Guerra in Ucraina: Mediaworld rimuove dal catalogo i droni DJI in quanto usati dalla Russia

Guerra in Ucraina: Mediaworld rimuove dal catalogo i droni DJI in quanto usati dalla Russia
Alessandro Nodari
Alessandro Nodari

La guerra in Ucraina sta rappresentando una sorta di cartina tornasole per le multinazionali che operano in Russia. Le maggiori aziende come Samsung e Microsoft si sono infatti defilate e hanno sospeso le loro operazioni nel paese moscovita. Ora nel conflitto è entrato il caso DJI, i cui droni, con una portata di 10 km, una camera di alta qualità e un basso costo, possono diventare estremamente pericolosi.

A seguito di una serie di informazioni secondo cui l'esercito russo starebbe utilizzando prodotti e dati dell'azienda cinese per le attività militari in Ucraina, il gigante del commercio di elettronica Mediamarkt, che possiede anche Saturn e Mediaworld in Italia, ha dichiarato l'immediato stop alle vendite dei droni DJI

Ma facciamo un passo indietro. Il Vice Primo Ministro ucraino Mykhailo Fedorov aveva inviato a Frank Wang, fondatore e CEO di DJI la richiesta di "terminare qualsiasi rapporto e business nella Federazione Russa finché l'aggressione russa in Ucraina non terminerà del tutto e verrà ripristinato un giusto ordine".

La Russia utilizzerebbe il trasmettitore DJI Aeroscope, per identificare il nemico fino a 50km di distanza. Come se non bastasse i droni forniti da DJI alla Russia vengono impiegati per guidare i missili con maggior precisione (sistema che era stato disattivato durante la guerra in Georgia).

DJI ha risposto di non poterlo fare (il sistema Aeroscope non è disattivabile) e che i suoi prodotti non sono pensati per un utilizzo di tipo militare. E fin qui tutto bene, anche perché i droni sono utilizzati da entrambi gli schieramenti. Il problema è che da un lato l'azienda cinese non ha bloccato le vendite dei droni in Russia, dall'altro è montata una crescente ondata di protesta sui social (ondata che sta coinvolgendo anche i tre giganti francesi Decathlon, Auchan e Leroy Merlin), con richieste di donare i droni per la ricognizione a corto raggio per proteggere i civili.

DJI probabilmente non è in una situazione facilmente gestibile, ma evidentemente Mediamarkt ha temuto che l'ondata di proteste potesse intaccare la propria immagine e ha deciso di bloccare le vendite in Germania, Olanda e Italia.

Via: HDBlog
Mostra i commenti