Se pensate di acquistare un drone, fate attenzione: dal 2022 potreste doverlo buttare. Ecco perché

Matteo Bottin Il tutto nasce dal nuovo regolamento UE sui droni

L’Unione Europea ha finalmente accettato le direttive di EASA (Agenzia europea per la sicurezza aerea) riguardo la regolamentazione dell’utilizzo dei droni. L’ENAC, ente che si occupa di regolare l’attività di volo su territorio italiano, ha recepito le nuove normative e si sta preparando a cambiare il regolamento vigente. Questo significa, però, qualche problema per gli attuali droni in commercio.

Ma andiamo con ordine: viene innanzitutto rimossa la distinzione tra drone professionale e ludico, e dunque con le nuove regole chiunque potrà fare riprese video professionali anche in città e su persone senza autorizzazioni particolari.

A far la differenza è la tipologia di operazioni: per questo sono state impostate tre categorie: Open, Specific e Certified.

Open

Si tratta della categoria “base”, quella che comprende tutti i droni semplici, come possono essere quelli di DJI. Il volo dev’essere assolutamente in Vlos (a vista) con altezza massima di 120 m. Open si divide in altre sottocategorie in base al peso:

  • A1: comprende i droni sotto i 250 g (C0) o sotto i 900 g e velocità massima di 19 m/s (C1). Si tratta dunque della categoria “standard” dei droni commerciali.
  • A2: peso fino a 4 kg
  • A3: peso fino a 25 kg

Fortunatamente in questo caso non servirà il patentino: basterà completare un corso online (e un po’ di pratica di volo in autonomia, ma chi non lo farebbe?)

Specific

Questi droni possono volare in Bvlos (fuori dal campo di vista del pilota), non ci sono limiti di massa e possono essere utilizzati per operazioni che esulano dalla categoria Open. In questo caso sarà necessario richiedere una certificazione che dipende dall’utilizzo stesso del drone (e dal livello di rischio). Per questo è necessario attendere uno standard da EASA.

Certified

Probabilmente non rientrerete in questa categoria: si parla di droni che trasportano persone o merci pericolose, o che eseguono azioni ad alto rischio, come il volo sopra assembramenti di persone. In questo caso le certificazioni sono richieste per l’aeromobile, l’operatore e il pilota.

Cosa cambia per i droni attuali?

Il problema principale è uno solo: con il nuovo regolamento tutti i droni dovranno essere marchiati CE. E, ad oggi, nessuno ha la certificazione CE necessaria, dato che un regolamento, finora, non esisteva. Questo significa che se dovessimo acquistare un drone ora, tra 3 anni non potremo più usarlo (il perché viene spiegato nell’ultimo paragrafo).

Inoltre, sopra i 250 g i droni dovranno avere associata una tassa di registrazione (non si sa se andrà pagata “a pilota” o per ogni drone), e l’installazione di un transponder. I droni marchiati CE probabilmente avranno il dispositivo a bordo, gli altri dovranno acquistarlo. Ah, e, ovviamente, servirà l’assicurazione.

Non resta che attendere l’ok definitivo del Parlamento Europeo. Se dovesse superare l’iter, la normativa finirà in Gazzetta Europea (probabilmente a giugno) e entrare in vigore ad un anno dalla pubblicazione (2020). Gli utenti avranno due anni di transizione, dopodiché tutti dovranno seguire le nuove regole dell’ENAC. Non ci resta aspettare per avere direttive più precise.

Via: Corriere Comunicazioni, DDay