Il Tricorder di Star Trek è ancora lontano: Alphabet cancella il progetto “Maya”

Enrico Gargiulo

Se siete fan di Star Trek saprete esattamente cos’è un Tricorder, il dispositivo capace di analizzare la salute di un paziente tramite l’emissione di onde luminose di lunghezze differenti. Ciò che potreste non sapere è che Alphabet ha lavorato alla creazione di uno strumento simile a partire dal 2014  nella “Moonshot  Factory“, le cui ultime evoluzioni sono state registrate dalla divisione  Verily Life Science. Alphabet X ha avviato uno progetto simile nel 2019 chiamandolo “Maya”, che purtroppo è stato di recente cancellato.

L’intento sarebbe stato quello di utilizzare la pelle come sensore per rilevare il livello di salute. Al momento le biopsie sono ciò che meglio permettono di approfondire le condizioni di pelle e salute, ma possono essere invasive, richiedono l’intervento di personale competente e, forse problema più grande, vengono effettuate solo in reazione alla manifestazione di un problema già esistente. La divisione di Alphabet voleva ultimare con “Maya” un metodo non invasivo per determinare se una persona avesse o meno determinati problemi di salute. Inviando fasci di luce con onde di diversa lunghezza sarebbe stato possibile analizzare parametri sulla salute della pelle quali infiammazioni, decolorazioni e altro ancora.

L’immagine di due prototipi trapelata in rete mostra bulbi capaci di emettere onde di luce rossa, verde e blu, le quali, penetrando la pelle su diversi livelli di profondità per ricavarne lo spessore, avrebbero permesso ai sensori ottici di raccogliere informazioni che poi sarebbero state rielaborate tramite machine learning. Alphabet X immaginava di rendere disponibile quest’apparecchio per le abitazioni, in modo da tracciare dati per sviluppare misure di cura preventiva basandosi sui risultati delle scansioni.

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Il progetto si è rivelato fin troppo ambizioso: per capire se e quanto i lavori stessero procedendo bene si richiedevano tempi lunghissimi, essendo anche complicato determinare quali aree analizzare. Prima di questo esperimento basato sulla luce, Google X Life Sciences aveva portato avanti un sistema diverso, basato sull’ingerimento di una una capsula contenente nanoparticelle, capaci ci circolare nel sistema sanguigno alla ricerca di cellule specifiche, come quelle tumorali. In quel caso, il paziente avrebbe indossato un wearable capace di riconoscere le nanoparticelle e trasferire le informazioni al personale medico.

I costi anche in termini di tempo, hanno portato la società a interrompere lo sviluppo di “Maya”, dopo un rallentamento nel 2016 e una ripresa importante nel 2018. Pertanto pare che per un Tricorder funzionante che garantisca analisi per niente invasive ci toccherà aspettare ancora.

Via: 9to5Google