico dado rimasto ancora in vita e a cui è affidato un antico potere, quello di poter evocare delle potenti carte in campo. Il sistema di combattimento quindi mescola queste con un'azione in tempo reale, mettendo sul piatto un miscuglio davvero riuscito, che alterna una piccola parte strategia a canoniche battaglie caratterizzate da colpi leggeri, caricati e schivate.

Le lotte prendono vita in arene delimitate dove il giocatore deve evitare i colpi o sparare sui cristalli che si generano sui nemici, per fare in modo che si creino dei cubi azzurri, grazie a cui sarà possibile scagliare il dado: durante questo momento, il tempo si fermerà e potrete evocare le carte desiderate. Ognuna ha un costo in token, e la quantità di token è definita dal numero apparso sul dado. Ci sono vari tipi di carte: spade, archi, lance, ma anche trappole, torrette, elisir curativi e altre ancora.

L'esplorazione prevede invece fasi lineari senza salti, che dipende anche troppo dalle tante giare piazzate in vari punti dello scenario, la cui distruzione vi ricompensa con una manciata di monete: queste possono essere spese, fondamentalmente, per acquistare nuove carte. Il design delle mappe risulta spesso labirintico e forse avrebbe beneficiato di una maggiore condensazione.

Contenuti

L'avventura può essere completata in circa 10/12 ore, a seconda del vostro desiderio di completare anche le missioni secondarie. Non ce ne sono molte, ma sono ben integrate ed il quantitativo è giusto: ricompensano con monete e carte extra. L'offerta purtroppo non contiene modalità aggiuntive e, una volta conclusa la storia, dovrete necessariamente ricominciare il gioco, perché non sarà possibile tornare indietro.

Progressione

I problemi di Lost in Random sono percepibili nella seconda metà, quando ci si accorge che il sistema di combattimento stenta ad evolversi. Il numero di carte è discreto (circa 70) ma non fornisce sufficienti combinazioni degne, perché alcune sono semplicemente poco utili. Tra queste spiccano le torrette, i cui proiettili infliggono danno anche alla protagonista, rendendole di fatto troppo rischiose. Il mazzo può ospitare un massimo di 15 carte per volta e riempirsi di armi è sempre la scelta giusta, anche perché la varietà di nemici è scarna. Ci pensano i giochi da tavola ad aggiungere un po' di pepe alla minestra: non voglio anticiparvi nulla, ma è una bella trovata che modifica le regole delle arene e riesce a valorizzare un sistema di combattimento purtroppo limitato dal bilanciamento non ottimale delle carte.

Grafica

Una dei punti di forza di Lost in Random è la sua direzione artistica dal sapore gotico, che sa essere grottesco e affascinante allo stesso tempo. L'ispirazione è evidente, eppure è innegabile che abbia una sua personalità, alimentata dall'ottima scrittura, che non risparmia affatto battute sagaci. I distretti godono di palette cromatiche azzeccate (anche se alle volte si abusa troppo del viola e del marrone) che le distinguono abbastanza bene l'uno dall'altro.

Purtroppo i personaggi che popolano Alea hanno un'estetica ripetuta, e non è raro vedere le stesse identiche creature in distretti diversi. Il riciclo è evidente e troppo palese, e avrebbe semplicemente beneficiato di un maggior numero di modelli (o di un minor numero di personaggi con cui poter interagire). Il test è stato effettuato su PS5, dove Lost in Random gira a 60 fps e mira ai 4K: peccato non ci sia il supporto al DualSense.

Sonoro

Si respira Medievil nelle ottime musiche di Lost in Random, che sono a cura di Blake Robinson Synthetic Orchestra. Svolgono un buon lavoro di accompagnamento, così come il doppiaggio, su cui però ho qualche riserva. Even parla poco (nei dialoghi a scelta multipla, Even non è doppiata) e l'attrice che la interpreta talvolta mi è parsa esagerata nell'intonazione. I suoni dell'effettistica, dalle creature alle armi, sono invece di qualità.

Prezzo

Lost in Random arriva nei negozi nel solo formato digitale al prezzo di 29€, una cifra giusta per il tipo di produzione.

Giudizio Finale

Lost in Random

Lost in Random è un'avventura originale, a cui piace sperimentare e snocciolare il suo universo gotico. Al netto dei limiti, la storia della ragazzina e del suo dado saprà rapirvi con tutti i suoi assurdi personaggi. Peccato per la poca profondità del divertente sistema di combattimento, che si spera venga espanso in un eventuale seguito.

Sommario

Storia 8

Giocabilità 8

Contenuti 8

Progressione 7

Grafica 7.5

Sonoro 8

Prezzo 8

Voto finale

Lost in Random

Pro

  • Contesto originale e affascinante
  • Stile artistico adorabile
  • Buon sistema di combattimento…

Contro

  • … che si appiattisce nella seconda metà
  • Esplorazione migliorabile
  • I PNG si ripetono troppo spesso

Giorgio Palmieri
Giorgio Palmieri Ama scrivere di videogiochi ed è anche particolarmente bello. Almeno, così dice sua madre.

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