Lo Smart Working di SmartWorld: 5 storie di lavoro agile [7 giorni con]

Nicola Ligas -

Lo smart working è un tema molto di moda ultimamente, e lo sarà senz’altro anche nei mesi a venire. Molti infatti potrebbero decidere di prolungare il lavoro agile anche alla riapertura delle aziende, se possibile, il che potrebbe essere un bene sotto svariati punti di vista. Abbiamo quindi deciso adesso, dopo oltre un mese di smart working ciascuno nella propria abitazione, di raccontarvi la nostra esperienza personale in una puntata speciale di 7 giorni con, redatta e realizzata a 10 mani: quelle di noi 5 colleghi che fino a poco più di un mese fa trascorrevamo assieme buona parte della giornata.

Come ci siamo (rapidamente) adattati al nuovo stile di vita e, soprattutto, di lavoro? Quali accorgimenti abbiamo adottato? Quali difficoltà abbiamo incontrato? Le nostre storie sono raccolte qui sotto, ma ricordatevi che lo spazio dei commenti è aperto proprio perché anche voi ci raccontiate le vostre, e chissà che così facendo non ci daremo una mano a vicenda.

Il tempo è denaro

di Nicola Ligas

L’organizzazione del tempo è la cosa fondamentale, la più ingannevole, la più difficile. Nella mia esperienza personale, questo è il fulcro del lavoro da casa, e non è un caso (scusate il gioco di parole) che qualche settimana fa vi abbia consigliato la tecnica del pomodoro. Se dopo qualche giorno di smart working vi sembrerà di aver lavorato 12 ore al giorno, iniziate a misurare davvero il tempo speso a lavorare, e vi accorgerete che probabilmente è la metà. A casa ci sono spesso tante micro (o macro) distrazioni, che sommate assieme diventano ore al termine della giornata, senza magari che siate nemmeno riusciti a svagarvi nel frattempo. Questo perché, quando lavoro e vita domestica si intrecciano troppo, finisce che nessuno dei due ne trae beneficio.

Non vi ripeterò il vecchio adagio “prima il dovere e poi il piacere“, perché non è quello il punto. Dovete anzi sfruttare bene il bonus di lavorare da casa per concedervi tutti quei lussi che in ufficio non potreste avere. La partita alla PlayStation (avete dato un’occhiata al nostro elenco di giochi gratis), il binge watching (altri consigli), il jogging mattutino (rigorosamente da casa), tutto quello che volete, ma nei tempi giusti. Suddividete quindi la vostra giornata in compartimenti il più possibile stagni: X ore di lavoro e poi Y ore di personali; ripetere fino ad esaurimento scorte. Aiutatevi soprattutto all’inizio con un timer per cercare di sgarrare il meno possibile e soprattutto di prendere il ritmo, e vedrete che (imprevisti a parte) avrete tempo per tutto.

Avete ora a vostra disposizione non più le 8-9 ore che prima trascorrevate in ufficio, ma tutte le 24 ore, che adesso potrete suddividere come più vi aggrada, per cucire la giornata a misura delle vostre esigenze, e non il contrario. A dirsi sembra facile, ma l’esperienza mi insegna che non lo è sempre, soprattutto se aveste figli in casa o altre persone delle quali occuparvi; ma anche loro avranno i propri ritmi e le proprie pause, dovrete solo imparare ad adattare le vostre alle loro (e questo sì che non è facile!).

Nicola Ligas

Tutto l’hardware che ti serve

di Emanuele Cisotti

Non è stato troppo difficile trovare lo spazio giusto all’interno di casa visto che avevo già uno studio, che prima di questo periodo complicato veniva utilizzato più dalla gatta che da me. La questione da risolvere è stata quindi soltanto quella dal punto di vista hardware. Certo, avrei potuto tranquillamente lavorare semplicemente utilizzando il computer che avevo già a casa o il mio notebook, ma ho voluto comunque cercare di massimizzare la qualità del mio lavoro circondandomi di hardware di qualità, visto che questo smart working sarebbe stato speciale e più lungo del solito.

Giusto una nota che mi preme chiarire per chi legge: quello che noi e molti di voi stanno facendo ora non è smart working, ma è semplicemente lavorare da casa. Che non è propriamente la stessa cosa. Speriamo che al termine di tutto questo le aziende diventino comunque tutte più flessibili verso questa declinazione del mondo del lavoro.

A casa avevo già un computer barebone Alfawise B1, con un vecchio monitor ASUS, uno speaker Creative Sound Blaster Roar 2 e un mouse Logitech MX Master 1S. La mia macchina da lavoro principale è però un MacBook Pro 16 (con skin dBrand, per i più curiosi) a cui ho affiancato un iPad Pro 12,9″ 2018 come secondo monitor, un mouse Logitech MX Master 3, e delle comodissime cuffie Logitech Bluetooth H800, forse la migliore scoperta di questa quarantena. Può sembrare scontato ma trovare un paio di cuffie da lavoro è stata una cosa che non pensavo fosse davvero possibile. Nelle situazioni in cui poi ho avuto bisogno di una buona webcam per fare live su YouTube ho utilizzato la nuova Logitech StreamCam.

Sulla mia scrivania era poi presente una lampada Mijia dell’ecosistema Xiaomi, una lampada da scrivania Xiaomi (che non uso mai ad essere sincero), una telecamera di sicurezza Nest, una vecchia stampante HP e un Google Home che utilizzo per ascoltare musica durante la giornata. Sempre a disposizione per ogni evenienza un paio di Apple AirPods e un adattatore Minix per il mio Macbook.

Tenersi in movimento

di Lorenzo Delli

Come Emanuele non ho avuto problemi a trovare uno spazio dove concentrarmi sul lavoro in casa. La scrivania è piccola ma sufficiente per far entrare un ampio monitor da 32″ curvo (al momento utilizzo un Hannspree HG324QJB), una base di raffreddamento (una ERGOSTAND III di Cooler Master), il mio fido Alienware 13 R3, tastiera, mouse e cuffie Logitech. Ma non voglio tediarvi troppo con la strumentazione, anche perché quella dipende in modo molto specifico dai vostri gusti e da ciò che cercate nei vari dispositivi elettronici citati.

La mia modesta e piccola postazione.

Vorrei spostare invece l’attenzione sull’organizzazione della giornata, anche a costo di ripetere un po’ quanto detto dai miei colleghi. Anch’io infatti, come Nicola e Giuseppe, sfrutta la tecnica del pomodoro, ma in modo un po’ diverso dal solito. Sfrutto l’app Android Focus-to-Do, ma una qualsiasi va benissimo e non è ciò su cui vorrei soffermarmi. Il discorso è più su come sfruttare i minuti di pausa. Vista la permanenza obbligata tra le mura di casa, ciò che più ne risente è il nostro fisico. Io sono tutt’altro che un’atleta e anzi, sono un gran mangiatore. Ma proprio vista la situazione e vista la rottura di tutta quella routine che di solito mi porterebbe almeno a camminare per andare a lavoro, fare la spesa o per altre attività, mi sono dovuto arrangiare con qualche alternativa. In sostanza sfrutto i minuti di pausa che la tecnica del pomodoro concederebbe per fare attività fisica.

Ho iniziato con la mia fida cyclette pieghevole che ovviamente, visto il momento propizio, ha deciso di rompersi obbligandomi all’acquisto di un qualcosa di diverso, un’ellittica in questo caso. A prescindere dalla strumentazione che potreste decidere di sfruttare (ci sono anche tanti video tutorial su YouTube per allenamenti di 5/10/15 minuti), in questo modo faccio almeno 30/35 minuti di attività fisica nella prima parte della giornata e altri 30/35 nella seconda parte. Certo, a fine giornata (se non a metà) ci sarà bisogno di una bella doccia, specialmente se fate allenamento sostenuto, ma è un ottimo modo per scaricare e per appunto tenersi un minimo in movimento anche tra le mura di casa.

La tecnica del pomodoro mi permette anche di definire con una certa precisione quelli che sono gli orari di lavoro tra le mura di casa. Il rischio, come già detto da Nicola, è che lavorando da casa si finisca o a lavorare più del solito o comunque a sparpagliare così tanto le ore di lavoro da “mettere a repentaglio” tutta la giornata. Nel mio caso preferisco appunto darmi degli orari più o meno precisi, tant’è che dall’inizio dello smart working mi sono sempre svegliato alla solita ora di sempre cercando di mantenere intatta la mia routine. Con questo non vi sto dicendo che dovreste anche vestirvi come se vi steste recando a lavoro: quella la trovo in parte una stupidaggine, e in ogni caso non si concilierebbe con l’attività fisica. Ma reputo comunque importante cercare di mantenere intatta la separazione tra l’attività lavorativa e la vita di casa, anche se si svolgono nello stesso posto.

L’esperienza e l’accumulo

di Vezio Ceniccola

La distanza che separa il riposo e il lavoro: circa 2 metri

Lo smartworking non è stato un sacrifico troppo duro per me. Ho una buona esperienza in materia, accumulata nel corso degli anni che hanno preceduto il mio trasferimento a Firenze: prima di arrivare in redazione ed iniziare a collaborare dal vivo con i miei colleghi, ho sempre lavorato da casa e comunicato a distanza con loro. Ciò mi ha permesso di creare una mia personale routine di lavoro, che si è naturalmente evoluta in una metodologia in grado di tenermi concentrato sulle mansioni da svolgere e, allo stesso tempo, di farmi staccare al momento giusto per non accumulare troppo stress. Una strategia che non sempre è infallibile, ma che si è rivelata abbastanza gestibile nel corso del tempo.

Quello che ho fatto in questo primo mese di lavoro agile è stato appunto rispolverare la mia vecchia modalità di lavoro e rimetterla in sesto, aggiornandola con qualche modifica necessaria. La struttura stessa della mia giornata lavorativa mi consente di capire quando fare piccole pause, dunque non ho avuto problemi su questo punto. Inoltre, potersi – anzi doversi – mettere ai fornelli ogni giorno costituisce per me un’ottima scusa per staccare la spina in pausa pranzo, mettendo a frutto un minimo d’inventiva anche in tale campo. Per molti italiani la cucina si è trasformata in un bel passatempo in queste ultime settimane e anch’io faccio parte di questa schiera, sebbene non sia mai riuscito a comprare farina e lievito.

Tornando allo smartworking, negli anni ho costruito una build molto solida per quanto riguarda gli strumenti lavorativi, acquistando pezzo dopo pezzo tutto ciò di cui avevo bisogno. Il risultato di tale puzzle si presenta come una postazione a doppio monitor – un DELL 27″ 4K e un Samsung 23″ Full HD – dotata di ogni comfort, inclusa una tastiera meccanica Cooler Master con Cherry MX Brown, un mouse da gaming Logitech G603, un microfono Bird UM1, una webcam Logitech C922 Pro Stream, due cuffie AKG K242HD e Sony WH-H900N più uno speaker Bluetooth Anker SoundCore Boost. Tutto questo collegato ad un computer fisso assemblato con le mie manine, costruito con i componenti che avete visto nelle puntate 2 e anche 3 della nostra rubrica Il Trincetto.

Ovviamente tutto questo accumulo di potenza tecnologica è stato utilizzato anche per scopi non lavorativi, a partire da non poche sessioni di gioco, qualche lavoretto grafico personale, una serie innumerevole di videochiamate e anche la visione di film e serie TV in gran comodità. In più, ho cercato di mantenermi in forma – o almeno limitare i danni dell’inventiva culinaria citata poco sopra – facendo esercizio fisico col mio fido vogatore: purtroppo i risultati stentano a vedersi, ma prometto di migliorare nei prossimi giorni. D’altronde, quest’anno la prova costume potrebbe non arrivare mai, quindi ho tutto il tempo per rimettermi in forma.

Staccare gli occhi dallo schermo

di Giuseppe Tripodi

Adattarmi al lavoro da casa non è stato un problema, anzi: fortunatamente, sulla mia scrivania c’erano già tutti gli strumenti che mi servivano, come le cuffie Jabra Elite 85h (fondamentali per la cancellazione del rumore), il mio monitor 28″ 4k e tutto l’occorrente per il podcast (nel caso ve lo chiedeste, il microfono è un Audio-Technica ATR2100-USB e la scheda audio è la PreSonus Studio 24c). Ho rischiato di lasciare in ufficio il mio preziosissimo mouse e compagno di vita MX Master 2S, ma fortunatamente alla fine è qui con me.

Dicevo, lo smart working non è stato un grosso dramma, anzi, per tanti versi è una comodità: niente mezzi pubblici (e ritardi), maggiore flessibilità nell’orario e vestiti più comodi. Però bisogna anche stare attenti, allo smart working, perché porta con sé anche una serie di controindicazioni.

La prima e più evidente è non riuscire più a separare la vita privata dal lavoro, saltando continuamente dall’uno all’altra. Questo è deleterio sotto ogni punto di vista, da evitare a tutti i costi: distrarsi frequentemente dal lavoro causa evidenti perdite di produttività e, allo stesso tempo, non avere mai tempo esclusivamente per sé è causa di stress e frustrazione. Per questo motivo, anche io utilizzo la tecnica del pomodoro, che è un buon metodo per tenere sempre a mente che durante quei 25 minuti l’attenzione deve essere concentrata esclusivamente sul lavoro: rimandate a quanto sarete in pausa lo snack, la lavatrice, la chiacchierata con il partner o qualsiasi altra cosa vi venga in mente.

Allo stesso modo, però, è importante avere del tempo per sé, per coltivare le proprie passioni e le proprie relazioni (anche a distanza): quando avete completato tutti i vostri compiti e lavorato per tutte le ore necessarie, staccate il cervello e i dispositivi, possibilmente fino al giorno successivo. Disattivate anche le notifiche dello smartphone e lo smartwatch, se necessario. Sebbene anche io gestisca l’orario con più flessibilità quando lavoro da casa, cerco di non rimandare mai alla sera un compito che so di dover portare a termine: penso sia importante, ad un certo punto della giornata, “uscire” dall’ufficio e fare altro.

E in questo frangente, è buona norma cercare di staccare gli occhi dallo schermo. Mi rendo conto che non sia facile, considerando che buona parte dell’intrattenimento e degli hobby si coltivano davanti ad un display: io stesso passo più tempo di quanto vorrei davanti allo schermo, considerando che al lavoro si aggiungo i videogiochi, il podcasting e i film.

Ma, quando possibile, cercate di staccare: leggete un buon libro (se avete il balcone, sfruttatelo: alle alle sette si sta benissimo a leggere fuori!), giocate a giochi da tavola se avete un partner/coinquilino con cui farlo (con la mia ragazza passiamo parecchie ore su 7 Wonders Duel, Carcassonne e Scarabeo) e, infine, non sottovalutate i puzzle: possono essere un ottimo modo per rilassarsi.

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