Perché Netflix potrebbe davvero dare un giro di vite alla condivisione delle password

I tempi cambiano, e con essi anche le esigenze dell'azienda, che come tutte le aziende deve pensare prima di tutto a battere cassa
Perché Netflix potrebbe davvero dare un giro di vite alla condivisione delle password
Nicola Ligas
Nicola Ligas

Nei giorni scorsi Netflix ha dato il via ad un test senza precedenti: in 3 paesi dell'America del Centro-Sud non è più possibile condividere l'account al di fuori del proprio nucleo familiare, a meno di non pagare un sovrapprezzo per ciascuno degli utenti in più, oltre al proprietario, che lo utilizzeranno.

Non solo, ma Netflix ha anche reso possibile, per la prima volta, il passaggio di un profilo da un account all'altro, in modo da facilitare appunto questa transizione.

È insomma un test molto ben strutturato, e che potrebbe facilmente essere allargato al resto del mondo (o ad una sua parte) dall'oggi al domani. Ma come mai Netflix è d'improvviso così contraria alla condivisione delle password? Perché i tempi sono cambiati. Permettetemi di elaborare.

Netflix ha avuto un atteggiamento compiacente per anni nei confronti della condivisione dell'account tra utenti diversi. Nel lontano 2016 il CEO dell'azienda, Reed Hastings, la definiva addirittura "una cosa positiva", ed il motivo è evidente: aiutava la crescita di Netflix.

Sempre più persone si abbonavano al servizio, attirate dalla sua qualità, dal catalogo, ed anche dalla possibilità di pagare una mensilità molto bassa, soprattutto rispetto ad altri servizi di pay-TV, dividendo la spesa tra 4 utenti (il massimo numero di profili disponibili nel piano Premium, che all'epoca costava ancora meno di oggi).

Con il passare del tempo però, la posizione del colosso dello streaming ha iniziato ad essere meno rilassata. Già nel 2020 qualche malumore ha iniziato a fomentare, e lo scorso anno, anche in Italia, sono arrivate delle saltuarie verifiche nel caso qualcuno si collegasse ad un account al di fuori della casa del proprietario dello stesso.

Il 2022 poi non si è aperto con le migliori prospettive per Netflix. Da inizio anno il suo titolo si è quasi dimezzato di valore, in seguito alle previsioni al ribasso sulla crescita dell'azienda. E la sensazione che la dirigenza stia tirando un po' i remi in barca è stata accentuata dai rincari di prezzo avvenuti in USA e UK.

Netflix ha insomma esigenza come non mai di fare cassa, e se i flussi non arriveranno dall'aumento di abbonati come in passato, l'azienda dovrà per forza trovare altre strade. Del resto le sue sempre più numerose produzioni hanno un costo importante, come abbiamo già sottolineato più volte, ed ora che Netflix si è imposto nelle case e nelle abitudini di così tante persone, per quegli stessi clienti sarà più duro rinunciarvi. Del resto i rincari applicati finora non hanno portato ad un crollo degli abbonati, e quello che Netflix sembra preparare è solo un altro rincaro: non generalizzato, ma specifico per chi condivida l'account.

E ad essere cambiata non è solo la situazione economica, ma anche le motivazioni di fondo dell'azienda. In passato Netflix doveva "farsi amare" per crescere, ora non ne ha più bisogno come prima (anche se si potrebbe discutere a lungo su quanto tirare la corda prima che si spezzi). Ed infatti le previsioni degli analisti gli danno ragione: secondo Richard Greenfield di LightShed Partners, un giro di vite sulla condivisione delle password potrebbe portare a Netflix fino a 20 milioni di abbonati in più, solo negli USA.

Del resto è semplice matematica: nel caso peggiore (per Netflix) adesso 4 persone condividono lo stesso account, quindi i suoi incassi sono penalizzati del 75%. La cosa peggiore che potrebbe succedere, bloccando la condivisione delle password, è che tutti e 4 rinuncino al servizio: solo in quel caso sarebbe una perdita per Netflix; ma se di quei 4 anche solo 2 rimanessero, saranno comunque introiti extra.

Attenzione: non stiamo dicendo che Netflix impedirà di sicuro la condivisione dell'account, ma che mai come adesso l'azienda si è trovata nelle condizioni e con le motivazioni "giuste" per farlo, ed il test attualmente in corso in Cile, Perù e Costa Rica ne è la dimostrazione. Ci auguriamo ovviamente che Netflix sappia trovare delle alternative (la pubblicità?), perché comunque un cliente deluso non è solo un numero in meno sulla voce di bilancio, ma è anche pubblicità negativa in un mercato dello streaming che è sempre più agguerrito.

Ed a proposito dei concorrenti di Netflix, stiamo preparando proprio un confronto generale tra i vari servizi di streaming disponibili in Italia (e fra i loro costi), che andrà online la prossima settimana, quindi continuate a seguirci per scoprire quale potrebbe essere quello più conveniente per voi.

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