Perché le criptovalute stanno creando un problema energetico in Kazakistan

Il Kazakistan fa fatica a soddisfare l'ingente richiesta di energia elettrica per produrre criptovalute, aumentata dopo la repressione avviata in Cina
Perché le criptovalute stanno creando un problema energetico in Kazakistan
SmartWorld team
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La rete energetica del Kazakistan è in ginocchio, e il motivo è da ricondurre alla richiesta energetica legata al boom delle criptovalute: considerato una sorta di "isola felice" dai criptominer per i bassi costi dell'energia, il Paese adesso fa fatica a stare al passo, complice anche l'esodo delle società di criptomining dalla vicina Cina.

In Kazakistan infatti i prezzi dell'elettricità, regolamentati dallo Stato, sono molto bassi (artificialmente bassi, secondo gli esperti), e il governo sino a oggi ha preso tempo, non aumentandoli, per contenere l'inflazione. Una zona grigia in cui i miner di criptovalute si sono infiltrati per sfruttarne in pieno le potenzialità.

Secondo uno studio del Cambridge Centre for Alternative Finance, il Kazakistan è diventato la seconda più grande sede di mining dopo gli Stati Uniti, ma la rete energetica non sembra adeguata all'elevato numero di miner decisi a sfruttare al massimo l'elettricità a basso costo. Il governo kazako sta quindi cercando di capire come tassare e regolare la presenza di miner stranieri e non registrati, e in generale un'industria che ha costretto a importare energia e scorte per le utenze domestiche.

Un ulteriore problema è che le miniere locali sono per lo più alimentate da vecchie centrali a carbone che, insieme con le miniere di carbone e le intere città costruite intorno a esse, sono diventate una grossa criticità per le autorità locali in un'epoca in cui la spinta alla decarbonizzazione è sempre più forte. Il mining di criptovalute è inoltre un processo che comporta un elevato dispendio energetico per elaborare bitcoin e altri token, ed è visto come una minaccia per il raggiungimento degli obiettivi ambientali globali.

Il timore del governo kazako è anche che le criptovalute, esplose nell'ultimo periodo, possano mandare in crisi i sistemi monetari dei singoli Paesi, incentivare reati finanziari e danneggiare gli investitori, e c'è chi è già corso ai ripari: la Cina a ottobre ha vietato tutte le transazioni con criptovalute e il mining.

I piani del governo kazako per regolare il mining

Il governo kazako ha dunque in programma di individuare e reprimere il mining "sommerso", quei miner non registrati che secondo le stime consumerebbero il doppio di energia rispetto a quelli registrati e dichiarati.

"Penso che avremo la direttiva che limita il potere dei minatori non registrati entro la fine di quest'anno - ha detto alla Reuters il vice ministro dell'Energia Murat Zhurebekov - la soluzione a questo problema non può essere ulteriormente ritardata". Il ministero ha dichiarato che le miniere "grigie" potrebbero consumare fino a 1,2 gigawatt di energia, che insieme ai 600 MWt delle miniere "bianche" rappresentano circa l'8% della capacità di generazione totale del Kazakistan.

Il problema in questo senso, però, è anche individuare questi miner, che spesso installano le loro farm in scantinati o fabbriche abbandonate. Un'ipotesi presa in considerazione è quella di tracciarli con i satelliti, sfruttando il calore. E l'annuncio di una tassa da pagare potrebbe disincentivare i miner decisi a regolarizzarsi: gli emendamenti approvati a giugno prevedono una tassa di 1 tenge ($ 0,0023) per chilowattora, ma ci sono anche proposte per far pagare di più.

A giugno il presidente Kassym-Jomart Tokayev aveva già approvato una legge che impone una tassa aggiuntiva sull'energia utilizzata dai miner che operano legalmente in Kazakistan, pari a 0,00233 dollari per chilowattora. L'aumento entrerà in vigore a partire da gennaio 2022, ma potrebbero non essere sufficiente ad arginare la crisi energetica.

Kazakistan, l'El Dorado delle mining farm

Il Kazakistan è infatti diventato il Paese più ambito dai miner dopo la repressione avviata in Cina: con gli Stati Uniti contribuisce alla quasi totalità dell'hash rate di Bitcoin. Sempre secondo i dati del Cambridge Center for Alternative Finance, a luglio il Kazakistan rappresentava oltre il 18% dell'hash rate mensile del network di Bitcoin, secondo solo agli Stati Uniti, che hanno contribuito con oltre il 35%. 

Altre realtà intanto si stanno affacciando su un mercato che promette di generare miliardi di dollari: è notizia dei giorni scorsi che il presidente di El Salvador, Nayib Bukele, dopo avere riconosciuto ufficialmente e legalizzato il Bitcoin come una moneta (primo Stato a mondo) ha intenzione di costruire una Bitcoin City. Si tratterebbe dunque di costruire da zero una vera e propria città con una centrale geotermica per supportare il mining di criptovalute, e in questo micro-cosmo della criptovaluta non sarebbero previste tasse sulle proprietà e plusvalenze.

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