Love, Death & Robots: fatevi un favore, correte a guardarla (recensione)

Lorenzo Delli -

Recensione Love, Death + Robots – La serie animata per adulti di Netflix è una roba seria, anzi, serissima. Il tutto è curato da Tim Miller (Deadpool, e in passato anche diversi videogiochi quali Mass Effect 2, The Old Republic e Hellgate: London) e David Fincher (Seven, Fight Club, Zodiac, Mindhunter) con la partecipazione di studi di animazione provenienti da tutto il mondo.

Ma in cosa consiste e perché dovreste farvi un favore e dedicargli parte del vostro tempo? Per cominciare, Love, Death + Robots è una serie antologica composta da 18 episodi della durata media di 10/15 minuti. Come accennato ogni episodio è realizzato con un diverso stile di animazione e proprio per la sua natura di serie antologica ognuno di essi è completamente scorrelato dagli altri e caratterizzato da una trama auto-conclusiva.

Latticini senzienti, soldati licantropi, robot impazziti, mostri della spazzatura, cacciatori di taglie cyborg, ragni alieni e demoni infernali assetati di sangue: li troverai tutti nelle diciotto storie animate NSFW.

Essendo una serie per adulti si affrontano i temi più disparati, e né i due registi né tanto meno gli studi di animazione si sono preoccupati più di tanto di riprodurre su schermo violenza, morte, sesso, sensualità e altre tematiche che potrebbero anche turbare la sensibilità di alcuni spettatori.

Perché quindi dovreste dedicargli parte del vostro tempo? Per svariati motivi. Molti episodi sono fini a sé stessi, quasi come fossero un tentativo di portare su schermo una storia e un tipo di animazione per vedere la reazione del pubblico. Verrebbe effettivamente voglia di approfondire, di sapere di più sui protagonisti, sulle loro storie e sul background delle ambientazioni scelte, di volerne ancora insomma. Come l’episodio Tute Meccanizzate, che vede dei simpatici contadini difendere i loro terreni da creature sulla falsa riga degli aracnidi di Starship Troopers a bordo di mech armati fino ai denti. Complice lo stile dell’animazione e l’intensità delle scene di azione verrebbe davvero voglia di vedere una intera serie a loro dedicata.

E ci si rende conto che forse la genialità della serie è proprio il suo voler proporre un prodotto confezionato secondo logiche che hanno poco a che spartire con quanto richiesto attualmente dal pubblico, un pubblico che solitamente anela serie TV composte da sempre più stagioni, saghe cinematografiche suddivise in trilogie (o peggio), in serie videoludiche che si dipanano letteralmente per decenni. Vere e proprie finestre su universi narrativi, su realtà diverse dalla nostra, su fantasie scaturite dalla mente di creativi di tutto il mondo che si chiudono nel giro di un attimo, lasciandoci un ricordo meraviglioso o amaro, un brivido o un qualcosa su cui rimuginare.

Con Zima Blue si raggiunge a mio avviso l’apice per quanto riguarda la profondità del messaggio trasmesso. Se lo stile dell’animazione dell’episodio potrebbe non piacere a tutti, il finale e la finalità della breve storia raccontata riusciranno sicuramente a strapparvi un brivido. Anche Il Vantaggio di Sonnie mi ha colpito allo stesso modo, con la sua ferocia e la brutalità delle scene e con il suo messaggio finale altrettanto drastico. Altri ancora virano più sul sarcasmo, altri hanno uno stile steampunk o estremamente fantascientifico tendente al cyberpunk, altri ancora magari non trasmettono un granché, semplici idee per storie che meritavano appunto qualche minuto su schermo per essere espresse al massimo del loro potenziale.

Potremmo stare ore a discutere su ogni singola tecnica di animazione utilizzata per la realizzazione degli episodi, sull’impatto visivo de La Testimone che si presenta come una fusione tra motion capture e CGI (come ne Il Vantaggio di Sonnie), con uno stile a metà tra l’anime e il videogioco in cel-shading, o magari anche sulla mancata originalità di alcuni episodi, che non fanno altro che sfruttare temi o storie già viste e riviste giusto per fare sfoggio del peculiare stile artistico di quel determinato studio di produzione.

Ma la durata totale della serie Love, Death + Robots è talmente esigua che risulta quasi inutile. Non vi porterà via troppo tempo e alcuni episodi sono così profondi o divertenti da guardare e da ammirare anche solo per una manciata di minuti che i difetti di altri svaniscono per lasciare spazio nel complesso ad una esperienza audio-visiva che, spero vivamente, non sia un caso isolato sul catalogo di Netflix.

Quindi sì, fatevi un favore e correte a guardarla. Non solo perché dura poco, non solo per la presenza di qualche scena di nudo che, a dirla tutta, è quasi marginale (nel senso che risulta quasi naturale visti i vari contesti in cui sono immerse le storie), ma per poter assistere a quello che potremmo anche definire un esperimento (in buona parte riuscito) che, per come è stato concepito e realizzato, ha portato su schermo qualcosa che esula dalla nostra “comfort zone“.

Recensione Love, Death & Robots – Foto

Trailer

  • Luciano Mandatori

    Finito di guardarla, i gatti conquisteranno il mondo, veramente ben fatta.

  • jeniferr

    Guardando – “Captain Marvel” – con qualità 720p / 1080p, completa tutti i sottotitoli disponibili? Gioca o scarica qui:
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  • Matteo Rossetti

    Concordo pienamente con questa recensione! Personalmente mi piacerebbe vedere una serie tv come quella di “Tute meccanizzate”.