Non avete mai visto un acceleratore di particelle così piccolo: perché potrebbe rivoluzionare la medicina e non solo

Vincenzo Ronca

Nelle ultime ore i ricercatori della Stanford University hanno dettagliato un interessante lavoro portato avanti in collaborazione con il gruppo del SLAC National Accelerator Laboratory. Il protagonista è un innovativo acceleratore di particelle mai visto prima per le sue dimensioni così ridotte.

In generale gli acceleratori di particelle sono dei dispositivi in grado di accelerare elettroni e altre tipologie di particelle cariche a velocità prossime a quelle della luce, mediante l’azione di radiazione elettromagnetica: studiare il comportamento di particelle cariche accelerate a velocità così alte, eventualmente anche nel caso in cui vengono fatte scontrare tra loro liberando energia, implica importanti risvolti in ambito medico e scientifico. A causa della natura fisica di questo tipo di radiazione, in particolare a causa dell’elevata distanza tra i picchi della radiazione elettromagnetica, è necessario avere degli acceleratori di particelle enormi.

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Questo cambia se si cambia la natura della radiazione impiegata per l’accelerazione delle particelle cariche: è proprio questo che hanno pensato i ricercatori che hanno presentato la ricerca di cui parliamo, optando per la radiazione infrarossa sono riusciti a realizzare un acceleratore di particelle in grado di essere integrato in un chip realizzato in silicio. L’acceleratore risulta pienamente funzionante, anche se non accelera le particelle cariche alla stessa velocità che si ottiene con l’impiego di radiazione elettromagnetica.

Allo stato attuale occorrerebbero almeno un migliaio di acceleratori in miniatura per ottenere gli stessi risultati di quelli offerti dai classici acceleratori. Il gruppo di Stanford e SLAC contano di ottenere delle particelle accelerate a velocità prossime a quella della luce entro il 2020 perfezionando la tecnologia dell’acceleratore attuale: se questo si concretizzasse si aprirebbe un mondo di nuove possibilità per i ricercatori in ambito medico e scientifico, i quali avranno la possibilità di studiare scenari attualmente molto difficili da osservare.

Per ulteriori dettagli tecnici sul progetto presentato dalla Stanford University vi suggeriamo di leggere il post completo sul sito ufficiale dell’Università o accedere all’articolo completo.

Via: Engadget