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Recensione Pioneer XDJ-XZ (foto e video)

Giacomo Miranda -




Recensione Pioneer XDJ-XZ

Dopo avervi raccontato su queste pagine la DDJ-1000 di cui trovate qui la recensione, Pioneer DJ ci ha permesso di mettere le mani sulla neonata XDJ-XZ , la nuova consolle compatta per DJ top di gamma della casa giapponese.

Quella che abbiamo di fronte è sicuramente la consolle più attesa nel mercato dei prodotti per DJ degli ultimi 5 anni. Dall’introduzione della precedente XDJ-RX nel 2015 infatti il concetto di consolle compatta per DJ è stato totalmente rivoluzionato ed il successo di vendite è stato talmente ampio da spingere anche gli avversari a sfidare quella che da allora è diventata la consolle da battere. In particolare questa XDJ-XZ nasce per i fan più fedeli del marchio, quelli che avevano bisogno di un prodotto più estremo che ricalcasse in maniera ancora più fedele le sensazioni e le funzionalità delle consolle professionali di riferimento che sono lo standard nei club e festival di tutto il mondo, composte dagli ormai iconici CDJ-2000 Nexus 2 e dal mixer DJM-900 Nexus 2.

Da XDJ a XDJ-XZ

Il grande successo di quella che oggi è diventata una intera famiglia di prodotti a marchio XDJ è dovuto anche al riuscire a rispondere alle esigenze di DJ di ogni livello, in una formula che ai tempi si è rivelata innovativa per il mercato.

Dopo un po’ paio di tentativi non proprio riusciti con i prodotti AERO ed R1, avveniristici per i tempi ma non proprio cuciti per la esibizioni dal vivo, al momento della sua introduzione nel 2015 la XDJ-RX fu la prima consolle a:

  • Riportare il layout in una unica superficie di controllo “tutto in uno “, la disposizione dei comandi e le funzionalità di due più tradizionali CDJ Pioneer + Mixer, a tutto vantaggio della trasportabilità;
  • Portare per la prima volta ad un prezzo relativamente accessibile di 1500€ le funzionalità avanzate e l’esperienza d’uso integrata che fino ad allora erano ad appannaggio esclusivo dei ben più costosi (ed ingombranti) CDJ-2000 Nexus e DJM-900 che insieme costavano oltre 6000€, con pochi ed accettabili compromessi;
  • Il tutto senza richiedere la connessione via USB al PC ma anzi integrandosi perfettamente con l’ecosistema Pioneer DJ, in cui basta inserire una chiavetta USB, con la propria libreria precedentemente analizzata ed esportata tramite il software proprietario Rekordbox DJ, per vedere le proprie playlist, i propri dati di analisi dei brani ed le forme d’onda visualizzate perfettamente su qualsiasi consolle del marchio.

Una sorta di “rivoluzione democratica” questa, che non poté che decretare il successo istantaneo di un prodotto nato per permettere al DJ principiante di esercitarsi su uno strumento che gli desse la possibilità poi di “sentirsi a casa” una volta arrivato a poter mettere le mani sul setup professionale in un club. Questo è però poi finito invece nelle mani anche di tanti professionisti abituati al setup da club ma in cerca comunque di una consolle di appoggio per i propri eventi privati o per esercitarsi in studio. È addirittura finito nelle consolle di piccoli locali per sostituire vecchi CDJ e mixer tradizionali che andavano aggiornati.

È proprio in risposta alle richieste di questa fascia professionale, che Pioneer DJ, dopo aver aggiornato la serie XDJ-RX con XDJ-RX2 nel 2017, e aver introdotto nel 2019 la entry level XDJ-RR, ci porta questa XDJ-XZ, che nasce col pretenzioso soprannome di “The Powerhouse” per replicare con ancora meno compromessi l’esperienza delle configurazioni da club e addirittura, secondo la casa giapponese, per diventare essa stessa “il sistema DJ professionale tutto in uno assolutamente perfetto per eventi, bar e locali o, ancora, per il tuo studio privato”

Sarà realmente all’altezza di tutte queste aspettative?

Qualità costruttiva

Il salto di categoria della XDJ-XZ rispetto alle sorelle minori si percepisce sin dal momento dell’ordine, quando leggiamo sul sito del produttore che “a causa delle dimensioni la spedizione avverrà su pallet e impiegherà più tempo del solito”. Ci troviamo infatti di fronte ad una importante superficie larga 87 cm, lunga 11 e profonda 46, oltre che pesante 13 kg.
Se da un lato queste dimensioni possono spaventare in termini di trasportabilità, che comunque resta possibile senza troppi patemi, dall’altra permettono di avere tutta la superficie necessaria per integrare controlli professionali ben distanziati tra loro che rendono comodo e familiare utilizzare questa consolle anche per molte ore, laddove invece con i modelli precedenti dopo un po’ si cominciava a sentirsi stretti. Inoltre l’unità è molto solida, senza parti che scricchiolano e con una finitura meno incline a riempirsi di impronte e graffi a differenza della DDJ-1000 che avevamo provato. Il salto qualitativo rispetto alla XDJ-RX2 si sente ed è molto gradito.

Connessioni

A livello di connessioni abbiamo tutto quello che potrebbe servirci e anche qualcosa di più: oltre alle uscite master bilanciate e sbilanciate in formato XLR ed RCA abbiamo una uscita Jack “grande” (trs 1/4 di pollice ) per una cassa spia da tenere in consolle. Addirittura entrambe le uscite sono regolabili nell’equalizzazione tramite 3 pomelli dedicati a bassi/medi/alti nella parte in altro a destra della consolle, una vera e propria chicca per il DJ mobile che deve adattare il suono della consolle di volta in volta alle casse con cui si trova a lavorare. Inoltre c’è un limiter integrato che impedisce di fare danni, ma in teoria la deontologia professionale vi dovrebbe impedire di farlo entrare in azione (o almeno spero).

Passando agli ingressi, abbiamo 2 ingressi RCA per connettere due CDJ esterni, 2 ingressi Phono per connettere 2 giradischi e addirittura un comodo ingresso AUX che permette di avere un “quinto canale” sul mixer utile per esempio per connettere un tablet con una playlist di sottofondo, o se lo vogliamo, un campionatore come il DJS 1000 o una “effettiera” che è possibile connettere tramite apposita uscita SEND formato jack.

Se questo già non fosse bastato a connotarla come “PRO”, la XDJ-XZ è anche la prima XDJ ad essere dotata dell’hub lan per il PRO-DJ LINK, una particolare tecnologia dei prodotti di fascia alta di Pioneer DJ che permette agli strumenti collegarsi tra loro per leggere in rete la musica da una unica chiavetta USB, per condividere i dati di analisi dei brani (al fine di applicare più correttamente a tempo gli effetti, far partire le tracce o utilizzare il sync) o infine per “comunicare” al mixer quale traccia è in riproduzione sul momento. Anche questa funzione sarà apprezzata da tutti i professionisti che hanno a casa o in un locale dei lettori compatibili e desiderano poter sfruttare al massimo i 4 canali dell’unità durante la performance.

A completare la sezione I/O della consolle non potevano mancare 2 ingressi microfonici con un equalizzatore a 3 bande e con un innovativo “feedback reducer “ configurabile su due parametri per impedire i fastidiosissimi ritorni di audio che fanno “fischiare” i microfoni.

Immancabili infine le porte USB, 2 di tipo A sul pannello frontale per connettere le chiavette USB. Dalla seconda è anche possibile registrare un dj set, come sempre sulla serie XDJ). Sul retro abbiamo anche una porta USB-B per connettere il computer al software Rekordbox DJ (in modalità export o performance) e con Serato DJ PRO ,con la quale Pioneer ha una partnership per questa unità per renderla appetibile anche agli utilizzatori del software.

Francamente non saprei cosa desiderare di più: a voler essere pignoli mi piacerebbe vedere Pioneer implementare una uscita master separata di tipo “zone” dalla quale riprodurre una fonte audio separata (magari quella che arriva dall’ingresso AUX), una funzione che sarebbe certamente gradita ai DJ mobile che suonano in matrimoni e feste private. Denon lo ha fatto sulla Prime 4, ma si tratta comunque di dettagli minori e riservati ad una nicchia di potenziali utilizzatori .

Il Mixer

Al centro abbiamo la sezione mixer, per la prima volta su una XDJ a 4 canali, che ricalca fedelmente il layout e le funzionalità del mixer top gamma DJM900 Nexus 2, comprensiva quindi dei fader canale con curva regolabile ed equalizzatore/isolator a 3 bande, della sezione color efx dedicata per ogni canale con tanto di pomello “parameter” per regolare i 6 effetti disponibili (filter, crush, noise dub echo, sweep, space); poco più a destra sempre dove ci aspetteremmo di trovarla c’è la iconica sezione beat fx, anch’essa fedelmente riprodotta sia nel numero degli effetti disponibili che nelle funzionalità.

Ho particolarmente apprezzato la “chicca” di Pioneer di riproporre anche la striscia touch presente nel fratello maggiore che permette di settare al volo i parametri degli effetti, che vengono applicati in sincro con i bpm della traccia tramite la funzione “quantize” di cui vi ho accennato parlando del PRO-DJ link: questo significa che andando a cambiare la velocità della traccia in riproduzione anche il beat fx applicato (ad esempio un Delay) si “adatterà” automaticamente per rimanere a tempo, come nei setup professionali.

Manca invece un display dedicato alla sezione effetti ,ma semplicemente perché queste informazioni vengono spostate sul display principale, sempre sulla parte destra, quindi non è difficile abituarsi in breve tempo. Immancabile invece la sezione per le cuffie: c’è comodo doppio ingresso, in formato jack 1/4 e 3,5mm .

A livello di resa durante la performance , tutto si muove come mi sarei aspettato: la grandezza dell’unità aiuta a sentirsi comodi e ad avere comandi a grandezza normale, i fader scorrono bene sotto le dita dando impressione di solidità maggiore rispetto ai modelli precedenti, i tasti hanno un click preciso e stabile e la qualità sonora in generale è ottima sia in ingresso che in uscita .

Unico piccolo appunto è la “curva” quando si va ad azionare il pomello del filter sui color-fx presenti su ogni canale: l’utilizzo dei filtri sui prodotti di fascia inferiore è sempre un po’ meno appagante di quanto lo sia sui DJM di fascia alta, che ovviamente hanno componenti audio più raffinate. Un compromesso che dobbiamo accettare e che magari è anche risolvibile tramite un prossimo firmware.

Le decks

Se già nella sezione mixer avevamo visto i vantaggi dell’aumento dimensionale, veniamo all’area della consolle che più ha beneficiato di questa novità: quella delle decks, ovvero i “lettori” virtuali sulla destra e sinistra, dove si agisce per manipolare le tracce in riproduzione; forse la parte più importante della consolle.

Finalmente dopo anni di richieste dei suoi fan Pioneer DJ porta le sue iconiche jogwheels resistive di 20 cm di diametro (introdotte per la prima volta sul CDJ-1000 nel 2001) sulla serie XDJ con questa XZ, abbandonando le ben più piccole e meno precise Jog capacitive dei modelli precedenti.

Avere a disposizione la stessa identica jog dei CDJ-2000 Nexus 2, con la stessa identica precisione ai tocchi sia sulla superficie che sui bordi, con la stessa regolazione della durezza, è una vera gioia per il DJ di qualsiasi livello ed è la funzionalità che più segna il passaggio della XDJ-XZ ad una classe più professionale di prodotti, anche rispetto al passaggio ai 4 canali.

Sia che si faccia scratch che in fase di mixaggio, nessun utilizzatore vorrà più tornare indietro alle jog della XDJ-RX2, che comunque facevano bene il loro lavoro anche se non come queste, dove non c’è curva di apprendimento e ci sente “coccolati “ nell’utilizzo come se si stesse utilizzando l’attrezzatura da club. 
Ma non finisce qui: all’interno di ogni jog troviamo pure l’On Jog Display, il display circolare introdotto per la prima volta sulla DDJ-1000, in cui sono richiamati i parametri importanti della traccia che stiamo riproducendo in quel momento sul deck come BPM, tonalità, tempo di riproduzione, waveform, copertina del brano e percentuale di Pitch applicata. Ammetto di non prestarvi molta attenzione durante l’utilizzo, ma di sicuro sono un’evoluzione rispetto ai LED bianchi del passato.

Spostando lo sguardo verso gli altri pulsanti della sezione deck, rimaniamo su livelli di eccellenza: anche tutti gli altri comandi oltre alle jog ricalcano fedelmente la disposizione e la grandezza naturale dei prodotti da club, sia per quanto riguarda lo slide del tempo, la sezione loop e i tasti per richiamare al volo i punti di cue memorizzati nella traccia.

La cura del dettaglio da Pioneer DJ è stata tale dall’aver replicato anche la retroilluminazione circolare di colore verde attorno al tasto play ed arancione attorno al tasto cue, come nel CDJ-2000 Nexus 2, piccoli dettagli che farebbero battere il cuore di qualsiasi veterano.

La sezione HOT-CUE è addirittura migliore rispetto al CDJ-2000 nexus: al posto dei 4 tasti divisi in 2 banchi presenti su quest’ultimo in alto a sinistra, nella XDJ-XZ abbiamo 8 performance pad retroilluminati RGB di grandi dimensioni sotto la jogwheel come sui controller della linea DDJ e la XDJ-RX2, che possono essere utilizzati per salvare hotcues, fare loop e beatjump. Quando invece la consolle viene connessa al computer diventano delle “unità effetti” aggiuntive con cui è possibile sbizzarrirsi .

Il display e l’interfaccia

Come tutte le consolle standalone ed i CDJ , anche la XDJ-XZ ha bisogno di un grande display e di una interfaccia grafica che rendano la consolle capace di funzionare in maniera autonoma.

Per controllare la libreria musicale una volta inserite le chiavette USB abbiamo quindi un grande display a colori da 7 pollici touchscreen al centro dell’unità accompagnato dai tasti di navigazione e da una rotella per lo scroll delle playlist. 
Anche qui abbiamo il family-feeling dei prodotti Pioneer DJ: l’interfaccia è pensata per essere accessibile a chi è abituato ad usare i prodotti del marchio e non si sente troppo il compromesso di doversi affidare ad un unico schermo per tutto e anzi, in fase di mixaggio visualizzare le waveform delle singole tracce sovrapposte l’una sull’altra su un unico display ha il vantaggio di permettere al dj di capire piu facilmente a colpo d’occhio “dove si andrà a finire col mixaggio” per chiuderlo in maniera più pulita.

Il problema è che per quanto questa interfaccia grafica ricalchi quella dei prodotti top di gamma, anche quest’ultimi avrebbero bisogno di una svecchiata. Per l’utente meno esperto non è un problema ed una volta preparate accuratamente le playlist con Rekordbox DJ sul computer ed inserita la chiavetta USB si riesce a lavorare agevolmente come se fossimo su un CDJ-2000 Nexus 2: è possibile scorrere col pomello fisico nelle cartelle di playlist, riordinarle al volo per bpm, tonalità, artista, titolo e anche cercare digitando sulla tastiera virtuale dal touchscreen.

L’utente più smaliziato invece, quello che fa molte serate a settimana e che deve gestire una libreria musicale importante, alla lunga troverà invece frustrante dover fare sempre qualche tocco di troppo per accedere alla funzione o al brano desiderato. In particolare spero che Pioneer possa rendere più comodo su tutti i suoi prodotti entrare ed uscire dalla ricerca dei brani e renda più comoda quindi la vita di chi come me si trova a dover lavorare con circa 100 GB di musica di tanti generi diversi su USB, magari anche rendendo l’interfaccia più “touch friendly “. L’idea di dover connettere un computer via USB per sfruttare le potenzialità maggiori di ricerca di Rekordbox DJ la trovo un po’ una “sconfitta”, ma ci tengo a precisarlo, questo è un problema che si presenta solo al professionista “consumato” che spreme a fondo le consolle.

Collegata ad un PC

Rimanendo in tema di connessione di computer via USB, è appunto possibile “bypassare” l’interfaccia interna per affidarsi a software esterni come SERATO DJ oppure la modalità performance di Rekordbox, che ho testato personalmente e che funziona senza nessun problema: la connessione tramite un singolo cavo USB 2.0 di tipo B è veloce e affidabile, la latenza è bassa e tutti i controlli sono “rimappati” fedelmente rendendo virtualmente identico il funzionamento rispetto alla modalità tramite chiavette USB, un dettaglio non di poco conto laddove spesso molte unità diventano “gommose” al tocco inficiando nella performance.

Fin da subito, nonostante Pioneer abbia già il suo software, è stato pubblicizzato anche il supporto a Serato DJ Pro tramite una partnership diretta che avrà fatto felici soprattutto i dj hip-hop che sono poco propensi ad abbandonare il loro software preferito. È in arrivo anche però il supporto a Virtual DJ e sono certo che anche altri software, tra cui Traktor, prima o poi verrano resi compatibili in maniera più o meno ufficiale, come spesso succede, data la quota maggioritaria di diffusione sul mercato detenuta dai prodotti Pioneer DJ.

L’unico vero limite

E’ importante far presente che l’utilizzo di un computer connesso via USB è anche l’unico modo per poter sfruttare la XDJ-XZ mixando contemporaneamente con 4 decks (e quindi sfruttando tutti e 4 i canali del mixer) senza ricorrere alla connessione fisica di fonti esterne tramite cavi RCA (giradischi, lettori, ecc…). Purtroppo infatti tramite chiavetta USB è possibile utilizzare solamente i 2 canali centrali del mixer, riproducendo quindi al massimo 2 tracce contemporaneamente; via Rekordbox DJ sarà invece possibile “switchare” le deck 1 e 2 andando a controllare con le jogwheel le deck 3 e 4, tramite la doppia pressione del tasto shift su ogni deck. Una limitazione questa che farà storcere sicuramente la bocca a chi sperava che la XDJ-XZ fosse la risposta diretta di Pioneer DJ alla Prime 4 di Denon che non ha queste limitazioni.

Rapporto qualità prezzo

Alla luce di questo “particolare” funzionamento a 4 decks il potenziale acquirente si troverà quindi costretto a chiedersi se abbia senso spendere i 2199€ richiesti da Pioneer DJ o se:

  1. cambiare ecosistema passando alla “concorrente diretta” per avere la possibilità di sfruttare tutti e 4 i canali tramite chiavetta USB
  2. rimanere nell’ecosistema di Pioneer DJ orientandosi però su altri prodotti che possono arrivare ad essere molto più economici mantenendo in certi contesti lo stesso livello di funzionalità, come una XDJ-RX2 (se si predilige l’uso standalone con le chiavette e si è disposti a scendere a compromessi sulle jogwheel), oppure una DDJ-1000 (se si predilige l’utilizzo a 4 decks con Rekordbox DJ oppure Serato DJ rinunciando all’uso standalone)

Personalmente facendo il DJ a tempo pieno acquisterei comunque una XDJ-XZ: abituato a lavorare in discoteca ogni settimana con le consolle professionali Nexus 2 e a preparare quindi la mia libreria musicale con Rekordbox con questa consolle mi sono sentito perfettamente a mio agio fin dal primo minuto. Inoltre in passato ho personalmente acquistato e utilizzato a lungo le precedenti XDJ-RX ed RX2, sia in un locale dove non mi fidavo delle consolle in dotazione sia in eventi privati dove mi è capitato di suonare anche per 6 o 7 ore di seguito, magari anche con il notebook connesso; non mi farei quindi troppi pensieri a spendere 600€ in più per avere in cambio le Jogwheel a dimensione naturale, una maggiore qualità costruttiva, una sezione mixer più completa con tanto di equalizzazione sull’uscita master, ed in generale una superficie di controllo più ampia e quindi comoda da usare per il molte ore. Rispetto alla DDJ-1000 poi, che rimane comunque anch’essa un ottimo prodotto, c’è da tenere in considerazione, oltre alla maggiore qualità costruttiva della XDJ-XZ, l’innegabile comodità di poter fare affidamento sul funzionamento senza computer di quest’ultima in caso di guasti imprevisti al proprio notebook, un dettaglio non da poco per chi come me fa il DJ di mestiere.

Considerate complessivamente credo che tutte queste caratteristiche valgano molto di più di 600€ e della mancata possibilità di suonare sporadicamente dalla chiavetta un terzo o quarto disco senza connettere il laptop.

Grazie a Niccolò Alfano per le riprese nel club

Giudizio Finale

Pioneer XDJ-XZ

8.8

Pioneer XDJ-XZ

La XDJ-XZ è un prodotto che non tradisce il soprannome di “powerhouse” attribuitogli da Pioneer DJ: la qualità costruttiva, la completezza delle connessioni in entrata e in uscita e l’esperienza d'uso praticamente priva di compromessi rispetto al setup professionale Nexus 2 la rendono una all-in-one standalone che farà felice il DJ professionista o il proprietario di un club alla ricerca di un prodotto solido ,completo, insolitamente espandibile per questa categoria, con un ottimo rapporto qualità prezzo e capace anche di venire incontro anche ai DJ che preferiscono esibirsi con un notebook e un software di terze parti. Peccato solamente per l’impossibilità di suonare nativamente con 4 decks direttamente dalle chiavette USB, una mancanza di secondo piano che non va ad intaccare il valore complessivo di questo prodotto.

di Giacomo Miranda
Pro
  • Qualità costruttiva e layout professionale
  • Funzionalità
  • Compatibile anche con Serato DJ
Contro
  • Il funzionamento a 4 decks non è come ci saremmo aspettati
  • stanislao

    Salve,ma per usare il pc,basta collegarlo col cavo o serve una connessione wifii?