8.5

Recensione Oculus Quest: la realtà virtuale per tutti (foto e video)

Lorenzo Delli




Recensione Oculus Quest

Oculus Quest è la naturale evoluzione di Oculus Go. Quest’ultimo, sviluppato in collaborazione con Xiaomi, era spinto da un processore Qualcomm Snapdragon 821, vantava un display LCD QHD (60/72 Hz) e un singolo controller per la navigazione. Quest migliora praticamente tutto ciò che abbiamo visto a bordo di Oculus Go, portando con sé anche tante nuove esperienze (videoludiche e non) solitamente “confinate” a piattaforme che necessitano di hardware di supporto al visore. Scopriamo quindi insieme di che pasta è fatto Oculus Quest!

9.0

Confezione

La confezione di Oculus Quest contiene tutto il necessario per divertirsi sin da subito. Oltre al visore troviamo i due controller Touch, un lungo cavo USB tipo C per la ricarica (3 metri circa), l’alimentatore, un distanziatore per gli occhiali, due pile stilo AA per i controller e la manualistica del caso. L’unica cosa di cui si sente la mancanza è un panno per pulire di tanto in tanto le lenti del visore. Sul sito ufficiale sarà possibile acquistare una custodia per portare Oculus Quest sempre con sé.

9.0

Costruzione ed Ergonomia

Oculus Quest è un piccolo gioiellino. La qualità costruttiva è ovviamente la stessa degli altri prodotti Oculus, ma a differenza di Go questo modello presenta una “imbracatura” per la testa ancora più curata. È possibile regolare la lunghezza di tre diversi cinturini in modo da adattare perfettamente il visore alla testa di qualsiasi utilizzatore. Molto comoda la gomma utilizzata per la struttura che si poggia poi sulla testa, anche se d’estate potrebbe farvi sudare un po’ più del previsto. L’imbracatura può anche essere tirata verso di sé per facilitare l’indossamento. I cinturini non sono le uniche personalizzazioni che è possibile applicare al visore: come accennato c’è anche un distanziatore per occhiali, un supporto in plastica da applicare tra il visore e il cuscinetto che si poggia sul volto (removibile con facilità) che permette di indossare appunto gli occhiali senza troppi problemi. Ed è proprio questo il nostro caso: lo abbiamo sempre indossato con gli occhiali senza intoppi di alcun genere. Con il distanziatore comunque filtra un po’ più di luce dalla sezione che ospita il naso. Conviene senza dubbio utilizzarlo in location con luminosità ridotte, ma di fatto si fa usare piacevolmente anche in stanze illuminate a patto di sacrificare un po’ l’immersione.

Non finisce qui: c’è anche un regolatore di distanza interpupillare, una levetta posta sotto il visore che permette di muovere le due lenti per adattarle al meglio ai vostri occhi in modo da aumentare la nitidezza delle immagini visualizzate. Nonostante il suo peso dichiarato, 571 grammi, e nonostante lo sbilanciamento di tale peso ovviamente verso la parte frontale, l’imbracatura che mantiene il visore fissato alla vostra testa permette ad Oculus Quest di risultare comodo e mai fastidioso anche per lunghe sessioni, almeno nel nostro caso.

C’è chi ha riportato qualche difficoltà di utilizzo legata proprio al peso. Le lunghe sessioni comunque non sono all’ordine del giorno, un po’ per il discorso del motion sickness (ci arriveremo poi), un po’ per l’autonomia del visore. I materiali utilizzati per il visore mescolano nylon, spandex, plastica e tessuto di vario genere, e il tutto risulta solido e ben assemblato, senza scricchiolii o apparenti debolezze strutturali. Le due fasce laterali ospitano anche gli speaker, stavolta non collocati all’interno di padiglioni ma inseriti all’interno di semplici fessure. Ciò nonostante la loro resa è ottima, ci torneremo a breve. L’unico difetto è che così l’audio si diffonde ovunque, rendendo obbligatorio l’utilizzo di auricolari nel caso vogliate utilizzarlo in stanze con altre persone.

Il form factory dei touch controller è sicuramente particolare, ma ricalca quello dei classici controller dedicati alla realtà virtuale. Il fatto è che dopo un po’ che li utilizzate risulteranno anche più intuitivi di un classico controller. Entrambi presentano un laccetto da mettere al polso, e troviamo sempre a bordo di entrambi 3 pulsanti (A, B e menu), due grilletti e una levetta analogica premibile. Cambia però la disposizione del cerchio in plastica presente sulla parte superiore.

Diventeranno ben presto le vostre mani virtuali. Vi possiamo anche garantire che sono piuttosto resistenti: gli incidenti di percorso sono all’ordine del giorno anche prendendo tutte le precauzioni possibili, e i controller risultano sufficientemente resistenti agli urti. Tornando al visore, completano la dotazione un bilanciere del volume, che trovate di fianco al regolatore interpupillare, ben due jack audio, uno per lato, per l’utilizzo di auricolari o cuffie a padiglione, la porta USB Type-C per la ricarica posta sul lato sinistro e 4 fotocamere poste sul piatto frontale utili per il tracking.

8.5

Hardware

Cosa nasconde al suo interno Oculus Quest? Il cuore pulsante è un Qualcomm Snapdragon 835, un processore che oramai ha due anni sulle spalle ma che si trova a bordo anche di alcuni laptop. Ciò nonostante ciò che Oculus Quest riesce a riprodurre senza praticamente intoppi di alcun genere è davvero sorprendente. Si tratta di esperienze VR che di solito giochiamo su PlayStation 4 o su PC, mentre qui abbiamo un visore stand-alone che non richiede nessun’altro dispositivo di supporto. Due le varianti disponibili: una con 64 GB di memoria interna, l’altra con 128 GB.

  • Schermi: due pannelli OLED 1.440 x 1.600 pixel, 72 Hz
  • Processore: Qualcomm Snapdragon 835
  • RAM: 4 GB
  • Memoria interna: 64 GB | 128 GB
  • Dimensioni (visore): 193 x 105 x 222 mm
  • Peso (visore): 571 g
  • Dimensioni (controller): 120 x 110 x 90 mm
  • Peso (controller): 105 g (senza batteria)
  • Tracking: 6 gradi di libertà per la testa e tracking delle mani con Oculus Insight
  • Batteria: al litio, 2-3 ore di autonomia, tempo di ricarica completo 2 ore
  • Audio: doppio speaker, microfono, doppio jack audio

Uno dei punti di forza del visore è da ricercarsi nei display utilizzati, un altro dei passi avanti compiuti da Oculus rispetto al meno potente Go. Troviamo due pannelli OLED da 1.440 x 1.600 pixel a 72 Hz. Giusto per riferimento, PlayStation VR ha sempre pannelli OLED ma ad una risoluzione inferiore (960 x 1.080 pixel per occhio), anche se con un refresh rate superiore (dai 90 ai 120 Hz). Oculus Rift S invece ha un pannello LCD da 2.560 x 1.440 pixel con un refresh rate di poco superiore, 80 Hz. A prescindere dalle caratteristiche tecniche, la resa dei display è ottima. Le immagini e soprattutto le scritte appaiono ben definite, anche se in ogni caso dipende molto dall’esperienza, dalla sua pesantezza e dall’eventuale downgrade effettuato dagli sviluppatori per permetterne il corretto funzionamento su Quest.

Il fiore all’occhiello è però la tecnologia Oculus Insight, quella che consente l’elevato grado di interattività della stragrande maggioranza dell’esperienze VR. Oculus Quest non utilizza sensori esterni da applicare nella stanza: qualsiasi ambiente, se abbastanza libero da ostacoli (è consigliato uno spazio di 2 metri per 2), farà al caso vostro. Oculus Insight è una tecnologia di tracking dei movimenti che sfrutta le 4 fotocamere poste sulla parte frontale del visore e i due controller nelle vostre mani per tracciare lo spazio fisico in cui vi trovate in tempo reale. Indossando Oculus Quest per la prima volta vi sarà chiesto di calibrare i sensori poggiando uno dei controller sul pavimento e tracciando un confine virtuale sicuro intorno a voi (vedendo in tempo reale attraverso le fotocamere). In qualsiasi momento se vi avvicinerete troppo a questi confini virtuali sicuri impostati il visore visualizzerà delle griglie blu che si coloreranno di rosso in caso di sconfinamento per avvertirvi del “pericolo“.

Nulla vi vieta di utilizzarlo nella modalità statica, ovvero da seduti, ma in tal caso l’interattività di parte delle esperienze verrà meno. Altre, come quelle che potremmo definire televisive, si sfruttano ovviamente meglio da seduti. In caso la batteria arrivi a zero (o molto vicina) potete continuare a giocare anche se il visore è collegato a corrente. Da qui l’utilità del cavo di 3 metri, ma considerate che così facendo di fatto eliminate uno dei grandi vantaggi di Oculus Quest, ovvero l’assenza di fili ad intralcio. Vi merita in questo caso passare alla modalità statica. Prima di passare oltre un cenno agli speaker. Davvero ottima la loro resa. A volumi più alti talvolta ci si scorda quasi di avere a che fare con degli speaker, sembra quasi di indossare degli auricolari. Complice la posizione strategica, ovvero praticamente accanto alle orecchie dell’utilizzatore.

8.0

Software e Giochi

Da un punto di vista qualitativo e di hardware presente a bordo Oculus Quest è quasi impeccabile. Ma ciò che conta sono ovviamente le esperienze VR che l’acquirente può decidere di acquistare tramite lo store virtuale integrato. Grazie ad Oculus abbiamo avuto accesso ad una prima ondata di giochi ed altre tipologie di esperienze che debutteranno proprio a fianco del visore. Tra queste spicca sicuramente Beat Saber, uno dei giochi per realtà virtuale tra i più famosi degli ultimi tempi. La versione per Oculus Quest non ha nulla a che invidiare alle altre, e mantiene intatto il medesimo grado di interattività che ci vede non solo usare le spade per colpire blocchi a tempo di musica, ma anche scansare ostacoli virtuali utilizzando tutto il corpo.

Interattività continua poi ad essere la parola d’ordine della stragrande maggioranza dei contenuti disponibili. Giochi come Superhot VR, anche se con un comparto grafico estremamente lontano dalla realtà, sono talmente coinvolgenti che dopo un po’ viene voglia di afferrare le sporgenze e i muretti per alzarsi o comunque per compiere gesti naturali nella realtà quella tangibile. I controller in questo giocano un ruolo fondamentale: imparerete presto ad utilizzarli come estensioni delle vostre mani, a compiere gesti quasi naturali per afferrare oggetti, maniglie o per interagire con gli oggetti che avete in mano. Anche solo giocare a ping pong con un robot vi sembrerà incredibile. A tal proposito dobbiamo fare i complimenti al team di Oculus per l’implementazione della demo di benvenuto denominata First Steps, che permette di compiere appunto i primi passi nella realtà virtuale. Tra le altre cose in questa demo viene anche offerta la possibilità di ballare con un robot. Sembra una cosa quasi sciocca, ma afferrare le mani di un robot e condurre un ballo, anche se sguaiato o comunque poco coordinato, in qualche modo vi fa intuire le potenzialità e il futuro della realtà virtuale.

E per quanto riguarda il motion sickness? La risoluzione del visore dovrebbe aiutare, ma la verità è che nei soggetti sensibili alcune esperienze continuano a causare un po’ di problemi. Giochi quali Journey of the God, che vi calano in prima persona nel personaggio e richiedono di muoversi con l’utilizzo della levetta analogica, possono causare un bel po’ di disturbo. Gli occhi vedono l’ambiente circostante muoversi quasi come camminaste mente il vostro corpo è praticamente immobile. In teoria se aveste un ambiente sufficientemente vasto potreste camminare e compiere qualsiasi azione come se foste davvero immersi in quel mondo virtuale, ma in una comune abitazione è impossibile.

Il tapis roulant di Ready Player One non sembra più così stupido, e infatti c’è chi sta lanciando un dispositivo simile per PlayStation VR. Tornando a noi, sono in realtà poche le esperienze che prevedono questa tipologia di movimento. Quelle a bordo di veicoli fanno sentire meno l’eventuale motion sickness, e quelle che utilizzano il teletrasporto al posto del normale movimento più che disturbo possono causare un po’ di disorientamento. Teletrasportarsi addosso a un muro vi farà retrocedere con il corpo, quasi sobbalzare. In generale comunque una piccola pausa ogni mezz’ora/ora di gioco è consigliata anche agli utenti più navigati, almeno finché non sviluppate le “VR Legs“.

Ovviamente alcune di queste esperienze videoludiche presentano downgrade grafici (talvolta minimi) rispetto alle controparti dedicate a PC o a PlayStation VR. Niente di così drastico comunque. Non ci sono solo giochi comunque. Tramite Oculus Quest è possibile accedere a servizi classici quali browser, player multimediali e anche a tutta una serie di documentari che ci portano in giro per il mondo. Questi ultimi sfruttano le riprese a 360° per permetterci di guardarci intorno mentre siamo sott’acqua, in cielo a fianco di paracadutisti o in altri luoghi. C’è anche un applicativo di casa Google che permette, tramite Google Maps e Street View, di esplorare tantissime location in giro per il mondo. Il software è molto simile a quello presente su Oculus Go ed è quanto di più intuitivo si potesse sperare di trovare a bordo. Collegandolo ad un PC ci siamo poi tolti ogni dubbio: a spingere il tutto c’è Android in una versione ovviamente personalizzata al massimo da Oculus. Visto anche il processore (Snapdragon 835) l’utilizzo di Android ci pare estremamente sensato.

In definitiva le esperienze non mancano, e per il lancio ufficiale è previsto l’arrivo di molti altri giochi (e si spera di app). Rimane da capire i prezzi dei vari titoli (in buona parte dipenderà anche dai publisher) e il supporto da parte degli stessi publisher nel corso dei mesi. Quando inizierete a prenderci dimestichezza ne vorrete sempre di più, e quei giochi che prevedono una storia hanno durate spesso piuttosto contenute (3/4 ore o poco più). Ottima comunque la disponibilità di titoli arcade intramontabili che godono di una rigiocabilità praticamente infinita e che si prestano benissimo ad essere condivisi con amici e parenti, grazie anche alla possibilità di effettuare il cast dei contenuti su televisori (con Chromecast o Google Cast) e su smartphone.

7.0

Autonomia

Non sappiamo di preciso quale batteria al litio sia integrata all’interno di Oculus Quest ma per quanto riguarda l’autonomia sulla carta il visore riesce a funzionare per un periodo di tempo incluso fra le 2 e le 3 ore. In una delle nostre prime sessioni di gioco abbiamo visto il visore consumare circa il 16% di batteria in 30 minuti. Tanto? Poco? Insufficiente visto il prezzo del prodotto? Parliamone. Considerato che Oculus Quest non sfrutta dispositivi d’appoggio né sensori esterni, il lavoro per mantenere due display OLED ad alta risoluzione costantemente accesi e nel frattempo riprodurre esperienze tridimensionali interattive tracciando in tempo reale i nostri movimenti è un bel po’.

La spia rossa indica che il visore è quasi scarico. Tranquilli, ci saranno anche avvisi a schermo.

Tenendo di conto di questi fattori, 2/3 ore di autonomia non sembrano così pochi. Per fare di meglio Oculus avrebbe dovuto dotare il visore di una batteria più ampia, aumentando dimensioni e peso. Torna poi di prepotenza il discorso motion sickness: giocare per più di due ore senza fare una pausa a nostro avviso è molto difficile, anche per gli utenti più navigati. I controller sono esclusi da tali considerazioni, visto che ognuno di essi sfrutta una pila AA. Dall’interfaccia di Oculus è possibile tenere sotto controllo il livello di carica residua. Considerate che in tutte le ore accumulate con Oculus Quest non abbiamo visto la percentuale calare di neanche un punto.

8.0

Prezzo

Sul prezzo ci sarebbe molto da discutere. Oculus Rift S, la versione aggiornata del visore VR da collegare a PC costa 449€ (in pre-ordine sul sito ufficiale). Lo stesso identico prezzo della versione base di Oculus Quest, ovvero quella dotata di 64 GB di memoria interna. Per la versione con 128 GB servono invece 549€. È in parte inutile paragonare il prezzo di Rift S e di Quest, e se proprio vogliamo il paragone va a vantaggio di Oculus Quest.

Rift S per funzionare necessita di una configurazione hardware che vanti almeno una GTX 1050 Ti o una più vecchia GTX 960, e stiamo comunque parlando di requisiti minimi. Senza contare poi della necessità di un monitor e di tutto quello che serve per far funzionare correttamente un PC. Anche il confronto con Oculus Go lascia in parte il tempo che trova. L’altro visore stand alone di casa Oculus si trova a circa 220€, ma non vanta le stesse tecnologie che troviamo a bordo di Quest né tanto meno le stesse esperienze. Tutto questo giro di parole per dire che il prezzo di Oculus Quest potrebbe sembrare elevato, ma è un buon compromesso per avvicinarsi la prima volta al mondo della realtà virtuale. E farlo con un visore che non necessita di piattaforme aggiuntive né tanto meno di fili che vi sarebbero di intralcio vuol dire tanto.

Acquisto

Oculus Quest può essere prenotato sullo shop ufficiale di Oculus seguendo questo link. Altrimenti potete prenotarlo anche su Amazon Italia. L’uscita è fissata per il 21 maggio.

Foto Oculus Quest

Giudizio Finale

Oculus Quest

8.5

Oculus Quest

Oculus Quest sembra davvero rappresentare il futuro della realtà virtuale. Un visore che, out of the box, si indossa senza l'intralcio di fili o di altri dispositivi di supporto, che non richiede sensori esterni e che fa dell'intuitività e dell'interattività il suo punto di forza ha tutte le carte in regola per attirare a sé il grande pubblico. Le grandi incognite rimangono due: i prezzi dei contenuti e, soprattutto, il futuro supporto da parte di publisher terzi. Il prezzo del modello base si fa sentire, ma non è così sproporzionato a quello richiesto da altri visori. Anzi, in certi casi è di gran lunga inferiore. Se non vi siete mai avvicinati alla realtà virtuale, Oculus Quest può rappresentare il vostro punto di inizio.

di Lorenzo Delli
Pro
  • Un vero gioiellino
  • Intuitività del software e delle esperienze
  • L'assenza di fili e Oculus Insight migliorano l'interattività
  • Qualità generale dei giochi
Contro
  • C'è ancora il problema motion sickness
  • Prezzo non per tutti
  • Non sappiamo quanto sarà supportato in futuro

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