Eric Schmidt lascia Google dopo una storia lunga 19 anni (di cui 10 passati da CEO)

Enrico Paccusse Per molti è stato l'elemento decisivo per far passare Google da start-up a gigante tecnologico

Fine della storia. Eric Schmidt non è più presente sul libro paga di Google dallo scorso febbraio, secondo quanto riportato su CNET. Una notizia che, unita al recente passo indietro di Brin e Page, definisce una nuova vita per Google / Alphabet.

Sebbene Schmidt fosse già da tempo relegato al semplice ruolo di Technical advisor (per cui guadagnava una cifra simbolica di 1$ all’anno), la sua storia all’interno di Google è decisiva: viene assunto nel 2001 su suggerimento di alcuni dei fondi d’investimento più vicini a Brin e Page e, da subito, ricopre il ruolo di CEO.

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Il momento è delicato, ed il suo obiettivo è quello di trasformare una giovane società con tante ambizioni, tante idee e poca organizzazione in una multinazionale affermata in tutto il mondo. Già dai primi anni, la struttura societaria viene riorganizzata per riflettere questa necessità, e dopo poco tempo arriva il debutto in borsa (2004).

Un debutto che, ad oggi, lo vede ancora possessore di un bel gruzzolo di azioni, per un controvalore di circa 5,3 miliardi di dollari. Dopo 10 anni da amministratore delegato, espandendo il business con prodotti hardware (come smartphone) e acquisizioni (vd. YouTube), decide di lasciare la posizione a Page per diventare Executive Chairman.

Rimane attivo in questo ruolo esecutivo sino al 2017, quando diventa Technical Advisor ed abbandona le attività giornaliere. Oggi, pare non essere più presente neanche da questo ruolo. Una decisione forse spinta anche dai crescenti impegni in ruoli pubblici: è presidente della Defense Innovation Board, un gruppo di consulenza a disposizione del Pentagono.

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Ed è anche Chairman della commissione di sicurezza nazionale sull’intelligenza artificiale, che interviene al congresso per le tematiche inerenti l’AI. Date le sue posizioni di rilievo, in molti l’hanno accusato nel tempo di favorire gli interessi di Google quando si tratta di esprimere il proprio parere.

La dipartita di Schmidt segna dunque l’inizio di un nuovo corso per Alphabet / Google, non più un’arrembante start-up ma un gigante da poco meno di 1 trilione di dollari di capitalizzazione che deve difendere la sua posizione di dominio nel mondo digitale.

Via: CNET