Fujifilm GFX 100: cento megapixel sono il “meno” (anteprima foto e video)

Cosimo Alfredo Pina -

Lanciata ufficialmente circa un mese fa, la GFX 100 arriva anche Italia. Noi siamo andati a provarla in un evento di anteprima durante il quale abbiamo avuto modo di scoprire tutto quello che ha da offrire questa “bestia” da 102 megapixel: cosa può fare e a chi si rivolge. A seguire quindi un recap delle sue capacità e alcune impressioni d’uso.

Corpo e costruzione

La GFX 100, come ingombro e peso, ricorda una reflex digitale full frame di fascia top. Integra infatti un grip verticale (doppia batteria integrata) e pesa circa 1,4 kg (con mirino montato). E’ una fotocamera dall’ingombro importante, ma considerando il target e quello che può fare è tutto sommato un ottimo compromesso.

E’ stata progettata su un telaio a tre pezzi, con una struttura esterna che fa da guscio ad una porzione centrale. Proprio questa sarebbe il segreto della robustezza e affidabilità del prodotto, promettendo di proteggere il sensore da urti accidentali dell’obiettivo che potrebbero disallineare (e le tolleranze di cui si parla sono in termini di micron) il sensore dall’apparato ottico.

Tra le cose più “particolari” in termini di design e costruzione troviamo due mini display: un LCD bianco e nero sulla placca superiore ed un OLED bianco e nero dietro, appena sotto lo schermo. A proposito di display, quello principale è da 3,2″ è touch e ribaltabile ma non totalmente articolato. Il joystick per la selezione del punto di messa a fuoco e l’orma iconico tasto “Q” per accedere al menu rapido non potevano mancare.

Ad accompagnare la GFX 100 c’è un mirino elettronico removibile da 5,76 milioni di punti. Risoluzione molto alta, ma necessaria per evitare brutte sorprese durante la messa a fuoco manuale; sul medio formato la profondità di campo può essere davvero ridotta. Non manca ovviamente tropicalizzazione ed una ricca fornitura di porte.

Sensore

Il dato più eclatante è sicuramente quello della risoluzione di questa fotocamera. Stiamo parlando di un sensore medio formato (o Large Format come lo chiama Fujifilm) 44 x 33 mm con tecnologia BSI e matrice Bayer.

Grazie a questo accorgimento tecnologico la GFX 100 non teme le alte sensibilità. Questo può sembrare banale e scontato su un prodotto del 2019 ma quando si parla di medio formato, l’altissima quantità di pixel e le dimensioni importanti della circuiteria possono introdurre quantità notevoli di rumore.

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Non è questo il caso dell’hardware Fuji; abbiamo potuto appurare come si possano ottenere risultati ottimi a 6.400 ISO e anche 12.800 ISO, con una ragionevole quantità di luce, la GFX top sorprende. Per sfruttare a pieno questa risoluzione sono ovviamente necessarie ottiche di altissimo livello.

Fuji promette che tutte gli obiettivi serie G (quelli appunto per il Large Format) sono in grado di fornire risolvenza più che sufficienti a soddisfare i requisiti di un sistema così performante.

Autofocus e processore d’immagine

Certo a mettere del suo sulla gestione del rumore (e non solo) c’è processore X-Processor 4, un chip capace di gestire l’enorme mole di dati generata da questa fotocamera; anche con raffiche fino a 5,5 fps.

Il processore è anche quello che si occupa dell’autofocus, altro punto di forza della GFX 100 su cui Fuji spinge molto. Tutta l’area dell’inquadratura è coperta dalla tecnologia a rilevamento di fase, così che l’aggancio del soggetto è garantito in tempi di appena 0,05 secondi.

In effetti notevole per una medio formato e con tanto di rilevamento dei volti/occhi che abbiamo potuto constatare funzionare davvero bene. La nostra prova non è durata a sufficienza da permetterci di farci un’idea completa sulla reattività effettiva della fotocamera, ma il “peso” dei 100 megapixel non l’abbiamo sentito affatto.

Foto e video

I file generati dalla GFX 100 sono ricchissimi di dati. Pensate che un RAW (a 14 o 16-bit) non compresso pesa intorno ai 210 MB. Eppure anche i file JPEG, da solo 20 MB circa, che escono dalla fotocamera sono di altissima qualità e tante informazioni recuperabili in post-produzione.

La fotocamera offre 14 stop di gamma dinamica, con rumore pressoché inesistente nelle ombre a sensibilità basse e medio alte. Nella breve sessione di post-produzione a cui abbiamo avuto modo di assistere, abbiamo potuto constatare l’incredibile malleabilità dei file, senza perdita di qualità anche con elaborazioni spinte. Tra l’altro, come sulle altre fotocamere Fuji, anche su questa top di gamma è possibile usufruire delle eccellenti simulazioni pellicola di Fuji.

Anche i video beneficiano delle grandi dimensioni del sensore della GFX 100. L’area letta dal sensore per realizzare video, fino in 4K a 30 fps (fino a 400 Mbps), è più vicina a quella di una cinepresa di alto livello piuttosto che ad una full frame: 44 x 23 mm.

Il risultato sono filmati degni di produzioni di alto livello, proprio grazie alla resa della profondità di campo e all’ampia gamma di luminosità e colori. Non mancano tutte le opzioni pro anche su questo comparto, come uscita 4:2:2 10-bit su porta HDMI, peaking e gamma HLG. A seguire un po’ di foto e un breve video sample.

Feature speciali

La feature più interessante finora non citata è il fatto che il sensore della GFX 100 è stabilizzato, con un sistema in body che promette guadagni fino a 5,5 stop. Notevole, considerando le dimensioni dell’area fotosensibile.

Su una macchina del genere la parola d’ordine è nitidezza. Per questo sono tanti i “piccoli” accorgimenti volti a massimizzare questo fattore come l’otturatore ammortizzato con prima tendina elettronica (attivabile opzionalmente).

Visto che la nitidezza alla frazione di millimetro non va bene per tutte le occasioni, c’è anche un filtro integrato per ammorbidire l’incarnato. Suona un po’ “filtro smartphone”, ma possiamo assicurare che il risultato è estremamente naturale e indispensabile per ritrattistica e moda.

Le nostre impressioni

Che la GFX 100 non sia una macchina per tutti è un dato di fatto. Eppure quando la si prende in mano l’effetto che si ha non è troppo diverso da quando si impugna una normale reflex digitale con vertical grip. L’abbiamo provata per qualche decina di minuti e in pochi attimi abbiamo subito preso confidenza con i comandi principali.

A differenza di molti sistemi medio formato ci è parso di avere a che fare con una macchina da poter portarsi sempre dietro (certo con un bello zaino) e non necessariamente relegata alla studio. La progettazione del prodotto è incentrata totalmente sul momento dello scatto e lo si percepisce. La mancanza delle ghiere fisiche è ben sopperita dall’implementazione di quelle digitali.

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L’esperienza di scatto è molto soddisfacente perché risulta “snella”, grazie al sistema di autofocus veloce e preciso. Quando ci si ferma a pensare alla quantità di dati che raccoglie ogni scatto e la si rapporta alla reattività della fotocamera si resta in effetti sbalorditi. Un prodotto di fascia altissima, che (purtroppo) difficilmente entrerà nei corredi dei fotoamatori ma che ogni scatto importante si meriterebbe.

Prezzo

Sostanzialmente si tratta di una serie X top di gamma con un sensore quattro volte più grande e quattro volte il numero di pixel. Questo fattore di moltiplicazione però non resta valido sul prezzo.

Per attrezzarsi con una GFX 100 servono infatti 11.125€, solo corpo. Inutile dire che il target è quello professionale e anche di un certo livello. Ma di fatto strumenti che ad oggi possono garantire una qualità paragonabile a quella di questa fotocamera possono arrivare a cifre tre volte superiori. Non è sbagliato definire il sistema GFX con un ottimo rapporto qualità prezzo.

L’obiettivo di Fuji è infatti quello di fornire al fotografo pro uno strumento versatile, da utilizzare sia in studio (abbiamo potuto partecipare ad una sessione di scatto in tethering via cavo) sia all’aperto. Da questo primo approccio pensiamo proprio che ci sia riuscita.

  • Sheedy

    !!!