Facebook inventa una nuova unità di tempo denominata Flick. Ma a che serve?

Lorenzo Delli -

Non è il team che si occupa della gestione delle nostre bacheca ad averla inventata. Se n’è occupato il team di Oculus, e c’è un motivo ben preciso: confondere ancora di più le acque realizzare un’unita di misura che potesse rendere la realizzazione di contenuti video più “armoniosa”, anche se l’utilizzo principale è ovviamente legato alla realtà virtuale.

L’unità di tempo inventata dal team Oculus si chiama Flick (abbreviazione di Frame Tick), e si tratta della settecento milionesima parte di un secondo; anzi, ad essere più precisi un flick corrisponde ad 1/705.600.000 secondi, ovvero 1,41 * 10^-9. E a cosa dovrebbe servire una unità così difficile da ricordare e così slegata dalla classica unità di tempo utilizzata da tutti in tutto il mondo?

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Quando si lavora su contenuti video appunto si parla spesso di numeri di fotogrammi al secondo. Prendiamo ad esempio i film, la maggior parte dei quali sono ripresi a 24 fotogrammi al secondo. Cosa significa? Che in ogni secondo c’è una sequenza rapida di 24 immagini fisse, e proprio la sequenza dà l’illusione del movimento, del filmato appunto. Se in un secondo ci sono 24 fotogrammi vuol dire che un singolo fotogramma viene visualizzato per circa 0,0416 secondi, un numero che può risultare complicato da gestire a livello informatico. E se rappresentassimo ogni fotogramma con un numero intero, senza virgole quindi, e di più facile utilizzo?

È partendo da questa domanda che è stato realizzato il Flick: a 24 frame per secondo, ogni fotogramma è visualizzato per un periodo di tempo pari a 29.400.000 flick; a 60 fps ogni fotogramma durerebbe 11.670.000 flick; 120 fps il fotogramma sarebbe visualizzato per 5.880.000 flick, e così via. Numeri quindi che possono essere moltiplicati o divisi senza preoccuparsi di cifre decimali, velocizzando/semplificando l’esecuzione dei calcoli a livello informatico soprattutto nell’ambito della realtà virtuale, che richiede maggior velocità nel sincronizzare i fotogrammi con la frequenza di aggiornamento dei display presenti nell’headset. I più curiosi possono approfondire su GitHub, gli altri probabilmente nemmeno si accorgeranno dello sfruttamento di una simile unità di misura del tempo!

Via: TechCrunch