Come Nuance sta silenziosamente dando forma al nostro futuro

Giuseppe Tripodi -

La prima volta che ho sentito parlare di Nuance ero ancora una matricola all’università, quando una collega mi mostrò un software che usava per velocizzare lo studio e che all’epoca mi sembrava incredibilmente avveniristico: Dragon NaturallySpeaking. Parliamo di quasi dieci anni fa, quando il riconoscimento del parlato era tutt’altro che scontato e la parola smartphone si affacciava timidamente sul panorama globale.

Ma nell’ultima decade abbiamo vissuto letteralmente una rivoluzione in ambito tecnologico e quel che prima sembrava fantascienza, oggi è la base su cui lavorare. E il riconoscimento del parlato, effettivamente, è proprio la base su cui Nuance ha costruito il suo impero, fatto di intelligenza artificiale e interazione con gli utenti.

Ma andiamo con ordine e mettiamo qualche paletto: se sapete a mala pena chi sia Nuance e magari il nome vi è familiare principalmente per la tastiera Swype, dovreste sapere che senza Nuance probabilmente non avremmo mai avuto Google Assistant, Siri, Cortana e tutti gli altri. Questa società statunitense, infatti, lavora sul riconoscimento del parlato dal 1994, ed è stata uno dei pionieri di questo settore: se avete mai usato un sistema di speech-to-text su TV, automobili o qualsiasi altro dispositivo, probabilmente si trattava di un software sviluppato da Nuance (che, tra le altre cose, ha realizzato il sistema di riconoscimento vocale utilizzato da Bixby).

Bixby, così come anche S Voice prima, utilizza un sistema di riconoscimento del parlato sviluppato da Nuance

Ma, come accennato prima, il riconoscimento del parlato, ai nostri giorni, è principalmente una solida base su cui lavorare: oggi ho avuto modo di fare una chiacchierata con Adam Thibault e Andres Alvargonzalez (rispettivamente Senior director e Marketing Director di Nuance) e, in pochi minuti minuti di conversazione, è stato subito evidente come il lavoro di Nuance, spesso quasi invisibile per i non addetti ai lavori, stia davvero dando forma al futuro che ci aspetta.

Nella stanza in cui ci siamo incontrati, c’era una smart TV che utilizzava Dragon TV, il sistema di controllo vocale di Nuance vincitore di un premio Engineering Emmy e implementato, tra gli altri, anche da Samsung. Non mi sono stupito molto quando la TV ha immediatamente cambiato canale ascoltando il watch HBO dettato da Adam, ma le cose si sono fatte più interessanti quando il comando è stato show me comedies with Bill Murray from the 1980s, filrando poi ulteriormente i risultati con only those with Dan Aykroyd. Insomma, alla fine a Ghostbusters ci siamo arrivati ma, come mi è stato spiegato, l’aspetto interessante del sistema non è tanto l’esecuzione del comando, quanto l’apprendimento automatico dei gusti e delle abitudini dell’utente.

Con questa semplice azione, Dragon TV non ha semplicemente avviato la riproduzione di Ghostbusters, ma ha imparato che all’utente piace questo genere di film, che apprezza Bill Murrey (la query di ricerca è partita proprio da questo attore) e  che probabilmente ha vissuto gli anni ’80. Incrociando questo genere di informazioni con tutte le ricerche che un utente può eseguire per scegliere il proprio palinsesto, è possibile profilare al meglio l’utente, suggerendo così i contenuti più adatti, ma anche la pubblicità più adeguata.

Ma anche tutto questo non è fine a sé stesso. Nuance, infatti, non si è fermata qui: al MWC l’azienda ha presentato Dragon Drive, il suo assistente virtuale per le auto e ha annunciato che la propria piattaforma per l’Intelligenza Artificiale, chiamata Loop, adesso supporta anche Facebook Messenger. Ovviamente, anche tutto questo rientra nel pacchetto omnicomprensivo di dati che l’azienda analizza per fornire la migliore esperienza all’utente: non si tratta di sistemi separati, ma – almeno potenzialmente – di un intero ecosistema.

La particolarità di Dragon Drive, già disponibile su Audi A8, BMW Serie 7 e che supporta il sistema di infotainment di Mercedes MBUX, è di essere sempre in ascolto: non c’è bisogno di un comando vocale per rivegliare l’assistente, perché questo è in grado di comprendere automaticamente quali sono i comandi rivolti a lui e cosa, invece, è solo normale conversazione che può ignorare (guardare video in fondo per credere).

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Discorso forse ancor più interessante per quel che riguarda il supporto di Facebook Messenger da parte di Loop, piattaforma per l’intelligenza artificiale che Nuance fornisce gli operatori telefonici. Grazie a questa integrazione, il vostro gestore potrà farvi sapere con un messaggio su Facbeook se qualcuno ha provato a chiamarvi quando non eravate raggiungibili o quali sono le ultime promozioni per la vostra offerta, ma vi permetterà anche di inviare soldi ai vostri amici. Il tutto, come sempre, mentre Loop monitora le vostre abitudini e impara quel che vi piace e che genere di servizi utilizzate.

Alla luce di tutto questo, forse vi sarà più chiaro perché ho parlato di dare forma al nostro futuro: nonostante Nuance non sia un nome così blasonato per il consumatore finale, questa società è sempre stata lì, anticipando i tempi e sviluppando le tecnologie necessarie. E se in futuro useremo sempre meno interfacce complesse e avremo sempre più  interazioni naturali tramite parlato, sarà merito anche di Nuance.

Dragon Drive

Nuance Loop