Molte aziende vogliono riciclare l'anidride carbonica per farci qualcosa di utile, ma servirà?

Molte aziende vogliono riciclare l'anidride carbonica per farci qualcosa di utile, ma servirà?
Alessandro Nodari
Alessandro Nodari

Tutti conosciamo gli effetti dell'anidride carbonica sull'ambiente, in quanto provoca il cosiddetto "effetto serra", il fenomeno di riscaldamento del pianeta risultante dal passaggio della luce solare attraverso l'atmosfera e dal successivo irradiamento della radiazione infrarossa (calore) che il pianeta emette. Con le sue attività inquinanti, l'uomo ha aumentato la concentrazione di CO2, causando il riscaldamento globale e creando così una serie di problemi

Il danno è fatto e aumenta sempre più, quindi cosa si può fare per ridurre la quantità di CO2 (36 miliardi di tonnellate da combustibili fossili nel solo 2021) nell'aria? Tre sono le iniziative tutt'ora in corso: 

  1. produrre meno CO2
  2. convertire la CO2 prodotta dagli impianti industriali in combustibili, prodotti chimici o materiale da costruzione
  3. sottrarre la CO2 dall'atmosfera per poi riutilizzarla come al punto 2

Il punto 1 è ovvio, ed è alla base di una serie di interventi di cui tutti siamo testimoni. Il punto 2 e il punto 3, invece, sono oggetto di una serie di interventi, con prospettive anche di guadagno, ma sono piuttosto dibatttuti. Per valutare infatti l'impatto di una soluzione sulla sottrazione di CO2 dall'ambiente bisogna considerare l'analisi del ciclo di vita (LCA), cioè da dove viene la CO2 e qual è il suo destino. Qui le cose si fanno più spinose, in quanto molte aziende che riciclano CO2 non pubblicano i loro risultati in quanto ritengono che contengano informazioni proprietarie.

Molti esperti dicono che convertire la CO2 è inutile, perché prima o poi tornerà in atmosfera sotto forma di altri prodotti (per esempio se convertita in combustibile), ma il punto resta sempre uno: ridurre la CO2 in atmosfera. Quindi anche se tutti sono d'accordo nell'affermare che idealmente il riciclo della CO2 dovrebbero attingere dall'atmosfera piuttosto che dai gas industriali di scarto, in generale usare questi ultimi (un processo chiamato upcycling) finché la prima non è abbastanza sviluppata potrebbe essere un buon compromesso. Quello che possiamo fare è confrontare le varie tecnologie oggi disponibili e valutarne l'efficacia. Scopriamole insieme!

CO2 riciclata dai gas industriali: metanolo, etanolo o cemento?

  • Carbon Recycling International (CRI) ha un impianto a Tongyezhen in Cina che produce metanolo, una sostanza chimica industriale utilizzata per il carburante e per produrre plastica. L'impianto ricicla circa 160.000 tonnellate di CO2 all'anno che sarebbero altrimenti andati in atmosfera, ma comunque ci andrà, in quanto il combustibile prodotto finirà nella crescente flotta cinese di veicoli alimentati a metanolo.
  • La startup Twelve ha pensato invece di produrre gas di sintesi (chiamati comunemente syngas), composti da una miscela di monossido di carbonio (CO) e idrogeno (H2). La società prevede di costruire elettrolizzatori delle dimensioni di un container (in grado di convertire circa una tonnellata di CO2), e produrre profitto addebitando la conversione e vendendo i syngas, che verrebbero a loro volta utilizzati per la produzione di calore o come combustibili. Anche qui la CO2 tornerebbe velocemente in atmosfera.
  • L'americana LanzaTech è una delle poche a diffondere i loro dati sul loro LCA e utlizzano bioreattori riempiti con batteri per fermentare le emissioni industriali di CO2, CO e idrogeno in etanolo, ma  attraverso modifiche genetiche possono far produrre ai batteri anche molecole più grandi come acetone e isopropanolo. Anche qui, però, i prodotti finiranno piuttosto presto in atmosfera
  • CarbonCure pompa la CO2 di scarto nel calcestruzzo (che produce CO2) fresco per formare nanoparticelle di carbonato di calcio, il che permette di usare meno cemento. L'azienda afferma che per ogni tonnellata di calcestruzzo si può risparmiare circa il 5% (6 chilogrammi) di CO2. Inoltre la CO2 viene immessa in maniera più o meno permanente nei materiali da costruzione. Il problema restano i numeri: 150.000 tonnellate di emissioni di CO2 risparmiate dalla ditta a fronte di 33 miliardi di tonnellate di calcestruzzo all'anno globali.

Aspirare CO2 dall'aria e convertirla?

Un progetto chiamato Norsk e-Fuel a Oslo vuole convertire la CO2 proveniente dall'aria in syngas e usarli per ottenere carburante per jet. L'azienda utilizzerà l'impianto di Climeworks inaugurato nel settembre 2021 in Islanda in grado di catturare 4.000 tonnellate di CO2 all'anno, al costo di 600-800 dollari per tonnellata di CO2. A parte il costo, probabilmente destinato a calare (e infatti Climeworks vorrebbe pompare la CO2 nel terreno, ma per rendere il business sostenibile ha deciso di venderla), resta il fatto che la CO2 anche qui tornerà in atmosfera

Cosa fare?

Come anticipato inizialmente, ogni tecnologia tutt'ora in fase di sviluppo presenta dei pro e dei contro, ma la soluzione migliore sarebbe sequestrare la CO2 dall'atmosfera e rimetterla nel terreno (o nel materiale da costruzione).

La scienziata ambientale Kiane de Kleijne ha scoperto che tra gli LCA pubblicati dalle aziende solo quelli che immagazzinano la CO2 in modo permanente sono in grado di soddisfare i criteri di Parigi di dimezzare le emissioni globali di CO2 entro il 2030. Il problema sono i costi, i vantaggi economici dell'impresa e le quantità, al momento troppo basse per avere un valore ambientale. Non resta quindi che sperare negli incentivi dei vari governi e nella volontà delle imprese di pagare per prodotti derivati dalla CO2 più costosi ma che consentono di effettuare un po' di greenwashing.

Fonte: Nature
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