Recensione Trek to Yomi: non è tutto bianco o nero

In onore al maestro Akira Kurosawa
Recensione Trek to Yomi: non è tutto bianco o nero
Giorgio Palmieri
Giorgio Palmieri

Trek to Yomi è un videogioco semplice: ispirato all'immaginario dei film giapponesi degli anni '50 e '60, è nato da 2.000 parole scritte su un foglio da Leonard Menchiari, evolute poi in codice dal team polacco di Flying Wild Hog in 20 mesi. Il risultato convince con delle riserve: ecco la recensione.

PRO

  • Ottima regia
  • Stile da vendere
  • Prezzo invitante

CONTRO

  • Combattimenti un po' oleosi
  • Animazioni legnose
  • Giocabilità piatta

Scheda videogioco

  • Publisher Devolver Digital
  • Sviluppatore Flying Wild Hog, Leonard Menchiari
  • Genere Azione
  • Numero giocatori 1
  • Lingua Italiano
  • Disponibile su

Storia

Una storia semplice non è per forza una storia banale, specie se ben raccontata. Guarda caso, Trek to Yomi narra le vicende di Hiroki, un samurai che giura di proteggere il suo villaggio ad ogni costo. Il gioco ruota attorno proprio ad un attacco da parte dei briganti, per poi evolversi con sfumature soprannaturali dovute allo Yomi, la terra dei morti, in cui Hiroki inevitabilmente ci si ritroverà invischiato per decidere quale sarà il suo scopo. 

In linea generale si percepisce l'epica dell'ispirazione, complice anche la scelta di visuali statiche/semi-statiche e del bianco e nero, cosa che aiuta l'essenziale narrativa ad un minimo trasporto emotivo, che nel mio caso, pur avendomi incuriosito, non ha suscitato sensazioni forti come invece Ghost of Tsushima era riuscito a fare: giochi diversi dai budget diversi, sia chiaro, ma con tematiche simili. Per il tipo di produzione, comunque, la narrazione è indubbiamente curata e ben dosata.

Giocabilità

La giocabilità si configura come un videogioco d'azione a scorrimento con visuali perlopiù semi-statiche. Il movimento è spesso bidimensionale, ma alle volte è possibile muoversi anche in profondità negli scenari, la cui esplorazione è molto limitata. Le similitudini con i lavori di Playdead (Limbo, Inside) sono molteplici, sia per l'assenza dei colori, sia per la struttura stessa, che mette in campo piccole sezioni attaccate tra loro da punti di controllo, non sempre perfettamente distribuiti.

Cuore dell'interazione sono i combattimenti, sviluppati sulle sole due dimensioni: veloci e fulminei, i duelli con la katana si basano sui contrattacchi, con le lame dei nemici che brillano quando attaccano per invitare il giocatore a deviare il colpo. Ci sono attacchi leggeri, pesanti e una barra della stamina che ne regola l'abuso, insieme ad alcune armi da lancio dalle munizioni risicate. 

Pur essendo molto basilari e inevitabilmente tendendi alla ripetitività, gli scontri fanno il loro dovere, ma il sistema di controllo, specie negli attacchi e nelle parate, è un po' oleoso e manca di quella responsività e fisicità che renderebbe il tutto più soddisfacente. Malgrado la presenza di vari tipi di combo e fendenti, gli schemi di attacchi avversari promuovono il posizionamento statico: i comandi si trovano un pelino in difficoltà soprattutto quando i nemici sono alle spalle e vi circondano. Buono invece il grado di sfida, che è personalizzabile, ma che a livello normale presenta anche dei picchi impegnativi, con l'introduzione di nemici sempre più imprevedibili e feroci.

Contenuti

Ho concluso Trek to Yomi in circa 5/6 ore. La storia si dipana lungo 6 capitoli, che presentano anche finali diversi. L'offerta è sopra la media, essendo un'avventura lineare i cui pochi bivi portano a stanze chiuse all'interno delle quali possono celarsi munizioni per le armi da lancio, collezionabili e soprattutto potenziamenti permanenti alla salute e alla stamina.

Nel corso dell'avventura è possibile imparare anche nuove combo efficaci contro determinati tipi di nemici, come quelli dotati di armature. Si percepisce però un po' di ripetitività causata da alcune sezioni un po' simili tra loro, non tanto nell'estetica quanto nella fruizione, circoscritta all'eliminazione di nemici su nemici identici e poche sorprese, in cui la basilarità delle meccaniche diventa esponenzialmente un po' ingombrante.

Comparto tecnico

La particolarità dell'estetica di Trek to Yomi, come potete immaginare, è il bianco e nero. Non è un semplice filtro applicato sull'immagine, perché vi è uno studio di regia su ogni visuale semi-statica che ne enfatizza la bellezza e la teatralità, come se appunto fossero delle tavolozze realizzate con un preciso contrasto chiaro/scuro. Nella seconda metà dell'avventura ci sono scorci molto evocativi: nulla che vi farà spalancare la mascella, ma c'è una attenta analisi che genera curiosità e conferisce indubbiamente uno stile inconfondibile, ponendolo ai vertici dei prodotti indipendenti.

Ciò che fa storcere un po' il naso è la bassa mole poligonale dei personaggi e specialmente le animazioni, molte delle quali legnose e prive del peso giusto, non sempre capaci di ricreare la sinuosità di un duello tra katane: discorso diverso per i colpi di grazia, inflitti ai nemici storditi, che trasmettono una gran soddisfazione. L'audio invece fa il suo dovere a livello musicale ed effettistico, con tanto di doppiaggio nella sola lingua giapponese.

Prezzo

Trek To Yomi è disponibile su PS4, PS5, Xbox One, Xbox Series X|S e PC attraverso Steam a 19,99€, una cifra davvero bassa ed invitante. In più, il gioco è incluso su Xbox Game Pass sin dal giorno del lancio.

Trek to Yomi - Trailer

Trek to Yomi - Screenshot

Giudizio Finale

Trek to Yomi

Trek to Yomi omaggia la cinematografia nipponica del Bushido con un'avventura lineare e teatrale senz'altro godibile. La giocabilità piatta tende ad annacquare il tutto a lungo andare, riservando poche sorprese a livello di interattività. Una perla imperfetta, più bella da vedere che da giocare.

Sommario

Storia 7

Giocabilità 6.5

Contenuti 7

Comparto tecnico 8

Voto finale

Trek to Yomi

Pro

  • Ottima regia
  • Stile da vendere
  • Prezzo invitante

Contro

  • Combattimenti un po' oleosi
  • Animazioni legnose
  • Giocabilità piatta

Giorgio Palmieri
Giorgio Palmieri Ama scrivere di videogiochi e si occupa di info-commerce, ed è anche particolarmente bello. Almeno, così dice sua madre.
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