9.3

Recensione DJI Mavic 2 Zoom: un cambio di prospettiva (foto e video)

Nicola Ligas -




Recensione DJI Mavic 2 Zoom

DJI Mavic 2 Zoom è il drone consumer più completo mai realizzato da DJI. Solitamente i giudizi sono demandati a fine recensione, ma nel suo caso non c’è motivo di fare tanto i misteriosi. È un prodotto completo, maturo, e che non potrà deludere l’acquirente. Ciò non significa che sia perfetto, o che non lo si possa migliorare, ma ora come ora è una delle migliori alternative che ci siano in commercio. Forse la migliore.

7.5

Confezione

Nella confezione di DJI Mavic 2 Zoom troviamo drone, radiocomando (con 2 stick in più), eliche (da montare, con un paio di riserva), cavetti micro USB, Type-C e Lightning, per collegare il controller ad ogni smartphone del creato, ed alimentatore. C’è tutto ciò che occorre insomma, ma non troppo di più. Non è nemmeno disponibile, per adesso, la classica fly more combo. C’è solo una versione che include i DJI Goggles RE, per un volo in prima persona, un’esperienza che consigliamo vivamente, ma che ovviamente non è necessaria.

Considerando la voglia di volare che questo quadricottero vi metterà addosso, l’acquisto di (almeno) una batteria di riserva e di caricabatterie extra (quello multiplo e/o per auto, ad esempio) sono quasi d’obbligo. Guarda caso, è infatti disponibile, venduto a parte a 319€, il Mavic 2 fly more kit, che include tutto questo, ed anche qualcosa di più.

9.5

Costruzione

DJI Mavic 2 rimane fedele alle linee del precedente Mavic Pro. Scordatevi quindi la bella carena lucida ed il design filante tanto apprezzati su Mavic Air. Sotto al cofano però cambiano tante cose, ed è quello che conta.

DJI Mavic 2 (Zoom o Pro che sia) include infatti una serie di sensori su tutti i lati, sopra e sotto di lui. Questi servono ad evitare collisioni accidentali, e anche ad abilitare alcune delle particolari modalità di ripresa di cui il drone è dotato. E funzionano molto bene, il che non è né banale né scontato; ma di questo riparleremo a breve.

Cambia inoltre il gimbal che sostiene la videocamera. Adesso è un blocco unico, che dà una sensazione di robustezza nettamente superiore al primo modello. Peccato che il rivestimento che protegge il gimbal durante il trasporto sia sempre complicato da reinserire.

Il meccanismo di piegatura del drone rimane invece lo stesso del primo modello, ma ci è comunque parso più solido. Ci sono anche altri cambiamenti strutturali, come il pulsante di accensione posto in alto, sopra la batteria stessa, o la porta USB-C laterale. Chiariamo che quest’ultima serve solo per il trasferimento dei dati e non per la ricarica. Probabilmente inserire la componentistica necessaria avrebbe voluto dire appesantire troppo il drone, ma è un peccato che non sia possibile caricarlo tramite Type-C. Dovrete quindi per forza di cose estrarre la batteria dal suo alloggiamento e collegarla al caricatore dedicato.

Come su Mavic Air, DJI ha introdotto una memoria interna anche su Mavic 2, in modo che non abbiate per forza bisogno di una scheda microSD. Parliamo comunque di soli 8 GB, e registrando in 4K finiranno rapidamente.

Il peso complessivo del drone è però aumentato: circa 900 grammi, solo drone, contro i 740 grammi del precedente Mavic Pro. Un po’ si sentono, inutile negarlo. La miniaturizzazione DJI l’ha operata con Mavic Air, che rimane il drone prediletto da chi cerchi massima portabilità. Con Mavic 2, DJI è però riuscita ad inserire una serie di sensori e di funzioni che purtroppo hanno il loro “peso”, sia letteralmente che non.

A dispetto del peso, la velocità massima è invece stata incrementata da 65 a 72 Km/h (in modalità sport). Linee già viste a parte, DJI Mavic 2 è probabilmente il drone più avveniristico del mercato. Nessuno può vantare infatti un simile connubio di sensori, prestazioni, e design (nel senso della ripiegabilità); per non parlare di portata, autonomia e modalità di ripresa, sulle quali ci concentreremo nei paragrafi seguenti.

9.0

Controller

Il controller di Mavic 2 Zoom sembra rimasto lo stesso di sempre. In buona parte lo è, ma non del tutto. Anzitutto, a livello estetico, ci sono dei rivestimenti in gomma in zone che prima erano di plastica. Sembra una banalità, ma il grip è così migliorato. Inoltre i due stick sono removibili e possono essere riposti nel lato inferiore del radiocomando. Questo lo rende estremamente compatto e facilmente trasportabile.

La personalizzazione dei pulsanti avviene tramite l’applicazione, e dato che ce ne sono numerosi è sempre facile avere tutto ciò che occorre a portata di dito. Il piccolo stick sotto al display, solitamente affidato ai controlli della fotocamera, è sempre un po’ troppo sensibile, ma è un difetto da poco. E per quanto riguarda il display in sé, è sempre leggibilissimo, anche nelle giornate assolate, e permette di avere un ottimo colpo d’occhio sulle condizioni di volo del drone.

L’alloggiamento per smartphone è abbastanza ampio, anche se gli smartphone più grandi (e più spessi) potrebbero avere qualche problema. DJI riporta che sono supportati smartphone lunghi fino a 160 mm e con uno spessore compreso tra 6,5 ed 8,5 mm, quindi assicuratevi che il vostro ci rientri. Sul fianco posteriore abbiamo anche due rotelline, che solitamente sono affidate a gestire l’inclinazione della videocamera ed il livello di zoom. La loro precisione è molto buona, ed assieme a quella dei due stick analogici permettono di effettuare dei bei pan e zoom, una volta che ci avrete preso confidenza. L’unico neo di detti stick è che sono un po’ troppo morbidi, e magari vi troverete con lo stick puntato, ad esempio, in basso a sinistra anziché al centro, se non presterete attenzione. Difetto che si supera facilmente con l’abitudine, ma è anche per questo che molti radiocomandi hanno gli stick che si muovono all’interno di un rettangolo anziché di un cerchio.

Peccato per l’assenza di una qualunque tracolla, che non è predisposta. Il telecomando di per sé è abbastanza leggero (320 grammi), ma aggiungendoci uno smartphone arriverete facilmente a mezzo chilo, ed alla lunga vi potrebbe venire voglia di aiutarvi in qualche modo a sostenerlo. In ogni caso non è facile trovare un radiocomando più trasportabile di questo, e la portabilità è una funzione essenziale di Mavic 2.

L’aspetto più importante però è la presenza di OcuSync 2.0. Si tratta della nuova versione del sistema di radiocomunicazione già presente sul primo Mavic, che ora promette di arrivare fino ad 5 Km di distanza (con le frequenze legali in europa, 8 Km con quelle FCC). Nelle nostre prove, in condizioni ideali, abbiamo addirittura superato agilmente i 5 Km, con ancora un buon segnale. Il punto è anche avere abbastanza batteria da poter tornare indietro, oltre al fatto che manovrare un quadricottero ad una simile distanza può difficilmente definirsi “sicuro”.

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Occorre però specificare cosa si intende con “condizioni ideali”, ovvero cielo terso, nessun ostacolo fisico tra radiocomando e drone e nessuna interferenza. Le prime due condizioni sono facili da rispettare, la terza può essere ingannevole. Durante uno dei nostri test, ad esempio, ci siamo ritrovati a volare in campo aperto, senza alcuna barriera architettonica o naturale, eppure già a 2 Km è scattato il return to home per perdita di segnale. Evidentemente c’era un qualche tipo di interferenza che ha minato pesantemente la portata del segnale del radiocomando. Il punto è che non c’era modo di accorgersene a priori. In un’altra prova, questa volta con numerosi alberi a frapporsi fra radiocomando e drone, dopo 1 Km il segnale è andato perso.

La morale è che OcuSync 2.0 ha dell’incredibile perché comunque arrivare ad oltre 5 Km di distanza, per di più con uno streaming video in HD, è un traguardo impensabile per la maggior parte dei droni consumer. Allo stesso tempo dovete essere coscienti che si tratta di un sistema che può subire delle interferenze, e non è detto che ve ne accorgiate fintanto che non siete in volo. Per farvi capire meglio quanto sia migliorato, aggiungiamo che il primo Mavic Pro in Europa poteva spingersi al massimo fino a 4 Km (7 Km con le frequenze FCC).

Per quanto riguarda l’autonomia del radiocomando, è sufficiente a coprire 4 voli completi del drone, ma non il quinto. Ed in fondo va bene così, anche perché non ci immaginiamo qualcuno dotato tanto facilmente di 5 batterie per il proprio Mavic 2. La ricarica è però un po’ lenta, e richiede 2 ore abbondanti.

A scanso di equivoci, non ci sono i controlli a mano libera, tipici di Spark e Mavic Air. E non ci sono nemmeno i controlli tramite smartphone. Per manovrare Mavic 2 avrete insomma bisogno del suo radiocomando, ed è anche giusto che sia così.

9.5

Esperienza d'uso

DJI Mavic 2 è rilassante. L’ho ribadito nella video recensione e lo sottolineo anche qui. Il sistema di obstacle avoidance funziona così bene, che vi dà una serenità di volo senza pari. Potete manovrare il drone concentrandovi più sulle riprese che sul fargli evitare dei possibili ostacoli, il che vi toglie dalle spalle buona parte del “peso” nel farlo volare.

Non solo Mavic 2 rileva gli ostacoli in tutte le direzioni (sì, anche sopra e sotto di lui), ma volendo li può anche aggirare. Quest’ultimo sistema è un po’ più approssimativo, ed in generale mi sono trovato a farci meno affidamento, preferendo comunque essere io a decidere in che direzione manovrarlo. Il rovescio della medaglia è che non potrete effettuare manovre di precisione. Se c’è una finestra nella quale il drone potrebbe passare, non è detto che il sistema vi permetta di farlo, rilevando che comunque ci sono ostacoli tutto attorno al Mavic 2. In questi casi, l’unica strada è disabilitare il tutto; o cambiare strada, per l’appunto.

Chiariamo che non è un sistema del tutto infallibile, ma le cose che potrebbero passare inosservate sono così piccole che non dovrebbero rappresentare un problema. Attenzione anche alle condizioni del tempo, vento in particolare, e velocità del drone, che potrebbero influire negativamente. I ogni caso non mi sono mai sentito così tranquillo nel far volare un drone, e considerando che parliamo di un dispositivo costoso ed a suo modo “pericoloso”, è una sensazione che vale il suo prezzo.

Ma non è solo il rilevamento degli ostacoli ad essere migliorato. Anche l’ActiveTrack è ora più preciso e meno prono a perdere il soggetto, anche se questo dovesse scomparire dietro un ostacolo. Inoltre è in grado di operare fino al massimo della velocità del drone, prima di perdere il soggetto. E sia chiaro che nel frattempo il sistema anti-collisione è attivo, quindi il drone non andrà a sbattere contro un albero pur di venirvi dietro.

La stabilizzazione offerta è sempre di altissimo livello. La sensazione di avere un treppiedi in aria rimane sempre, ed è valida non solo a drone fermo ma soprattutto in movimento. Con entrambi gli stick premuti a controllarne elevazione e direzione, i filmati risultano comunque fluidi, ed anche i cambi bruschi di direzione vengono assorbiti piuttosto bene. Il vento può metterci lo zampino, ma in generale rimarrete impressionati dalla stabilizzazione raggiunta.

Per quanto riguarda i Quick Shot, ce ne sono così tanti che c’è l’imbarazzo della scelta, ed al contempo descriverli tutti sarebbe una perdita di tempo. Le due novità principali sono senz’altro hyperlapse e dolly zoom. Il primo è il classico time-lapse, che viene effettuato non solo in modalità libera, lasciando che siate voi a pilotare il drone, ma anche affidandosi a tre tipi di percorsi predefiniti, in modo che possiate concentrarvi solo sulle riprese. Il risultato può essere notevole, ma richiede tempo (buona parte della batteria) e non solo il luogo ma anche il momento giusto. Il tramonto o l’alba sono situazioni ideali, ed i paesaggi urbani con molte luci in movimento lo sono altrettanto, ma come ben saprete non è sempre possibile far volare un drone laddove vorreste. Si tratta insomma di una funzione ragionata e non improvvisata, che vi ritroverete ad utilizzare probabilmente solo se ci aveste pensato a priori.

Ben più d’effetto immediato è il dolly zoom, che mette al centro della scena il soggetto desiderato, rivelando al contempo tutto ciò che c’è attorno a lui, con un effetto di “zoom selettivo” impossibile da fare altrimenti. Si tratta di un quick shot particolarmente efficace in presenza di un soggetto di grandi dimensioni, come una montagna o un monumento, ma che può regalare un effetto degno di nota anche in altre situazioni. Qui sotto trovate due esempi ideali, ma è facile farsene venire in mente altri.

Ma parliamo dello zoom. DJI Mavic 2 Zoom monta un sensore CMOS da 1/2,3” e 12 megapixel, con zoom ottico 2x (equivalente 24-48 mm), e rapporto focale f/2.8 (24 mm)–f/3.8 (48 mm). I video vengono registrati in 4K@30fps (purtroppo gli agognati 60 frame al secondo non sono disponibili nemmeno su Mavic 2 Pro), ma in 2,7K potrete spingervi appunto a 60fps, ed in full HD ci sono anche i 120 fps.

Al di là delle mere specifiche tecniche, che potete leggere anche sul sito ufficiale, ci sono due cose in particolare da sottolineare. Lo zoom è divertente, ed utile. Non è la stessa cosa di avvicinarsi fisicamente al soggetto, sia perché cambia comunque il campo, sia perché a volte al distanza è importante (anche solo per ragioni di sicurezza), ma soprattutto perché vi offre una nuova prospettiva, un nuovo modo di creare filmati ad effetto.

Ad esempio, non dovrete più planare velocemente per dare l’impressione di farlo: vi basterà utilizzare la levetta dello zoom e sarà come se steste scendendo in picchiata, per poi magari risalire rapidamente. Potrete inoltre concentrarvi di più sulla scena rimanendo in quota, senza dover al contempo preoccuparvi anche dei movimenti del drone. Inoltre, registrando in full HD (ma non oltre i 30 fps, altrimenti non sarà possibile), potrete zoomare fino ad un 4x lossless. Nulla vi vieta di registrare in 4K ed ingrandire il tutto in post-produzione, ma è una fatica ulteriore. Il punto è che lo zoom, oltre ad essere una feature pressoché unica, è anche vincente, e non mero esercizio di stile.

Il secondo punto da tenere presente, che poi giustifica la presenza di un Mavic 2 Pro, che altrimenti potrebbe sembrare “sprecato”, è che la qualità della fotocamera è buona ma non eccelsa. C’è un buon intervallo dinamico, anche se comunque non è facile esporre correttamente cielo e terra assieme, nelle giornate più luminose. Mavic 2 Pro dovrebbe avere uno stop di luminosità in più, il che è già qualcosa. Il difetto principale è però un certo rumore di fondo sempre presente, anche con buona luce appunto. Ve ne accorgerete guardando le fronde degli alberi, spesso poco definite, e, nelle scene più ravvicinate, laddove ci siano ampi colori uniformi. Sia chiaro che rispetto al primo Mavic Pro sono stati fatti dei passi avanti, e questo è senz’altro positivo. Come già accennato però, non è questo il Mavic 2 che punta tutto sulla qualità fotografica.

E sempre a proposito delle foto, ci sono anche per loro varie modalità, compreso il RAW (in DNG). Ci sono poi l’HDR automatico (il drone cattura diverse immagini e le unisce) e la Super Resolution, ovvero 9 immagini “cucite” in un’unica immagine da 48 megapixel. Le foto sono in generale apprezzabili, con un buon bilanciamento dei colori, ed anche ben definite. Vale un po’ la stessa considerazione fatta per i video in merito all’eccessivo rumore, anche se, con le dovute attenzioni, è più facilmente mitigabile.

Piccola menzione anche per la silenziosità del drone. DJI dice che non è al pari di Mavic Pro Platinum, ma se anche non lo fosse, ci va molto vicina. Non è un drone silenzioso nel senso letterale del termine, ma lo è più di buona parte della concorrenza di pari stazza.

9.0

Autonomia

L’autonomia di Mavic 2 non vede passi in avanti rispetto a Mavic Pro Platinum. DJI dichiara 31 minuti, che probabilmente sono effettivi nel caso spremiate la batteria fino all’ultima goccia. Nella pratica, lasciando da parte la modalità sport, farete 20-25 minuti di volo, che sono comunque più della media. E vi avanzerà ancora un 10% circa, giusto se voleste sollevare il drone per farvi un selfie e poco più; questo perché già al 15% residuo il telecomando inizierà a suonare in tutti i modi possibili per ricordarvi di atterrare, forzando il return to home poco dopo.

Considerando comunque che su Mavic 2 ci sono più sensori che sul primo modello e che peso e velocità massima sono aumentati, non essere tornati indietro sul fronte autonomia è già un ottimo traguardo.

7.5

Prezzo

DJI Mavic 2 Zoom costa 1.249€ di listino. È una cifra che lo distanzia nettamente dal fratello minore Mavic Air (849€), ma anche da Mavic 2 Pro, che costa invece 1.449€. Pur non avendo provato quest’ultimo, la scelta appare a suo modo semplice. Se volete la migliore qualità video possibile, allora è il Mavic 2 Pro che dovete scegliere. Altrimenti, già la sola funzione zoom è una feature così unica, che una volta saggiatene le potenzialità non vorrete più farne a meno.

Foto

Giudizio Finale

DJI Mavic 2 Zoom

9.3

DJI Mavic 2 Zoom

Si può essere tranquilli nel far volare a chilometri di distanza un drone da oltre 1.200€? Se quel drone è DJI Mavic 2 Zoom, la risposta è sì. Ed è incredibile. L'avanzato sistema di rilevamento degli ostacoli, la stabilità del gimbal, l'affidabilità del radiocomando dotato di OcuSync 2.0 e streaming video in HD, vi faranno sentire dei piloti provetti in men che non si dica. Lo zoom ottico 2x (lossless 4x in full HD) offre inoltre nuovi spunti di ripresa, ed i filmati in 4K hanno un ampio intervallo dinamico. Le tantissime modalità di ripresa, tra cui spiccano hyperlase e dolly zoom, sono la ciliegina sulla torta di un prodotto che è quasi privo di difetti; e dopo averlo provato, vi divertirete così tanto che glieli perdonerete tutti.

di Nicola Ligas
Pro
  • Lo zoom è un'arma vincente
  • Sensori ultra efficaci
  • Tonnellate di modalità di ripresa
  • Grande portata (in condizioni ideali)
Contro
  • Design non ispirato
  • Prezzo non contenuto
  • Qualità video buona ma non di più
  • Un po' sensibile alle interferenze
  • Matteo Turotti

    Il problema del rumore della fotocamera è presente anche nell’Air, la fotocamera è la stessa?

    • Proprio la stessa non sono, ed anche a livello software ci sono elaborazioni diverse. Diciamo che siamo un passo avanti all’Air, ma se fosse solo e soltanto una questione di qualità video, non ci sarebbe grandissima differenza (al netto dello zoom che è una figata)

  • π0M€®

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