La crisi dei processori abbatte la produzione di portatili e automobili e non finirà prima del 2023

Ora siamo nel momento peggiore, già dal 2022 la situazione migliorerà gradualmente
La crisi dei processori abbatte la produzione di portatili e automobili e non finirà prima del 2023
Roberto Artigiani
Roberto Artigiani

La crisi dei processori non accenna a diminuire e anzi in questo periodo sta facendo sentire tutta la sua deprimente forza. A farne le spese sono molte categorie di oggetti, anche meno tecnologici visto che i rallentamenti globali della produzione riguardano anche chip meno pregiati delle CPU montate sui PC o dei SoC con cui sono equipaggiati i dispositivi mobili. La situazione in questo periodo storico sembra aver toccato il suo punto peggiore e molte delle società interessate in realtà si dichiarano ottimiste circa una prossima ripresa.

Le diverse azioni messe in campo per aumentare la capacità produttiva mondiale di semiconduttori dovrebbero infatti iniziare ad aumentare la disponibilità di componenti sin dall'inizio del prossimo anno e andare via via migliorando nel corso del 2022. Tuttavia i nefasti effetti della crisi continueranno a pesare su tutti i settori almeno fino al 2023. Questi concetti sono stati espressi anche dal CEO di Intel, Pat Gelsinger, durante la presentazione sui risultati dell'azienda per il periodo giugno-settembre 2021.

La divisione dedicata ai microchip per computer desktop e notebook ha registrato un calo del 2%, mentre i soli laptop sono diminuiti del 5%. Le cause sono soprattutto nella difficoltà di reperimento dei componenti che creano blocchi produttivi che rallentano di molto l'assemblaggio. Per fare un esempio un dispositivo può avere la CPU pronta, ma se mancano i processori per lo schermo o per il Wi-Fi rimane comunque fermo in attesa di parti. Nonostante gli ottimi risultati di PC desktop (un notevole +20%), data center, IoT e dispositivi mobili, Intel ha dichiarato un incremento dei ricavi solo del 5%.

Un punto di vista analogo, ma più positivo è stato espresso anche da Lisa Su, CEO di AMD, che vede il bicchiere mezzo pieno, con la convinzione che la capacità produttiva migliorerà sempre più alleggerendo la pressione sulle fabbriche.

In questo scenario va collocato anche il pesante impatto che la crisi sta avendo sull'industria automobilistica. Uno studio presentato dell'Osservatorio sulla componentistica automotive italiana svela che nel triennio in corso la produzione perderà 14 milioni di vetture: 4,5 milioni quest'anno, 8,5 il prossimo e 1 milione nel 2023. Si tratta di cifre enormi che in alcuni casi stanno limitando fortemente l'operatività di alcune aziende (il gruppo Renault dichiara 500.000 veicoli in meno).

Tra gli aspetti più temuti dalle tante piccole realtà italiane che operano in collaborazione con i grandi gruppi industriali del settore, risaltano il timore dell'aumento delle materie prime e il rallentamento dell'economia in tutto il continente. Ad ogni modo anche qui la maggior parte delle imprese prevede un aumento del fatturato, degli ordini e anche delle assunzioni per il 2022, con un importante spostamento della produzione verso la mobilità elettrica o ibrida.

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