Nemmeno con una normale lampadina siamo al sicuro dalle “intercettazioni”

Nicola Ligas

Uno studio condotto da Ben-Gurion dell’Università del Negev  e dal Weizmann Institute of Science di Israele ha dimostrato come una normale lampadina non smart possa permettere di trafugare, sotto certe condizioni, le conversazioni di chi fosse nelle sue vicinanze.

Questo tipo di attacco è stato chiamato “Lamphone“, e può essere eseguito fino a circa 25 metri di distanza dalla lampadina in questione, in prossimità della quale si trovino le vittime. In parole povere, tramite un sensore elettro-ottico viene analizzata la risposta in frequenza della lampadina al suono, che la fa delicatamente vibrare a varie frequenze. Vi serviranno anche un cannocchiale ed un’app per convertire il testo in voce; ma questi ultimi due aspetti non sono certo un problema.

Il ricercatore ha quindi creato un algoritmo che isola in segnale audio da quello ottico ottenuto dal sensore, e quest’ultimo può appunto essere trascritto tramite delle comuni API per il voice-to-text. L’accuratezza è tale che questo metodo è stato utilizzato anche in combinazione con Shazam e SoundHound per indovinare quale canzone stesse cantando la vittima.

Ovviamente tutto ciò è avvenuto in condizioni ideali, con la lampadina sospesa dal soffitto in un ambiente altrimenti silenzioso ed a breve distanza dagli interlocutori. Inoltre il bulbo deve essere chiaramente visibile dalla posizione dell’attaccante, ed anche una semplice tenda inframezzo basta a rendere impraticabile il tutto.

Nella realtà insomma si tratta di un attacco di difficile attuazione pratica, sebbene concettualmente resti valido, e dimostri ancora una volta come non saremo mai abbastanza al sicuro da occhi ed orecchie indiscrete (né abbastanza paranoici al riguardo). Se voleste approfondire l’argomento, trovate il PDF opportuno nel link alla fonte qui sotto.

Via: Gadgets 360Fonte: Lamphone paper (PDF)