Smetteremo di chiederci cosa c'è stasera in TV?

Smetteremo di chiederci cosa c'è stasera in TV?
Lorenzo Delli
Lorenzo Delli

La così detta TV lineare sta scomparendo? Smetteremo di chiederci cosa c'è in TV stasera (su Italia 1 c'è Wonder Woman!)? Stando all'ultimo studio internazionale condotto da Audience Project la tendenza è proprio quella. È pur vero che sono oramai anni che ci si interroga sulla questione, e addirittura, stando a recenti rapporti Auditel-Censis, in Italia la televisione classica non se la cava neanche così male.

Torniamo però un attimo all'interessante studio internazionale di Audience Project, che ha coinvolto oltre 7.000 persone negli Stati Uniti, Regno Unito, Germania, Danimarca, Svezia, Norvegia e Finlandia. Se negli USA e nei paesi scandinavi la visione della TV lineare è leggermente aumentata, nel Regno Unito e in Germania è ai minimi storici.

Nei paesi coinvolti dallo studio, meno di 2/3 degli spettatori guardano la TV lineare ogni settimana, e non solo: nella maggior parte delle nazioni meno della metà della popolazione pensa di guardare ancora la TV lineare tra 5 anni. Un dato, quest'ultimo, particolarmente rilevante, confermato da una domanda di contenuti in streaming in continua crescita.

In tutti i paesi esaminati, ad eccezione della Finlandia, il target commerciale dell'utenza compresa tra i 15 e i 55 anni (il più rilevante) preferisce effettivamente lo streaming alla TV lineare. Addirittura negli Stati Uniti e nel Regno Unito 1/4 degli intervistati è composto da "streamer puri", utenti quindi che si affidano solo ed unicamente ai servizi di streaming.

In Italia, anche se la TV lineare sembrerebbe essere in crescita, la tendenza è comunque quella. Sempre più utenti, non necessariamente giovani, si affidano anche a servizi come RaiPlay per non dover dipendere da orari prefissati o dalle programmazioni dei canali televisivi. Netflix conta in Italia diversi milioni di abbonati, per non parlare di Prime Video e di Sky.

C'è un altro grosso fattore da tenere in considerazione: la pubblicità. La stragrande maggioranza degli utenti intervistati considera gli spot sulla TV lineare eccessivi (92% in USA, 87% in UK, 75% in Germania) e irrilevanti (73% in Germania, 70% in UK, 46% in USA). Se una fetta di utenza preferisce lo streaming per avere potere decisionale su cosa guardare e quando, c'è anche chi lo fa per evitare interruzioni pubblicitarie. C'è però un problema: il mercato della pubblicità potrebbe affrontare una potenziale crisi, se non fosse che si stanno affacciando sul mercato sempre più servizi di streaming dotati di pubblicità, proprio in vista di questo drastico cambio del mercato televisivo.

Disney ha annunciato giusto pochi giorni fa che proporrà una nuova tipologia di abbonamento a Disney+, più economica di quella base ma dotata appunto di annunci pubblicitari. Pare che Disney si sia convinta anche per via delle tante offerte che gli sono arrivate in campo pubblicitario. D'altronde Disney Plus è cresciuto tantissimo dal suo lancio, contando già 130 milioni di utenti in tutto il mondo. Negli Stati Uniti ci sono anche altri servizi che già propongono qualcosa di simile, come HBO Max, che ha un piano in abbonamento a 5$ in meno al mese con l'aggiunta di pubblicità, e HULU, che propone un piano a 6,99$ con annunci e uno a 12,99$ privo di annunci. Potremmo a tal proposito citare anche Pluto TV, un servizio di streaming con canali lineari e contenuti on demand coadiuvati da pubblicità (4 spot da 2 minuti all'ora), e la sezione Gratis di Rakuten TV.

 Il grafico mostra l'incremento di utenti paganti per tre servizi di streaming americani: Netflix, Disney+ e HBO Max. Da notare come Disney+ sia riuscita a guadagnare 130 milioni di abbonati nello stesso tempo in cui Netflix, agli albori, riuscì a racimolare 59 milioni.

Il grafico mostra l'incremento di utenti paganti per tre servizi di streaming americani: Netflix, Disney+ e HBO Max. Da notare come Disney+ sia riuscita a guadagnare 130 milioni di abbonati nello stesso tempo in cui Netflix, agli albori, riuscì a racimolare 59 milioni.

Chiudiamo con qualche dato di un'altra analisi, stavolta del Wall Street Journal. I servizi di streaming nel 2021 hanno registrato picchi di nuovi utenti dopo l'uscita di titoli particolarmente chiacchierati sul web. C'è un problema però: 6 mesi dopo, il 50% di questi nuovi iscritti aveva già cancellato l'abbonamento. È anche per questo che i colossi dello streaming cercano (disperatamente) di lanciare nuovi contenuti ogni mese: per fidelizzare l'utente e "costringerlo" (con le buone, ovviamente) a rimanere abbonato. A tal proposito Netflix nel 2021 ha speso 17 miliardi in contenuti originali, HBO prevede addirittura 18 miliardi per il 2022, e Prime Video sfodera addirittura 500 milioni di dollari solo per la prima stagione della serie TV ambientata nell'universo de Il Signore degli Anelli.

E voi in famiglia che rapporto avete con la TV lineare classica e con lo streaming? Quest'ultimo sta lentamente (o velocemente) prendendo il sopravvento? Rimanete abbonati ai servizi o pagate solo mensilmente quando c'è qualcosa che volete vedere? O preferite ancora fare zapping e guardare "cosa c'è stasera in TV"?

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