Cina vieta il download dell'app Didi

Cina vieta il download dell'app Didi
SmartWorld team
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La Cina impone lo stop ai download di Didi, un'app simile a Uber. Il problema sarebbe legato alla delicata tematica della protezione dei dati degli utenti iscritti. Immediate le ripercussioni in borsa per l'azienda che si era appena quotata a New York.

L'app Didi e la questione dei dati degli utenti

Fondata nel 2012, Didi è un'azienda di origine cinese che gestisce il più ampio servizio di prenotazione di automobili con autista, simile a quello somministrato da Uber. Solo nel paese di origine con 380 milioni di iscritti e opera inoltre, in più di 15 altri mercati.

Su base quotidiana raccoglie con la sua app raccoglie enormi quantità di dati relative alla mobilità in tempo reale. Questi vengono utilizzati per le analisi del traffico e le tecnologie di guida autonoma. La Cyberspace Administration of China (nota come CAC) ha dichiarato di aver chiesto a Didi di apportare le modifiche necessarie a conformarsi alle norme cinesi relative alla protezione dei dati. Questo accadeva quattro giorni dopo il debutto alla Borsa di New York.

Non sono stati forniti grandi dettagli per motivare il blocco dei download dell'applicazione della Didi Chuxing (nome intero dell'azienda).

La piattaforma Didi “ha violato gravemente le leggi raccogliendo e utilizzando illegalmente informazioni personali” ha affermato la Cyberspace Administration of China, che ha manifestato la preoccupazione in merito al trattamento dei dati raccolti e alla sicurezza informatica degli utenti. L'azienda si era già sottoposta alle verifiche di adeguatezza del caso.

Il controllo e l'aggiornamento della politica sulla privacy

Il presidente dell'azienda ha prontamente dichiarato di essere in regola con la gestione dei dati dei clienti, spiegando che la policy segue strettamente le direttive e i protocolli imposti dal governo cinese. Dal quartier generale di Didi si dicono pronti in ogni momento a un confronto con la CAC e il governo cinese. Il 29 giugno gli utenti avevano ricevuto un avviso direttamente sull'app che li informava dell'aggiornamento della politica sulla privacy dei dati. Secondo l'azienda si è trattato di un adeguamento standard, avvenuto a seguito dell'aggiunga di due nuovi servizi. Inoltre, hanno aggiunto che in calendario era già prevista una revisione sul trattamento dei dati degli utenti iscritti al servizio, in programma il 7 luglio, qualche giorno dopo lo stop imposto.

Didi e la quotazione in borsa

Dopo aver presentato l'istanza di quotazione per l’IPO (offerta pubblica iniziale) sui listini di New York, era il 30 giugno  quando l'azienda faceva il suo debutto ufficiale a Wall Street. Il blocco ai download arrivava a solo qualche giorno da questo grande evento, in cui aveva raccolto 4,4 miliardi di dollari a fronte di una capitalizzazione di 67,8 miliardi. Dopo il caso Alibaba nel 2014, è l'offerta iniziale più alta di un'azienda cinese negli Stati Uniti. Appena prima del lancio in borsa, l'azienda aveva dichiarato: "Seguiamo procedure rigorose per la raccolta, la trasmissione, l'archiviazione e l'utilizzo dei dati degli utenti in conformità alle nostre politiche sulla sicurezza e sulla privacy dei dati data."

Le parole del vicepresidente

In merito alla questione dei dati, in rete si ipotizzava che i dati degli utenti potessero essere trasferiti e archiviati negli Stati Uniti, andando contro la regolamentazione cinese. Il vice presidente di Didi Li Min, attraverso Weibo (una sorta di Twitter cinese) ha prontamente dichiarato: "Come molte società cinesi quotate all'estero, Didi archivia tutti i dati degli utenti domestici su server in Cina. È assolutamente impossibile trasmettere dati agli Stati Uniti" difendendo l'azienda dalle accuse.

Le conseguenze dirette per l'azienda cinese

Se da un lato Didi potrà continuare a offrire i servizi di taxi per gli utenti già iscritti, dall'altro la decisione del governo ha causato non pochi problemi all'azienda cinese. Innanzitutto, sono crollate le quotazioni di oltre il 20%, con un calo drastico del valore di mercato di 15 miliardi di dollari circa. Inoltre, il governo di Pechino ha deciso di escludere l'app dai servizi di messaggistica più comuni in Cina: WeChat, Alipay e Tencent. Problemi per Didi in arrivo anche dagli Stati Uniti, dove gli investitori hanno presentato varie denunce alla corte federale. Si crede, infatti, che il colosso abbia nascosto le verifiche in corso da parte delle autorità competenti per incrementare il suo valore di mercato.

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