Le 10 serie TV che più mi sono piaciute nel 2019

Giorgio Palmieri -

Il 2019 sarà ricordato per tante cose: il caos politico, la maggiore attenzione all’ambiente, l’arrivo del 5G, l’ascesa del maestro Domenico Bini. Come se non bastasse, è stato anche un grande anno per le serie TV. Ecco quindi una classifica personale delle 10 serie TV che più mi sono piaciute nel corso del 2019. Potreste dunque non trovare alcune importanti, non perché non mi siano piaciute, ma perché probabilmente non le ho viste: anzi, vi invito a scrivere nei commenti quelle che più sono piaciute a voi, magari con una piccola descrizione del perché ciascuna vi abbia rapito. Detto questo, iniziamo!

Euphoria

Deluso da una terza stagione di Tredici confusionaria e brodosa, la mia inspiegabile fame per i teen drama è stata egregiamente soddisfatta da Euphoria. Questa serie TV di HBO narra l’adolescenza in una maniera cruda, spietata, mostrando nudità e violenze senza filtri. In particolare si sofferma sulle sostanze stupefacenti e sulle conseguenze che queste comportano: il tutto è corredato da soluzioni registiche davvero sorprendenti che mettono in mostra efficacemente il soffocamento delle dipendenze. È poi incredibile l’alchimia tra le due attrici protagoniste, Zendaya e Hunter Schafer, entrambe bravissime.

Il metodo Kominsky

Si può parlare di vecchiaia e morte con il sorriso sulle labbra? La risposta è assolutamente sì, perché Il metodo Kominsky lo ha dimostrato nero su bianco, illustrando la terza età di due personaggi, interpretati dai giganti Michael Douglas e Alan Arkin, legati da un’amicizia alquanto particolare. Fatta eccezione per un finale troppo frettoloso, la seconda stagione vanta una scrittura brillante che si consuma in alcune tematiche significative, come l’amore tra persone di età profondamente diverse, senza perdersi in giudizi estremizzati.

The Boys

La sorpresa dell’anno, nonché un lungo passo in avanti per l’affermazione di Amazon Prime Video tra i colossi dello streaming. The Boys sembra voler prendere in giro il filone supereroistico che da anni dilaga nell’industria cinematografica, ma in realtà fa molto di più: immagina (dall’omonimo fumetto) dei supereroi umani e ne enfatizza i difetti, esplora la loro psicologia e li inserisce in un contesto all’interno del quale vengono visti come delle divinità, quando invece nascondono vizi, problemi, orrori… è fantastica!

Suburra

La seconda stagione di Suburra conferma la bontà di questa serie TV italiana di Netflix, dove in primo piano c’è una Roma sporcata dagli affari malavitosi di criminali e politici. Ottima la caratterizzazione dei personaggi, con il trio composto da Alessandro Borghi, Giacomo Ferrara e Eduardo Valdarnini più affiatato che mai. I drammi che si celano dietro le loro storie, nonostante non debbano in alcun modo giustificare i loro gesti, raccontano un appassionante lato oscuro della capitale, che purtroppo ha dei punti in comune con la realtà. Da vedere.

Orange is the new Black

Si è conclusa un’era. La settima stagione di Orange is the new Black ha messo la parola fine ad uno degli show più rivoluzionari di sempre. Le vicende delle detenute di Litchfield rimarranno nella storia delle serie televisive e non verranno mai dimenticate. Dalla crudeltà delle politiche di immigrazione al reinserimento nella società, l’ultima infornata di puntate accompagna dolcemente lo show alla sua fine un po’ prematura: avrei preferito qualche episodio in più per spiegare meglio gli epiloghi di alcuni personaggi, ma era davvero difficile chiudere tutto alla perfezione, quindi va benissimo anche così.

Stranger Things

Nostalgica, traboccante di citazioni e indubbiamente ciclica, eppure la terza stagione di Stranger Things mi è piaciuta un sacco. I personaggi, le musiche, i costumi, i risvolti, il finale, ogni tassello è al posto giusto, anche nei suoi acuti di assurdità che potrebbero lecitamente risultare fuori luogo. Peccato per la poca importanza riservata al personaggio di Will (Noah Schnapp), il punto nevralgico delle scorse due stagioni, mentre nella terza è stato messo un po’ da parte per fare spazio ad altre personalità, tra le quali si erge indiscussa la fantastica Robin, interpretata da Maya Hawke.

Atypical

Seppur non goda della fama di altre serie Netflix, Atypical si è ritagliata meritatamente la sua fetta di pubblico per rimanere a galla in un mare di continue cancellazioni. Anche lei giunge alla terza stagione, la migliore fino ad ora, insieme ad una seconda anch’essa eccellente. Se le prime puntate facevano supporre uno show legato unicamente all’autismo del protagonista, in realtà poi la serie si è aperta raccontando la tematica familiare attraverso una dolcezza invidiabile, benché abbia dei momenti molto duri da digerire. Bellissima.

GLOW

Una serie televisiva sul wrestling femminile: scelta peculiare, e che forse non avrei mai visto se Netflix non l’avesse messa tra quelle consigliate (qualche volta ci azzecca!). Ciononostante, GLOW è un’ottima commedia dalle sfumature introspettive che racconta la crescita dell’omonimo programma televisivo. Quello che stupisce senza ombra di dubbio è l’incedere della trama, il quale prende pieghe a dir poco inaspettate non solo a livello di colpi scena, ma anche nella realizzazione stessa. Davvero una piacevole scoperta!

The Umbrella Academy

Altra serie dedicata ai supereroi non ordinari, anch’essa basata su un fumetto. The Umbrella Academy ha dalla sua degli ottimi personaggi dotati di un carisma magnetico. Difficile ridurre il tutto in un solo genere, nel quale si susseguono eventi che vanno a delineare, tassello dopo tassello, la psicologia del gruppo. Ottima poi la colonna sonora, che sfoggia l’abilità di essere sempre azzeccata.

Gomorra

Una sorprendente quarta stagione di Gomorra descrive il marcio della mafia nei piani alti, mettendo in luce le macchinazioni dietro ad una grande impresa edilizia. Questo cambio di prospettiva dona un’amara freschezza ad una serie incredibile, che narra il brutto dell’umanità con uno stile inconfondibile fatto di musiche, inquadrature e battute efficaci. Segnalo anche l’ottimo Immortale, il film scritto, diretto e interpretato da Marco d’Amore (Ciro) che testimonia quanta passione, rispetto e attenzione ci sia nel progetto Gomorra. Speriamo solo che l’ultima stagione gli renda giustizia (qualcuno ha parlato dell’ottava di Game of Thrones?).

Extra – Love, Death & Robots

Menzione d’onore per la serie antologica Love, Death & Robot, per la quale nutro sentimenti contrastanti, ma credo meriti senz’altro una visione. Si compone di diciotto cortometraggi animati diversi tra loro, accomunati però dal fatto di essere tutti visivamente meravigliosi. Alcuni sono dimenticabili, altri perlomeno godibili, mentre una manciata si dividono in esperimenti di spessore e piccole perle. Difficile dare una valutazione univoca, ma ho apprezzato l’originalità del progetto.

Adesso tocca a voi: quali sono le serie TV che più vi sono piaciute nel 2019? Pensateci con calma, mentre noi vi aspettiamo nei commenti.