9.5

Recensione MacBook Air con Apple Silicon M1: una pietra miliare (foto e video)

Nicola Ligas -




Recensione MacBook Air M1

L’avvento dei primi MacBook con Apple Silicon era stato anticipato diversi mesi fa, e nel frattempo si sono avvicendati vari rumor al riguardo, ma nessuno aveva previsto la rivoluzione che avrebbero rappresentato. Sì, perché il nuovo MacBook Air in particolare, grazie proprio al chip M1, è una macchina imparagonabile con i modelli passati, e per di più costa anche di meno. Mentre Intel e AMD sono occupate a bisticciarsi il trono dell’architettura x86, Apple tira uno schiaffone ad entrambe (soprattutto ad Intel, sua ormai ex partner), e rivendica di diritto al supremazia di ARM.

LEGGI ANCHE: I migliori notebook in commercio

8.0

Costruzione

Esteticamente parlando, non è cambiato praticamente niente. Da una parte c’è poco da obiettare circa la qualità costruttiva del MacBook Air. Solido, robusto, curato in ogni dettaglio. Certo è che con le sue cornici ormai un po’ troppo pronunciate, per i canoni odierni, e con il suo peso di 1,3 Kg, chiamarlo “air” è un po’ un retaggio del passato; tanto più se consideriamo che il MacBook Pro 13 ha stessa larghezza ed altezza, e spesso paragonabile, e pesa solo 100 grammi di più.

Le porte USB-C sono sempre 2, ma questa volta rispettano le specifiche USB4 (da non confondere con la Thunderbolt 4). Sul fianco opposto troviamo il jack audio. Purtroppo questo significa che, molto probabilmente, prima o poi un dongle vi servirà, ma questo non è più solo colpa di Apple ormai, quanto dei produttori di accessori, che ancora oggi si ostinano a non impiegare sempre una porta Type-C laddove potrebbero.

Apple questa volta si è concentrata sulla parte interna, la prossima volta dovrà però fare qualcosa anche su quella esterna, per rimanere al passo coi tempi.

8.5

Tastiera e touchpad

Anche in questo caso non c’è nulla di nuovo rispetto al precedente MacBook Air. Abbiamo la tastiera Magic Keyboard, che possiamo considerare come il gold standard delle tastiere a membrana. Cliccosa ma non troppo, con un feedback uniforme e sensibile, anche se non dei più piacevoli, né dal punto di vista sonoro né da quello tattile. È però molto veloce: complice anche la solidità del MacBook, e la breve corsa dei tasti, in poco tempo ci volerete sopra.

Retroilluminazione impeccabile, regolabile su 16 livelli, niente touchbar (ma onestamente non ne ho mai sentito la mancanza), ed ora con alcuni toggle diversi da prima, in particolare quello per avviare la dettatura vocale, che funziona decisamente bene e che così è più a portata di mano (anche se se n’è andata appunto la regolazione manuale della retroilluminazione) e per attivare la modalità non disturbare (utilissimo).

La granitica base d’appoggio è la ciliegina sulla torta che rende questa tastiera adatta un po’ a chiunque, pur non essendo in assoluto la migliore esperienza di digitazione che abbiamo provato su un notebook.

Sul trackpad c’è invece ben poco da dire: il migliore nell’hardware, frenato solo da un parco-gesture immutato da anni. Per fortuna di programmi adatti a personalizzarle ce ne sono in abbondanza (qualcuno ha detto: better touch tool?).

9.5

Hardware e benchmark

Il voto di questo paragrafo è un po’ una provocazione, anche perché la concorrenza non ha nulla di davvero paragonabile a questo MacBook Air, ma al contempo è un tributo che Apple merita. È riuscita in un colpo solo a rivoluzionare un’intero settore che da anni era stagnante e l’ha fatto in un modo tale che non sarà affatto facile per la concorrenza colmare il divario a breve. E pensate che il modello che abbiamo in prova è il base dei nuovi Air e più in generale di tutti i dispositivi con Apple Silicon M1.

  • Schermo: 13,3” IPS (2.560 × 1.600 pixel, 227 ppi, 16:10), 400 nit
  • CPU: Apple Silicon M1 con 7 core grafici
  • RAM: 8 GB
  • Memoria interna: 256 GB
  • Webcam: 720p@30fps
  • Connettività wireless: Wi-Fi ax, Bluetooth 5.0
  • Porte: 2x Thunderbolt 3, jack audio
  • Batteria: 50 Wh (caricabatterie da 30W)
  • Peso: 1.270 grammi
  • OS: macOS 11.0.1 Big Sur

Apple M1 è un chip che finora non ha precedenti, e proprio per questo motivo si paragona male a tutto il resto. Fatto sta che i suoi punteggi nei benchmark sono stellari, soprattutto se considerate che è una macchina fanless.

Cinebench R23 segna 1.500 punti in single-core e 7.500 punti in multi-core. Entrambi i valori sono ottenuti a riposo, con il PC “freddo”. Prolungando i test, il punteggio single-core non varia, ma interviene un po’ di inevitabile throttling nel multi-core, che dopo oltre un’ora di ripetizione del benchmark scende intorno ai 6.000 punti, dove poi rimane anche continuando più a lungo i test.

Tutto ciò a fronte di una temperature superficiali sempre contenuta, che nella parte superiore non va oltre i 40° (al centro, nella parte alta della tastiera), ed è appena superiore nel lato inferiore. Siamo ben lontani però sia dal precedente Air, che dalla maggior parte dei portatili di questo tipo, che diventano ben più caldi.

Il consumo massimo che abbiamo registrato, durante il test multi-core, è di circa 16W sul package, mentre le frequenze di clock dei 4 core ad alte prestazioni arrivano al massimo a 3,2 GHz durante il primo round di test, per poi calare intorno a 2,2/2,3 GHz a causa del throttling, con un conseguente calo anche dei consumi, che non vanno oltre i 9-10W. Nel frattempo i 4 core a massima efficienza sono inchiodati su 2.064 MHz, che è la loro frequenza massima: questo per ribadire che, in caso di necessità, M1 è un “vero” octa-core, cioè con tutti ed 8 i core che lavorano assieme.

Questo spiega sia la buona autonomia anche sotto stress (durante l’ordinaria navigazione l’assorbimento è di 1-2 Watt, mentre in condizioni di riposo – ma anche con diverse app aperte – siamo intorno ai 100-200 mW, il che è altrettanto straordinario), sia le temperature contenute, perché comunque non si superano mai gli 80° sul package (a livello della scocca del MacBook non oltre i 40°).

Abbiamo eseguito le stesse prove su un MacBook Pro 16 con i9-9980HK, Radeon Pro 5500M e 32 GB di RAM che ha ottenuto 1.100 punti in single-core ed 8.800 in multi-core, giusto per mettere le cose in prospettiva. Questo conferma valori single-core da primato per il nuovo MacBook Air, e punteggio multi-core che si avvicina a quello di un modello top e con il quadruplo della RAM ed una scheda video dedicata. Attenzione però, perché come abbiamo già fatto notare l’assenza di raffreddamento attivo nell’Air si fa sentire alla lunga.

GeekBench 5: 1.730 single-core, 7.330 multi-core, in media. Anche GeekBench conferma che in single-core abbiamo valori al vertice e non facilmente superabili. Nel multi-core non sono punteggi imbattibili in senso assoluto, ma il punto è anche “cosa” ci voglia per fare di meglio. Un i9-10950HK o un Ryzen 9 4900HS sono superiori, ma hanno un TDP di 45 e 35 Watt rispettivamente, e sotto stress consumano anche molto di più, e si trovano in portatili gaming o workstation mobili. MacBook Air è una macchina fanless, che non va oltre i 20W sotto carico, sottile e leggera: sarebbe anche assurdo paragonarli, eppure i loro punteggi sono così prossimi da poterlo fare.

Tutto ciò senza considerare un fatto importante, cioè che M1 non è una semplice CPU, è più un System on Chip, come quelli degli iPhone del resto (e degli smartphone in generale), dai quali è derivato. Come illustra l’immagine qui sopra, questo significa che oltre a CPU e GPU, M1 integra molti altri componenti, che lo aiutano in vari compiti e che possono essere determinanti. Tra i tanti elementi sottolineiamo il Neural Engine a 16 core, che se sfruttato a dovere dalle applicazioni può dare ad M1 un netto vantaggio anche rispetto a chip sulla carta molto più potenti, e la “RAM pool“, una memoria unificata condivisa ed integrata direttamente sul SoC stesso, abbattendo così i tempi di accesso rispetto alle soluzioni tradizionali.

Anche Intel è arrivata a questa stessa conclusione, cioè che le moderne CPU non possano più essere semplici unità di calcolo, e difatti nel lancio dei Tiger Lake ha insistito molto sulle “performance reali”, più che sui numeri dei benchmark (cosa che del resto ha fatto anche Apple). Peccato che al momento l’ago della bilancia penda decisamente verso l’implementazione della casa di Cupertino (avete visto la prova dello ZenBook Flip S e del VivoBook S15?), che oltre tutto riesce ad ottenere questi valori con un consumo assai ridotto rispetto alle soluzioni concorrenti.

Mettiamo però da parte il discorso SoC, sul quale torneremo con esempi più pratici a breve. Riguardo il resto dell’hardware ci sono infatti un paio di osservazioni da fare.

Anzitutto la webcam è sempre 720p. La qualità delle riprese è migliorata grazie all’elaborazione tramite l’ISP di M1, ma per quanto ci possano essere un migliore bilanciamento del bianco e toni più morbidi sulla pelle, una webcam in full HD è quello che avremmo voluto. Inoltre dovrete essere davvero ben illuminati se vorrete usare a pieno la webcam, perché altrimenti il rumore diventerà nettamente visibile. Diciamo che rispetto al passato è anche un passo avanti, ma non così tanto come auspicabile di questi tempi, nei quali tutti hanno (ri)scoperto l’importanza delle video chiamate.

Due USB-C inoltre continuano a stare un po’ strette (anche in senso letterale: sono molto vicine, e due accessori un po’ sporgenti potrebbero darsi noia a vicenda).

Ottima invece la connettività, non solo per la presenza di Wi-Fi 6 e Bluetooth 5, ma perché funzionano bene. A casa ho una fibra FTTH, e negli speed test fatti arrivo vicino ai 600 Mbps in download, anche a 2 muri di distanza dal router, laddove altri portatili Wi-Fi 6, nella stessa posizione, vanno decisamente più lenti.

8.5

Schermo

Il display è la solita piacevole conferma, nel senso che sostanzialmente è lo stesso di prima. LED da 13,3″ in 16:10, IPS con risoluzione nativa di 2.560 × 1.600 pixel. Questa volta arriva la piena copertura allo spettro DCI-P3, mentre la luminosità massima, secondo Apple, è intorno ai 400 nit (un po’ meno, secondo le nostre misurazioni).

Nonostante la finitura lucida, c’è un discreto rivestimento antiriflesso, che aiuta nella lettura all’aperto, anche se in presenza di una forte luce diretta avrete comunque dei fastidi. (Vi ricordiamo che il nuovo MacBook Pro 13 con SoC M1 ha invece una luminosità di 500 nit.)

Come già osservato in precedenza, l’elemento più stonato sono ormai le cornici, che lascerebbero lo spazio per un 14” senza cambiare l’impronta complessiva del notebook. Già, proprio il fantomatico MacBook 14 del quale sembrano essersi perse le tracce.

Manca il supporto al touch screen, che in molti hanno lamentato in seguito all’arrivo delle app iOS. Per il momento non lo considero una pecca importante, ma a seconda di come si evolverà il software potrebbe diventarlo in futuro. Personalmente però, non credo sarà quella la direzione nella quale vorrà muoversi Apple (il che significa che lo farà a breve).

9.0

Autonomia

La batteria resta da 50 Wh ma l’autonomia è praticamente raddoppiata nella maggior parte degli utilizzi. Fintanto che utilizzerete i 4 core a risparmio energetico, faticherete a vedere l’indicatore della batteria scendere. Navigando con una quindicina di schede aperte, ma senza video o altro in background, e con una luminosità di circa il 25%, ho visto la batteria calare del 5% l’ora, perché i consumi sul package sono nell’ordine di 2-3 Watt al più. Sì, le famose 15 ore di navigazione di cui parla Apple sono reali, a patto appunto di non appesantire troppo il sistema (ovviamente dipende anche dal browser impiegato: Safari è il top, ma anche il nuovo Chrome per M1 è incredibilmente parsimonioso e non lontano da questi valori).

Anche sotto stress comunque, la batteria non cala così vistosamente come in passato: circa il 14% ogni mezz’ora di Cinebench R23, ovvero circa 3 ore e mezzo sotto carico. La giornata lavorativa è praticamente impossibile non portarla a casa, a meno che non la passiate appunto a fare benchmark/rendering e affini. Mediamente, con il mio flusso di lavoro, fatto da tanta navigazione, chat ed un po’ di photo editing, sono sempre arrivato almeno a 10 ore, ma superarle non è certo impossibile.

Se dovessi fare un appunto, sarebbe al più sulla velocità di ricarica. Ci vogliono più di 2 ore per fare il pieno, con la macchina a riposo. Se la userete intensamente, il tempo necessario potrebbe anche raddoppiare. Del resto l’alimentatore è da 30 Watt, ha il vantaggio di essere piccolo e leggero, e lo svantaggio di essere appena poco più di quel che ci vuole per non far scaricare il MacBook se sotto stress. Il lato positivo è che, una volta carico, ci andrete avanti tutto il giorno, e volendo anche di più.

Sempre per dovere di cronaca, il MacBook Pro 13 con M1 ha un alimentatore da 61 Watt (compatibile anche con l’Air), pertanto mi aspetto tempi di ricarica assai più rapidi su quest’ultimo (che però ha una batteria lievemente più grande).

10.0

Esperienza d'uso

Apple aveva ragione: il nuovo Air è davvero X volte più veloce del modello precedente (3,5x CPU, 6x GPU, 15x machine learning sono i valori ufficiali, ma è difficile confermarli esattamente) e lo è su tutta la linea ed in modo così netto, che l’esperienza d’uso di adesso è radicalmente diversa dal passato.

Fino alla generazione precedente infatti, MacBook Air era “il MacBook per tutti” semplicemente per un fatto di prezzo. Era il MacBook più economico, quello consigliato ai più, proprio perché spendevi meno e avevi comunque l’esperienza macOS che per molti fa la differenza. Ed a meno che tu non fossi un “professionista”, MacBook Air era “abbastanza”. Adesso invece è molto, molto di più.

Come abbiamo già visto, i suoi punteggi nei benchmark sono eccezionali: non al vertice assoluto, ma dobbiamo scomodare CPU molto potenti, energivore e dalle ventole rumorose per superarlo. Ma la cosa più notevole è che, anche accantonando i benchmark, l’esperienza pratica è addirittura superiore.

Le applicazioni si avviano tutte in tempi rapidissimi, superiori ad ogni altro notebook che gli abbiamo messo a fianco, anche quelle eseguite tramite Rosetta 2 (ne parleremo a breve). Potete lanciarne tranquillamente a decine, senza alcun problema, tanto che mi sono divertito a farlo solo per il gusto di vedere fin dove potessi spingermi. Dopo aver avviato la bellezza di 25 applicazioni, tra le quali Premiere, 2 istanze di Photoshop (nativa e non), Chrome, Safari, Pages, Numbers e Keynote, e dopo aver messo in riproduzione full screen 15 video in 4K su YouTube, il sistema era ancora fluido e riuscivo a passare da una schermata all’altra in modo quasi istantaneo (vi ricordo gli 8 GB di RAM); giusto qualche scatto ogni tanto tra un video ed il successivo, ma niente di irrecuperabile. Per mettere davvero in crisi il sistema ho dovuto avviare uno screen recording di tutto questo, e allora sì, i rallentamenti sono diventati tali da renderlo inusabile (ma non si è comunque bloccato, né ci sono stati arresti anomali).

I processori x86 hanno solitamente un andamento della potenza che potremmo definire parabolico. In modo molto generico, se sottoposti ad un carico di lavoro intenso, partono dal base clock, salgono fino alla massima frequenza di turbo disponibile, e dopo qualche secondo (un trentina, nella migliore delle ipotesi) iniziano a scalare il clock fino a trovare quell’ideale punto di equilibrio tra prestazioni e temperatura. Quando il carico si interrompe, tornano “a riposo”. Questo può ovviamente variare molto a seconda di tanti fattori, ma in linea di massima, che si tratti di Intel, AMD o chi per loro, l’andamento è questo, ed utilizzando un PC x86 vi accorgerete di questo comportamento che potremmo definire “a marce”.

Apple Silicon M1 è invece lineare: dà il massimo, subito. Che si tratti dei core ad alte performance o di quelli più parsimoniosi non cambia (ovviamente influisce sull’autonomia, ma non in modo così incisivo come sugli x86). Se poi lo terrete sotto carico a lungo, lì sì subentra il thermal throttling di cui abbiamo parlato prima. Ma in linea di massima avrete una macchina più costante nel rendimento. Se ci pensate bene, è esattamente quello che accade sul vostro smartphone, e sinceramente è bello ritrovare questa esperienza anche su desktop.

Prima, parlando di CineBench, abbiamo affiancato MacBook Air con Apple Silicon M1 ad un MacBook Pro 16 con Intel i9-9980HK, e quest’ultimo risultava vincitore nei test multi-core. Avviando Adobe Premiere Pro ed esportando lo stesso video su entrambi, il risultato è ribaltato: 14 minuti per l’Air, circa 24 per il Pro. 10 minuti in meno! E sia chiaro che Premiere girava appunto grazie a Rosetta: non esiste ancora l’app universale per M1, quindi le sue performance non potranno che migliorare in futuro. Il perché di un tale distacco non è da imputarsi tanto alla CPU, quanto al video encoder di M1, che se sfruttato a dovere fa la differenza, anche contro un avversario che sulla carta dovrebbe essere più potente.

Va da sé infatti che utilizzando app native, come quelle di Apple, le prestazioni siano al massimo, infatti su Final Cut Pro X si parla addirittura di editing in 8K, una cosa assolutamente impensabile nella generazione precedente (ma questo vale proprio in generale per il montaggio video sul vecchio Air, a qualsiasi risoluzione).

E di esempi simili ormai ne trovate a bizzeffe in rete: è impossibile coprire ogni caso d’uso ed ogni applicativo che ci sia, ma vi possiamo assicurare che in molti casi le performance esibite da questo MacBook Air, che è tra l’altro la versione base, con 7 core grafici anziché 8 e con soli 8 GB di RAM, sono niente meno che stupefacenti. Questo perché, come già accennato, M1 è un SoC, un insieme di componenti che vanno al di là della sola CPU, e che contribuiscono a snellire il carico su quest’ultima (se il programma in esecuzione è in grado di sfruttarlo).

E poi una menzione d’onore spetta senz’altro a Rosetta 2, che ha risolto il problema dell’emulazione di tutti quei software non universali… senza ricorrere all’emulazione. Rosetta 2 è infatti più un traduttore che un emulatore, e la differenza pratica si vede eccome. Al primo passaggio, Rosetta 2 analizza il codice e lo traduce da x86 ad m1 (detto alla buona); al termine salva questo codice tradotto, e dal lancio successivo in poi fa riferimento solo a quest’ultimo, senza più considerare quello originale (ovviamente, se il software fosse aggiornato verrà ripetuto il primo passaggio).

Non c’è alcun lavoro a runtime quindi, che sottrarrebbe risorse preziose al sistema: è tutto eseguito in anticipo, e l’unico handicap che può esserci è che comunque il codice così tradotto non sarà al pari con quello scritto espressamente per architettura ARM.

Sia chiaro però che nemmeno Rosetta 2 è impeccabile. In alcuni casi abbiamo infatti avuto dei problemi (Edge crasha abbastanza spesso, Steam o l’Epic Games Store sono tutto fuorché veloci e stabili – si potrebbe dire che non lo siano a priori, ma lasciamo stare questo discorso). In generale, nel tradurre i software per x86 scritti con Xcode, Rosetta 2 è comunque particolarmente efficiente, e questi sono la maggioranza. Negli altri casi sono più probabili possibili problemi.

Ed in tutto ciò non abbiamo ancora parlato della grafica, che per quanto sia integrata e non discreta, permette comunque di togliersi qualche sfizio giocando. Rise of the Tomb Raider gira molto bene, intorno ai 30 fps stabili, con dettagli medi, in 1460 x 1080, Fortnite è inchiodato a 60 fps con dettagli medi; ed entrambi questi sono esempi pessimi, perché nessuno dei due è nemmeno lontanamente ottimizzato per M1. Steam, dal quale ho preso Tomb Raider, è anche una delle app che girano peggio, e Fortnite… bè, non occorre che vi ricordi la vicenda Epic-Apple, no?

E poi ci sono le app per iPhone/iPad, che ora si possono tranquillamente installare dallo store (qualora disponibili). Il loro funzionamento è impeccabile, perché non c’è alcuna traduzione/adattamento da fare, ma ci sono comunque delle cose da sapere.

Anzitutto non troverete sull’App Store tutte le app di iPad ed iPhone. Questo perché gli sviluppatori possono scegliere di non renderle disponibili, ed in molti l’hanno fatto. Niente WhatsApp, Instagram, Facebook o Netflix: i contenuti più in voga sembrano essere i giochi (mai giocato ad Among Us! su un MacBook?), ma anche lì non aspettatevi di trovarli tutti.

Secondo di poi c’è il problema dei controlli. Il MacBook non è touch (e secondo me non è detto che ci stiamo dirigendo in quella direzione, ma questo è un discorso troppo lungo per sviscerarlo adesso – NdR), le app per iPhone/iPad sì. Come potete vedere dallo screenshot qui sopra, ci sono delle alternative per ovviare alla mancanza del touchscreen, ma la loro efficacia ed immediatezza non è paragonabile a quelle originali.

Infine, le app per iPhone/iPad vanno in finestra e non full screen (alcune sì, ma dalla mia esperienza sono la netta minoranza). Al massimo le potete commutare tra una visuale portrait o landscape, ma nella maggior parte dei casi non andranno a pieno schermo. Nemmeno le app di streaming, come per esempio RaiPlay, mettono full screen il player, il che in effetti è deprecabile. In generale però, meglio avere delle proporzioni consistenti, piuttosto che stretchare a pieno schermo un’app che non sia stata pensata per quelle dimensioni e quel rapporto di forma, e che potrebbe quindi esibire dei comportamenti anomali.

In generale insomma, per tutti i motivi appena elencati, il supporto alle app per iPad/iPhone non è ancora da considerarsi una killer feature. Potrebbe diventarlo tra qualche tempo, se gli sviluppatori adatteranno meglio le proprie app e le porteranno sullo store, ma per adesso la situazione è questa. È comunque un’esperienza più consistente rispetto alle app Android sui Chromebook: lì non saprete mai se un’app funzionerà bene o no, sui MacBook almeno avrete la certezza che le applicazioni presenti non daranno problemi.

Un’altra banalità che mi è venuta in mente ora perché l’ho appena verificato: il cambio di risoluzione è istantaneo. Solitamente, in un sistema con grafica Intel, quando cambiate risoluzione ci sono sempre quei 2 secondi di incertezza in cui lo schermo diventa nero, e poi le app si ridimensionano; addirittura Windows vi dice di riavviarle perché potrebbero non funzionare correttamente. Su MacBook Air con M1 il cambio di risoluzione è questione di un clic. E questo è notevole non tanto perché passerete le giornate a cambiare risoluzione al vostro display, ma perché fa capire quanto l’esperienza d’uso sia smussata di ogni angolo e quanto l’integrazione di M1 con Big Sur sia profonda.

Avete mai provato a lavorare a lungo con un notebook sulle ginocchia? Diventava troppo caldo o comunque vi dava fastidio? MacBook Air M1 è irreprensibile anche da quel punto di vista. L’instant-on? Qui è davvero istantaneo. Non ho mai visto il monitor spento, perché ogni volta che rialzavo lo schermo questo era già acceso e pronto al login prima che lo avessi sollevato del tutto. L’audio? Buono, sia in ascolto che in registrazione. Non il migliore che ci sia sui MacBook, ma comunque già così è superiore alla maggior parte dei portatili Windows.

Vi sto elencando una serie di piccolezze non perché voglia tessere le lodi in modo esagerato di questo MacBook Air, ma per farvi capire che l’esperienza d’uso in generale è stata curata in ogni dettaglio ed in alcuni aspetti in particolare è niente meno che rivoluzionaria; non perché sia il più veloce notebook di sempre in senso assoluto, ma perché si difende egregiamente in ogni ambito, con punte di eccellenza dovute al fatto che è silenzioso e molto performante in compiti ai quali i precedenti Air nemmeno si avvicinavano.

E questo è solo l’inizio, la prima generazione degli Apple Silicon. Pensate a quante “prime generazioni”, storicamente parlando, sono state così ben riuscite, e capirete perché il traguardo raggiunto dalla casa di Cupertino sia a maggior ragione lodevole.

Qualche critica? Le solite cose, in parte già dette. Webcam ancora a 720p (l’elaborazione tramite l’ISP di M1 dà buoni risultati ma richiede anche molta luce, altrimenti la qualità cala sensibilmente, ed in ogni caso è sempre 720p), solo 2 porte di comunicazione (e piuttosto ravvicinate), non c’è nulla di aggiornabile lato hardware (come prima, ma peggio di prima), non c’è il supporto a GPU esterne, ed i monitor esterni possono essere solo uno. Sto un po’ tirando via perché in buona parte sono cose che valevano anche per i modelli passati. Non mi aspettavo certo che Apple tornasse indietro sul numero di porte, magari che andasse avanti lato webcam sì, e per quanto riguarda monitor/GPU esterne sono casi d’uso già più specifici e professionali, meno in target con l’Air, più con un MacBook Pro.

8.0

Prezzo

MacBook Air M1 ha un prezzo a partire da 1.159€. È una cifra inferiore di 70 euro al modello precedente al lancio. E come abbiamo visto, questo nuovo MacBook Air è un portatile profondamente diverso, che adesso soddisfa esigenze molto più ampie. Questa volta Apple ha dato tanto di più, facendo pagare anche un poco di meno.

E non vale più il discorso: “Allo stesso prezzo ti prendi un portatile Windows molto più potente!“, anche perché un ultraportatile Windows fanless e con queste prestazioni semplicemente non esiste. E per dirla tutto, non lo si vede nemmeno all’orizzonte. Anzi, semmai sarà il contrario: “Eh ma per qualcosa in più di prendi un Air che va molto meglio, ha più autonomia ed è silenzioso!“. Se ci pensate bene, è un bel cambio di paradigma da una generazione all’altra.

Ciò che rimane invece più salato è il prezzo di vari upgrade. Se i 256 GB di spazio di archiviazione del modello base vi andassero stretti, ci vorranno 230 euro per raddoppiarli (o +460€ per passare ad 1 TB o +920 per i 2 TB), e se voleste 16 GB di RAM, visto che non è possibile aggiornarla, sono altri 230 euro. Ah, e ricordatevi che il modello base di MacBook Air monta il chip M1 con 7 core grafici, ma c’è anche il modello con 8 core, che però costa di base 1.429€ (ha anche 512 GB di storage).

Insomma, il prezzo più bilanciato è senz’altro quello del solo modello d’ingresso; per adesso non pretendiamo di più. I nuovi MacBook intanto sono già arrivati su Amazon, e chissà che le prossime ricorrenze delle shopping non ci regalino qualche bella offerta.

Foto

Giudizio Finale

MacBook Air M1

9.5

MacBook Air M1

MacBook Air M1 è una prova di forza encomiabile da parte di Apple: un notebook che non ha eguali nel panorama attuale, e difficilmente ne avrà a breve. Prestazioni di livello superiore, a tratti inimmaginabili, autonomia di livello superiore, a tratti incredibile; e tutto confezionato con la consueta cura dei MacBook di Apple. Il nuovo Air con M1 è davvero una pietra miliare, un nuovo termine di paragone, un concorrente scomodo con il quale i portatili Windows devono ora confrontarsi, ed il MacBook che chiunque sarebbe felice di avere.

di Nicola Ligas
Pro
  • Performance incredibili (e silenziose)
  • Autonomia notevole
  • Prezzo ribassato
  • Qualità generale sopra la media
Contro
  • Esteticamente invariato
  • L'assenza di una ventola un po' si fa sentire
  • Ricarica lenta
  • Webcam ancora a 720p
  • Ugo

    domanda: vedo l’alimentatore con la spina italiana montata.
    è presente in confezione la prolunga con schuko come nei modelli precedenti o l’hanno tolta?

    • Hanno tolto la prolunga, ormai da diverso tempo (purtroppo)

  • LegatusOnoris

    @NicolaLigas:disqus secondo te, meglio fare l’upgrade a 16gb di ram sul modello base con GPU 7core o tenersi 8gb di ram sul modello con GPU 8core? Io penserei al modello base con 16gb di ram, che vedo più importanti sul lungo termine.

    • Dovendo scegliere tra i due, anche io propenderei per i 16 GB di RAM

  • Gianmarco

    quanto incide la mancanza di 1core nella GPU nell’Air base rispetto ai modelli con 8?

    • Non ho il macbook con 8 core per fare un raffronto purtroppo. Da quello che ho visto in rete non moltissimo, ma è solo un’impressione indiretta

  • Realtebo

    Domanda.

    Ma essendo un arm tutto il software necessario ad uno sviluppatore, come si comporta? Migliaia di pacchetti non hanno dei binari per Mac che sono per x86 per esempio.

    • Unknown

      Per un uso professionale (sopratutto in ambito di programmazione) non è utilizzabile (ad esempio manca il supporto a Docker oltre al problema dei pacchetti binari e delle librerie che sollevavi tu). Inoltre M1 non permette di collegare 2 schermi esterni (solo 1) o una eGPU.

      Ma oltre a questo i problemi di incompatibilità (che da questo articolo sembrano essere 0) in realtà sono diversi sia software che hardware (ti suggerisco di fare un salto su Forbes dove ne parlano). Mi interessa poco se in benchmark mirati fa i numeroni o se apre i programmi in mezzo secondo in meno, se poi il programma aperto crasha o è mal funzionante.

      Mi sembra un’ottima macchina da cazzeggio o da studio e sicuramente è un punto di svolta nella storia del computer, ma se devi lavorare non abbandonare mamma Intel (per ora). Se ne riparla tra un paio di anni.

    • Hai letto la parte relativa a “rosetta 2”?