Se non avete visto Euphoria, fatelo subito (recensione)

Giorgio Palmieri -

Le serie TV che ti piacciono davvero si distinguono da quelle che ti piacciono per un motivo: maturi una sorta di strana ossessione, d’intensità direttamente proporzionale a quanto ti sia piaciuta.

Puoi calcolare il livello di profondità del disturbo in base a ciò che fai dopo la visione dell’ultima puntata. In sequenza: cerchi immediatamente delle notizie sulla prossima stagione; durante la notte dell’ultimo episodio non riesci a pensare ad altro; i giorni successivi non vuoi guardare più serie TV; la colonna sonora monopolizza le tue playlist quotidiane; cominci a leggere interviste, a guardare dietro le quinte, compilation delle scene più belle. Poi, solo poi, inizi a consigliarla a tutti, ma non prima di aver seguito gli attori sui social. Mi fermo qui, anche perché sennò dovremmo cadere nel patologico. Insomma, le serie TV davvero belle sono quelle che non si consumano alla sola visione dello show, ma vanno oltre, oltre lo schermo. Non succede spesso, ma quando succede, be’, succede.

Mi è successo con Euphoria: HBO/Sky, 8 puntate, circa 60 minuti l’una e un gusto straordinario per l’estetica, che è poi il motivo per il quale me ne sono innamorato. Euphoria è una serie bellissima da vedere, così bella che non riesci a staccare gli occhi dalla TV. Lo stile artistico è strettamente legato alla narrazione, a partire da un elemento di base come l’illuminazione, fino ad arrivare al montaggio, che va dal dilatato al nervoso, a seconda del momento: l’impianto audiovisivo è un fattore imprescindibile istantaneamente identificabile, senza il quale Euphoria non sarebbe Euphoria. Un linguaggio accattivante, estroso, che replica gli stati d’animo dei personaggi e scandisce l’incedere del racconto con colori fluo pulsanti e assurdi movimenti di camera, rapidi per le transizioni, rotatori per disorientare, stretti e statici per “soffocare”, e li combina per generare momenti di un’empatia pazzesca. Spazia dallo psichedelico al realismo più crudo senza porsi troppi filtri, e anzi, quando c’è da mostrare nudità o violenze, non si fa nessun problema. Il focus però è sempre nei volti di un cast giovane e talentuoso, mentre gli sfondi sono spesso fuori fuoco, anche per richiamare l’effetto Bokeh, tipico tra gli adolescenti.

D’altronde in Euphoria si parla di gioventù, o meglio, di gioventù problematica, e solo ora mi sto rendendo conto di essere arrivato sin qui senza descrivervi cosa sia questa serie, di cosa parli, ma del resto siamo su SmartWorld, quindi presumo siate intelligenti abbastanza da non dover rispettare l’ordine comune dei periodi. Vi basti sapere che narra di una ragazza sopravvissuta ad un overdose, interpretata da una Zendaya mai così in forma. Bravissima e super carismatica, la “Mary Jane” del nuovo Spider-Man è molto più di “Mary Jane” del nuovo Spider-Man, e riesce a comunicare le conseguenze devastanti delle dipendenze in una maniera tremendamente reale. E proprio le dipendenze sono al centro della vicenda, la cui analisi non si ferma alle sole sostanze stupefacenti, ma si sposta anche e soprattutto sulle relazioni, sulla solitudine. Non sono stati nemmeno sacrificati i personaggi secondari, vitali per l’economia della narrazione: respirano nella storia senza essere stretti dalla morsa della protagonista, che veste anche il ruolo di narratrice.

Sì, Euphoria è uno spaccato dell’adolescenza di oggi, spietato ma concreto, moderno e visivamente impressionante: dai costumi al trucco, nulla è lasciato al caso in questo stile dal quale traspare uno studio maniacale di ogni singola inquadratura, perfettamente legata ad una colonna sonora eccellente, i cui pezzi originali sono nati dalle mani di Labrinth, un’artista necessario per completare la cupa atmosfera dello show. Se ripudiate i drammi adolescenziali, se ne avete le tasche piene, o non ne siete attratti minimamente, non ha importanza: Euphoria va vista anche solo per vedere come è stata fatta, come è piena zeppa di idee creative nella messa in scena. Raccontare l’adolescenza moderna in maniera fresca e intelligente, senza fare leva sul pressapochismo, senza perdersi nei filtri, senza badare ad un eventuale, forzato seguito, senza dare troppo risalto alle abusate dinamiche della scuola americana, si può. Ora scusate, torno a cercare notizie sulla seconda stagione, che è stata appena confermata. E poi ritorno a sentire la colonna sonora, a guardare interviste, dietro le quinte… cavolo, c’è una scena in cui è stato allestito un set rotante! Ma come cavolo hanno fatto, senza la computer grafica? E poi ce n’è un’altra dove…

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