Adesso c’è anche un po’ di Italia nella Entity List USA che riguarda Huawei

Nicola Ligas -

La vicenda che vede contrapposti Huawei ed il Governo americano è iniziata lo scorso maggio, con l’inserimento dell’azienda cinese in una entity list da parte degli USA. Tale elenco include le aziende considerate pericolose per la sicurezza nazionale, ma non è una semplice lista di nomi, bensì una minuziosa raccolta di tutte le filiali e divisioni di quelle stesse aziende, dalle quali gli USA si sentono in qualche modo minacciati; e adesso c’è anche un po’ di Italia al suo interno.

Come mostra lo screenshot qui sotto, sia Huawei Italia che il suo laboratorio di ricerca e sviluppo a Milano sono ora parte della lista. Inaugurato nel 2011, il laboratorio di Segrate di Huwaei si occupa di ricerca nel campo delle microonde, legate alle telecomunicazioni mobili e satellitare. Attualmente vi lavorano circa un centinaio di dipendenti altamente specializzati.

Sono 46 le nuove filiali aggiunte (qui il PDF originale) dal Dipartimento al Commercio, il cui segretario Wilbur Ross è comunque consapevole che “è necessario più tempo per prevenire eventuali interruzioni [di servizio]”, e probabilmente è questa la causa dell’ulteriore rinvio di 3 mesi concesso pochi giorni fa a Huawei. Ross però non ha dubbi: i consumatori devono abbandonare i prodotti di Huawei.

Di parere ovviamente diametralmente opposto l’azienda cinese, che si oppone fermamente all’aggiunta di queste nuove filiali: “la decisione, in questo particolare momento, ha motivazioni politiche e non ha nulla a che vedere con la sicurezza nazionale. Tali azioni violano i principi di base della competizione sul libero mercato e non rispondono all’interesse di nessuno, neanche a quello delle aziende statunitensi. I tentativi di danneggiare Huawei non aiuteranno gli Stati Uniti a raggiungere la leadership tecnologica“, si legge in una nota diffusa da Huawei, la quale puntualizza che “la decisione odierna non avrà comunque un impatto sostanziale sul (suo) business”. Ed il braccio di ferro continua.

Via: Corriere delle Comunicazioni