Marvel’s The Defenders: il quartetto funziona! A tratti.

Nicola Ligas -

Recensione The DefendersDaredevil (Matthew Murdock), Jessica Jones, Luke Cage ed Iron Fist (Danny Rand). Li avete già conosciuti ed amati (forse) nelle loro rispettive serie, ma adesso li vedrete per la prima volta riuniti contro un nemico comune, che ha il volto di Sigourney Weaver (ma non solo). Questo è in breve The Defenders, una serie che sancisce (ma nemmeno poi tanto) la nascita di un nuovo quartetto di supereroi Marvel, che fa un po’ da umile eco ai più blasonati Avengers cinematografici.

Diciamo subito che non occorre aver già seguito le gesta passate dei quattro protagonisti per apprezzare questo nuovo capitolo. Se però voleste farvi un background in materia, vi consigliamo di guardare Daredevil ed Iron Fist, dato che le trame abbozzate in queste due serie trovano qui la loro degna conclusione. Almeno in parte.

In assenza di un background comune, partiamo da quell’elemento che probabilmente tutti voi avrete visto, ovvero il primo trailer ufficiale di The Defenders:

Gli elementi classici del genere ci sono tutti, e sono facilmente intuibili dal filmato qui sopra. Un gruppo di solisti che si ritrovano per caso a dover lavorare insieme, un po’ controvoglia, un po’ entusiasti di avere finalmente una “famiglia”. Devo dire però che questa prima parte, che si prende da sola quasi metà serie, è comunque ben fatta, e la nascita dei Defenders non è forzata come avrei pensato. Ciascun personaggio rimane infatti piuttosto fedele a sé stesso, e continua a mantenere una sua forte identità anche all’interno del gruppo. Matt Murdock/Daredevil è sempre tormentato, Luke Cage è sempre il gigante buono, Jessica Jones è sempre ubriaca, e Danny Rand, citando testualmente le parole di uno dei personaggi, è l’Iron Fist più scemo di sempreQuattro personalità molto diverse insomma, che formano un’alleanza che non viene mai ratificata, ma che regge, pur con le sue incertezze, fino al termine della serie. O almeno fino a che non ci sarà un The Defenders 2 a riunirli nuovamente.

Sigourney Weaver è perfetta. Il suo personaggio un po’ meno.

Contrapposti a loro, troviamo Sigourney Weaver in un ruolo che in fondo era prevedibile qualcuno avrebbe prima o poi interpretato, e che per fortuna è toccato a lei. Miss Alien ha in effetti una presenza scenica non indifferente, anche in senso letterale, visto che è più alta della maggior parte degli altri personaggi. Ironia a parte, Alexandra, il personaggio da lei interpretato, è un cattivo “squisito”, di quelli che pensano che il confine tra bene male quasi non esista, di quelli che credono di essere nel giusto, di quelli che sanno essere minacciosi anche mentre mangiano da soli un boccone di carne. Proprio a causa di queste premesse, non ho però apprezzato il suo successivo sviluppo. Senza rivelare nulla della trama, c’è troppo potenziale inespresso in Alexandra, troppe volte in cui le concedi il beneficio del dubbio pensando che in futuro capirai perché ha agito così… e poi non lo capisci. O forse non l’ha capito nemmeno lei.

Questo è un peccato, perché da sempre ogni grande eroe ha bisogno di un grande nemico. Il Kingpin di Vincent D’Onofrio ed il Killgrave di David Tennant rimangono insomma una spanna sopra, e purtroppo non è colpa della Weaver, che ci ha messo tutto quel che poteva e forse anche di più, ma di una sceneggiatura che non ha premiato il personaggio.

Sempre a proposito di trama, è importante notare che The Defenders è la serie Marvel su Netflix più breve di sempre. Solo 8 episodi contro i 13 di ciascuna delle singole serie dei 4 protagonisti. Se considerate che le prime 3 puntate servono più da introduzione che altro, anche perché questa volta i protagonisti sono quattro e non uno solo, capirete che di tempo non ne rimane poi molto. Ed infatti la trama complessiva può essere riassunta piuttosto brevemente, col risultato che The Defenders ha un po’ il sapore di un “antipasto” in attesa di qualcosa di più. Non perdeteci il sonno però, perché di The Defenders 2 ancora non si parla, ed i prossimi sforzi di Marvel e Netflix dovrebbero invece concretizzarsi in una direzione abbastanza diversa, ovvero quella di The Punisher.

Tornando a noi, come vengono coniugati quattro personaggi così diversi per carattere e poteri, ora che lavorano assieme? Abbastanza bene in verità, soprattutto per quanto riguarda Daredevil ed Iron Fist. Un po’ meno per Jessica Jones, della quale vengono esaltate le doti di detective più che quelle di forza, ed assai meno bene per Luke Cage, che è poco credibile quando si preoccupa del numero di nemici armati, come se per lui cambiasse qualcosa. Del resto non è facile mescolare un uomo quasi invulnerabile con una serie di personaggi “mortali”. E non a caso i proiettili se li becca sempre tutti lui, neanche fosse un magnete. Proprio l’estrema resistenza di Cage rende difficile capire anche la vera forza di alcuni nemici che, se in grado di impensierire lui, dovrebbero fare polpette di chiunque altro.

Daredevil resta inarrivabile. E probabilmente lo resterà sempre.

Mancano però le bellissime coreografie del primo Daredevil, e quei piani sequenza che rendevano bene tutta la fatica del protagonista, che facevano percepire la reale fatica di ogni scontro dal quale Murdock usciva quasi sempre per il rotto della cuffia. Purtroppo, quando sei accompagnato da altri tre personaggi, dei quali uno bulletproof, è anche più difficile cercare un certo realismo, che si perde per forza di cose nella finzione generale della scena. Del resto è per questo che Daredevil è un supereroe perfetto per la TV: perché non ha superpoteri eclatanti e non ha bisogno di effetti speciali; deve solo menare le mani.

Ed in tutto questo non ho accennato a nessuna delle “soluzioni facili” cui a volte la trama ricorre, che vedono i protagonisti fare deduzioni ovvie dopo varie elucubrazioni, e al contempo intuire le cose complicate in un attimo, quasi per velocizzare o rallentare le cose a seconda delle esigenze. Non è facile fare degli esempi, senza fare degli esempi, ma sono convinto che quando li vedrete, capirete.

Insomma: Marvel’s The Defenders non è perfetto. Tuttavia, complice anche la sua relativa brevità e l’incedere della trama, lo si guarda quasi tutto d’un fiato, ed alla fine lo possiamo considerare come un antipasto che comunque non scontenta del tutto e ti fa venire voglia di andare avanti. Peccato che per le altre portate ci sarà da attendere.