7(*3) giorni con MacBook Pro 13 2019: di Apple, macOS e tutto ciò che c’è nel mezzo

Nicola Ligas -

La prima puntata del 2020 di 7 giorni con è dedicata ad Apple, ed in particolare ai MacBook. E non è un caso. In preparazione alla recensione del nuovo 16 pollici dell’azienda, sono voluto tornare ad usare macOS in pianta stabile, sfruttando la convenienza della pausa natalizia, e l’ho fatto con uno dei modelli secondo più interessanti di questo 2019: il MacBook Pro 13.

Il passaggio ai processori Intel quad-core di 8a generazione prometteva infatti un salto di prestazioni considerevole, unito alla onnipresente TouchBar, per quel po’ di produttività in più. Dovessi dirvi la mia, entrambe le cose sono vere, ed entrambe sono false.

Quanto è “pro” il MacBook Pro 13?

Le maggiori performance sì ci sono, tanto che per l’attività lavorativa ordinaria, fatta di navigazione, suite office, videoconferenza e affini non avrete problema alcuno, anche con la versione base da 8 GB di RAM. Questo però non basta per meritarsi il suffisso “Pro”, che comunque gli sta sempre un po’ stretto, soprattutto utilizzando software di terze parti. La suite Adobe infatti non calza a pennello, e l’editing video in 4K rimane lontano da prestazioni accettabili.

Il discorso cambia un po’ sfruttando appunto le app Apple o comunque native per macOS (laddove ci siano), e la buona notizia è che out of the box il sistema operativo di Cupertino continua ad essere il più completo di tutti. C’è la suite da ufficio composta da Keynote, Numbers e Pages, ci sono GarageBand per la produzione audio, iMovie per quella video, QuickTime, gli ottimi backup di Time Machine, Apple TV, Anteprima (che rimane ancora oggi uno dei cavalli di battaglia nella visualizzazione di qualsiasi tipo di file); e poi ci sono anche funzioni integrate per gli screenshot, per registrare lo schermo, per la posta elettronica, il calendario, le note, le mappe, i messaggi. C’è insomma molto più di ciò che offre Windows, tanto per essere chiari, al punto che se abbraccerete in toto l’ecosistema Apple avrete bisogno di pochissimi software di terze parti (al netto di casi specifici).

macOS resta una garanzia, soprattutto per gli utenti Apple

Al contempo però, macOS nell’ultimo lustro (ed anche di più) è rimasto praticamente invariato sugli aspetti più basilari. Il touchpad, per quanto sia il migliore a livello hardware, ha sempre le stesse gesture (e a me pesa molto l’assenza di clic centrale), la gestione del posizionamento delle finestre ed il passaggio da un’app all’altra sono carenti rispetto a Windows, che tra l’altro si sta facendo sempre più “furbo”, introducendo funzioni “pro” come la cronologia degli appunti; funzioni che onestamente mi sarei aspettato anche da Apple.

Sia chiaro che macOS rimane, a parer mio, il sistema operativo desktop “da consigliare”. È al contempo semplice, ma potente, con una curva di apprendimento molto ben tarata, che ti fa sentire a casa in poco tempo e soprattutto non ti fa impazzire con mille impostazioni (nascoste). Apple però si è concentrata di più nel rafforzare il proprio ecosistema (il che è ovviamente più che legittimo), senza cercare di migliorare ulteriormente ciò che già funzionava, e questo resta comunque un piccolo peccato, in un’azienda che è invece sempre molto attenta al dettaglio.

La TouchBar è quanto più vicino macOS sarà mai al vostro dito

L’aggiunta della TouchBar è un po’ l’emblema di tutto ciò. È un qualcosa in più, che difficilmente velocizzerà il vostro approccio ai vari software: al più semplificherà qualche operazione, rallentandone però al contempo altre, perché dovrete comunque premere più volte per raggiungere alcune funzioni, tra l’altro guardando dove muoverete la mano perché non c’è il feedback aptico che danno invece i tasti fisici; e non a caso il pulsante ESC è stato scorporato dalla TouchBar nel nuovo MacBook Pro 16. Ma purtroppo questo è “il massimo grado di touch” che macOS raggiungerà mai, e la causa di ciò è probabilmente l’esistenza stessa di iPad OS. Apple cerca infatti di non sovrapporre troppo l’esperienza iPad a quella MacBook, ed il touchscreen è la maggiore discriminante in tal senso.

Al contempo però, molte novità di macOS sono tese proprio a far lavorare meglio tra loro i vari dispositivi della mela. Pensate ad esempio a Sidecar, che è una funzione specifica per utenti MacBook ed iPad. Bellissima, ma al contempo inutile per chi miri solo al MacBook, che percepirà l’OS come meno innovativo.

Mi aspettavo forse troppo io da questo MacBook Pro 13, sull’onda di recensioni che lo dipingevano come “il MacBook da avere“, in barba all’Air. Invece non è così a parer mio. Leggerezza, portabilità, autonomia: sono tutti aspetti nei quali l’Air rimane vincente e preferibile, senza contare che c’è comunque una certa differenza di prezzo, e che a livello di performance il “vero Pro” resta il MacBook 16. Ciò rende onore ad Apple, sia chiaro, che ha ora una line-up secondo me più chiara e con meno sovrapposizioni.

Non è mai facile parlare di Apple…

Non è comunque mai facile parlare dei prodotti Apple, proprio a causa del prezzo (che il pubblico giudica spesso in funzione del solo hardware, mentre l’esperienza d’uso di un MacBook è molto di più) e della “polarizzazione” con la quale l’azienda di Cupertino viene percepita: o sei pro, o sei contro. In un certo senso sarebbe più facile anche per me essere pro o contro, ma è un lusso che non mi posso permettere, visto il mestiere che faccio. Nel video qui sotto ho cercato di farvi rivivere con me tutti i principali pro e contro che ho trovato nell’uso quotidiano di MacBook Pro 13, anche facendomi letteralmente in tre, senza scadere nelle facili critiche o nelle lodi idolatranti: spero lo apprezzerete.