9.0

Recensione Pioneer Dj DJM-V10: la Hypercar dei mixer (foto e video)

Giacomo Miranda -




Recensione Pioneer DJM-V10

Audace. Se dovessi definirlo con una sola parola, il DJM-V10 lo definirei così. La nuova proposta di Pioneer DJ in fatto di club mixer è infatti un prodotto molto particolare, “di carattere”, pensato non per piacere alle masse ma per conquistare l’ultima roccaforte che la casa giapponese non era ancora riuscita a conquistare completamente: quella dei top DJ mondiali della musica house e techno, rimasti in molti casi ancora legati a mixer concorrenti come quelli di Allen&Heath, con gli iconici Xone:92 e Xone:96 e l’innovativo PlayDifferently Model 1, ritenuti più flessibili nel gestire unità effetti esterne e performance con molti canali utilizzati contemporaneamente.

Nascendo per conquistare anche coloro che non hanno mai voluto utilizzare un mixer Pioneer DJ perché ritenuto “commerciale”, o coloro per i quali il DJM-900 Nexus 2 “non è abbastanza” (nonostante quest’ultimo sia praticamente lo standard di fatto nel 90% delle moderne top consolle mondiali), il DJM-V10 è un prodotto audace perché è espressione della volontà della casa giapponese non solo di non arrendersi ma di “rilanciare il guanto della sfida” realizzando il prodotto che anche i più critici non possano non apprezzare.

Il tutto anche a costo di divergere pesantemente in certi punti dalla filosofia tipica di utilizzo dei mixer del brand, inserendo soluzioni che sì, velatamente riprendono quelle del brand concorrente, ma si integrano con i “pilastri dell’esperienza DJM” oltre che con elementi innovativi.

UNBOXING: A COSA SERVE OGGI UN MIXER A 6 CANALI?

Togliendo il DJM-V10 dalla scatola si rimane subito colpiti dalle dimensioni. Ci troviamo di fronte ad un “bestione” in termini di dimensione e peso (ben 12kg), la cui stazza sembra voler reclamare il proprio posto nel suo habitat naturale: la consolle del top club. Al suo cospetto, un DJM-900 Nexus 2 sembra un mixer per principianti. Per trovare termini dimensionali di paragone occorre tornare indietro con la memoria di quasi vent’anni, quando ancora ancora era possibile trovare nelle consolle delle grandi discoteche “mixeroni” a 6 canali come l’Allen&Heat 464 o il Pioneer DJM-1000.

All’epoca questi mixer servivano al DJ o al responsabile tecnico per avere una “cabina di regia” di tutto il locale: dal mixer si gestiva quindi l’occorrente per la performance del DJ (giradischi, lettori CD, MP3, ecc), ma anche la riproduzione in filodiffusione di una sala secondaria, i microfoni di più speaker o cantanti e perché no, a volte anche gli ingressi audio degli eventuali musicisti che si esibivano nel pre-serata.

I paragoni si fermano qui,perché i 6 canali del DJM-V10 e dimensioni così importanti servono a supportare la performance creativa del DJ: più spazio si ha a disposizione e più si lavora confortevolmente durante il dj-set, riuscendo a “pescare” al volo la funzione desiderata o a settare il parametro giusto senza il rischio di perdere il momento o, peggio ancora, di toccare erroneamente il tasto o il pomello sbagliato.

IL DJ SET IBRIDO TIPICO DEL TOP DJ MODERNO

Prima di passare a spiegare le varie caratteristiche specifiche di questo mixer, è utile contestualizzare meglio il tipo di performance “ibrida” nel quale il DJM-V10 è chiamato a dover andare ben oltre le funzioni di un mixer tradizionale.

Se un tempo a rendere speciale il DJ era la sola capacità di “mettere il disco giusto al momento giusto”, espressione del talento e della ricerca di quella “rarità” che nessuno aveva da proporre al momento giusto della serata, oggi l’evoluzione tecnologica ha reso la musica accessibile a tutti e più facile da mixare. Al top DJ quindi (o a colui che ambisce a diventarlo) è richiesta di spingersi oltre la semplice riproduzione di un brano dietro l’altro, andando a e costruire,editare e reinterpretare i brani in maniera inedita ed innovativa di serata in serata direttamente durante la performance.

Non sarà quindi strano avvicinarsi alla consolle di un grande club di Ibiza e vedere big come Carl Cox lavorare con sei canali aperti contemporaneamente sul mixer per tutta la serata laddove un “DJ comune” ne usa due o tre.

In pratica al posto di una canzone viene riprodotta la somma di più parti: secondo l’ispirazione del momento ,viene improvvisato un remix originale e adatto al momento che il DJ e la folla stanno vivendo: magari dal primo canale del mixer esce il giro di basso di un pezzo famoso, dal secondo c’è il cantato ripescato da un vecchio successo, nel terzo una rullata di batteria elettronica suonata al volo su una drum machine, il tutto “amalgamato” grazie ai filtri e agli equalizzatori presenti su ogni canale del mixer, che permettono di isolare finemente le parti di ogni brano a cui vogliamo dare risalto (e quindi le rispettive frequenze del suono), tagliando il più possibile le altre.
 Ulteriore livello di complessità è infine quello dell’effettistica: in questo tipo di performance il mixer non deve essere di intralcio alla creatività in nessun modo e ci deve essere la massima possibilità di inviare in tempo reale il suono che esce da ogni singolo canale ad effettiere, integrate o esterne, che permettano di editarlo al volo applicando effetti, delay, riverberi, echi o quello che dovesse servire.

CARATTERISTICHE ED IMPRESSIONI D’USO

Una volta analizzato il contesto del DJM-V10, diventa più facile spiegare le sue caratteristiche e funzionalità:

QUALITA’ COSTRUTTIVA

Già ai primi tocchi si percepisce chiaramente di essere di fronte a un mixer fatto per finire nelle mani più esigenti. Anche rispetto al già ottimo DJM-900 Nexus 2 il passo avanti è evidente: il mixer è robusto e rifinitissimo. Ogni componente è studiato nel minimo dettaglio, sia visivamente che nel feedback tattile. Anche ad occhi chiusi è possibile “sentire il mixer”,perché tutti i pomelli delle varie categorie (equalizzatori, filtri, effetti) sono realizzati in materiali, dimensioni e finiture diverse; ciò aiuta non poco in un mestiere come il Djing in cui si deve guardare il più possibile la pista al fine di capire se ciò che stiamo facendo ottiene la reazione desiderata.
 Laddove in passato alcuni prodotti si sono dimostrati un po’ troppo “giocattolosi”, con funzioni esotiche di scarsa reale utilità pratica, qui si percepisce subito la connotazione veramente PRO del mixer.

Il layout dei comandi è comunque intuitivo anche per il principiante che, se non si lascia andare ad eccessi di confidenza, può comunque utilizzare questo mixer senza grandi problemi, a differenza di quanto accadrebbe con concorrenti diretti come il Model1.

QUALITA’ DEL SUONO

Qui Pioneer DJ ha veramente voluto mostrare i muscoli, sapendo che un mixer come il DJM-V10 non sarebbe stato “credibile” se non avesse avuto una qualità del suono eccelsa.

Tutta la circuiteria ed i convertitori audio sono stati riprogettati dal zero utilizzando le migliori componentistiche disponibili sul mercato, come il DAC a 32 BIT SABRE ad 8 canali che si occupa delle uscite master e booth e i convertitori analog/digital Asahi Kasei Electronics a 32 bit .
 Il risultato si sente eccome: mi è bastato connettere il DJM-V10 ai miei monitor da studio per sentire istantaneamente un cambio di passo netto rispetto al DJM-900 Nexus 2, che non si può certo dire che non abbia una ottima qualità. Ma qui siamo su un altro livello. Anche connesso all’impianto audio di vari club, testando l’uscita sia in analogico che in digitale assieme ad un tecnico del suono, nessuno dei due aveva mai sentito un mixer dell’era digitale produrre un suono così “caldo”e pieno, con bassi corposi, medi vibranti e alti definiti e “metallici”. L’uscita digitale è poi in formato AES/EBU, per permettere di utilizzare lunghi cavi di trasmissione in grandi eventi senza perdita di segnale.

EQUALIZZATORE A 4 BANDE

Per permettere al DJ di “scolpire il suono” in maniera ancora più efficace, l’equalizzazione sui canali è stata dotata di 4 bande invece delle canoniche 3. Possiamo quindi agire su bassi, medio-bassi, medio-alti e alti, controllando in maniera più precisa le frequenze che vogliamo enfatizzare o tagliare in ogni traccia.
Questa è una vera novità per Pioneer DJ, che qui ha voluto far “sentire a casa” coloro che provengono dai mixer di Allen&Heat che storicamente sono dotati di questa quarta banda aggiuntiva. Le curve di equalizzazione sono però leggermente diverse da quest’ultimi e più simili ad una versione migliorata e rifinita di ciò che già si trova sugli altri DJM. È poi possibile scegliere tra due modalità di intervento denominate ISOLATOR oppure EQ.

Per il mio gusto devo dire che ho trovato i tagli veramente perfetti, specialmente quello delle basse frequenze, che lascia “respirare” tutta la parte delle medie frequenze invogliandoti a giocare con i brani in fase di mixaggio. Si sente che c’è un grande lavoro sulla qualità audio sul mixer.

LA CHICCA DEL COMPRESSORE SU OGNI CANALE

Una funzionalità davvero innovativa per i professionisti che usano questo mixer è la presenza di un compressore dedicato su ogni canale.

In pratica è possibile compensare la differenza di “pressione sonora” che si riscontra abitualmente quando si passa da un file digitale in alta qualità “moderno” a fonti sonore come un brano proveniente da un vecchio vinile o delle demo ancora non finalizzate e adeguatamente masterizzate, che finiscono inevitabilmente per suonare “deboli”.

Grazie a pomellino “COMP” , da usare ovviamente con attenzione, il suono viene “pompato” e “tirato su” in termini di volume e di dinamica del suono, specialmente sulle frequenze mediobasse, che prendono corpo dando quanto basta per minimizzare il gap con i brani provenienti dagli store musicali moderni. 
Questa funzione, di cui parlo più approfonditamente nella videorecensione, può sembrare di poca importanza ma è in realtà una vera e propria innovazione rivoluzionaria che viene in aiuto ai reali bisogni di noi DJ, che da ora in poi difficilmente riusciremo a farne a meno.

SEZIONE FILTRI DEDICATA

Tornando in tema di funzionalità che permettono di intervenire sulle frequenze dei brani riprodotti e avvicinandoci verso la sezione effetti, non possiamo non parlare di quella che è una delle funzionalità preferite da ogni DJ, quella del FILTER. Sul DJM-V10 Pioneer DJ ha finalmente ascoltato le critiche della sua user base, me compreso.

La sezione filtri dei mixer DJM non è mai stata all’altezza della concorrenza, sia per la qualità nell’intervento sulle frequenze (con risultati che sono sempre sembrati “artefatti” rispetto a quelli dei filtri analogici installati sui competitor), che per la modalità di utilizzo, che richiedeva una eccessiva attenzione nel riportare il pomello a metà corsa per evitare di tenere attivato inavvertitamente un filtro passa bassi sulla traccia, con le sue inevitabili conseguenze negative sul suono.

Adesso invece, ed è una vera manna dal cielo, sul DJM-V10 ogni canale (master compreso!) ha il suo pomello filtro dedicato che una volta riportato sulla sinistra disattiva completamente l’intervento del filtro stesso, senza dover necessariamente premere bottoni per disattivarlo (comunque presenti) o prestare spasmodiche attenzioni al punto esatto in cui si posiziona il pomello. Che goduria!

Sulla parte sinistra del mixer è poi possibile la modalità passa-alti (HPF) o passa bassi (LPF) del filtro stesso e selezionarne la “musicalità” agendo sul pomello della risonanza.

L’unico lato negativo è che non è possibile avere contemporaneamente un filtro passa-alti su un canale ed un passa-bassi su un altro canale, dato che i tasti HPF e LPF agiscono su tutti i filtri contemporaneamente, ma è un peccato veniale in confronto al grande progresso fatto rispetto al passato, che era veramente necessario.

SEND FX

Anche grazie allo spostamento della funzione filtro in una sezione dedicata, la sezione di effettistica per canale tipica dei mixer di casa Pioneer DJ denominata “COLOR FX”, sul DJM-V10 ha potuto ampliarsi ed evolversi coerentemente col grado professionale del prodotto.
Per la prima volta ci troviamo di fronte ad una rinnovata sezione denominata adesso SEND FX, il cui nome identifica il sistema di funzionamento, più simile a quello di una mandata ausiliaria di SEND&RETURN che di un BUILT IN-FX. 
In pratica ,agendo sul pomello SEND, il suono viene inviato agli effetti integrati del mixer oppure anche a ben 2 effettiere esterne, che processano il suono.
 Gli effetti integrati sono 4: oltre al familiare DUB ECHO abbiamo anche gli inediti SHORT DELAY, LONG DELAY E REVERB, di cui è possibile settore ogni parametro intervenendo sul pomelli SIZE/FEEDBACK, TIME, TONE. 
Il risultato dell’applicazione dell’effetto ritorna poi nel master del mixer tramite il pomello “MASTER MIX” che ne regola l’intensità di volume.

Addirittura per essere più precisi nel miscelare il volume di quanto proviene dalla sezione effettistica, è possibile bypassare il pomello master mix mandando il segnale di ritorno degli effetti integrati e delle effettiere esterne direttamente sui singoli 6 canali del mixer, “sacrificandoli” per avere magari una configurazione paragonabile a quando sui mixer Allen&Heath si usano 4canali+2 mandate di ritorno.

Anche qui Pioneer DJ riprende dalla concorrenza, ma ampliando ulteriormente le possibilità creative, mantenendo gli effetti integrati (che su uno Xone:96 per esempio non ci sono) e lasciando la possibilità al DJ di decidere quale canale usare per le fonti audio e quali per le mandate di ritorno degli effetti. Parlando delle mie impressioni di uso, mi sento di consigliare ai principianti che per caso si trovassero davanti il DJM-V10 di fare veramente attenzione nell’utilizzo di queste funzionalità per non ritrovarsi a “inondare” la pista di riverberi o Delay applicati in maniera eccessiva.

Se invece siete dei professionisti, apprezzerete di avere il pieno controllo di ciò che un tempo veniva svolto in maniera semiautomatica dal mixer, e comincerete via via a sfidare voi stessi a diventare sempre più bravi nell’uso dei singoli elementi di questa sezione molto più potente ma sicuramente anche molto più complessa. Se c’è una sezione del DJM-V10 che identifica la sua connotazione “pro”, beh credo vi siate già resi conto che è questa.
 Cosa mi sarebbe piaciuto e che invece non ho trovato? Un po’ ho sentito la mancanza dell’effetto NOISE presente sul DJM-900 che alle volte torna utile, e forse mi sarebbe piaciuto qualche “aiutino” per settare la coda del Delay in sincro con il tempo della traccia, magari andando a pescare i dati dai lettori. Ma per quello, come gli affezionati al brand già sanno, c’è la sezione BEAT FX.

BEAT FX

Questa è forse la sezione dove il cambiamento è stato meno marcato rispetto agli altri mixer Pioneer DJ. 
Si, c’è un nuovo touchscreen dal grande effetto scenico per intervenire sui parametri e la possibilità di caricare tramite chiavetta usb le proprie preferenze di utilizzo, ma alla fine le funzionalità sono molto simili a quanto già visto sul DJM-900 Nexus 2.

Come in tutte le altre parti del mixer anche qui c’è un miglioramento della qualità del suono e c’è un nuovo effetto denominato “SHIMMER” che è una sorta di riverbero davvero molto piacevole da usare in molte situazioni, ma la verità è che con tutto “il ben di Dio” offerto adesso dalla sezione SEND FX, almeno all’inizio si tende a tralasciare la sezione BEAT FX più che in passato. 
Credo sia una sensazione legata all’effetto novità: già alla fine del periodo di prova del DJM-V10 avevo ricominciato ad usare maggiormente lo SPIRAL e l’ECHO a cui “mamma Pioneer” mi ha abituato negli anni.

Un piccolo nuovo dettaglio che si apprezza subito però è il fatto che per selezionare il canale su cui applicare l’effetto basta adesso premere il corrispondente tasto “BEAT FX ASSIGN” presente su ogni canale e sugli ingressi microfonici, senza dover più ricorrere al pomello a scatti dei vecchi modelli che rendevano più difficile capire “dove” si stava applicando gli effetti.

MULTI I/O ,USB MIDI ,UTILIZZO CON I SOFTWARE E CON PC/MAC, INGRESSI MICROFONICI

Qui non mi soffermerò, dato che non ci sono novità rilevanti rispetto a quanto già offerto da Pioneer DJ sui mixer di fascia alta: anche il DJM V10 ha due schede audio separate per connettere contemporaneamente due laptop, ed è certificato per l’utilizzo sia con la soluzione proprietaria Rekordbox Dj che con Traktor Pro e Serato, anche con i timecode.
C’è poi una porta aggiuntiva che permette di connettere un dispositivo mobile sia in entrata che in uscita, anche utilizzando l’app proprietaria per registrare e condividere il mixato DJM-REC o l’emulazione software della effettiera RMX-1000, entrambe disponibili su App Store per iOS.

Gli ingressi microfonici invece sono rimasti invariati ma è migliorata molto la qualità audio.

ISOLATOR SUL MASTER

Come se le possibilità creative del DJM-V10 non fossero già abbastanza,fanno il loro ritorno in bella vista alla destra dei Led dell’uscita master, anche i 3 pomelloni dell’ISOLATOR sul master di cui è stato dotato, che non vedevamo su un mixer Pioneer DJ dai tempi dello storico DJM-1000. Grazie a questa funzione, il DJ può equalizzare anche ciò che esce dall’uscita master, per dare “colore” o enfasi a certi momenti della performance

QUI un esempio di utilizzo creativo di tale funzione:

IL DOPPIO PREASCOLTO E L’EQUALIZZATORE SULL’USCITA BOOTH

Anche la sezione monitoring del DJM-V10 è in grado di regalare ai DJ più esigenti quelle accortezze che un tempo avrebbero potuto solo sognare di trovare su un mixer da club :

  • per agevolare i set in back to back ,ovvero in cui due DJ suonano un brano a testa, il mixer è dotato di due sezioni di preascolto separate, che consentono ad ognuno di sentire in cuffia canali separati. 
È adesso possibile scegliere di ascoltare in cuffia il brano sia con o senza l’intervento dell’equalizzatore del canale, tramite il selettore PRE-EQ
  • l’uscita BOOTH è stata dotata di un comodo equalizzatore dedicato, che consente di modificare al volo il suono delle casse che si usano in consolle per monitorare l’uscita del mixer, adattandolo al proprio gusto e soprattutto alle proprie necessità di non stressare eccessivamente le orecchie con troppi bassi o alti troppo squillanti

Dove si compra DJM-V10 e quanto costa? È un prodotto altamente professionale e come tale il metodo migliore per procurarsene uno è contattare il proprio fornitore di materiale per dj. Online c’è il famoso Strumentimusicali.net che lo vende al suo prezzo di listino: 3.290€. Su prodotti di questo livello, destinati principalmente ai club o ai professionisti, il prezzo è decisamente meno importante rispetto a quanto succede dui prodotti DDJ provati finora.

Giudizio Finale

Pioneer DJM-V10

9.0

Pioneer DJM-V10

A soli pochi mesi dal lancio e nonostante il lockdown mondiale che ha inevitabilmente avuto tra i settori più colpiti quello del clubbing e dei festival, il DJM-V10, è già diventato il mixer scelto e quindi richiesto nelle consolle dei locali dai migliori e più blasonati DJ Techno e House mondiali.
 Un rapido tasso di adozione che la dice lunga sulla qualità di un prodotto nato proprio per convincere gli artisti più esigenti, quelli che mai si farebbero sedurre dalle politiche di marketing e di endorsement tipiche di un grande brand come Pioneer DJ, per non apparire come “commerciali” o “venduti”. È facile capire che le ragioni di questo successo derivino dalla sola e semplice bontà di questo prodotto, un mixer realizzato con cura e soprattutto ascoltando le reali esigenze delle mani esperte a cui è destinato, un prodotto capace di far sentire a casa il veterano, di ispirare il DJ che vuole migliorarsi, e con una selezione di nuove funzionalità tali da far pensare che questo sia solo il primo capitolo di una nuova epoca dei prodotti di Pioneer DJ. Cosa verrà adesso? Dei nuovi lettori all’altezza delle possibilità creative di questo V10? Un mixer più generalista successore del DJM-900 Nexus 2 che renda accessibili a una fetta meno specifica di mercato i marcati miglioramenti fatti? Siamo di fronte ad un mero esercizio di stile del leader di mercato che voleva semplicemente mostrare i muscoli o siamo all’inizio di qualcosa di finalmente nuovo nell’ormai stagnante semi monopolio del mercato delle consolle professionali da DJ? Come risponderanno i competitor? Una serie di domande per le quali dovremo attendere sperando di vederne delle belle.
 Per ora l’unica risposta è che sì, il Pioneer DJM-V10 è il miglior mixer disponibile sul pianeta al momento, e tutti i DJ si meritano di poterci mettere le mani almeno una volta nella vita.

di Giacomo Miranda
Pro
  • Qualità sonora globale
  • Infinite possibilità di routing in entrata e in uscita per gli effetti
  • Sezione filtri rinnovata
  • Non potremo più fare a meno del compressor
Contro
  • Sui beat fx forse si poteva fare di più