Una domenica senza Gotham non è una domenica (recensione)

Giorgio Palmieri

Questa non è una recensione come le altre. Anzi, credo proprio non sia classificabile come vera e propria recensione, ma non è quello il punto. Il punto è che oggi Gotham non c’è. Mi riferisco ovviamente alla versione italiana, in onda sui canali digitali Mediaset, terminata il 21 luglio con una puntata che sa tanto di “guardate cosa avremmo potuto fare in un’eventuale sesta stagione”. Invece, la quinta è stata l’ultima e, a malincuore, rimarrà l’ultima. E mi dispiace, mi dispiace un sacco.

Mi dispiace perché credo di essere legato a questa serie, pur non sapendo il perché. Anzi, credo proprio che tutti abbiano una serie a cui sono legati senza sapere come mai. Magari la vedi in intimità, mentre mangi quel piatto che ti piace tanto, la vedi dopo la palestra da anni, sempre lo stesso giorno. Diventa la tua serie, che vedi solo tu, non la vede nessun’altro che ti circonda, o forse solo qualche pazzo tanto quanto te, con cui condividi le teorie più assurde. Quella serie ti accompagna da tempo, tanto tempo, anche se, in cuor tuo, sai che non è tutto questo granché, e che negli anni è peggiorata a vista d’occhio. Lo sai, sì, però ci sei dentro, sei quasi parte integrante del racconto, la senti tua.

Nonostante le belle parole, scritte in assoluto flusso di coscienza, devo ammettere che Gotham è una serie estremamente altalenante, con una quinta stagione atroce, frettolosa, probabilmente tra le più brutte che io abbia mai visto. Insomma, non il modo ideale di concludere uno show televisivo. Non vorrei paragonare la visione alla morbosa curiosità di guardare un’ambulanza mentre agisce su un incidente stradale, ma non siamo poi così lontani.

Eppure i buoni propositi c’erano, eccome se c’erano. Ricordo la pubblicità su Italia 1, cinque anni fa, che pompava l’adrenalina a mille. Pensateci: lo show che avrebbe raccontato le origini di Gotham, gli eroi, i cattivi, la genesi della complessa ragnatela di criminalità e dell’ovvio cavaliere oscuro. E infatti i suoi grandi momenti li ha avuti: le interpretazioni di alcuni attori sono state davvero ottime, da Robin Lord Taylor (Pinguino) a Cameron Monaghan (Joker), così come i costumi e i primi archi narrativi, consumati più che altro nelle prime due stagioni, dove la trama manteneva ancora una certa coerenza.

Tuttavia, la serie ha iniziato a decadere, pezzo dopo pezzo, quando si è letteralmente dimenticata cosa significa caratterizzare i personaggi, cosa significa dare loro una caratterizzazione, o meglio, dei rapporti verosimili, dei comportamenti coerenti. Quando ha iniziato a riportare in vita personaggi morti più e più volte, quando personalità che si sono sempre odiate si sono poi amate per i motivi più futili, e poi nuovamente odiate, e poi di nuovo amate, senza nessi logici, alla ricerca continua di forzati colpi di scena di cui non c’era bisogno. Una commedia dell’assurdo, in pratica.

Il problema è che, malgrado le scene assurde, le evoluzioni narrative opinabili, i personaggi usa e getta, malgrado tutto, Gotham la domenica non ci sarà più. E non importa se l’ultima stagione è stata un mezzo disastro, non mi importa affatto. Non potrò più vederla sul divano, in silenzio, lontano dal caos quotidiano, e vivere quei quaranta minuti insieme a quei personaggi. Esistono altre serie? Sì, assolutamente, anche molto migliori – non che ci voglia tanto a superarla – , ma non si chiamano Gotham. Non sono triste né felice, davvero, è una sensazione malinconica che non so spiegare. E forse, dico forse, è meglio così.

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  • Nico87

    Wow bell’articolo! 😊

  • W Trump

    Un occasione mancata. Un grande delusione.