Google Home Hub è diverso da tutti gli altri smart display: ha un che di Chromecast, ed un tempo ci girava anche Fuchsia

Nicola Ligas

Gli smart display con Google Assistant che abbiamo visto finora sono tutti basati su Android Things, la versione per IoT del robottino verde, e su un apposito SoC Qualcomm, ma Google Home Hub è diverso.

Anzitutto il chip al suo interno è un Amlogic S905D2, un produttore noto soprattutto nel mondo dei box android, inoltre il sistema operativo è più affine ad un Chromecast che non ad Android Things.

Google ha confermato che non c’è una ragione particolare a monte, dato che poi l’esperienza d’uso è la stessa. In generale gli sviluppatori di terze parti sono più a loro agio con Android Things, ma Google avrebbe anche potuto fornire loro la “piattaforma Cast” (su cui è basato Chromecast ma della quale non si sa granché), come fatto su Home Hub. Ma forse c’è un’altra ragione.

In base ad un’attenta analisi di 9to5Google, sembra che Home Hub (nome in codice Estelle) sia in realtà Astro, uno dei dispositivi di test di Fuchsia, il misterioso sistema operativo che un giorno potrebbe rimpiazzare Android. Ammesso che ciò sia vero, questo confermerebbe due cose: la prima che Google sta lavorando sul portare il supporto a Chromecast su Fuchsia; la seconda che in effetti Fuchsia si trova a suo agio su dispositivi molto diversi (vi ricordiamo che un altro dei dispositivi di test è stato il notebook Pixelbook), confermando appunto la sua natura di OS ubiquo.

A scanso di equivoci, chiariamo che Google Home Hub non è stato messo in commercio con Fuchsia, ma che (al massimo) Fuchsia è stato testato su di lui. Anche se sarebbe stata una bellissima mossa da parte di Google lanciare un dispositivo con il nuovo sistema operativo, senza dirlo a nessuno.

Fonte: Ars Technica
  • Suspirium BM

    non ‘ed un tempo’, ma ‘e un tempo’.
    Il suffisso ‘d’ solo nel caso ci sia la stessa vocale.

    • Mascalian

      L’uso della “d” eufonica non è fissato o definito grammaticalmente.
      L’unica cosa certa è che si può usare solo quando la parola seguente la congiunzione “e” o “o”, o la proposizione “a” comincia con una vocale.
      Ma gli stessi editori fissano delle regole molto diverse tra loro: alcuni la usano sempre, altri mai, altri solo in determinati casi.
      In sostanza, non esiste una regola grammaticale per cui un utilizzo sia definibile giusto o sbagliato. Fondamentalmente la scelta di usarla o meno è lasciata al gusto dell’autore