Diagnosticare patologie cardiovascolari analizzando il vostro occhio? Google ci prova (foto)

Vincenzo Ronca Un gruppo di ricercatori Google, in collaborazione con la Stanford School of Medicine, ha messo a punto un software in grado di stimare il rischio di malattie cardiovascolari mediante l'analisi del fondo oculare.

Vi presentiamo l’ultimo ed ambizioso progetto di Verily, l’unità di Google dedicata allo sviluppo tecnologico nel campo biomedicale: la diagnostica delle patologie che affliggono il sistema cardiovascolare mediante l’analisi del fondo oculare dei pazienti.

I ricercatori di Google hanno lavorato all’elaborazione di un modello matematico ed allo sviluppo di un software in grado di stimare il rischio di malattie cardiovascolari analizzando la pressione sanguigna dei vasi che attraversano il fondo oculare. La metodologia si propone di stimare l’età, la pressione arteriosa sistemica ed anche se il paziente è fumatore o meno scansionando semplicemente la parete posteriore dell’occhio.

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L’articolo scientifico pubblicato su Nature Biomedical Engineering ci descrive come, mediante l’uso del machine learning e delle reti neurali si può stimare, con un’accuratezza del 70%, la predisposizione del paziente a malattie cardiovascolari (come un infarto ad esempio) combinando soltanto i dati sull’età, pressione arteriosa e vizio del fumo stimati in precedenza. Possiamo definire questo risultato sbalorditivo considerando che le classiche metodologie riescono a fare la stessa stima con un’accuratezza del 72%.

Il grande guadagno nell’utilizzo di questo metodo è in termini di tempo, di non invasività e di accuratezza: infatti più il modello basato sull’intelligenza artificiale viene “allenato” con i dati medici della popolazione, più esso sarà accurato nella stima velocizzando maggiormente i tempi di diagnosi. Vi lasciamo l’immagine in galleria in cui si può osservare come l’algoritmo di Google riesca ad “estrarre” le informazioni utili al modello dall’analisi del fondo oculare. Per la laurea dell’Artificial Intelligence in medicina manca ancora del tempo, ma non cosi tanto come immaginate.

Via: The Verge