La rivoluzione cinematografica innescata da Netflix e dalla finanza

La rivoluzione cinematografica innescata da Netflix e dalla finanza
Antonio Lepore
Antonio Lepore

È una verità ormai consolidata (purtroppo): i film non vivono quasi più sui maxischermi dei cinema bensì sui display ultramoderni degli smartphone oppure sui TV di ultima generazione. A questa epocale trasformazione sicuramente ha contribuito Netflix, capace di conquistare fette di mercato sempre più larghe e che ha finito per ristrutturare completamente tutta la filiera della distribuzione audio-visiva.

Tuttavia, prima di addentrarci nel discorso, è necessario fare un passo indietro, precisamente al momento in cui si è passati dall'immagine analogica supportata da pellicole in 35mm all'immagine digitale. Un'evoluzione necessaria soprattutto perché la rete di distribuzione dei film in pellicola nelle sale cinematografiche (soprattutto americane) era diventata troppo onerosa.

I costi di trasporto e di smaltimento delle pesanti bobine in 35 mm, infatti, erano eccessivi. Meglio puntare sugli "agili" file digitali. Tuttavia, per convertire tutte le multisale in sale di proiezioni digitale bisognava inventarsi qualcosa: ad esempio i film in 3D. Da questo punto in poi è stato quasi immediato il passaggio dei film dalle sale alle case.

Quindi eccoci ritornati al punto di partenza, e cioè Netflix, nata nel 1997 dalle menti di Reed Hastings e Marc Randolph come un'impresa di noleggio di DVD per corrispondenza. Dopo 5 anni, la società viene quotata al Nasdaq come società di e-commerce e con una capitalizzazione di 300 milioni di dollari. Meno di vent'anni dopo la sua capitalizzazione è di 215 miliardi di dollari e gli utenti paganti 190 milioni in tutto il mondo.

Ma quali sono i fattori che hanno contribuito a questo straordinario successo? Sono sicuramente molteplici, a partire dall'inaugurazione del servizio in streaming nel 2007 (nello stesso anno debutto l'iPhone). Inoltre fu felice la scelta di trasmettere serie come "House of Cards" (sempre ricordando che Netflix costasse la metà rispetto ad altre piattaforme come HBO). Non si può non fare riferimento, poi, alla rivoluzione culturale che ha innescato. Netflix, per la prima volta, ha annullato la perenne attesa tra una puntata e l'altra, dando vita al cosiddetto fenomeno "binge-watching".

La società, inoltre, è al centro anche di numerose discussioni finanziarie, soprattutto in relazione alla sproporzione del budget per gli investimenti che garantiscono una crescita sempre più accentuata (contestualmente ad un debito arrivato a quota 15 milioni a marzo 2020).

A questo proposito, nel 2019 Aswath Damodaran, professore di finanza alla Stern School of Business della New York University, affermò: «Per un decennio, ha investito sempre più soldi in nuove produzioni per attirare utenti e aumentare la capitalizzazione di mercato. E per ora ha funzionato. La domanda è: come è possibile scendere da questo tapis roulant? A un certo punto, spendere il 75% di ogni dollaro in contenuti non sarà sostenibile. Il prossimo anno sarà la grande sfida».

Oltre al modello di crescita – e sui salari dei dipendenti (basti pensare che il comparto degli animatori e delle altre maestranze tecniche impegnate nella serie Bojack Horseman si è dovuta organizzare sindacalmente, per strappare un accordo migliorativo) - hanno suscitato diverse riflessioni anche i costi di abbonamento di Netflix, che hanno reso "normale" spendere poco meno di 10 euro al mese per vedere decine di film e serie Tv su diversi device di un'intera famiglia.

Risulta evidente, quindi, quanto sia complesso competere a questi livelli per realtà come il cinema, considerando anche che il servizio di streaming ormai riesce ad attrarre anche registi da premio Oscar (Roma di Cuarón) o grandi autori (Scorsese).

Infine, stimando in quasi 200 milioni le persone che passano ore della propria settimana consumando contenuti audiovisivi sul sito di Netflix, e che quest'ultima non rivela i dati d'ascolto registrati dai propri show, viene spontaneo porsi una domanda: è possibile che Netflix non sia una semplice azienda di contenuti audiovisivi, bensì punti a comprendere e in qualche modo tradurre i comportamenti, le abitudini e i gusti dei quasi 200 milioni di persone che passano ore della propria giornata a interagire con quel sito?

Dunque, Netflix, così come altre piattaforme di streaming, non hanno soltanto rivoluzionato l'ambito cinematografico e televisivo, ma anche quello finanziario, sociologico, culturale, innescando discussioni destinate a non concludersi nel breve periodo.

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