Recensione Free Guy: il tizio giusto, nel posto più ingiusto

Ryan Reynolds porta finalmente sul grande (e piccolo) schermo un personaggio videoludico convincente, forse proprio perché non è un personaggio (giocante).
Recensione Free Guy: il tizio giusto, nel posto più ingiusto
Nicola Ligas
Nicola Ligas

Sei lì che guardi svogliatamente la home di Disney+, incerto se iniziare una maratona Marvel, in attesa di No Way Home, o se riguardare per la millesima volta il bellissimo Episodio I, che ormai conosci a memoria (wait, what?). Ad un certo punto ti casca l'occhio sul faccione sorridente di Ryan Reynolds, che passeggia spensierato in mezzo ad esplosioni e pallottole, e ti ricordi che qui non sei su Netflix.

Sì, Ryan Reynolds, quello di Deadpool (yeah!) e di Lanterna Verde (oh God!), l'improbabile volto e semi-proprietario di una compagnia telefonica (sul serio: guardate gli spot di Mint Mobile!), nonché marito di Blake Lively (se vi interessa il lato più gossip della faccenda). 

Anche i precedenti del genere non sono poi tutti a suo favore, perché qui parliamo di videogiochi, e passare dalle stelle alle stalle è questione di un attimo. Ma per fortuna c'è Ryan Reynolds! Sì, quello di... ecc. ecc.

Free Guy: la Trama

Fonte: Di Killb94, https://it.wikipedia.org/w/index.php?curid=8249884

La trama di Free Guy (che per la cronaca è già uscito in estate al cinema, ma è arrivato su Disney+ solo pochi giorni fa) rischiava di relegarlo in una certa nicchia, diventa quindi la sua arma vincente. Sì perché, ad esclusione di un inizio un po' troppo "gergale", con termini che solo gli adetti ai lavori comprenderanno (ma che loro stessi difficilmente useranno davvero nella vita vera), il resto del flim scorre liscio come un bicchier d'acqua anche per chi non abbia mai giocato con una console in vita sua.

Certo, qualche citazione/ispirazione a Fortnite, al mondo Marvel (con tanto di cameo di Capitan - Chris Evans - America), ed in generale alle dinamiche degli open world in stile GTA (ma forse sarebbe più corretto dire Saint Row) c'è eccome, ma è così ben inserita nel resto della trama che non c'è bisogno di comprenderla per godersi le vicende del protagonista. Non c'è una caccia alla citazione, come in Ready Player One, e questa immediatezza è l'arma vincente di Free Guy.

I più piccoli rideranno per le situazioni assurde e le sparatorie smodate, i più grandi ci vedranno un che di The Truman Show (ma senza prendersi tanto sul serio), ed i nerd nel mezzo non vedranno l'ora di avere un gamepad tra le mani alla fine del film. Ce n'è per tutti, senza escludere nessuno, e l'inclusione, specialmente al cinema, è un'arma vincente.

Ryan Reynolds ha imparato bene da Deadpool come fare ad ironizzare praticamente su tutto, e "Guy", il nostro protagonista (letteralmente: "tizio"), gli deve molto; anche perché, essendo un personaggio immaginario, può permettersi di esagerare più di chiunque altro. Il rischio semmai era proprio quello di strafare, ma per fortuna l'ironia vince sempre sulla spacconeria.

Trailer Free Guy - Eroe per Gioco

Vi dirò: dopo aver visto il trailer qualche dubbio l'avevo. Quale sia l'idea di fondo, il "motore" della trama, lo si capisce subito, ed è anche una buona idea, ma mi chiedevo se avrebbe retto per quasi due ore. Per fortuna c'è una costante alternanza di scene action / ludiche e di momenti più recitati, che fanno da collante; inoltre, per quanto non particolarmente ricca di colpi di scena, la trama riesce ad alternare bene reale e virtuale, tenendo sempre abbastanza alta l'attenzione dello spettatore. 

Alla fine Free Guy scorre leggero e veloce. Anzi, in altre mani sarebbe magari venuta fuori una pellicola anche più lunga, perché del resto le opportunità di filler e di "contenuti agguntivi" ci sono eccome, ma è giusto usarle con parsimonia, per non correre il rischio di appesantire lo spettatore.

Free Guy ha dimostrato che è possibile fare un film che parli di videogiochi senza parlare solo ai videogiocatori, senza scadere nel citazionismo esasperato, senza riciclare per forza qualcosa. Ecco semmai la critica che il videogiocatore potrebbe fargli è che l'immagine che se ne ricava di questo mondo non è proprio idilliaca. E non parlo tanto di sparatorie e rapine, quanto dell'atteggiamento dei giocatori, del cinismo e della noncuranza che sembrano regnare sovrani in loro.

Per fortuna ci pensa il personaggio di Guy a stemperare un po' il tutto, e probabilmente questo è un contraltare anche voluto proprio per esaltare lui, ma resta il fatto che, se non all'inizio, almeno nel proseguire della trama poteva esserci un po' più di "empatia" verso quel mondo a cui Free Guy deve tutto.

Free Guy è insomma un po' film un po' fiaba, nel senso migliore del termine, quello che piace a grandi e piccini. In quest'ottica si inserisce perfettamente nel paniere di Disney+: su Netflix sarebbe diventato solo un nuovo 6 Underground, e nessuno vuole un nuovo 6 Underground. Nemmeno Ryan Reynolds, per fortuna.

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