Perché TIM rischia di essere venduta agli americani di Kkr

Il colosso delle telecomunicazioni Tim è precipitato in una crisi finanziaria che oggi ha portato il fondo Kkr a manifestare interesse nell'acquisto
Perché TIM rischia di essere venduta agli americani di Kkr
SmartWorld team
SmartWorld team

La crisi finanziaria in cui è precipitata Tim tiene banco ormai da giorni nel panorama economico nazionale e internazionale, e l'ingresso sulla scena del fondo statunitense Kkr, che ha messo sul tavolo la manifestazione di interesse per l'acquisto dell'intero gruppo, ha velocizzato una serie di movimenti che potrebbero rivoluzionare il futuro dell'azienda. Una situazione complessa ed estremamente delicata in cui si intrecciano interessi ed equilibri, cui si è arrivati per tappe.

La crisi di Tim e la manifestazione di interesse di Kkr

Le voci su una crisi del gruppo telefonico guidato da Luigi Gubitosi si rincorrono ormai da settimane, complice il fatto che il manager sarebbe stato sfiduciato dai soci guidati dai rappresentanti del primo azionista, la media company francese Vivendi, dopo due profit warning (due allarmi sui profitti di una società, risultati inferiori alle aspettative) delle agenzie di rating in 4 mesi.

L'investimento nel calcio con Dazn non ha dato i frutti sperati, e i numeri attesi con l'ingresso della Serie A nell'offerta sono risultati deludenti. Nel frattempo il fondo Kohlberg Kravis Roberts & co, o Kkr, che lo scorso anno  ha rilevato con un investimento di 1,8 miliardi di euro FiberCop, la società per le connessioni internet di cui Tim ha mantenuto il 58%, ha messo sul tavolo l'interesse ad acquisire dell'intero gruppo. La manifestazione d'interesse "non vincolante e indicativa" è stata definita da Kkr "amichevole, per un'offerta pubblica di acquisto sul 100% delle azioni volta al delisting - ha spiegato il consiglio d'amministrazione al termine dell'ultima riunione - Il prezzo indicato da pagare interamente per cassa sarebbe pari a 0,505 euro".

Nonostante le incertezze, il titolo oggi resta non lontano dal prezzo fissato dal fondo, e il mercato sembra credere nell'Opa (offerta pubblica di acquisto) pur con l'opposizione netta dei sindacati e i dubbi della politica. Il timore dei sindacati è che la cessione possa causare una raffica di esuberi paragonabile a quella di Alitalia, coinvolgendo oltre 40mila addetti.

Le dimissioni di Luigi Gubitosi

Gubitosi, alla luce degli ultimi sviluppi, ha deciso di inviare una lettera al consiglio d'amministrazione dicendosi disponibile a rimettere le deleghe in modo da separare la valutazione del suo operato dall'analisi dell'offerta della Kkr: "L'idea ventilata da alcuni consiglieri di non inserire il prezzo nel comunicato, di non precisare le condizioni, o addirittura di non emettere un comunicato, dimostrano la totale mancanza di rispetto verso il mercato che non può appartenere alla cultura di Tim - ha scritto il top manager - E la stessa trattazione dell'argomento dell'offerta, tra gli ultimi punti dell'ordine del giorno del cda di oggi può dare un senso di scarsa priorità".

Gubitosi ha quindi invitato i membri del board a valutare i possibili effetti positivi che potrebbero derivare dall'offerta Kkr, specificando che "le non troppo velate accuse che mi sono state rivolte in relazione alla mia presunta vicinanza a Kkr, oltre ad essere totalmente fuori luogo e false come ho ripetutamente fatto presente, non devono essere utilizzate strumentalmente per rallentare il processo di esame della indicazione di interesse".
Il consiglio d'amministrazione ha alla fine accolto le dimissioni a larga maggioranza, e Gubitosi ha perso il titolo di amministratore delegato restando nel cda come consigliere e rimettendo le deleghe al presidente Salvatore Rossi. Le deleghe operative da direttore generale sono invece andate a Peitro Labriola, che negli ultimi due anni e mezzo ha guidato Tim Brasile.

Il golden power statale e l’ipotesi Vivendi-Cdp

Lo scenario in cui si trova oggi Tim si complica tenendo conto della facoltà che il governo italiano ha di utilizzare il cosiddetto 'golden power' a tutela della rete, considerata un asset strategico per la sicurezza nazionale sia per la parte contenuta in FiberCop sia per la rete primaria rimasta a Tim. Il Golden power è l'insieme di prescrizioni che già nel 2017 il governo Gentiloni aveva disposto in seguito all'aumento della partecipazione in Tim da parte di Vivendi. Al centro della vertenza c'è Tim, che possiede la rete primaria e secondaria, ma rientrano nello stesso contesto anche Telecom Italia Sparkle, che detiene le connessioni internazionali, e Telsy, che gestisce diversi programmi di sicurezza per la Difesa. Tra le prescrizioni del Golden power rientra anche l'obbligo di sottoporre al comitato di monitoraggio di Palazzo Chigi le riorganizzazioni degli assetti societari anche per le controllate.

Vivendi, socio di riferimento con il suo 23,7%, dal canto suo ha definito insufficiente l'offerta del fondo americano e ha confermato l'intenzione di restare azionista forte del gruppo, e potrebbe decidere di passare al contrattacco unendo le forze con Cassa Depositi e Prestiti, azionisti al 9,8%.
Bloomberg inoltre ha lanciato un'altra indiscrezione: oltre a Kkr sarebbe interessata all'acquisto di Tim anche Cvc, altro private Equity, che potrebbe decidere di procedere in solitaria o alleandosi con Kkr.

Mostra i commenti