Atypical su Netflix è una serie TV… tipica (recensione)

Giorgio Palmieri -

Recensione Atypical – Che Netflix stia utilizzando la malattia e i problemi sociali come veicoli narrativi ricorrenti è ormai un dato appurato. Lo ha fatto prima con Tredici, poi con Fino all’osso, e ora con Atypical, della quale forse non avete sentito parlare. È una serie televisiva uscita un po’ in sordina, senza suscitare troppo clamore, almeno qui in Italia, anche perché è stata pubblicata in un periodo – l’11 agosto – dove le vacanze cominciano a prendere piede un po’ per tutti, ed è giusto dargli spazio.

Atypical è composta da 8 episodi della durata di circa 30 minuti ciascuna, e vede come protagonista Sam (Keir Gilchrist), un ragazzo diciottenne affetto da autismo. Ogni puntata è incentrata semplicemente sull’amore, e soprattutto sulle varie sfaccettature che questo comporta, viste dagli occhi di Sam e dei componenti della famiglia.

La famiglia al completo, in una scena presa dal trailer, che vi invitiamo ad evitare come la peste: anticipa troppo.

C’è Elsa (Jennifer Jason Leigh), intrappolata nel ruolo di mamma, in cerca di una sua identità; Doug (Michael Rapaport), un papà che ha reali difficoltà a relazionarsi con suo figlio; e infine Casey (Brigette Lundy-Paine), sorella di Sam, nonché il personaggio meglio riuscito, in particolare per le scene a lei legate. Sa essere forte, scaltra, ma è anche tenera e molto vulnerabile, e i suoi successi vengono spesso messi in ombra dal trambusto familiare. La presenza scenica di questa giovane attrice è degna di nota, una ragazza atletica di raro fascino, il cui viso combina i tratti di Anne Hathaway con quelli di Keira Knightley.

Scrivere e interpretare un personaggio del genere non è affatto facile.

Lo show descrive l’autismo in una maniera alquanto curiosa. Innanzitutto, Sam è ossessionato dai pinguini, tanto da tirarli in ballo in ogni sua discussione. Fa parallelismi assurdi, ripete i nomi di alcune specie per calmarsi, e vede documentari sui ghiacciai per tirarsi su il morale efficacemente. Scrivere e interpretare un personaggio del genere non è affatto facile, ma Keir Gilchrist ha cercato di confezionare un’interpretazione reale, all’altezza di un ruolo così complesso, incapace di dare forma all’amore pur sentendolo nel suo cuore, che parla, e parla senza filtri, non preoccupandosi delle conseguenze, mostrando una faccia spesso priva di emozioni, sebbene le stia vivendo nella mente e nel corpo. Sente il bisogno di indipendenza, di trovarsi una compagna, ma non sa come fare.

La mamma, Elsa, interpretata da Jennifer Jason Leigh, mentre ha una discussione con Sam.

La storia si evolve con l’ausilio di altri personaggi, e tra questi spiccano la terapeuta Julia (Amy Okuda) e l’amico del cuore Zahid (Nik Dodani). Entrambi i personaggi non convincono fino in fondo: Julia in particolare sembra troppo giovane per i consigli che dispensa al protagonista, e soprattutto la vicenda che ruota attorno a lei vive di un equivoco un po’ banale. Zahid invece è il classico stereotipo del belloccio di turno, anche se fisicamente non si direbbe, un ragazzo asiatico fan di Barney Stinson, almeno ai nostri occhi: si comporta da figo, lancia baci alle ragazze, ed è di una disinvoltura incredibile. Peccato sia davvero una macchietta talvolta irritante, talvolta fuori luogo, che pare essere uscito da un episodio di American Pie, anche se ammettiamo ci abbia fatto sorridere in un paio di occasioni, forse per i motivi sbagliati, ma tant’è.

Atypical utilizza l’autismo in quella che, di fatto, è una commedia in equilibrio sul drammatico.

Arriviamo quindi al nocciolo della questione: Atypical, a differenza della stragrande maggioranza dei prodotti incentrati su una malattia, utilizza l’autismo in quella che, di fatto, è una commedia in equilibrio sul drammatico.

Questa è la sua atipicità, perché le frasi di Sam, messe in quelle scene e in quei precisi contesti, suscitano ilarità, nonostante siano dettate da disturbi dello spettro autistico. Lo spettatore ne è consapevole, ma l’intento degli sceneggiatori sta proprio nell’addolcire la pillola, nel far capire come può sentirsi una persona autistica a chi questo mondo non lo conosce affatto, senza appesantire il ritmo, e rispettando le persone affette dalla malattia, insieme alla gente coinvolta dalla situazione, la quale potrebbe mal interpretare l’intenzione della serie.

Per Sam, sorridere è complicato, e Keir Gilchrist riesce a trasmettere al pubblico la fatica di emozionarsi in volto, per una persona con questo tipo di disturbi.

Tutto sommato, la trama si compone di scelte narrative classiche e colpi di scena funzionali allo scorrimento ma un po’ telefonati, come nei più semplici degli show. Non si scende troppo in profondità, e i toni della serie rimangono sempre molto leggeri, a parte in un paio di occasioni, che si concentrano nella parte finale. La colonna sonora contribuisce a rendere ancora più dolce l’atmosfera, leggiadra e ispirante in un certo senso, incalzante durante le scene e parte integrante di una regia che non risparmia qualche guizzo suggestivo.

In definitiva, Atypical merita una visione. A parte qualche cliché di cui avremmo fatto volentieri a meno, la serie percorre una strada interessante, che chissà quali mete potrebbe raggiungere in una eventuale seconda stagione, ammesso che ci sarà. La tematica familiare non invecchia mai, e questo show la racconta dando tanto spazio al sorriso e all’amore, senza sacrificare il dolore, la vulnerabilità, e il perdono.