Libra vs Bitcoin, il confronto che non ha senso d’esistere [opinione]

Enrico Paccusse Una riflessione sulle fondamenta di Libra ci aiuta a capire perché abbia poco senso associarla al mondo delle criptovalute

Si è parlato già molto della nuova criptovaluta presentata da Facebook, nata con la promessa di risolvere i problemi di stabilità, sicurezza e scalabilità di Bitcoin & co., quindi non ci dilungheremo troppo in tecnicismi. Ciò che vogliamo enfatizzare con questo articolo sono le reali differenze tra Libra e l’ecosistema delle criptovalute che conosciamo, ed i motivi per cui definirla una criptovaluta può essere, almeno in parte, fuorviante.

Per arrivare a tale conclusione, dobbiamo avere chiare le premesse su cui si basa Bitcoin e che si sono poi diramate, con diverse sfumature, su molte delle valute virtuali nate dopo il 3 gennaio 2009 (giorno in cui parte ufficialmente la blockchain di Bitcoin).

“Il cancelliere è sul punto di salvare le banche per la seconda volta” – non tutti lo sapranno ma è con queste parole (in inglese) che si apre la storia della criptovaluta più famosa al mondo. Satoshi Nakamoto – alias con cui si è firmato il creatore di Bitcoin, ancora non identificato – ebbe la brillante idea di registrare sul primo blocco il titolo dell’edizione giornaliera del Times, per enfatizzare in modo indelebile le ragioni dietro la creazione di tale valuta: l’astio verso le banche e, più in generale, verso il controllo centralizzato del denaro.

I piloni su cui si regge Bitcoin sono cinque, e vedremo come in ognuno di essi Libra fallisce nel tentativo di identificarsi con il mondo delle criptovalute, nella sua accezione più pura.

Pubblica

Ognuno di voi può liberamente partecipare alla rete di Bitcoin: da semplice utente, con la possibilità di inviare/ricevere valore, o da nodo, con l’onere di prendere parte attiva alla validazione delle transazioni registrandole nella stessa blockchain (con il benefit di poter essere ricompensato per il lavoro svolto).

Non avete bisogno di nessun processo di identificazione, nessun consenso esterno, nessun documento, niente di niente. Alla rete non interessa neanche che voi siate umani. Un software può fare il lavoro per voi e a nessuno importerebbe.

Tutto ciò non può avvenire con Libra, che ha un accesso controllato alla parte di validazione, cui sono ammessi solo pochi facoltosi eletti che sfruttano la loro potenza finanziaria per lucrare sugli interessi. Inoltre, sarà probabilmente necessario introdurre procedure di KYC (identificazione del cliente) e AML (anti-riciclaggio) per partecipare da utente.

Priva di confini

Come per internet, non ci sono confini. Bitcoin può essere utilizzato dovunque, con una semplice connessione ad internet. Paesi come il Venezuela, la Grecia, l’Iran, l’Argentina e altri si sono ritrovati a scoprire questa tecnologia per rifuggire dalle cattive condizioni economiche del proprio paese che, in talune circostanze, impediva al cittadino di ritirare i propri soldi e/o di convertirli in altra moneta, facendo schizzare l’inflazione (nel 2016, il bolivar venezuelano ha perso in un giorno il 50% del proprio potere d’acquisto – a confronto, l’euro perde in media il 2-3% all’anno).

Sarà difficile per Libra essere altrettanto ubiquitaria, dato che i governi autoritari (e in generale i più nazionalisti) sono solitamente ostili all’utilizzo di monete straniere, siano esse reali o virtuali, per mantenere il controllo sul proprio popolo.

Resistente alla censura (immutabile)

Con la nascita di Bitcoin, il denaro è diventato informazione. Qualcuno potrebbe obiettare dicendo lo era già diventato con i primi pagamenti digitali offerti dalle banche. Vero, ma tra i due c’è una differenza sostanziale: se da una parte abbiamo libertà, dall’altra abbiamo controllo e sorveglianza. Più le banche sono a stretto contatto con gli enti governativi, più c’è il rischio che si influenzino a vicenda.

In un famoso caso mediatico, Wikileaks ha subito il blocco dei propri fondi bancari a causa dell’inserimento della società nella lista nera (la stessa in cui ora si trova Huawei). Da quel momento in poi, nessuno cittadino americano ha più potuto inviare sostegno economico a Julian Assange.

Facebook asserisce chiaramente nel whitepaper di Libra che ha intenzione di compiacere tutti gli enti governativi, rispettando le leggi e collaborando laddove necessario. Ne deriva che non sarà mai resistente alla censura. Non potrebbe esserlo.

Neutrale

Alla rete dei validatori di Bitcoin non importa nulla di chi siete, di chi sta ricevendo i vostri soldi e di quali motivi vi hanno spinto a inviare quella quantità dei soldi. L’unica cosa che importa è che la transazione sia valida e possa essere inserita nel prossimo blocco da completare, così da poter ottenere la ricompensa.

Questa caratteristica è stata una delle più criticate dai media, perché può foraggiare attività illegali quali terrorismo e rivendita di materiale proibito in rete. Ma non dimenticate che, ad oggi, la forma più comunemente utilizzata per il riciclaggio del denaro rimane il contante, che rappresenta un tipo di spesa non tracciabile e priva di controllo. A confronto, Bitcoin può essere tracciato eccome, come confermato dalla tabella qui sotto, dove le valute digitali sono poste all’ultimo posto in quanto a rischio di riciclaggio del denaro (indagine del Tesoro Inglese)

Per i motivi espressi anche nei punti precedenti, Libra non può soddisfare neanche questa caratteristica, poiché tenuta ad ubbidire alle regole presenti nei paesi in cui opera, e a seguire le procedure di controllo per identificare gli utenti ed avere il potere di bloccarli laddove la legge glielo imponesse.

Aperta (decentralizzata)

Questo è il punto centrale, e che mi preme molto specificare: Bitcoin non è solo un’applicazione per effettuare pagamenti. Bitcoin è una piattaforma. Una piattaforma che dà libero accesso a tutto il codice sorgente, così da permettere a chiunque di costruire applicazioni su di esso o di alterarne il funzionamento a propria discrezione.

Se a voi Bitcoin non piace, potete modificarlo e creare una biforcazione nella blockchain. Se la maggioranza degli utenti preferisce la vostra versione, quella diventerà ufficiale, l’altra cadrà in disuso. In gergo viene chiamato fork.

È solo con questa apertura totale che si può ottenere il progresso tecnologico alle estremità (da parte degli utenti finali) e non al centro (come accade con le versioni proprietarie di un software). Non credete sia un beneficio? Internet è nato su questo principio, e guardate dove è arrivato.

Libra promette di essere open-source e di consentire la creazione di applicazioni sul proprio protocollo, ma questo tipo di apertura non va confusa con quella che contraddistingue la moneta di Satoshi. Solo i nodi della rete hanno facoltà di decidere se il software ha bisogno di un aggiornamento. Mentre nel caso di Libra la decisione spetta ad un manipolo di eletti, per Bitcoin spetta al “popolo”.

Conclusione

Stiamo cercando di screditare Libra? Affatto. Ciò che a noi importa sottolineare è che la moneta creata da Facebook ha poco a che spartire con Bitcoin e con la sua filosofia. Anche l’utilizzo del termine blockchain è improprio se riferito a Libra, dato che questa NON ha una reale catena di blocchi, ma una semplice struttura singola dove vengono aggiunte di volta in volta le transazioni, ad ulteriore dimostrazione del fatto che la blockchain di Bitcoin è importante solo per la sua natura decentralizzata e libera.

Se i validatori di una rete sono organizzati (come nel caso di Libra) la catena diventa un metodo ridondante e superfluo per immagazzinare le transazioni, inferiore persino al più classico database sequenziale.

La reale sfida di Facebook e Libra è nei confronti delle banche, e delle società come Mastercard, PayPal e Visa (che, guarda caso, troviamo tra i nodi della rete). Una volta che il progetto sarà pronto per essere lanciato nel 2020, il costo per inviare denaro tra persone scenderà drasticamente.

Tutto ciò andrà a beneficio dell’utente finale, che potrà usufruire di un notevole abbassamento delle commissioni per i servizi di trasmissione di denaro, tra un paese e l’altro, anche senza un reale intermediario finanziario.

Dunque non fraintendetemi: Libra è un bene, sia perché andrebbe ad abbassare il costo finale sorbito dall’utente, sia perché metterebbe un po’ di pepe e di competizione nel settore finanziario, che finora aveva visto nelle banche dei player troppo statici e non inclini a cambiamenti.

Le rinunce di cui vi abbiamo parlato sopra sono tutte parte del piano ben architettato da Zuckerberg: minore decentralizzazione, minore apertura e minore libertà a favore di una maggiore velocità, maggiore controllo e maggiore scalabilità.

Fateci solo un piacere: non mettete Bitcoin e Libra sullo stesso piano. I puristi potrebbero arrabbiarsi. E se non vi fidate di me, fidatevi del suo creatore, David Marcus.

  • Saturno 2000

    Finalmente qualcuno dice le cose come stanno… Ho visto tanti giornalai dire che Bitcoin sta salendo per Libra o addirittura che Libra è molto migliore rispetto a Bitcoin…

    • Epp Core

      Dopo 10 anni di fango e depistaggi la gente ha capito grazie a Libra che le criptomonete basate su blockchain sono una tecnologia in grado di cambiare il mondo. Che Libra sia una pantomima di una criptomoneta, è un’altra storia, ma si sa, la gente impegnata a farsi selfie preferisce crede ai ricchi che ai propri occhi.

  • Tecnicamente l’articolo è corretto, manca un po’ la parte economica della vicenda. La grande differenza tra BC e libra è che una non ha un tallone, l’altra (seppur da valutare) ce l’ha. Questo vuol dire che una è una moneta (libra), l’altra no. BC rimarrà sempre un prodotto finanziario, nessuno pagherà mai con BC (se non 3 pazzi che già lo stanno facendo). Libra potrebbe invece avere successo in questo senso anche se è molto interessante capire cosa succederà nei paesi poveri dove c’è molta svalutazione. Gresham dice che nemmeno libra circolerà mai in questi casi e in genere lui ha ragione. L’unica applicazione che vedo al momento di Libra è come dice l’articolo un’alternativa a paypal senza le varie barriere geografiche di valuta e conversione e forte di un bacino di utenza enorme. Vedremo.

    • erripcc

      Purtroppo non ho potuto affrontare tutti i discorsi. Sarebbe un argomento tanto ampio che richiederebbe più articoli. Sono d’accordo col tuo punto di vista, Bitcoin al momento è l’equivalente dell’oro, non va visto come metodo di pagamento.

      • Non voleva essere una critica la mia, era solo per dare una visione un po’ più completa della faccenda. E mi rendo conto anche che siti come questo debbano trattare la vicenda più in ottica tecnologica che economica. Il mio parere (da profano, non ho mai studiato economia in vita mia) è che le cryptovalute saranno delle valute solo in casi come libra, ovvero quando sono legati ad un bene che ne garantisca il valore. Potrà essere un fondo, una valuta, una nazione o non so cosa altro. Il punto è che come dici nell’articolo tutto questo mina il significato stesso di cryptovaluta per come la intendiamo. Articolo interessante comunque, complimenti!

  • Epp Core

    Il confronto ha senso eccome. Libra è stata concepita come concorrente alle criptovalute tradizionali, con una marcia in più, i quasi due miliardi di utenti sui quali FB può contare come base utenza immediata. Mentre Libra sarà basata su una blockchain per soli ricchi dove solo chi paga 10 milioni di dollari potrà fare da validatore, le criptovalute tradizionali sono basate su blockchain pubbliche dove chiunque può partecipare sia come minatore sia come validatore. Il senso? Non lo so. Probabilmente a FB da fastidio la tecnologia blockchain perché diffonde la decentralizzazione mentre FB rappresenta la centralizzazione impersonificata in terra. Più che concorrente del bitcoin credo sarà concorrente di ethereum dato che Libra avrà un forte supporto per i smart contracts.