Recensione MacBook Pro 14 M1 Pro: un nuovo inizio

Un'autentica rivoluzione in casa MacBook, sotto ogni punto di vista, eppure non è detto sia adatta a tutti
Nicola Ligas
Nicola Ligas

A nemmeno un anno dall'introduzione degli M1, Apple raddoppia la dose, con due nuovi chip e due nuovi portatili che promettono di essere quanto di meglio un utente professionale possa desiderare al giorno d'oggi.

Ma il nuovo MacBook Pro 14 è molto più di un SoC rinnovato: cambia il design, cambiano le porte, cambia la tastiera, cambia il display. L'unica cosa rimasta invariata è praticamente solo il trackpad, e solo perché ormai c'è ben poco da migliorare. È insomma un notebook tutto da scoprire, che si è meritato due video approfondimenti ed una delle recensioni più lunghe di sempre. Mettetevi comodi!

PRO

  • Display superbo
  • Tornano le porte che amiamo
  • Performance per Watt da leader del mercato
  • Addio touchbar
  • Audio spaziale

CONTRO

  • Notch non indispensabile
  • Autonomia inferiore ai precedenti M1
  • Prezzo degli upgrade elevato
  • Addio touchbar
  • L'esperienza software non sempre coincide con quella hardware

Costruzione

MacBook Pro 14 è realizzato come sempre in alluminio, ma con un design completamente rinnovato rispetto alla recenti generazioni. Qualcuno dice addirittura ispirato a quello dei PowerBook di trent'anni fa. Interrogata da me in merito, Apple non si è sbottonata, confermando solo una cosa banale ma non scontata: il design di questi nuovi modelli è funzionale per uno scopo: quello di dare agli "utenti pro" ciò che chiedevano da tempo. E cioè più porte, più performance e più schermo, tanto per iniziare. 

Ecco infatti che questo nuovo design, più spesso e bombato del precedente, massimizza lo spazio interno, consentendo quindi di montare non solo molte più porte di quelle cui ci aveva abituato Apple negli ultimi anni, ma anche di adottare una architettura termica che permetta ai nuovi M1 Pro e Max di lavorare a piena potenza. E di fronte alla "concretezza" non si discute.

Al contrario del MacBook Pro 13 M1, che ha una sola ventolina, qui abbiamo due grandi ventole, che smuovono il 50% di aria in più rispetto alla precedente generazione, con tanto di ampi fori di ventilazione sui fianchi, in basso, per favorire l'ingresso dell'aria (e speriamo non troppo della polvere, ma questo solo il tempo ce lo dirà).

Dell'analisi termica comunque parleremo in seguito; prima vorrei spendere ancora due parole sul nuovo look dei MacBook. Personalmente, sarò sincero, non mi ha conquistato, ma questo è appunto un parere personale. È da notare però che il MacBook Pro 14 non solo è più spesso delle precedenti generazioni (il Pro 13 chiuso è alto quasi quanto il Pro 14 con schermo aperto), ma ha anche un peso non indifferente: poco più di 1,6 Kg, contro gli 1,373 Kg del MacBook Pro 13.

Se poi sovrapponete i due laptop vi accorgete che il Pro 14 è anche più largo e più lungo, a dispetto delle cornici ridotte attorno al display. E questo ci porta a parlare di lui: il notch.

Lo schermo del nuovo MacBook Pro 14 ha delle proporzioni di 14:9, al contrario dei consueti 16:10 dei vecchi modelli. Questo significa che c'è più spazio in verticale, una cosa molto apprezzata in ambito lavorativo perché fornisce più contenuti a schermo con meno scrolling. Di fatto, l'area sotto al notch è in 16:10, in modo che l'esperienza in full screen sia identica al passato (l'area del notch non viene sfruttata a pieno schermo, per ovvie ragioni), mentre quando siete in finestra è in pratica come se il menu fosse stato portato al di sopra dell'area di lavoro.

Il notch si nota? Sì. È fastidioso? Solitamente no, tanto che nella maggior parte dei casi vi dimenticherete della sua presenza, perché in effetti siede al di sopra del contenuto, e lo sguardo difficilmente casca su di lui. Detto questo, è comunque una scelta che personalmente non approvo.

La sola presenza del notch introduce delle complicazioni che la sua assenza avrebbe evitato, oltre al fatto che esteticamente è un pugno in un occhio avere una tacca nera su un monitor così grande (e sul MacBook Pro 16 sarà ancora peggio). Complicazioni per lo più a livello software, di gestione della presenza della tacca nel caso di app con molte voci di menu o con tante icone nella barra, al punto che c'è proprio un'opzione nella pagina di informazioni delle app di terze parti che ridimensiona lo schermo al di sotto del notch quando quell'app è in esecuzione.

Ma perché quindi il notch? Al suo interno si trova una webcam finalmente in full HD, oltre al LED che indica l'uso della camera stessa, ed al sensore di luminosità. Non c'è face ID. C'era quindi bisogno di farlo così alto? A giudicare dalle cornici presenti su iPhone o su altri smartphone (come i Pixel 4 di Google), la risposta sembra essere "no": magari non sarebbe stato possibile toglierlo del tutto senza aumentare un po' la cornice superiore, ma per un paio di millimetri in più difficilmente qualcuno si sarebbe lamentato, mentre così tutti ne parlano, e forse per Apple è questa l'opzione migliore.

Torniamo però un attimo indietro, perché ci sono delle osservazioni da fare sulle tante porte finalmente (re)introdotte.

  • 3 Thunderbolt 4: fino a 40Gbps, power delivery fino a 15 Watt per dispositivi collegati, supportano la ricarica del MacBook
  • HDMI 2.0: ovvero output in 4K@60Hz, con eventuale HDR. Con l'HDMI 2.1 avremmo avuto una maggiore larghezza di banda, e sarebbe stato possibile arrivare fino a 120Hz. Perché non è stata scelta questa soluzione quindi? Al di là di limitazioni dell'M1 che non conosciamo, la risposta è che banalmente l'HDMI è qui "per i casi di emergenza". Quando dovete collegarvi al volo a qualche dispositivo (proiettore, TV) già dotato di cavo HDMI, che a quel punto potete collegare direttamente al MacBook in un attimo. Indipendentemente da questo, M1 Pro permette di collegare due Pro Display XDR; con M1 Max potete arrivare fino a tre.
  • SDXC card slot: è compatibile con schede Ultra High Speed II (UHS-II), fino a 312 MB/s. Non è compatibile con le UHS-III (rare, e care) né con le SD Express. Diciamo che non dovrebbe essere un grosso limite, ma in un'ottica di durata nel tempo un maggiore supporto sarebbe stato cosa buona.
  • Jack audio: spostato sul fianco sinistro perché la maggior parte delle cuffie professionali hanno il cavo da questo lato, adesso il MacBook è anche in grado di rilevare l'impedenza delle cuffie collegate, e di conseguenza modularne il voltaggio per pilotare cuffie ad alta-impedenza.
  • MagSafe 3: l'alimentatore incluso è da 67 Watt e non supporta quindi la ricarica rapida. Ce n'è uno opzionale da 96 Watt che in mezz'ora di carica riempie il 50% della batteria. È supportata anche la ricarica tramite le porte Thunderbolt, fino al massimo della velocità. Questo non vale per il MacBook Pro 16, dove solo tramite MagSafe si raggiunge la velocità massima.

Dulcis in fundo: addio Touch Bar. Gli "utenti pro" sono quelli che la tastiera nemmeno la guardano: hanno una memoria muscolare tale da potersi muovere su di essa senza bisogno di farlo, ma hanno anche bisogno di tasti fisici riconoscibili al tatto, e così la Touch Bar doveva andarsene. Questo in teoria non ne preclude la permanenza sugli altri MacBook, ma considerando che sull'Air non è mai arrivata, mantenerla solo sul MacBook Pro 13 sembra un'anomalia che difficilmente Apple vorrà avvallare.

Tastiera e touchpad

La tastiera dei nuovi MacBook ha subito un cambio di design. Adesso è nera su sfondo nero, non più metallico. A parte questo, il touch & feel è rimasto pressoché immutato. È una tastiera a membrana che pretende di suonare un po' come una meccanica, complice anche un sensibile punto di attuazione. Sia chiaro però che il paragone finisce qui, e non mi sognerei mai di paragonare le due esperienze di scrittura.

Quella del MacBook Pro 14 è una buona tastiera, sia chiaro: le prenderete le misure in poco tempo e scriverete velocemente e con pochi errori, ha un'ottima retroilluminazione (probabilmente la migliore in assoluto), ma ha anche dei tasti non molto rigidi ed è piuttosto soggetta all'usura.

A molti farà piacere l'addio alla Touch Bar, accompagnato dall'ingrandimento del tasto esc, e dal nuovo pulsante di accensione con touch ID più riconoscibile al tocco. Di contro adesso non potrete più personalizzare i pulsanti, come sulla Touch Bar, ma siete bloccati con quelli predefiniti, alcuni dei quali magari nemmeno userete mai, ed altri che vi mancheranno. Sì, un po' rimpiango la Touch Bar, ma è una battaglia che non ho intenzione di combattere perché è persa in partenza.

Nulla da dire sul touchpad: è sempre il migliore, anche se lato software Apple non lo supporta al meglio (ci sono tante gesture in più che si potrebbero fare su quella superficie così ampia, ma avrete bisogno di software di terze parti per abilitarle). Nota curiosa: è cambiata la sua sonorità. Complice probabilmente il nuovo chassis, il suono al clic (finto!) sul MacBook Pro 14 è più sordo di quello sul 13 pollici. Ascoltare per credere.

Hardware

Il MacBook Pro 14 che abbiamo in prova è il modello base, con SoC M1 Pro con CPU octa-core e GPU 14-core, contro i 10 e 16 core rispettivamente che avrebbe l'M1 Pro "standard". Questo apre un lungo capitolo sul fronte delle prestazioni: ha senso prendere l'octa-core in luogo del deca-core? Non conviene a questo punto il precedente M1? Tutte domande legittime che però sviscereremo solo in un secondo momento (ci vuole tempo! - NdR). Per adesso ci limiteremo a capire meglio con chi abbiamo a che fare, prima di metterlo alla prova.

  • Schermo: 14,2'', 3.024 x 1.964 pixel, 254 ppi, Liquid Retina XDR, mini LED 1.600 nit di picco, 120Hz ProMotion
  • CPU: M1 Pro (CPU 8 core / GPU 14 core)
  • RAM: 16 GB
  • Memoria interna: 512 GB
  • Webcam: full HD
  • Connettività: Wi-Fi 6, Bluetooth 5.0
  • Porte: 3x Thunderbolt 4, HDMI 2.0, slot SDXC, MagSafe 3, jack audio
  • Batteria: 6.075 mAh con ricarica rapida a 97 Watt

Prima novità di rilievo: il display. Arrivano i mini LED sui MacBook e si vedono. In condizioni normali la luminosità massima arriva a 500 nit, come sul MacBook Pro 13 M1, ma quando ci sono in riproduzione contenuti HDR il picco di luminosità raggiunge i 1.600 nit, e la differenza diventa abissale. Cresce inoltre la risoluzione e di conseguenza anche i ppi, superiori al modello da 13 pollici, nonostante lo schermo più grande. Ne riparleremo comunque più in dettaglio nel paragrafo dedicato.

Seconda novità: la webcam full HD, finalmente. Non solo aumenta la risoluzione, ma cresce anche il diaframma, che arriva ad f/2.0., aumenta il campo visivo e con il nuovo sistema di lenti a 4 elementi migliora la qualità generale. In questo modo Apple promette performance raddoppiate in condizioni di scarsa luminosità. Ma non basta, perché di mezzo c'è anche l'ISP che aggiusta continuamente esposizione e bilanciamento del bianco, grazie al rilevamento del volto fornito dal Neural Engine di M1 Pro tramite machine learning. Ed infine, per la prima volta su un Mac, abbiamo Smart HDR per aumentare la gamma dinamica in real time.

Sono tanti paroloni, ma il succo è che la differenza con la passata generazione è notevole, al punto che il miglioramento percepito non è solo questione di risoluzione.

Ultima nota importante: l'audio. È così buono che viene da chiedersi come mai Apple si sia impegnata tanto, visto che era già la prima della classe in quest'ambito. 6 speaker con 4 force-cancelling woofer e 2 tweeter riescono a tirare fuori un suono pieno nei bassi e definito nei medi-alti, con una spazialità che gli altri MacBook non avevano. Sì, il Dolby Atmos si sente davvero: notevole per un portatile di queste dimensioni.

Ed anche in registrazione la qualità è elevata, con un array da 3 microfoni con un alto rapporto signale/rumore ed una buona direzionalità, che aiuta ad eliminare i rumori di fondo.

Schermo

Il display è uno dei punti di forza dei nuovi MacBook Pro, che va ulteriormente a migliorare un aspetto già molto buono dei passati modelli.

14,2'' di diagonale, 5,9 milioni di pixel, (3.024 x 1.964 pixel contro 2.560 × 1.600 pixel del 13 pollici - 254 ppi contro 227). 1.600 nit di luminosità di picco e 1.000 nit sostenuti con contenuti HDR, 500 nit massimi per tutto il resto.

Nell'uso comune infatti non si notano grosse differenze con i MacBook dello scorso anno, ma avviando un Invasion su Apple TV+ è un altro mondo. L'intervallo dinamico percepito è pari a quello che avreste su una TV di fascia alta, grazie anche ad un convincente local dimming, che dona profondità ai neri ed in generale alle scene più scure, esaltando il contrasto con quelle più illuminate. Il contrasto dichiarato è infatti di 1.000.000:1, ineguagliato anche dai precedenti MacBook.

E non dimentichiamoci della tecnologia ProMotion, che porta il refresh rate fino a 120Hz, variandolo automaticamente per risparmiare batteria e/o per andare in accordo al contenuto visualizzato in quel momento. Almeno in teoria.

Nella pratica, finora, i 120 Hz di refresh su macOS non sono così d'impatto come su iPhone, ad esempio. È proprio il sistema operativo stesso ad essere diverso: ci sono meno animazioni, meno passaggi continui da un'app all'altra, anche solo per il fatto di poterne tenere aperte affiancate più di una; anche l'assenza di touchscreen contribuisce a far percepire meno questa maggiore fluidità, che diventa notevole giusto durante lo scrolling, ma nemmeno sempre. 

Le app Catalyst generalmente girano a 120Hz, idem per i giochi full screen o le app che sfruttano Metal in generale, ma magari molte app che userete nel quotidiano non supportano ancora l'elevato refresh. Nemmeno Safari per adesso lo fa, il che la dice lunga. È comunque tutto disattivabile dalle impostazioni, che consentono di scegliere tra ProMotion, 60, 59,94, 50, 48 e 47,95 Hz, in modo da adattarsi a varie esigenze.

Ed in tutto ciò non ho nemmeno parlato di quanto piacevole sia da guardare nel quotidiano questo schermo. Di quanto bene siano resi i font, dello scaling a dimensioni "perfette" in rapporto a quelle dello schermo, e di quanto riposante sia lavorare con un display del genere. Dopo un po' vorrete solo una cosa: che fosse più grande.

Ciò che non convince è il sensore luminosità, senza tanti giri di parole il peggiore mai provato in un MacBook. In presenza di luce molto forte e diretta la luminosità schizza al massimo, ma basta che la luce non sia più diretta sul sensore e tutto diventa buio al limite del non visibile. In una stanza mediamente illuminata invece è come se il sensore non ci fosse, e la luminosità da sola non varia praticamente mai. Spero che un aggiornamento software possa risolvere questo comportamento perché di fatto, ora come ora, è quasi come non averlo.

Purtroppo al momento non abbiamo più a disposizione un colorimetro per delle misurazioni accurate, ma sui valori di luminosità non ci sono dubbi, e per quanto riguarda la calibrazione, chi ne avesse necessità vorrà comunque misurarla/calibrarla in proprio, fermo restando che Apple promette comunque una grande precisione di fabbrica, con ogni display calibrato individualmente su gamma, punto di bianco, luminosità e colore.

Benchmark e Prestazioni

Parlare dei nuovi MacBook significa una volta di più parlare di prestazioni, ovvero quelle dei nuovi SoC M1 Pro ed M1 Max, e l'argomento è così importante che abbiamo voluto dedicargli un video a parte.

Questi mantengono gli stessi core Firestorm ad alte prestazioni e gli stessi core Icestorm ad alta efficienza energetica già visti su M1 lo scorso anno, ma ne cambiano il numero (ad onor del vero c'è una lieve differenza di clock, con i Firestorm di M1 Pro e Max che arrivano a 3.228 MHz, contro i 3.204 MHz di M1).

Laddove M1 era una octa-core con 4 Firestorm e 4 Icestorm, M1 Pro ed M1 Max sono deca-core, con 8 core ad altre prestazioni e 2 soli a basso consumo. È quindi lecito aspettarsi prestazioni quasi doppie (Apple dichiara 1,7x) rispetto ad appena un anno fa; ma questa è solo la punta dell'iceberg.

Il salto più grande lo compie infatti la GPU, che passa da una soluzione octa-core su M1 a 16 core su M1 Pro e ben 32 core su M1 Max. Al contempo sale anche il quantitativo massimo di memoria unificata supportata, che era di 16 GB su M1 e diventa di 32 GB su M1 Pro e 64 GB su M1 Max, con un aumento della banda passante della memoria, che raggiunge i 200 GB/s su M1 Pro (68GB/s su M1) ed i 400 GB/s su M1 Max (6 volte tanto M1). Detta altrimenti, M1 Max può avere il doppio della RAM di M1 Pro, al doppio della velocità. 

Attenzione a questo discorso sulla memoria: essendo unificata, di fatto è memoria che la GPU può sfruttare per sé stessa, e se andiamo a vedere soluzioni discrete in ambito Windows, troviamo ad esempio una RTX 3090 (che da sola parte da 1.549€) che si ferma a 24 GB di memoria dedicata. Questo significa che utilizzando software (magari dedicati proprio alla modellazione 3D e con ray tracing) nei quali una singola scena occupi oltre 24 GB, il MacBook Pro sarà in grado di mantenerla tutta in RAM, laddove la concorrenza non potrà farlo per evidenti limiti fisici. (Ovviamente è un paragone estremo e contestualizzato: non stiamo dicendo chela GPU di M1 Max superi una RTX 3090 in tutto e per tutto.)

Tutte qui le differenze? No, in realtà la cosa è molto più complessa, perché gli M1 non sono semplici processori, ma dei System on Chip, una sorta di soluzione modulare con varie componenti che si occupano di compiti specifici. Abbiamo infatti il neural engine dedicato al machine learning ed al calcolo neurale, che è probabilmente il singolo elemento più difficile da testare. Molto importante è anche il media engine che su M1 Pro e Max aggiunge il supporto ProRes sia in encoding che in decoding, e permette di riprodurre fluidamente fino a 7 stream video 8K ProRes contemporaneamente su un MacBook con M1 Max (e 64 GB di RAM).

Riguardo l'architettura in generale di M1 Pro ed M1 Max non ci sono dei paper ufficiali, dato che Apple svela solo ciò che vuole svelare al grande pubblico, ma se voleste approfondire c'è un bell'articolo su Anandtech con quante più informazioni disponibili.

Fatte quindi le dovute premesse, veniamo al nostro caso specifico: MacBook Pro 14 base, ovvero con un M1 Pro un po' "castrato", con 6 performance core e 2 efficiency core per la GPU, e con 14 core sulla GPU. In questo caso abbiamo quindi lo stesso numero di core di M1, ma sbilanciati verso le performance, con 6 Firestorm e 2 Icestorm anziché 4 e 4; e la differenza si vede.

 

Cinebench R23 single

Cinebench R23 multi

GeekBench 5 single

GeekBench 5 multi

GeekBench GPU Metal

MacBook Pro 14

1.530

9.575

1.768

10.000

38.000

MacBook Pro 13

1.520

7.830

1.740

7.740

21.700

ASUS S17

1.580

14.300

1.630

9.700

8.800 (integrata) | 133.000 (discreta)

ASUS Flow X13

1.510

12.150

1.500

8.100

16.730 (integrata) | 37.200 (discreta)

ASUS ZenBook Duo 14

1.460

5.880

1.510

5.730

18.000

Partiamo dai valori in single-core, che come vedete sono sostanzialmente identici tra M1 ed M1 Pro. Questo non deve stupirci, perché come abbiamo detto i core sono gli stessi, al netto di un lievissimo incremento di clock, ed infatti sia Cinebench R23 che GeekBench 5 confermano il sostanziale pareggio.

Cambiano ovviamete le cose in multi-core, dove M1 Pro guadagna il 22% circa su Cinebench ed il 29% su GeekBench 5 (riparleremo a breve di questa differenza). Ancora più netto, e prevedibile, l'aumento di performance della GPU, che guadagna circa il 75%. Del resto M1 ha 8 core, M1 Pro ne ha 14, quindi i conti tornano alle perfezione: ogni 2 core sono il 25% di performance in più, tanto che da un M1 Pro con GPU a 16 core ci aspettiamo esattamente il doppio delle prestazioni rispetto ad M1.

Volendo fare un paragone in ambito Intel, abbiamo scelto tre cavalli di razza, tutti di ASUS. S17 monta un i9-11900H, il top dei processori Intel di 11ma generazione, che tiene testa agli M1 in single-core e li supera in multi-core. Occorre ricordare che l'M1 Pro che abbiamo in prova ha solo 8 core: la versione deca-core sarà più potente di circa il 22-29% a seconda del benchmark al quale lo chiedete. A questo proposito, Cinebench R23 fa vincere Intel, GekkBench fa vincere M1. Purtroppo non ho più le macchine di ASUS per rifare un test adesso, ma Cinebench non ha cambiato versione da allora, mentre GeekBench si è aggiornato, quindi tendo a fidarmi più del primo che non del secondo. Inoltre i valori riportati da Cinebench sono molto più in linea con quelli attesi dagli M1.

Il punto è che l'i9-11900H ha un TDP di 45 Watt, che sotto carico può anche raddoppiare il consumo, confermando ancora una volta come le performance per watt siano la chiave di lettura dei SoC di Apple. Stesso discorso vale bene o male per il Flow X13, con Ryzen 9 5980HS, che ha un TDP più basso, di 35 Watt, ma anche lui può arrivare molto più in su sotto stress.

Infine abbiamo lo ZenBook Duo con i7-1165G7, uno dei più potenti processori mobile di Intel, che viene decisamente surclassato non solo da M1 Pro, ma anche dal precedente M1. 

E tutto ciò senza ancora guardare il confronto grafico, dove la GPU a 14 core dell'M1 Pro è decisamente superiore a tutte le integrate Intel ed AMD, e tiene addirittura testa alla GTX 1650 Max-Q del Flow 13. Il punteggio di 133.000 dell'S17 è stato ottenuto grazie ad una RTX 3080, che in quanto a potenza di calcolo rimane decisamente avanti, ma pensate che lei da sola consuma 140 Watt. Tanto per mettere le cose in prospettiva, l'alimentatore dell'intro MacBook Pro con M1 Max è da 140 Watt, e la GPU a 32 core di M1 Max dovrebbe avere un punteggio intorno agli 86.000 punti.

M1 Pro ed M1 Max superano insomma la concorrenza, nettamente, a parità di potenza, e se parliamo di performance di picco il consumo è inferiore anche del 70%; e questo vale bene o male sia per CPU che per GPU. E l'altra ottima conferma in tutto ciò, che davvero non ha eguali, è che gli M1 esbiscono le stesse performance sia che il laptop sia collegato al caricabatterie che quando alimentato a batteria. Intel ha fatto passi in avanti in tal senso con i Tiger Lake, ma comunque la differenza rimane tangibile, nell'ordine di un 10% circa; sui MacBook praticamente non riuscite a misurarla.

E dopo uno stress test di 2 ore a batteria su Cinebench R23, non solo i punteggi ottenuti da M1 Pro sono pienamente in linea con quelli a riposo, confermando l'assenza di throttling e la validità del sistema di raffreddamento, ma sono anche identici a quelli ottenuti con il notebook in carica. 

A proposito delle ventole, queste sono sì più sonore che non nel precedente modello, anche solo per il fatto di essere due laddove nel MacBook Pro 13 ce n'era una sola, e di fatto lavorano agli stessi regimi della precedente, ma in coppia. Anche le temperature sono sorprendentemente simili. Per darvi un'idea, durante lo stress test con Cinebench R23 le ventole sono a malapena udibili avvicinando l'orecchio alla tastiera, girano entrambe intorno ai 3.000 giri (il massimo è circa il doppio), e le temperature sul SoC rimangono entro i 60 gradi. E qui si capiscono i benefici "collaterali" di un processore che non consuma troppo...

È davvero insomma quasi una mera questione di semplice matematica, perché di fatto, come già ribadito, M1 ed M1 Pro (e Max) hanno gli stessi core, soltanto in numero diverso. Almeno per quanto riguarda le performance "grezze" il paragone è quindi facile. Se vogliamo però capire come si comportino nel mondo reale questi notebook non possiamo guardare alla sola potenza di calcolo di CPU e GPU, perché come abbiamo già ribadito gli M1 sono SoC, quindi sono costituiti da ben altro.

Ho allora cercato di provare il MacBook Pro 14 in dei contesti più realistici, lasciando da parte i canonici benchmark, come già feci a suo tempo con il MacBook Pro 13, salvo poi accorgermi che ce n'era poco bisogno, perché da allora sono passati diversi mesi, e il database di test eseguiti sui precedenti M1 è ormai molto ricco. Potete accorgervene da soli guardando i risultati di PugetBench, un test basato su Premiere Pro, dove M1 Pro 8-core ottiene un punteggio di circa 840 contro i poco meno di 500 che avevo ottenuto a suo tempo su M1, oppure quelli di Logic Pro e di Xcode, entrambi con miglioramenti significativi. 

Il problema è che per quanti test pre-costituiti potrei fare, nulla può sostituire l'utilizzo reale, e l'utilizzo reale ci dice che... è complicato. M1 Pro e Max sono infatti una volta di più SoC pensati per professionisti della fotografia, del video, dell'audio, della grafica 3D, ecc. Ci vorrebbero una decina di professionisti diversi, ciascuno con i suoi software ed i suoi flussi di lavoro, perché per quanto veloci siano i SoC di Apple, la differenza, nel bene e nel male, la fa anche il supporto software, e quello agli M1 è buono ma non eccelso.

Pensate che un'app arcinota come Dropbox ancora non supporta nativamente i nuovi processori di Apple. E nel suo caso è quasi indifferente che non lo faccia (al netto di un maggiore consumo di batteria), ma se ci spostiamo su programmi più complessi e di nicchia è difficile darvi una risposta univoca. 

In un banale test che faccio ogni volta su ogni PC che ho in prova, nel quale effettuo l'encoding tramite Premiere Pro in H.264 4K@60fps di un filmato in mp4 di 10 minuti e 35 secondi, il MacBook Pro 14 ha impiegato 12 minuti e 41 secondi per completare il lavoro. Sapete quanto ci metteva lo ZenBook Duo che qua sopra veniva asfaltato nei benchmark? 10 minuti e 56 secondi. (E lasciamo perdere i tempi degli altri due, che nel caso dell'i9 sfiorano i 5 minuti) Ed il "vecchio" M1? 13 minuti e 50 secondi: non certo un grandissimo distacco rispetto ad M1 Pro quindi.

Cosa ci dice quindi tutto ciò? Che a seconda del contesto non solo la concorrenza potrebbe offrire prestazioni migliori, ma anche il precedente M1 non sarebbe certo da scartare in luogo dei nuovi modelli, tanto più che nel suo caso il consumo energetico è assai migliore. (Ho volutamente preso un esempio negativo proprio perché finora sembrava che gli M1 primeggiassero in tutto, ma sia chiaro che la cosa può anche essere in positivo per i SoC di Apple.)

Dopo un'ora di Cinebench R23 multi-core, il MacBook Pro 14 M1 Pro aveva consumato 2.808 mAh mentre con lo stesso test il MacBook Pro 13 M1 si era fermato a 1.919 mAh (in entrambi i casi lo schermo è stato spento tutto il tempo, per non inficiare i risultati). È una differenza importante, del 46% circa, che poi si rispecchia nei consumi che abbiamo registrato. M1 Pro, durante il test, assorbiva circa 24 Watt sul package, mentre M1 era intorno ai 15 Watt.

A fronte di un aumento di performance del 22% circa, come visto più sopra, il consumo di energia aumenta molto di più, e per quanto 24 Watt siano pochissimi in rapporto alle prestazioni esibite, un utente potrebbe benissimo preferire la maggiore autonomia offerta da M1, soprattutto se il guadagno in termini pratici fosse per lui trascurabile, come nell'esempio precedente. Il problema diventa quindi più a livello di singolo software che non generico di hardware, e purtroppo sviscerare tutti i possibili casi d'uso diventa una cosa impossibile per una singola recensione.

Il consiglio che posso darvi quindi è quello di non soffermarvi ai soli benchmark, o ai numeri dati da Apple. Sono tutti veri, sia chiaro: le vere performance sono quelle, ed il vero consumo è da record in rapporto alle prestazioni, ma non è detto che sia questo ciò che possa fare più al caso vostro, soprattutto se non userete software Apple, dove gli M1 riescono davvero a brillare come meritano. (Giusto per chiarire fino in fondo: anche Premiere Pro è ottimizzato per M1, ma ciò non vuol dire che non possa essere "ottimizzato meglio", se mi passate l'orribile locuzione, per le soluzioni concorrenti.)

Il vantaggio è che l'architettura di M1 non è più una novità: si sta diffondendo, ci sono sempre più prove di vario genere, ed è più facile che possiate trovare qualcuno, magari anche un amico, che ne abbia uno o abbia provato proprio i programmi che volete voi. Perché se vi avvicinate a macchine del genere non è certo per navigare e guardare film (sono fantastiche in tal senso, tra parentesi!), ma perché avete specifiche necessità lavorative, e qui Windows/x86 potrebbero avere comunque dei vantaggi intrinseci.

E sapete qual è la cosa più ironica in tutto: che Windows 11 gira divinamente su questo MacBook. Lo abbiamo provato con Parallels Desktop, con Windows 11 ARM per la precisione, ed è davvero una scheggia.

Il sistema è velocissimo nell'apertura di tutti i programmi più comuni, dal browser alla suite Office, e per quanto rimangano ancora tantisimi limiti su Windows on ARM, indubbiamente gli M1 dimostrano di non avere grosse preferenze quando il software è pensato per questa architettura. Abbiamo anche provato a giocarci, ma qui appunto il sistema operativo di Microsoft mostra tutti i suoi limiti, dato che le app X64 girano solo emulate, e Windows è a sua volta virtualizzato sul mac: cosa poteva mai andare storto?

Autonomia

L'autonomia degli M1 continua ad essere impressionante, ma ciò non significa che sia eterna. Se con il MacBook Pro 13 M1 facevo una quindicina di ore di uso misto (navigazione, multimedia, fotoritocco, chat), sul MacBook Pro 14 siamo più intorno alle 10/11 ore. E questo a fronte di una batteria che è anche più grande: 6.000 mAh per il MacBook Pro 14, 5.100 sul MacBook Pro 13, milliampereora più, milliampereora meno.

Eppure, ricordate il test di un'ora su Cinebench R23 di cui abbiamo parlato prima? Quel test è costato al Pro 14 il 47% circa della sua intera carica, contro il 37,6% del Pro 13, che nonostante la batteria a capacità inferiore, dura comunque di più. Le maggiori prestazioni di M1 Pro hanno insomma un risvolto della medaglia sull'autonomia, e quanto più le sfrutterete, tanto più velocemente la batteria si esaurirà (dopo poco più di 2 ore con processore a pieno carico e schermo spento, che non sono poi tantissime se ci pensate bene). E con le versioni a dieci core di M1 Pro e Max, le cose non possono che peggiorare, in modo proporzionale ai due core Firestorm in più.

Lo ripetiamo a scanso di equivoci: l'autonomia resta superiore alla media, soprattutto perché in media (scusate il gioco di parole) non avrete certo bisogno della piena potenza di M1 Pro a lungo, e quando il sistema è relativamente a riposo i consumi dei due SoC sono più allineati, con un package che assorbe da solo meno di 50 mW in condizioni di idle.

Una nota importante però: esattamente come con la prima generazione di M1, anche qui abbiamo rilevato un possibile deterioramento anomalo della batteria. Dopo 10 cicli di carica infatti, la capacità del nostro MacBook Pro 14 è già scesa del 5%: decisamente troppi, a fronte di così pochi cicli. Era un problema che si era presentato anche su alcune unità lo scorso anno, e che vi consigliamo di tenere d'occhio, magari con qualche software di terze parti, che offra un rilevamento preciso della capacità della batteria.

Prezzo

Il prezzo del MacBook Pro 14 base non è malvagio, anzi. Per 2.349€ (già scontato su Amazon) vi portate a casa un notebook che ha uno dei migliori display mai visti, una buona tastiera, un touchpad che è il gold standard da anni, un buon numero di porte, una buona autonomia, ed un processore che fa miracoli (quantomeno in certe condizioni).

Il problema, come sempre in casa Apple, sono gli upgrade. Lasciando da parte i 270€ necessari per avere M1 Pro "standard" (ovvero 10 core GPU e 16 core GPU), sono i 460€ necessari a raddoppiare di volta in volta la RAM ad essere esagerati. Per non parlare dei 230€ ogni 512 GB di archiviazione. Questi sono prezzi "alla Apple", che fanno facilmente alzare l'asticella verso vette proibitive. 

Per fortuna il minimo di storage è di 512 GB e la RAM parte dal 16 GB, quindi se riusciste ad organizzarvi con un buon NAS per il backup, e se non aveste particolari esigenze che vi spingano verso i 32 GB, potreste anche fare un affare. Altrimenti dovrete rassegnarvi ad un portafogli più leggero, in cambio di un MacBook più pesante.

Su alcuni dei link inseriti in questa pagina SmartWorld ha un'affiliazione ed ottiene una percentuale dei ricavi, tale affiliazione non fa variare il prezzo del prodotto acquistato. Tutti i prodotti descritti potrebbero subire variazioni di prezzo e disponibilità nel corso del tempo, dunque vi consigliamo sempre di verificare questi parametri prima dell’acquisto.

Giudizio Finale

MacBook Pro 14 M1 Pro 8 core

Non capita spesso di trovarsi davanti ad un salto generazionale così importante come quello di quest'anno, soprattutto perché non parliamo solo del processore. Quest'anno infatti, i nuovi M1 Pro e Max fanno esattamente ciò che devono fare: darvi più performance, in modo esattamente predicibile, essendo praticamente gli stessi core del precedente M1. E per quanto stupefacenti siano, è esattamente ciò che ci aspettavamo dall'evoluzione diretta del "vecchio M1", che porta con sé anche un'autonomia potenzialmente ridotta, a causa dei maggiori consumi (per quanto sempre imparagonabili alla concorrenza).

Ciò che colpisce maggiormente è quindi tutto il resto. Il design (che può piacere o meno), le tante porte, l'addio alla touchbar (bene? male? Lo lasciamo decidere a voi), il nuovo notch, e soprattutto il mini LED con ProMotion, un'autentico piacere per gli occhi, accompagnato da un audio spaziale, in senso letterale.

I MacBook non sono mai stati così completi, eppure non è detto che i nuovi 14 e 16 pollici siano i modelli adatti a tutti i professionisti. I "vecchi" M1 possono ancora dire la loro, soprattutto se rapportati all'M1 Pro 8-core, e dal punto di vista software non è ancora possibile promettere delle prestazioni uniformi indipendentemente dal software, che vede ancora nettamente favorite le soluzioni di Apple o comunque quelle native per macOS. E qui non c'è SoC che tenga: ogni professionista dovrà fare le sue considerazioni, in base alle sue esigenze, con buona pace delle performance (per Watt).

Sommario

Costruzione 8.5

Tastiera e touchpad 8.5

Hardware 9.5

Schermo 9

Benchmark e Prestazioni 9

Autonomia 8

Prezzo 7.5

Voto finale

MacBook Pro 14 M1 Pro 8 core

Pro

  • Display superbo
  • Tornano le porte che amiamo
  • Performance per Watt da leader del mercato
  • Addio touchbar
  • Audio spaziale

Contro

  • Notch non indispensabile
  • Autonomia inferiore ai precedenti M1
  • Prezzo degli upgrade elevato
  • Addio touchbar
  • L'esperienza software non sempre coincide con quella hardware

Nicola Ligas
Nicola Ligas Nicola scrive, e parla. Molto. Solitamente non nello stesso momento. Spesso parla di ciò che scrive, e scrive di ciò di cui parlerà. No, Nicola non è un bambino di 6 anni, anche se non gli dispiacerebbe tornare a quell'età.

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