6.5

Recensione Little Hope: il cinepanettorror (foto e video)

Giorgio Palmieri




Recensione The Dark Pictures Anthology: Little Hope

Se c’è una cosa della quale possiamo stare tranquilli, salvo cambiamenti dell’ultimo minuto, è l’uscita annuale di un nuovo capitolo della The Dark Pictures Anthology. La serie antologica di Supermassive Games è ormai un appuntamento fisso, nato con Man of Medan e continuato con Little Hope, di cui state per leggerne la recensione.

Editore BANDAI NAMCO Entertainment
Sviluppatore Supermassive Games
Piattaforme PS4, Xbox One, PC Windows
Versiona provata PS4
Genere Narrativo, Horror
Modalità di gioco Singolo giocatore, Multigiocatore
Lingua Completamente in Italiano

7.0

Premessa

Little Hope è un’avventura narrativa dalle tinte d’orrore alla stregua del suo predecessore spirituale, Man of Medan. Può essere giocato senza che abbiate affrontato appunto il precedente, visto che i titoli della The Dark Pictures Anthology raccontano trame a sé stanti.

Si configura dunque nelle stesse, identiche modalità dei titoli realizzati da Supermassive. Trattasi di una storia interattiva, dall’impianto cinematografico, in cui è possibile prendere delle scelte per modificare lo scorrere del racconto e le relazioni tra i personaggi. Queste, poi, determinano il loro destino: per dire, sbagliare la pressione di un tasto, quando vi viene richiesto, potrebbe farli morire di punto in bianco. La paura di perderli è sempre in agguato, ma sbagliare è un’operazione molto più permissiva rispetto a Man of Medan, anche per esigenze di racconto.

Tuttavia, questo secondo episodio parte da un incipit semplice ma subito accattivante, che vede un pullman per una gita scolastica prendere un’insolita e costretta deviazione. L’autista, per evitare di investire una bambina, tenta di effettuare una manovra all’ultimo minuto, schiantandosi e lasciando i passeggeri in balia dell’ignoto proprio a Little Hope, una frazione avvolta da una nebbia dalla quale non si può uscire.

Tra litigi, incomprensioni e cliché, la narrazione si muove su un binario che non vuole essere originale, anzi, preferisce essere riconoscibile e strizzare l’occhio agli amanti della cinematografia dell’orrore, solleticando l’interesse anche di chi solitamente non mastica videogiochi.

6.0

Giocabilità

Dal punto di vista dell’interattività, Little Hope non prevede stravolgimenti rispetto al predecessore, se non nella presenza di alcune sequenze all’aperto dove la telecamera è liberamente manovrabile dal giocatore.

Per il resto, ci si ritrova davanti alla stessa esperienza, fatta perlopiù di dialoghi a tre scelte, di cui una è sempre il silenzio. Le conversazioni sono incollate tra loro da fasi esplorative a corridoio lente e prevedibili, al servizio dei muscoli del robusto motore grafico e dei classici spaventi all’improvviso che risultano più banali del previsto.

Emergono degli elementi con cui è possibile interagire, come dei documenti o i cosiddetti quadri di premonizione, che suggeriscono cosa potrebbe accadere da lì a poco, in maniera tale che possiate agire in un modo diverso da quello ipotizzato per evitare una possibile tragedia.

Capire i rapporti e i ruoli dei personaggi, e discuterne magari con gli amici lì con voi, sono i perni di una giocabilità altrimenti abbastanza tediosa. Ricordiamo infatti che, come Man of Medan, anche Little Hope può essere giocato da soli, in cooperativa online con un compagno e persino nella modalità cinema: questa vi consente di affrontare il viaggio con un massimo di cinque partecipanti in locale, dove ognuno guiderà un personaggio diverso semplicemente passando il controller ogni volta che il gioco lo chiederà.

6.0

Tecnologia

La tecnologia che sta alla base di Little Hope è nella scrittura, che si adatta a seconda delle scelte intraprese e modifica le scene di conseguenza. Purtroppo la qualità dei dialoghi lascia ampiamente a desiderare e il più delle volte si assiste a scambi al limite dell’imbarazzante, con osservazioni banali e frasi sconclusionate. La causa pare quella di voler allungare il brodo, e di voler aggiungere alla narrazione dei distrattori per allontanare i giocatori dalla soluzione. Anche le stesse decisioni non brillano per inventiva e il più delle volte le si sceglie casualmente.

6.5

Attrazione

Per tenere incollati allo schermo, Little Hope utilizza un espediente che prevede un accavallamento di linee temporali, cioè quella presente e una nel diciassettesimo secolo. Quando i cinque protagonisti incontrano la bambina schivata dall’autista, questi saranno catapultati brevemente nel passato, nel pieno della caccia alle streghe. Trattasi delle sequenze più efficaci, nonché delle meglio riuscite, purtroppo rallentate da fasi nel presente alle volte noiose, a causa di un cast di personaggi sottotono e del problema già citato dei dialoghi. Fatta eccezione per il volto principale Andrew e il professore John, entrambi senz’altro ben fatti e caratterialmente concreti, è difficile empatizzare con il resto del gruppo.

8.0

Grafica

Il motore grafico che muove Little Hope restituisce ancora una volta un ottimo colpo d’occhio, alle volte foto-realistico, specie negli interni: il merito è senza dubbio degli artisti di Supermassive, ma anche della linearità dell’esperienza. Lo abbiamo provato su PS4, dove il gioco non presenta le tante incertezze nella fluidità che invece avevamo riscontrato nel predecessore. Purtroppo vi è un evidente riciclo di alcuni ambienti, soprattutto quelli all’aperto, con un abuso della nebbia che tende a mascherare una pecca che altrimenti sarebbe ancor più visibile. Buona invece l’espressività dei personaggi.

6.5

Sonoro

Tutto il comparto sonoro fa molto affidamento agli sbalzi di volume per spaventare, una pratica che avrebbe funzionato se non fosse stata accompagnata da un’eccessiva prevedibilità. Il doppiaggio in italiano poi è altalenante e non è stato rifinito a dovere, con alcune frasi rimaste in inglese e altre pronunciate con l’enfasi sbagliata. Siamo comunque contenti che sia presente, dato che aumenta la fruibilità del gioco.

7.0

Prezzo

Little Hope arriva nei negozi in versione fisica e digitale al prezzo di 29,99€. Una cifra corretta per il tipo di prodotto, che può essere terminato in 5 ore ed eventualmente rigiocato per scoprire ulteriori risvolti. Non abbiamo però sentito l’esigenza di riviverlo, una volta concluso.

Immagini

Giudizio Finale

The Dark Pictures Anthology: Little Hope

6.5

The Dark Pictures Anthology: Little Hope

Little Hope continua la The Dark Pictures Anthology con tutti i pregi e soprattutto i difetti del predecessore: è semplicemente un’altra avventura narrativa con scelte un po’ banali, dei dialoghi altalenanti, ma con una trama che sa quali tasti toccare per incuriosire. Col senno di poi, quando tutti i nodi vengono al pettine, emergono i perché di certe scelte ritenute lente e confusionarie nel durante, ma alla base il tutto andrebbe svecchiato e reso più avvincente, anche perché il rischio è che il tedio possa avere la meglio.

di Giorgio Palmieri
Pro
  • Trama interessante
  • Grafica ottima, alle volte notevole
  • Piacevole viverlo con amici
Contro
  • Dialoghi a tratti imbarazzanti
  • Scelte opinabili
  • Fasi esplorative tediose, prevedibili

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