Recensione Rainbow Six Extraction: uno spin-off sensato?

Recensione Rainbow Six Extraction: uno spin-off sensato?
Lorenzo Delli
Lorenzo Delli
Il nuovo sparatutto online cooperativo di Ubisoft è qui: Tom Clancy's Rainbow Six Extraction. Il gioco arriva sul mercato in un momento molto particolare. Non è il più semplice tra gli esponenti del suo genere, e questo è un bene, ma ci sono anche altri pretendenti come GTFO e Back4Blood che potrebbero attirare lo stesso genere di giocatori. La sua fortuna? Una fan base alta e la sua presenza all'interno del Game Pass di Microsoft. Nel frattempo è stato annunciato anche Tom Clancy's Rainbow Six Mobile. Scopriamolo insieme.

PRO

  • Grado di difficoltà elevato ma ben giustificato
  • Meccaniche di gioco e ripetitività sensate
  • Non esoso nei requisiti hardware

CONTRO

  • A tratti molto difficile (forse troppo?)
  • Con giocatori casuali quasi impossibile
  • Deve molto a Siege

Scheda videogioco

  • Publisher Ubisoft
  • Sviluppatore Ubisoft Montreal
  • Genere Sparatutto online co-op
  • Numero giocatori 1-3
  • Lingua Italiano
  • Disponibile su

Premessa

Come già accennato, Rainbow Six: Extraction fa parte del genere degli sparatutto online co-op. Si forma quindi una squadra di agenti, composta da tre elementi (ovvero tre giocatori), e si ripercorrono gli stessi livelli a difficoltà crescente con obiettivi ogni volta diversi (che, come i livelli però, si ripetono con il tempo). Alla base non c'è la classica apocalisse zombie. Stavolta avremo a che fare con il misterioso parassita Chimera. Anzi, avremo nuovamente a che fare: i fan di Rainbow Six: Siege se lo ricorderanno quasi sicuramente. I nostri agenti appartengono al REACT, un'unità composta da agenti e scienziati creata per affrontare la minaccia in questione. Nelle zone in cui si è palesato il parassita, sono sfortunatamente apparsi anche gli Archei, mutazioni in grado di darci filo da torcere e soprattutto in grado di farci rimpiangere gli zombie.

Dobbiamo ammettere di aver apprezzato come Ubisoft abbia organizzato e giustificato il tutto. Non siamo agenti di un'agenzia Rambo che si butta nella mischia per uccidere Archei come fossero carne da macello. No, la carne da macello siamo noi, e ogni ingresso nelle aree protette e infettate dal Chimera è un'azione di guerra pericolosissima che, con un solo errore può portare, al fallimento della stessa. Le missioni che affronteremo, seppur ripetitive, sono spesso di stampo scientifico, con lo scopo appunto di studiare al meglio gli archei e sviluppare contromisure sempre più efficaci. Altra missione classica è quella di recupero di personale disperso, compreso i nostri stessi operatori. Ci torneremo a breve. È pur vero che, per quante cose si scoprano sugli archei e su Chimera, non c'è una vera e propria storia che ci spiega cosa diavolo sta succedendo e perché si sta scatenando tutto questo macello sul pianeta Terra.

Da una parte quindi c'è un tentativo, una volta tanto, di giustificare appunto la ripetitività delle missioni a cui prendiamo parte. La maggior parte dei giochi online, non solo quelli cooperativi, si basano di fatto proprio sul ripetere allo sfinimento le stesse mappe e le stesse modalità più e più volte, e al grande pubblico sta bene così. D'altronde stiamo pur sempre parlando di un passatempo. Ma il fatto che tale ripetitività, per una volta tanto, abbia senso, non ci dispiace affatto. Ad ogni incursione cresce il numero di punti esperienza accumulato dal nostro profilo, con conseguento sblocco di nuove tecnologie e nuovi operatori. Con il crescere dell'account, cresce anche la difficoltà degli scenari e la minaccia del parassita Chimera. Tutto questo fino ad arrivare ad un endgame che riuscirà sicuramente a mettere in difficoltà anche il più veterano dei giocatori. Dall'altra parte non si giustifica molto quello che sta effettivamente succedendo a livello di trama. Ci sono come al solito materiali scritti con cui approfondire il tutto, sbloccabili con partite e missioni secondarie di vario genere, ma il nucleo pulsante dell'esperienza è ovviamente il gameplay.

Gameplay

Rainbow Six: Extraction deve tantissimo a Rainbow Six: Siege. Nasce a tutti gli effetti come suo spin-off, e ne eredità in larga parte gunplay e altre meccaniche di gioco. Anche il comparto tecnico deve praticamente tutto al predecessore, ma ci torneremo a breve. Ogni giocatore ha la possibilità di affrontare un ricco tutorial, forse un po' troppo prolisso, ma utile a capire quali sono le dinamiche degli Archei. Questi alieni bastardi sono pensati per metterci i bastoni tra le ruote nei modi più impensabili. Dove ci sono gli Archei c'è l'Archeloma, una poltiglia nera e inquietante che rallenta i movimenti degli operatori. Dove c'è l'Archeloma ci sono spesso anche i nidi, che tendono a generare Archei a ripetizione. E in generale, dove c'è il parassita, ci sono aberrazioni come melme che tendono a frazionarsi, spore accecanti, varianti di archei esplosivi, unità elite super corazzate e altre presenze ben poco piacevoli.

Il REACT ovviamente non manda i suoi uomini allo sbaraglio nelle missioni previste. Per cominciare, il fatto che gli operatori siano 3 e che collaborino tra loro è fondamentale. Muoversi e sincronizzare le azioni diventa fondamentale, tant'è che affrontare i livelli allo sbaraglio, basandosi su matchmaking e senza sfruttare la chat vocale, può portare spesso a fallimenti critici. Ci vuole molto spesso pazienza e pianificazione. I livelli si imparano a conoscere con il tempo, ma in ogni caso è pieno di paratie da aprire e chiudere, scale, scaffali, scrivanie e ostacoli di vario genere che possono essere sfruttati e che sono sfruttati anche dagli stessi Archei. Molte pareti possono essere distrutte sparandovi contro, e di conseguenza non sempre la strategia migliore è quella di gettarsi a capofitto nelle stanze, ma anzi, studiare il terreno di scontro e abbattere eventuali bersagli senza destare troppo clamore. Ci sono vari strumenti a tal proposito, come il drone pilotabile o le granate fumogene, che permettono di sfruttare ancora di più il campo di battaglia a nostro favore. Gli operatori costituiscono corpi invalicabili: di conseguenza se un vostro compagno occupa l'apertura di una porta, non potrete sparargli attraverso per colpire qualche archeo. Anzi, a livelli alti di difficoltà c'è anche il fuoco amico con cui avere a che fare. Accovacciarsi o comunque non occupare fisicamente (o occuparle) posizioni fondamentali per la fuga o per lo spostamento tattico dei membri del team diventa fondamentale. Si ha anche a che fare con limitazioni imposte dalla quantità di munizioni e di gadget a disposizione. Si vive di fatto una costante sensazione di ansia, dettata non solo dalla presenza degli archei, dalla loro sensibilità al rumore e dall'archeloma che rallenta i movimenti, ma anche dalla scarsità di risorse e dal loro utilizzo sensato.

Ci sono dinamiche alquanto peculiari per quanto riguarda la gestione della salute degli operatori. La vita con cui partite non si rigenera. Potete curarvi, ma si tratta di un effetto transitorio che svanisce con il tempo. Ogni singolo punto vita perso quindi conta in modo drastico, anche per le partite future! Tornare da una mmissione con un operatore ferito, cosa che succederà sistematicamente, farà sì che non potrete giocarlo nella partita successiva. Giocando altre partite, oltre a guadagnare punti esperienza, guarirete di piccole percentuali anche gli operatori che vi aspettano alla sede REACT. Il gioco quindi vi obbliga a variare operatore, ognuno dei quali è caratterizzato da valori specifici di armatura e velocità, da un equipaggiamento e da un'abilità unica nel suo genere. Non solo: anche in caso di morte, c'è da affrontare una problematica specifica. Gli agenti del REACT non muoiono. L'agenzia ha sviluppato un sistema a schiuma che protegge l'agente dagli Archei, con l'unico problema che poi qualcuno deve andare a recuperarlo. La missione successiva avrà quindi come obiettivo quello di recuperare l'agente disperso. In caso di fallimento, ci penserà qualcun'altro a recuperarlo, mentre in caso di successo riceverete un discreto boost di esperienza (oltre a recuperare l'operatore). Anche queste sono meccaniche sensate che abbiamo apprezzato e che danno appunto una ragione di esistere a tutta la dinamica di gioco.

Peculiare anche l'approccio alle missioni. Ognuna è divisa in tre spezzoni, o meglio, 3 sotto-missioni diverse tra loro. Per passare da una missione all'altra si deve entrare in delle camere stagne specifiche che vi permetteranno di alleviare per qualche istante la tensione e, spesso, di fare rifornimento di munizioni, abilità e vita. Se non fosse che talvolta le camere in questione sono abitate da archei poco amichevoli! Ma non è solo questo l'approccio che definiamo peculiare. È il fatto che in qualsiasi momento, se la squadra si sente alle strette, si può abbandonare la missione in corso richiedendo un'estrazione di emergenza. C'è un'utilità: uccidendo archei e completando sotto-missioni conquistate punti esperienza preziosi. Se ne avete accumulati a sufficienza e il gruppo è a corto di vita, munizioni o si sente appunto messo alle strette, potete andarvene con i punti guadagnati finora e non sprecare quanto fatto fino a quel momento. Anche perché, come avrete capito, se si finisce la vita a disposizione e nessun compagno di squadra ha modo di riportarvi in azione, la partita è finita.

Buono il feeling delle armi. Come già accennato, lo stile di gioco in tal senso deve molto a Rainbow Six: Siege, quindi non aspettatevi grosse novità. Ogni operatore porta con sé due armi, una primaria, l'altra secondaria, e con l'avanzare dei livelli si potranno sbloccare varianti delle stesse (o tipologie diverse) da utilizzare con i vari operatori. Inizialmente quelli più corazzati avranno a disposizione fucili a pompa molto efficaci a breve distanza, mentre gli operatori più rapidi avranno mitragliatrici silenziate ottime per abbattare bersagli dalla distanza. Le abilità permettono ovviamente di cambiare rapidamente a favire le situazioni più "tragiche", e ce ne sono di offensive e difensive. Ovviamente vanno utilizzate con parsimonia, con sempre in mente le location delle casse che permettono di rifornirle.

Comparto tecnico

Da un punto di vista grafico, Rainbow Six: Extraction, nel bene e nel male, sposa la stessa veste del suo predecessore. Nel male perché ci sarebbe piaciuto vedere qualche passo in avanti, anche se in effetti in certe circostanze Extraction sa replicare su schermo delle atmosfere davvero inquietanti. Nel bene perché un tale motore grafico si adatta alla perfezione anche a build hardware più datate, permettendo a utenti console della precedente generazione e utenti con PC non particolarmente potenti di gettarsi nella mischia senza preoccuparsi troppo. I nostri test sono stati effettuati con una copia PC del gioco sulla seguente configurazione hardware.

Anche troppo, visto quanto detto finora. E in effetti senza mettere mano alle impostazioni, riproducendo il tutto in WQHD (3.440 x 1.440) con tutti i dettagli al massimo e senza l'ausilio del DLSS (il gioco supporta si DLSS che NVIDIA Reflex), Rainbow Six: Extraction gira sui 140/150 frame al secondo senza problemi di sorta.

Buona la colonna sonora, composta da brani di musica elettronica in grado di aumentare la sensazione di ansia costante dettata dalla situazione in cui ci troviamo. Il titolo poi è doppiato in italiano, così come tutti i menu di gioco, dettaglio che non possiamo che gradire. In definitiva non ci troviamo certo di fronte ad un titolo next-gen, ma il motore grafico di Rainbow Six: Siege riesce comunque a risultare gradevole ed azzeccato, permettendo, come già accennato, a quanti più utenti possibile di godersi il gioco senza grosse limitazioni.

Prova su PS5

Abbiamo avuto modo di provare anche la versione PS5, il cui porting è risultato essere di buona fattura, malgrado qualche texture in bassa risoluzione qua e là. Apprezzabile la presenza di due distinte modalità, una 4K/60fps, l'altra Full HD/60 fps con effetti migliorati, come ombre, luci, superfici riflettenti e particellari. È prevista in futuro una terza modalità in grado di supportare i 120 fps, ma non sono stati comunicati ulteriori dettagli in merito. Per quanto riguarda invece il supporto al DualSense, le armi restituiscono un solido feeling grazie ai grilletti adattivi ben implementati, mentre il feedback aptico lascia a desiderare.

Prezzo

Il prezzo non è affatto male, considerato che all'interno della confezione retail è incluso un Buddy Pass per far giocare due amici gratuitamente con sé per 14 giorni. Se avete una Xbox o un PC anche meglio: Rainbow Six: Extraction è incluso nel Game Pass di Microsoft. Potete provarlo e decidere se eventualmente acquistare una copia.

Il prezzo è buono, ma sono comunque presenti microtransazioni all'interno del gioco. Fortunatamente si tratta solo di orpelli estetici con cui abbellire (o l'esatto contrario) il proprio operatore.

Recensione Rainbow Six: Extraction - Screenshot

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Giudizio Finale

Tom Clancy's Rainbow Six: Extraction

A primo impatto non ci aveva convinto, ma giocando con una certa continuità, Rainbow Six: Extraction sa rivelarsi un cooperativo sfidante e soprattutto molto sensato. Arrivare all'endgame non è affatto banale, e il grado di sfida scalabile riuscirà davvero a mettere a dura prova anche le squadre di giocatori più navigati. Non si tratterà di un gioco next-gen, ma proprio la sua scalabilità lo rende adatto a quante più macchine da gioco possibile. Il grado di sfida è elevato, e vi suggeriamo caldamente di affrontarlo con una coppia di amici sufficientemente affiatati. In tal caso, Extraction saprà regalarvi un'esperienza immersiva e altamente strategica.

Voto finale

Tom Clancy's Rainbow Six: Extraction

Pro

  • Grado di difficoltà elevato ma ben giustificato
  • Meccaniche di gioco e ripetitività sensate
  • Non esoso nei requisiti hardware

Contro

  • A tratti molto difficile (forse troppo?)
  • Con giocatori casuali quasi impossibile
  • Deve molto a Siege

Lorenzo Delli
Lorenzo Delli Cresciuto a "computer & biberon", si è avvicinato al mondo dell'informatica alla tenera età di 5 anni. Si occupa principalmente di news e recensioni legate al mondo del gaming (mobile e non) e dei canali Social per il network SmartWorld.
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