7.5

Oddworld: Soulstorm è letteralmente un classico (recensione)

Lorenzo Delli -




Recensione Oddworld: Soulstorm

Editore Oddworld Inhabitants
Sviluppatore Oddworld Inhabitants
Piattaforme PC, PS4, PS5
Versione provata PS5
Genere Platform
Modalità di gioco Singolo giocatore
Lingua Italiano

7.5

Premessa

Oddworld: New ‘n’ Tasty! del 2014 riportava in auge la storia di Abe e della sua specie, i Mudokon, schiava dei Glukkons oramai da lungo tempo. Il gioco, pubblicato sempre da Oddworld Inhabitants, la software house che diede origine al tutto, si proponeva di fatto come un remake del primissimo Oddworld: Abe’s Oddysee per PlayStation, PC e Game Boy. Il nuovo Oddworld Soulstorm, arrivato da poco sul mercato, è sia il seguito del remake del 2014 che la riproposizione del secondo capitolo della saga, Oddworld Abe’s Exoddus. Insomma, avrete già capito che si tratta di un prodotto pensato non solo per gli amanti dei platform, ma anche per chi segue la serie da tanti anni.

La sua offerta videoludica è piuttosto palese: affronterete, sempre nei panni di Abe, una nuova avventura platform immersa in un contesto 2.5D. In realtà gli sviluppatori lo definiscono 2.9D: semplicemente, si fa per dire, le dinamiche sono quelle di un platform a scorrimento, ma gli elementi di gioco, i fondali e anche alcune interazioni con lo stesso, sono tridimensionali, al passo con i tempi insomma. Il tutto è intervallato da scene cinematiche in computer grafica su cui è stata posta una notevole attenzione, in modo da calare quanto più possibile il giocatore nell’universo di Oddworld.

Il nostro eroe alla fine di New ‘n’ Tasty era riuscito a liberare quanti più mudokon possibile dalla fabbrica che presto li avrebbe trasformati in prodotti alimentari. Solo che adesso Abe si ritrova in una posizione di autorità, quasi “venerato” dalla sua specie per i suoi sforzi e per i risultati ottenuti. Ma i problemi non sono finiti, e i mudokon, sempre capeggiati da Abe, devono nuovamente scappare dai pericoli. Ci troviamo quindi di fronte ad un’avventura che sulla carta raggiunge le 15 ore, con diverse ore aggiuntive nel caso siate cacciatori di achievements o semplici “perfezionisti”. I livelli sono in tutto 15, con 2 extra da sbloccare nel caso riusciate ad arrivare al termine del gioco con una certa percentuale di mudokon salvati. Ci sono anche 4 diversi finali, che dipendono da quelli che saranno i vostri punteggi nei vari livelli (ci torneremo a breve).

7.0

Giocabilità

Terminata la scena introduttiva e preso il pad in mano, la sensazione di deja-vu è forte. Le meccaniche di gioco sono quelle classiche non solo del genere, ma anche della saga. Un platform nudo e crudo, che richiede uno studio dello scenario, un buon timing e tanti movimenti coordinati. Alcune delle dinamiche si sono evolute con il tempo. Ad esempio ci sono timide meccaniche RPG che fanno sì che il giocatore possa, nel tempo, affrontare il tutto in modo più aggressivo o più passivo, evitando quindi le minacce invece di affrontarle a muso duro. C’è anche la gestione delle risorse scovate in giro per i livelli, che possono essere scambiate ad apposite macchinette, proprio con lo scopo di cambiare il nostro approccio agli eventi, per alimentare una sorta di meccanica di crafting utile alla realizzazione di oggetti. Tali strumenti possono poi essere ceduti ad altri mudokon che li useranno in modi diversi.

Persiste poi l’obiettivo non solo di arrivare al termine del livello, ma anche di salvare quanti più mudokon possibile. A seconda delle nostre azioni avremo effetto sul sistema del Quarma (il karma dell’universo di Oddworld), e il Quarma stesso avrà poi effetto su ciò che succede in gioco. Detto questo, il succo dell’azione è comunque quella dei platform, perfettamente in linea con quanto visto nei precedenti esponenti della saga. Purtroppo Oddworld Soulstorm eredita da questi anche una certa “legnosità” dei controlli. Tradotto: non sempre i comandi rispondono come dovrebbero. Un problema che si traduce spesso in una difficoltà aggiuntiva non prevista ma derivante appunto dalla scarsa precisione dei controlli. Abe può contare su un doppio salto che gli permette di raggiungere piattaforme piazzate sufficientemente in alto: il problema è che applicando il doppio salto non si sa mai se Abe riuscirà o meno ad aggrapparsi con successo al bordo, precipitando magari tra le fiamme o nel bel mezzo dei nemici.

Se siete abituati ai predecessori potreste non trovarlo poi più di tanto difficile; in caso contrario non può essere definito esattamente user friendly. Si tratta pur sempre di un gioco dalle dinamiche “prova e sbaglia”, che spinge il giocatore (anche grazie ai checkpoint) a tentare fino a capire come affrontare in modo ottimale un determinato punto. Non mancheranno poi puzzle ambientali di vario genere che richiederanno precisione (con i problemi derivanti da quanto già spiegato in merito ai controlli) e un minimo di ingegno. Il level design è sufficientemente discreto, anche se non offre spunti particolarmente innovativi. C’è da dire che il 2.5D (o 2.9, che dir si voglia) funziona abbastanza, donando più respiro al tutto.

Approfittiamo dell’occasione per segnalarvi la presenza di un paio di bug noti, già scoperti quindi dagli sviluppatori (una patch arriverà a brevissimo) che hanno comunque delle conseguenze ben poco dannose. Sarà sufficiente caricare il checkpoint precedente per tornare a giocare senza problemi. Nel caso Abe quindi precipitasse nel nulla senza fine, o per qualche motivo la vostra PlayStation vi rispedisse alla home senza troppi complimenti, non dovete avere timore per i vostri progressi o per gli slot di salvataggio.

7.5

Grafica e sonoro

Non si può dire di trovarsi di fronte ad una grafica next-gen. Come già accennato, le scene in computer grafica hanno ricevuto un’attenzione extra da parte del team di sviluppo, e i fondali tridimensionali dinamici donano al gioco quella spinta in più in grado di differenziarlo da un platform a scorrimento classico. Appunto però, non aspettatevi una grafica da spacca mascella. Nel nostro caso abbiamo testato la versione PS5, dove il gioco viene riprodotto a 1440p a 60 fps. Su PS4 invece il gioco è riprodotto a 1080p a 30 fps. Non ci sono altre differenze sostanziali tra le due versioni. Il tutto è tradotto in italiano, con sottotitoli tradotti per ogni cutscene e dialogo.

Prezzo ed edizione fisica

Per il momento, se volete recuperarlo in digitale, Oddworld: Soulstorm viene a costarvi 49,99€. A luglio arriverà però l’edizione fisica, che per i collezionisti, specialmente quelli che sono fan della saga, potrebbe risultare alquanto golosa. Due le edizioni in arrivo sugli scaffali: la Day One Oddition (non poteva chiamarsi Edition) e la ancor più golosa Collector Oddition. In entrambi i casi stiamo parlando delle versione dedicate alle console PlayStation (PS4 e PS5). Prenotando una delle due versioni (ad esempio da GameStop) si riceverà un codice per riscattare Colonna sonora digitale e Artbook digitale.

Screenshot

Giudizio Finale

Oddworld: Soulstorm

7.5

Oddworld: Soulstorm

Oddworld: Soulstorm è a tutti gli effetti un classico Oddworld. Gli amanti della saga si troveranno a casa, ritrovando alcune delle dinamiche classiche che da sempre caratterizzano i giochi di casa Oddworld Inhabitants. La grafica 2.5D, per quanto non faccia gridare al miracolo, ha il suo perché, così come alcune meccaniche gameplay introdotte per l'occasione. Peccato per l'eccessiva legnosità dei controlli che lo rendono più frustrante di quanto dovrebbe.

di Lorenzo Delli
Pro
  • È un Oddworld a tutti gli effetti
  • Sufficientemente longevo
  • Il 2.5D funziona
Contro
  • Controlli legnosi
  • Non ci sono novità di rilievo