Sarà come passare dall'analogico al digitale: ecco il futuro dei visori per Qualcomm

Abbiamo fatto quattro chiacchiere con Said Bakadir, l’XR product management and Business Lead di Qualcomm
Giorgio Palmieri
Giorgio Palmieri
Sarà come passare dall'analogico al digitale: ecco il futuro dei visori per Qualcomm

Si comincia insistentemente a parlare di realtà estesa (XR), il termine con il quale viene indicata la famiglia composta da VR (realtà virtuale), AR (realtà aumentata) e MR (realtà mista). Il merito della sua grande esposizione nelle ultime settimane è senz'altro di Apple, che, con il suo Vision Pro, sta catalizzando l'attenzione non solo degli amanti dei visori, ma anche quella dei semplici curiosi delle tecnologie moderne. Meno interessati sono sicuramente gli scettici, i quali ci hanno aiutato a formulare questa intervista con Said Bakadir, l'XR product management and Business Lead di Qualcomm. Mettetevi comodi e godetevi questa bella chiacchierata fatta al Mobile World Congress 2024!

Said Bakadir, l'XR product management and Business Lead di Qualcomm

SmartWorld: Ciao Said! Prima di tutto, grazie mille per la disponibilità. Io sono un grande amante della realtà virtuale e della realtà estesa in generale, ma ho come la sensazione, più che appurata, che ci sia in generale molto scetticismo a riguardo. Quindi ti chiedo: qual è lo stato attuale della XR? Credi che sia ad un buon punto o che la diffusione sia molto lenta proprio per via dello scetticismo?

Said Bakadir: L'Europa è indietro rispetto agli Stati Uniti nella XR perché ci sono pochi produttori che guidano, seguono e spingono l'ecosistema. Pertanto, la maggior parte dei contenuti proviene dagli Stati Uniti, in particolare dal Canada. Tuttavia, ci sono alcuni produttori, come la francese Lynx, che stanno cercando di creare prodotti aziendali e di intavolare un discorso con le aziende locali e i governi per migliorare la diffusione dei visori. 

Direi, quindi, che la XR in Europa è in una fase molto iniziale, proprio come l'intero settore nel mondo. E penso che dal punto di vista del consumatore ci sia ancora molto lavoro da fare in termini di contenuti e di localizzazione per fare in modo che si diffonda nel miglior modo possibile.

D: A tal proposito, credi che il lancio di Apple Vision Pro sia stato positivo per l'industria?

R: Positivo al 120%. Penso che questo mercato abbia bisogno di prodotti premium, perché adesso è tutta una questione di supporto per l'industria, di supportare la visione.

Ciò che ha fatto Apple è proprio quello di cui parliamo da anni, come realtà mista, contenuti speciali, capacità di promuovere intrattenimento, produttività e altre esperienze di valore. Hanno confermato lo stesso concetto e siamo molto felici di vederli entrare nel settore. In realtà siamo molto ben posizionati per competere con loro, tanto da poter puntare a più fasce, soprattutto alla massa, laddove Apple Vision Pro si rivolge ad un pubblico più ristretto.

D: Secondo te, quale potrebbe essere il dispositivo perfetto per vivere la realtà estesa?

R: Attualmente, esistono molti modi per sperimentare la realtà estesa, ciascuno dei quali è indicato per il consumo di contenuti a realtà virtuale (visori VR), realtà aumentata (occhiali) o realtà mista (in particolare visori stand-alone come il Meta Quest). Se dovessi sceglierne uno in grado di poter decollare più velocemente, e quindi quello "perfetto" al momento, ti direi gli occhiali AR.

Decolleranno molto più velocemente perché sono qualcosa che, prima di tutto, offre un'utilità di tutti i giorni per l'utente, e la seconda cosa è che si tratta di un dispositivo che puoi indossare comodamente, appunto, tutto il giorno. E con l'impegno tra le aziende come Meta e Rayban, puoi anche risolvere i problemi delle montature e delle prescrizioni, per semplificare ulteriormente il tutto. Per chi desidera invece l'immersività in tre dimensioni, Meta Quest 3 è il più indicato in assoluto, anche perché permette di gustarsi non solo la realtà virtuale, ma anche la realtà mista.

In ogni caso, che sia un visore o degli occhiali AR, ognuno di essi può darti un tipo di esperienza allo stesso modo importante, ma l'obiettivo è fare in modo che questi mondi vadano a convergere in un'unica soluzione, prima o poi. Per il momento, dovete scegliere fondamentalmente tra occhiali AR o un visore, in base al tipo di esperienza che desiderate.

D: Quali sono secondo te i campi che potrebbero beneficiare più di tutti con la crescita della XR?

R: Be', se lo chiedi a me, io ti dico subito: tutti! Anche adesso, questo momento, questa intervista potrebbe essere migliore con la XR. Potresti vedere la traduzione in italiano di quello che sto dicendo in inglese. Oppure, pensiamo alla cosa più semplice: scattare una foto. Ed è davvero una cosa velocissima se indossi gli occhiali. Stamattina, quando ero sul palco, hai visto con che facilità ho scattato una foto a tutti voi? Oppure durante una passeggiata: pensa alla semplicità di scattare una foto a ciò che si sta guardando con un tasto senza dover prendere il telefono.

Ovviamente c'è molto, ma molto, moltissimo di più. Uno degli aspetti che ne beneficerà tantissimo (e ne sta già beneficiando) è l'intrattenimento, insieme all'arte. Avete visto sul palco che un artista del calibro di Jean-Michel André Jarre ama la realtà estesa e sta continuamente sperimentando con la sua musica in VR.

Ma non finisce qui. 

Il fitness è molto più divertente con i tanti videogiochi presenti in realtà virtuale, così come le diete per un'alimentazione sana e consapevole: con gli occhiali AR posso chiedere all'intelligenza artificiale di creare una buona ricetta poco calorica con gli ingredienti che ho in casa, o mi avviserà se sto superando il fabbisogno calorico, visto che è in grado di riconoscere il cibo che sto per mangiare.

In più, l'ambiente lavorativo si sta trasformando grazie alla realtà estesa. Permette di lavorare e collaborare con il proprio team a distanza in maniera più coinvolgente e più precisa, senza essere lì fisicamente. Pensiamo pure all'ambito medico, dove un dottore potrà visualizzare sulle proprie lenti le procedure per la gestione del dolore o di malattie specifiche come l'ictus. 

No, davvero, non riesco proprio ad immaginare nessun campo dove la realtà estesa non porti benefici, dico sul serio!

D: Ora parliamo di un argomento che spesso confonde le persone. Dunque, secondo te cos'è il Metaverso oggi? E cosa ti piacerebbe diventasse?

R: Oh no, siamo arrivati alla parola con la "M"! Okay, sai cosa? Non so cosa la gente intenda quando si parla di Metaverso. Nel senso, non so se si riferiscono alla stessa cosa che penso io, o che pensi tu. Il Metaverso spesso è visto come un universo come Ready Player One, dove le persone hanno un'altra vita e vestono i panni di un avatar per videogiocare tutti insieme. Alcuni invece pensano che il Metaverso sia anche nel semplice calendario sul cellulare, che notifica i prossimi appuntamenti.

Ti dirò la nostra visione: per noi, tutto ciò che porta il digitale nella realtà è Metaverso. Per accedervi, basta un dispositivo qualsiasi, che non deve essere per forza un visore o degli occhiali AR, ma anche uno smartphone.

Noi siamo già nel Metaverso e nemmeno ce ne stiamo rendendo conto. Vogliamo solo renderlo migliore, più completo, più intuitivo, con più tipi di dispositivi da sperimentare, vogliamo farlo crescere.

Ti farò un esempio: l'analogia più azzeccata è Internet. Il Metaverso è l'Internet di oggi, che è molto diverso dall'Internet che c'era prima. E, per noi, già i software stessi offrono dei Metaversi. Discord è un Metaverso. Xbox Live è un Metaverso. Ma, col tempo, aumentano gli strumenti con i quali interagire, creare spazi, vivere la tecnologia. Non è una sostituzione della realtà, è un'estensione.

D: Ti faccio un'ultima domanda: hai qualche consiglio da dare a noi, esperti di tecnologia e creatori di contenuti, nel comunicare la realtà estesa? Personalmente ho notato che la gente, oltre che scettica, è spaventata, come se vedesse realtà virtuale e aumentata come un qualcosa di distopico. I video con la gente in giro per la metro con in testa Apple Vision Pro, poi, stanno alimentando questo scetticismo. Come possiamo, insieme, migliorare la comunicazione della XR al pubblico?

R: I dispositivi XR devono essere visti come uno strumento. Uno strumento molto, ma molto efficiente, specie quando combini la realtà estesa con l'intelligenza artificiale generativa. Entrambe le cose spaventano perché la gente vede il tutto come una competizione con gli esseri umani. Niente di più sbagliato! Io la vedo come un miglioramento per tutti noi, o meglio, uno strumento con il quale migliorare la mia creazione, i miei prodotti, per rendere i creatori più efficienti, per ottenere i dati più velocemente. La macchina ti aiuta a semplificare la vita, non può sostituire l'umano perché non ne è in grado, non si evolve da sola, c'è sempre bisogno di noi. Dobbiamo imparare a pensare diversamente da ora in poi, perché l'unione di XR e IA generativa è così importante che il cambiamento sarà paragonabile a quello dall'analogico al digitale. Non abbiamo tempo di essere scettici, è una trasformazione radicale che migliorerà numerose vite.

Ecco, questa è la chiave di volta: dobbiamo raccontare storie. Storie che possano far capire alle persone come questa tecnologia sia uno strumento con potenzialità infinite. Per dire, con il coltello puoi tagliare le verdure e preparare un buon pasto, ma puoi usarlo per ferire qualcuno. Qual è il problema? Il coltello? Be', direi di no. Il problema siamo noi. Dunque, è importante farci le domande giuste: come usiamo il coltello? Come lo sfruttiamo nella nostra vita per migliorarla?

Insomma, scettici, siate pazienti. Capirete anche voi in futuro, ne sono certo. Un futuro che sta arrivando più velocemente di quanto la gente pensi. Del resto, se ti ricordi, ci furono polemiche anche quando gli smartphone cominciarono a montare le fotocamere. Sai qual era la preoccupazione? La fotocamera consentirebbe alle persone di scattare foto ovunque, in qualsiasi momento: una cosa pericolosa. Ancora una volta, però, il problema siamo noi, non la tecnologia.

Quest'ultima è solo uno strumento al nostro servizio.

SmartWorld: Grazie mille, Said!

Said Bakadir: Grazie a voi!

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