Abbiamo provato gli occhiali a realtà aumentata di OPPO: c’è odore di futuro?

Giorgio Palmieri

L’unico dispositivo che poteva essere toccato con mano tra quelli presentati all’OPPO Inno Day 2019 in Cina era proprio OPPO AR Glasses, che è poi la denominazione provvisoria degli occhiali a realtà aumentata della società cinese.

Come abbiamo già riportato nell’articolo sul neonato ecosistema di OPPO, questo dispositivo mira a rivoluzionare i contenuti in AR, toccando sia l’intrattenimento che i servizi, ma anche l’uso educativo e lavorativo, dal design di interni sino alla modellazione tridimensionale. La periferica, dotata di tre camere, di cui due ultra-grandangolari, consiste in una fascia che mantiene il visore saldo alla testa, aiutato da un sostegno sulla fronte, sotto al quale vi è la coppia di lenti, definite dall’azienda a guida d’onda diffrattiva, che consentono di proiettare delle sorte di ologrammi interattivi nello spazio. Sulla parte superiore, spiccano dei pulsanti fisici con i quali è possibile modificare alcune impostazioni al volo, come il volume del suono, proveniente da due piccole casse poste in prossimità degli zigomi, che, purtroppo, durante la fase di test, erano disattivate.

Non appena entrati nella Experience Zone di OPPO nel China Resources Headquarters, ci siamo recati immediatamente nei pressi del piccolo stand allestito per OPPO AR Glasses, dove si era concentrata praticamente buona parte della stampa. La prova verteva su un’app di astronomia, la stessa vista sul palco, tramite la quale era possibile visitare il sistema solare.

L’interattività, malgrado la latenza e la poca immediatezza, tracciava i movimenti delle mani in maniera abbastanza accurata: pizzicare gli ologrammi consentiva di scalare l’universo a proprio piacimento, mentre un pollice alzato veniva interpretato come una semplice conferma. Bastava poi puntare lo sguardo verso un pianeta per selezionarlo, e far apparire tutta una serie di informazioni legate a ciascuno di esso. L’effetto è notevole, sebbene la periferica sia di fatto un prototipo: di strada da fare ce n’è ancora, sia in termini di qualità e profondità dell’immagine, che di reattività del sistema, ma vedere oggetti virtuali proiettati sul mondo reale è impressionante, anche se le troncature, dovute alla limitata superficie delle lenti, tendono a sporcare l’immersione.

Nonostante sembri più leggero e comodo di HoloLens, OPPO AR Glasses non è pensato per essere utilizzato fuori dalle mura di casa o d’ufficio, come appunto lo erano i compianti Google Glass. La società cinese tuttavia punta a rifinire il design col tempo, quindi è probabile che vedremo dei cambiamenti progressivi nello stile. Sembra che questo sia solo il primo passo di un dispositivo AR sempre meno ingombrante, l’ennesimo tassello di un ecosistema smartphone-centrico che, tuttavia, potrà essere utilizzato in maniera indipendente.

A parte le ovvie criticità legate ad una periferica ancora acerba, abbiamo apprezzato la scelta di OPPO di aver messo il prodotto a disposizione dei presenti contestualmente all’annuncio, segno chiaro che la società abbia fiducia nella realtà aumentata e che voglia promulgarla. Il primo modello dovrebbe vedere la luce nei primi mesi del 2020: non ci resta altro che attendere novità più concrete in merito alla dotazione che si cela dentro la scocca.

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